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LE
APPARIZIONI DI SAN MICHELE ARCANGELO
PRIMA APPARIZIONE DI
S. MICHELE SUL GARGANO
Era l'anno 490 quando il giorno 8 maggio si verificò la prima apparizione di S. Michele sul Gargano. Il fatto avvenne così. Un capitano delle armi Sipontine, ricco di poderi e di greggi, ed altrettanto pio e caritatevole, possedeva un monte distante circa sei miglia da Siponto, ora detto Manfredonia che era il pascolo dei suoi armenti. Tra questi si trovava un toro feroce, smisurato e torvo, il quale una volta di primavera si segregò dagli altri. Venuto il capitano a riveder gli armenti mentre accompagnato da servi faceva ricerca del toro, lo rinvenne in una profonda spelonca in un luogo erto e difficile; e siccome non era possibile trarlo fuori vivo di là, pensò riaverlo morto, e scaricò verso di esso il suo arco; ma la freccia invece di ferire il toro, rivolta a mezz'aria la punta, tornò indietro e ferì nel petto il capitano.
L'avvenimento del
tutto nuovo riempì di stupore gli spettatori, e si diffuse la notizia di esso
non solo nelle vicinanze della selva donde molti corsero a vedere il ferito, ma
pervenne anche fino al Vescovo di Siponto, S. Lorenzo Maloriano, di
nazionalità greca, cittadino di Costantinopoli, e stretto congiunto
dell'Imperatore Zenone. Il santo Prelato, pensando che non senza mistero si era
verificato quello strano avvenimento, ricorse a Dio per lume ed intelligenza.
Ordinò per tutta la città un triduo di preghiere e di digiuni per impetrar da
Dio la grazia di conoscere il mistero di così strano fatto. Ascoltò Dio l'umile
ricorso del Vescovo e del popolo, cosicchè mentre verso l'aurora il piissimo
Vescovo stava pregando nella cattedrale di Siponto, gli apparve S. Michele e
gli disse «Tu hai agito molto saggiamente chiedendo all'altissimo Iddio la
rivelazione e la ragione per cui la freccia scoccata contro il giovenco si sia
invece rivolta contro l'arciere. Sappi dunque che ciò è avvenuto appunto per
opera mia. Io sono l'Arcangelo Michele, che sto davanti al Trono di Dio, ed io
ho stabilito di abitar qui, e parimenti di aver preso in custodia questo luogo.
Questi segni ho voluto io dare, affinchè ciascuno sappia, come d'ora innanzi il
Gargano sarà in mia tutela ».
Così disse S. Michele a S. Lorenzo Vescovo, e disparve.
Grande ed indicibile
fu la consolazione e la gioia di S. Lorenzo Vescovo per così singolare favore di
S. Michele. Pieno di gaudio, levatosi dal suolo, convocò il popolo ed ordinò
una solenne processione verso il luogo, ov'era accaduto il fatto meraviglioso.
Quivi giunto processionalmente, fu visto il toro inginocchiato in ossequio del
celeste Liberatore, e fu trovata un'ampia e spaziosa caverna a forma di tempio
scavata nella viva pietra dalla natura stessa con volta assai comodamente
elevata e con un comodo ingresso. Una tale vista ricolmò tutti di gran
tenerezza insieme e di terrore, poichè volendo il popolo colà dentro
inoltrarsi, fu preso di sacro spavento all'udire un canto angelico con queste
parole «Qui si adora Dio, qui si onora il Signore, qui si glorifica
l'Altissimo». Tanto fu il sacro spavento, che il popolo non osò più
spingersi oltre, e stabilì il luogo per il sacrificio della S. Messa e per le
preghiere davanti all'ingresso del luogo sacro. Questo fatto suscitò devozione
in tutta l'Europa. Ogni giorno si videro pellegrini a squadre salire sul
Gargano. Pontefici, Vescovi, Imperatori e Principi da ogni parte d'Europa
corsero a visitare la celeste grotta. Il Gargano divenne una sorgente di grazie
strepitose per i cristiani del Gargano, come scrive il Baronio. Fortunato chi si
affida a sì potente benefattore del popolo cristiano; fortunato chi si rende
propizio l'amorosissimo Principe degli Angeli S. Michele Arcangelo.
SECONDA APPARIZIONE
DI S. MICHELE SUL GARGANO
Era il primo anno di
Anastasio Imperatore, e prima ancora di S. Gelasio Papa, quando S. Michele per
la seconda volta apparve a S. Lorenzo, due anni dopo cioè della prima
apparizione. L'esercito del Re Goto Odoacre, considerando il popolo Sipontino
come confederato di Teodorico, che era emulo nella corona d'Italia, strinse con
forte assedio i Sipontini, minacciandone lo stermino. I Sipontini ricorsero al
S. Vescovo per consultarlo in così gravissimo affare, ed il Vescovo deliberò
chieder aiuto all'Arcangelo San Michele. Mentre i Goti erano intenti a scavar
terra, fossi, ripari e bastioni, Lorenzo ad imitazione di Mosè, salì sul Monte
Gargano per implorare dal capo delle milizie celesti la vittoria. Era il lunedì
25 del mese di settembre, quando i Goti mandarono un'araldo ad intimare la resa.
Richiamato lo zelante Pastore per essere consultato su questa guerra
inevitabile, ordinò al popolo di dimandare una tregua di altri tre giorni, ed
ottenutela comandò che in quel triduo tutti attendessero alla preghiera e alla
penitenza, e frequentassero i Sacramenti; e così infatti fecero i Sipontini. Ed
ecco verso l'alba del 29 settembre 492 mentre il Vescovo si struggeva in
preghiere nella Chiesa di S. Maria, gli apparve S. Michele assicurandolo della
vittoria, ed avvertendolo di non assaltare i nemici se non dopo le ore quattro
del pomeriggio, affinchè il sole con i suoi splendori rendesse testimonianza
della potenza dell'Arcangelo. Il Vescovo ne avvisò il popolo, e dopo aver
fortificato tutti col pane celeste nelle prime ore del giorno, all'ora stabilita
i Sipontini schierati in battaglia escono contro i barbari. Era sereno il cielo,
quando si ode all'improvviso tuonare nell'aria, una nube copre la sacra cima del
Gargano, un orribile terremoto scuote la terra mentre il mare vicino si infuria
con spaventosi ruggiti. Il Celeste Guerriero scoccando dal Gargano infocata
saetta fece chiaramente vedere che sotto l'Arcangelo S. Michele combattono
insieme i quattro elementi. Ogni fulmine mieteva a fascio le vite dei barbari,
senza offendere neppur uno dei Sipontini, cosicchè l'esercito goto si vide tosto
atterrito e abbattuto. I Sipontini inseguirono i Goti fino a Napoli. Per
gratitudine di così grande vittoria, S. Lorenzo insieme al popolo si recò ben
presto sul Gargano a ringraziare il celeste Difensore. Nell'antiporta della
Santa Grotta, senza osare di entrare dentro, scopersero delle impronte
impresse sul ruvido sasso, che sembravano quasi rappresentare la presenza di
S. Michele. Tutti pieni di santa gioia baciavano quei prodigiosi segni, e forse
ripetevano «Digitus Dei est hic».
TERZA APPARIZIONE DI
S. MICHELE SUL GARGANO NELLA DEDICAZIONE
Era il giorno 8
maggio dell'anno 493 quando il S. Vescovo di Siponto Lorenzo Maloriano coi suoi
si trasferì sul Gargano a celebrare il terzo anniversario dell'apparizione di S.
Michele. Ma nè il Vescovo nè il popolo ardivano entrare nella sacra, grotta.
Non era soddisfatta la comune pietà, perchè tutti erano bramosi di penetrare
dentro e di celebrarvi i divini misteri celebrandoli secondo l'uso della Chiesa
Romana. Fra il timore e rispetto per il suono degli angelici inni, non osarono
entrare dentro, ma deliberarono necessario consultare il Sommo Pontefice.
Spedita, l'ambasceria al Papa S. Gelasio, che si trovava sul colle S.
Silvestro, questi, considerando le prodigiose apparizioni ivi avvenute, rispose:
«Se toccasse a Noi determinarlo il giorno della dedicazione sceglieremmo il
giorno 29 settembre a motivo della vittoria riportata sui barbari ma aspettiamo
l'oracolo del Celeste Principe. Noi Lo, imploreremo con un triduo in onore della
Santissima Trinità. Voi coi vostri farete la stessa cosa ». A tale risposta il
Vescovo Lorenzo invitò i sette Vescovi vicini a trovarsi in Siponto il giorno 21
settembre, sia per fare orazione e digiuno, sia ancora per la progettata
Dedicazione. I sette Vescovi con numeroso popolo vennero in Siponto a tributare
ossequi all'Arcangelo. Adunati in Siponto il 26 settembre diedero inizio al
digiuno, alle vigilie, alle preghiere e sacrifici, come in Roma praticava lo
stesso S. Gelasio Papa. Si compiacque la Divina Maestà di esaudire le
preghiere dei suoi servi, ma serbò l'onore a S. Lorenzo di ricevere il terzo
oracolo. Infatti la notte seguente al triduo di digiuno, S. Michele fattosi
vedere splendente gli disse: « Gran Lorenzo, deponi il pensiero di consacrare
la mia grotta, io la ho eletta come mia Reggia, e con gli Angeli miei già l'ho
consacrata. Tu ne vedrai i segni impressi, e la mia effige, l'Altare e il Pallio
e la Croce. Voi soltanto entrate nella Grotta, e sotto la mia assistenza
innalzate preghiere. Celebrate domani il Santo Sacrificio per comunicare il
popolo, e vedrete come io sacrifico quel Tempio». Non aspettò Lorenzo il
giorno, che fu pure di Venerdì, ma alla stessa ora comunicò ai suoi colleghi i
divini favori, e così pure fece col popolo. Verso l'aurora tutti a piedi scalzi
processionalmente si avviarono verso la sacra spelonca. Nella prima ora del
mattino fu facile il viaggio, ma in seguito sotto gli ardori del sole riusciva
penosa la salita su quegli aspri dirupi. Ma non mancò di risplendere la potenza
benefica di S. Michele, perchè apparvero quattro aquile di smisurata grandezza,
due delle quali con la loro ombra difendevano i Vescovi dai raggi del sole, e le
altre due con le loro ali rinfrescavano l'aria. Pervenuto il sacro corteo sul
Gargano, non ardì entrar dentro, ma eretto sull'entrata un altare, S. Lorenzo
cominciò la S. Messa. Quando venne intonato il Gloria, da tutti vennero udite
al di dentro melodie di Paradiso, dalle quali invitati e rincuorati, andarono
innanzi Lorenzo, seguiron gli altri. Dalla porta meridionale passarono per un
lungo atrio, che si stendeva sino all'altra porta settentrionale, dove si
trovarono su di un sasso con le impronte di S. Michele. Da questa scoprono la
parte orientale della Celeste Basilica, alla quale si saliva per mezzo di
gradini. Entrati nella piccola porta vedono l'immagine miracolosa di S. Michele
in atto di soggiogare Lucifero. Prosegue Lorenzo, cantando il Te Deum, ed ecco
scopre ancora nel fondo della S. Grotta un altare, che dal sasso si sporgeva,
consacrato da San Michele.
S. Lorenzo proseguì
la S. Messa, mentre gli altri Vescovi dedicarono tre Altari; indi distribuirono
la S. Comunione ai fedeli. E' questa la miracolosa Dedicazione della Basilica
di S. Michele sul Gargano, di cui la S. Chiesa venera la memoria del dì 29
settembre.
APPARIZIONE DI S.
MICHELE A ROMA
Nell'anno 590, essendo Sommo Pontefice S. Gregorio Magno, la peste devastava la città di Roma, e una gran moltitudine di persone ogni giorno cadeva vittima del morbo. S. Gregorio cercò con pubbliche preghiere di ottenere misericordia da Dio, ed un giorno, mentre stava portando processionalmente l'immagine della SS. Vergine verso la Basilica di S. Pietro, comparve S. Michele sulla Mole Adriana, avendo in mano una terribile spada in atteggiamento di rimetterla nel fodero. Era come un segno che cessava quella fiera pestilenza, che tanto aveva desolato Roma. Egli allora intonò un canto mentre facevano eco un gruppo di Angeli intorno alla S. Immagine portata dal Pontefice, rallegrandosi con la S. Vergine per la Risurrezione del suo Divin Figlio: «Regina coeli laetare alleluia, quia quem meruisti portare alleluia, Resurrexit, sicut dixit alleluia» alla quali parole S. Gregorio soggiunse: «Ora pro nobis Deum, alleluia». Adunque per intercessione di S. Michele e della SS. Vergine Roma venne liberata da così tremendo flagello, ed in memoria di tale apparizione ivi fu edificata magnifica Chiesa, ed il luogo venne denominato Castel Sant'Angelo.
APPARIZIONE DI S.
MICHELE SUL MONTE GAURO PRESSO CASTELLAMMARE
Sul monte Gauro,
detto anche S. Angelo, posto tra le città di Castellammare di Stabia e Vico
Equense, S. Michele comparve a S. Catello, Vescovo allora di Stabia e a S.
Antonino Abate che si erano colà ritirati per godere un po' di quella quiete,
che porta con sé la solitudine; ed approvando la loro risoluzione li esortò ad
edificare in suo onore una Chiesa nel luogo dove avrebbero veduto una fiaccola
ardente. Il che fu tosto eseguito da quelle sante persone, in modo che fosse
loro permesso di ritirarvisi dentro per attendere con più fervore agli esercizi
spirituali intrapresi. Ma essendo stato il Vescovo Catello da alcuni nemici
fortemente perseguitato sino a farlo andare in carcere a Roma, non lasciò S.
Michele di fare che sì il Sommo Pontefice, persuaso della sua innocenza, non
solo lo lasciasse andare libero nella sua Chiesa, ma gli donasse anche una
statua di marmo di S. Michele con alcune colonne pur di marmo, acciocché
potesse adornare con più magnificenza la rozza Chiesa incominciata in onore
del suo liberatore; il che egli fece nel ritorno, ed è quella che contro le
ingiurie del tempo sino ai giorni nostri ancora si vede. In questa i divoti di
S. Michele -Arcangelo di tutti quei contorni sogliono celebrarvi la festa il di
primo di Agosto.
APPARIZIONE DI S.
MICHELE A MARCIANO IMPERATORE
Meravigliosa
l'apparizione di S. Michele a Marciano Imperatore, il quale si era dedicato ad
onorare l'Arcangelo nel Tempio di Conas. In tutte le sue infermità Marciano non
si serviva d'altra medicina che del patrocinio di S. Michele, perché ricorrere a
quello, subito risanava. Ma per mostrare maggiormente il Signore il gran potere
dato al suo santo Arcangelo permise che una volta Marciano si ammalasse molto
gravemente; anche allora l'Imperatore ricusò ogni medicina che gli veniva
suggerita, e volle solo che non fosse allontanato da quel venerabile Santuario.
Pareva ciò ad un medico temerità, ed ordinò che ancorché l'Imperatore fosse
contrario, gli si applicassero fomenti da lui ordinati. La notte, rapito in
estasi, Marciano vide che si aprivano le porte della Chiesa, e che S. Michele
sopra di un bel destriero calava dal cielo, e smontò sopra un pilastr che era in
quella Chiesa accompagnato da Angeli e riempiendo tutta l'aria di soavissima
fraganza, giunse dove stava l'infermo Marciano. Dato uno sguardo a quei
medicamenti che erano stati ordinati dal medico, domandò cosa fossero quelle
cose. Rispose Marciano la verità: e S. Michele rivoltosi a due Angeli che gli
stavano a lato, ingiunse loro di colpire quel medico, e di togliere i
medicamenti; indi toccando con un dito l'olio di una lampada che ardeva avanti
alla sua immagine, fece con quello il segno della Croce in fronte a Marciano e
scomparve. La mattina Marciano raccontò ciò che aveva veduto ad un Sacerdote, il
quale notando sulla fronte di Marciano la forma della Croce che il S. Arcangelo
gli aveva fatto, e non trovando i medicamenti ordinati dal medico nella, notte
precedente volle recarsi dal medico stesso. Arrivato alla sua casa udì pianti
ed urla, perché il medico stava morendo con la bocca piena di pustole.
Dopo che fu udita la
relazione del Sacerdote, il medico fu portato sullo stesso letto alla Chiesa di
S. Michele. A tale strepito tornò in sé Marciano, e si trovò totalmente guarito,
e levandosi tutto contenta si recò dal medico, che stava chiedendo aiuto a S.
Michele. Gli unse la fronte con l'olio della lampada della sua Immagine, e di
subito cessò il dolore, svanirono le pustole, restando in perfetta sanità.
D'allora in poi divenne così divoto a S. Michele, che per gratitudine si dedicò
a servire Dio ed il S. Arcanngelo nel tempio, finché visse.
APPARIZIONE DI S.
MICHELE A S. EUDOCIA
La potenza di S.
Michele Arcangelo risplendette nella conversione di S. Eudocia, la quale, da
grande peccatrice, diventò una martire di Gesù Cristo, sotto il Regno
dell'Imperatore Traiano. Originaria della Samaria, essa venne ad abitare in
Eliopoli non ad altro fine, che per vivere con maggiore libertà nelle sue
dissolutezze. Convertita quivi per opera del Monaco S. Germano, e distribuite
ai poveri le grandi ricchezze, acquistate con la sua turpe vita, diede la
libertà ai suoi schiavi e prima di ricevere il battesimo trascorse sette giorni
in una camera digiunando e pregando senza vedere alcuno come le aveva ordinato
il S. Monaco. Essendo venuto questi a trovarla, essa appena lo vide, subito gli
disse: « Ringraziate Dio, mio Padre, delle grazie che si è compiaciuto di fare
a me, benchè io ne sia indegna. Ho passato sei giorni nel mio ritiro a piangere
i miei peccati, e a compiere con esattezza tutti i divoti esercizi che mi avete
prescritti. Nel settimo giorno, essendo prostrata con la faccia a terra, mi son
veduta ad un tratto circondata da una gran luce che mi abbagliava. Ho veduto
nello stesso tempo un giovane vestito di bianco dall'aria serena, che
prendendomi per la mano mi ha innalzata fino al cielo, dove mi parve di vedere
una folla di persone vestite come lui, e mostrando grande gioia nel vedermi, si
rallegrarono con me, perchè un giorno avrei avuta parte alla medesima gloria.
Mentre ero in questa visione, vidi un mostro orribile, il quale si lagnava, con
Dio per mezzo di urli orrendi, perchè gli veniva rapita una preda, che per
tanti titoli era sua. Allora una voce venuta dal cielo lo mise in fuga, dicendo
che piace alla bontà infinita di Dio di aver pietà dei peccatori che fanno
penitenza; e la stessa voce facendomi sperare una particolare protezione nel
rimanente di mia vita, ha ordinato al mio Condottiero, che ho inteso essere
l'Arcangelo S. Michele, di farmi ritornare nel luogo nel quale io sono». E di
fatti questa nuova Samaritana fu così validamente protetta da S. Michele, che
dopo una vita penitente e santa, accompagnata da tanti miracoli e stupende
conversioni, potè morire martire il 1° marzo dell'anno 114.
APPARIZIONE DI S.
MICHELE NELLA SPAGNA
Celebre fu
l'apparizione nel Regno di Navarra, come lo testifica la Chiesa di S. Michele di
Eccelsi, edificata sulla cima di una montagna altissima, ramo de' Pirenei
chiamata dalla gente del luogo Aralar, alle cui falde scorre il fiume Araia
verso la valle Araquil; l'erezione di questo tempio è dovuta all'apparizione in
quel luogo dell'Arcangelo S. Michele ad un cavaliere della città di Gonni.
Questo avvenne al tempo dei mori, quando entrarono a devastare la Spagna. Alla
consacrazione di questo tempio intervennero sette Vescovi. Volle il Serafino
Arcangelo in quella gran calamità di Spagna offrirsi a protettore e Patrono
ancor prima che S. Giacomo fosse per come tale invocato dagli spagnoli.
APPARIZIONE DI S.
MICHELE NELLA SPAGNA
A motivo di un'altra apparizione, fu edificato in onore di S. Michele in insigne Romitorio, che poscia divenne Chiesa Patriarcale di Ontinente nel regno di Valenza. Certo è che grande è stata la protezione che questo sublime Spirito ha esercitato su quel regno e su quella città, come ne fa fede il suo istorico Escolano, il quale dice «E' degno di considerazione che S. Michele fu quello che pose fine ai Mori nella nostra città, come fu egli stesso che aveva dato inizio alla loro distruzione. quando ti Re D. Giacomo si impadronì della loro terra ai vespri della festa di S. Michele. Invero essendo restata una gran contrada di Valenza come abitazione dei Mori, dopo la loro conquista, l'anno 1521, stando ivi giocando alcuni fanciulli cristiani nel giorno di S. Michele, mossi da una divina ispirazione, presero un quadro del Santo Arcangelo, e congiungendosi con loro altra gente, con grandi acclamazioni lo portarono alla Moschea de' Mori, i quali non ebbero ardire di far loro resistenza. Gridarono allora quei fanciulli « Viva S. Michele; Viva S. Michele, e la fede di G. C. », e così dicendo lo posero in quel luogo, dove il giorno di S. Dionigio si disse la Messa. Da ciò prese occasione Vincenzo Perez per spingere quei Mori a farsi Cristiani, così infatti avvenne. I Mori si battezzarono tutti, e la Moschea fu consacrata, e divenne Parrocchia».
Nell'anno 574 i
Longobardi che allora erano ancora senza fede cercavano di distruggere la
fiorente fede cristiana della città Partenopea. Ma ciò non fu permesso da S.
Michele Arcangelo, poichè S. Agnello essendo già da alcuni anni dal Gargano
ritornato in Napoli, mentre era addetto al governo dell'ospedale di S.
Gaudisio, orando nella grotta, gli apparve S. Michele Arcangelo che lo spedì a
Giacomo della Marra, assicurandogli la vittoria, e fu poi visto con lo
stendardo della Croce fugare i Saraceni. In quello stesso luogo venne eretto in
suo onore una Chiesa, la quale ora col nome di S. Angelo a Segno è una delle più
antiche Parrocchie, e la memoria del fatto si conserva in un marmo posto in
essa. Per questo fatto i Napoletani sempre grati al Celeste Benefattore,
L'onorarono come speciale Protettore. A spese del Cardinale Errico Minutolo
venne eretta una statua di S. Michele che fu collocata sull'antica porta
maggiore della Cattedrale. Questa durante il terremoto del 1688 rimase illesa.
APPARIZIONE DI S.
MICHELE IN SPAGNA
Ovunque il Principe
degli Angeli ha dispensato favori e benefici nelle più grandi calamità. La città
di Saragozza era stata occupata dai Mori, i quali per ben quattrocento anni
l'avevano barbaramente tiranneggiata. Il re Alfonso pensava liberar tale città
dalle barbarie dei Mori, e già disponeva il suo esercito per prendere la città
d'assalto, ed aveva affidato quella parte della città che guarda verso il fiume
Guerba ai Navarrini, che erano venuti in soccorso. Mentre in pieno si svolgeva
la battaglia, il Sovrano Capitano degli Angeli in mezzo a celestiali splendori
comparve al Re, e gli fece conoscere che quella città era sotto la sua difesa, e
che egli era venuto in aiuto dell'esercito. E infatti lo favorì con una
splendida vittoria, per cui appena la città si arrese, venne edificato un
Tempio, proprio là dove apparve il Serafico Principe, che divenne una delle
principali Parrocchie di Saragozza, e fino ad oggi si chiama S. Michele dei
Navarrini.
APPARIZIONE DI S.
MICHELE IN ALVERNIA
Il Monte della Verna
è rimasto celebre per le apparizioni di S. Michele. Ivi si ritirò S. Francesco
d'Assisi per attendere meglio alla contemplazione ad imitazione di nostro
Signore Gesù Cristo il quale si recava solo sui monti a pregare. E poichè San
Francesco si domandava se veramente quelle immense fenditure che si vedevano
fossero avvenute nella morte del Redentore, apparendogli S. Michele di cui era
devotissimo, venne assicurato che era vero quello che per tradizione si diceva.
E poichè San Francesco con questa credenza frequentemente andava a venerare
quel santo luogo, avvenne che mentre colà in onore di S. Michele stava facendo
devotamente la sua Quaresima, nel giorno dell'Esaltazione della S. Croce gli
apparve il medesimo S. Arcangelo in forma di Serafico alato Crocifisso, e dopo
avergli impresso nel cuore un serafico Amore, lo segnò colle sacre Stimmate. Che
quel Serafino fosse stato S. Michele Arcangelo, lo indica come cosa molto
probabile S. Bonaventura.
APPARIZIONE DI S.
MICHELE NEL MESSICO
Nel nuovo mondo,
quando colà si stabilì la Chiesa, volle Iddio manifestare con varie apparizioni
di S. Michele, che in ogni parte Egli è il Patrono della Chiesa, e che da tutti
deve essere come tale venerato. In un piccolo villaggio, vicino alla località
che si chiama S. Maria della Natività, quattro leghe circa discosto dalla città
degli Angeli, vi era un indiano, chiamato Diego Lazzero, il quale sin da
piccolo era tenuto per virtuoso. Un giorno mentre andava in una processione
che si faceva in quel luogo gli apparve S. Michele, e gli comandò che dicesse,
ai vicini, che in una balza ch'è fra due cèrri, molto vicina alla popolazione
dove egli era nato, avrebbe trovato una fonte di acqua miracolosa per tutte le
infermità, sotto una rupe molto grande; ma egli non si azzardò a dirlo, temendo
che non fosse creduto. Passato qualche tempo s'ammalò d'una infermità così
grave, che giunse in fin di vita senza più alcuna speranza. Mentre i suoi
genitori con altri parenti stavano aspettando che spirasse, nella vigilia della
Apparizione del glorioso Arcangelo, il 7 di maggio del 1631, verso la mezzanotte
repentinamente entrò nella stanza un grande splendore, come di lampo, che
intimorì tutti i circostanti. Questi fuggirono sbigottiti, lasciando solo
l'infermo per un poco; ma poichè tuttavia lo splendore perdurava presero animo,
temendo che si potesse bruciare la casa, ch'era di giunchi, ed entrati di nuovo
in casa, cessò lo splendore e trovarono l'infermo all'apparenza morto. Esso,
dopo appena passato un pò di tempo aprì gli occhi, e cominciò a parlare con
tanta lena, che tutti ritennero ciò per miracolo, disse loro, che non si
prendessero pena, che già stava bene, perchè gli era apparso S. Michele
circondato di grandi raggi di luce, il quale gli aveva resa la sanità e l'aveva
portato, senza saper come, ad una balza non molto lontana; il S. Arcangelo
andava innanzi con tanta chiarezza, come se fosse mezzogiorno, mentre i rami
degli alberi si rompevano, i monti si aprivano per dove passava, lasciando il
passo libero. Fermatosi nella balza, disse che sotto una grande rupe, che
toccò con una bacchetta d'oro che aveva in mano, stava la fonte dell'acqua
miracolosa, che già gli aveva rivelato, e che manifestasse ciò a' fedeli senza
timore ed indugio, altrimenti sarebbe stato gravemente castigato; la sua
infermità poi era in pena della sua disobbedienza. Ciò detto si levò subito un
turbine spaventoso che gli cagionò un timore grandissimo. Ma il S. Arcangelo lo
rassicurò dicendogli che non temesse ciò che facevano i nemici infernali per
dispetto dei grandi benefici, che per una mano avrebbero ricevuti i fedeli di N.
S. in quel luogo; perchè molti vedendo le meraviglie che in quel luogo si
sarebbero compiute, si sarebbero convertiti, avrebbero fatto penitenza dei loro
peccati, e quelli che vi sarebbero andati con fede otterrebbero rimedio ai loro
travagli e necessità, ciò detto l'Arcangelo fece piovere dal cielo una luce
ancor maggiore sopra il luogo. S. Michele disse poi Diego Lazzero qual'era la
virtù che Dio con la sua provvidenza Gli comunicava per la salute e rimedio
degli infermi, affinchè fosse creduto dai fedeli, egli da solo potrebbe
trasportare e levar via la rupe, che stava sopra la fonte. Con ciò disparve la
visione. Diego non potè dare ragione del modo come era avvenuta la visione, ma
questa era certa e vera, poichè egli fu guarito miracolosamente mentre era in
fin di vita. Del che tutti furono ripieni di meraviglia.
APPARIZIONE DI S.
MICHELE NEL MESSICO
Dopo alcuni giorni, Diego ormai ristabilito se ne andò con suo padre a rintracciare il luogo della fonte e i due da soli tolsero via la rupe che la copriva con grande facilità, battendola da un lato, quantunque per muoverla solamente fossero necessarie molte persone. Ciò confermò la verità dell'apparizione del Glorioso Principe, ed in conformità di ciò incominciarono a diffonderne la notizia, assicurando i fedeli, che troverebbero nella santa fonte rimedio a tutte le loro infermità. Vennero molti infermi, ciechi, zoppi, storpi, i quali col lavarsi nell'acqua di quella fonte risanarono. Passati alcuni mesi, lo stesso Diego Lazzero si ammalò di nuovo di malattia mortale, e prevenne i suoi parenti, affinchè non si dessero pena perchè Nostro Signore così aveva ordinato per dare conferma alla fede nell'acqua santa; aggiunse poi che quando lo avessero visto angustiato dalla infermità, gli dessero da bere quell'acqua senza adoperar altro rimedio, perchè tosto così sarebbe risanato. Il male talmente si aggravò che il giovane stette quattro giorni senza polso e senza parola ed i genitori per far la prova, gli diedero a bere dell'altra acqua senza che egli ne sentisse menomamente migliorato: ma tosto che bevve quell'acqua della santa fontana, ricuperò le forze, migliorò, e riacquistò la perfetta salute. Da principio questa fontana stava sulla superficie del terreno ed aveva una piccola apertura, con poco più di mezzo braccio di profondità, in seguito successe un fatto notevole, che cioè stava in una quantità senza diffondersi, e quantunque si cavassero molti, e molti vasi di quella, pure subito si riempiva, ed arrivando all'orlo, si fermava. Poscia divenne maggiore e più profonda, perchè i divoti scavavano la terra, per portarla alle loro case come reliquia. Giacchè si esperimentò che Iddio le aveva comunicato la medesima virtù dell'acqua miracolosa, buttandola in altra acqua e dandola agli infermi. Si è già edificata una Chiesa in quel luogo, in cui si venera il S. Arcangelo, dove fa innumerevoli miracoli.
APPARIZIONE DI S.
MICHELE NEL TERRITORIO DI OLEVANO
Nel territorio di
Olevano, che appartiene alla Diocesi di Salerno, viene indicata una Grotta, in
cui si dice fosse apparso S. Michele Arcangelo. Gli altari che ivi si vedono
hanno forma antica, e la devozione con cui la grotta viene venerata dal popolo
ben dimostra che la fama non può non essere vera. Inoltre vi sono molte antiche
scritture dove si parla della Grotta dell'Angelo, o di S. Michele.
Qui vi è pure
un'acqua che scaturisce e che applicata con fede risana molti mali, come
afferma la popolazione del luogo, che racconta meraviglie. Si dice anche che
detta Grotta fosse dedicata a San Michele con solenne rito da S. Gregorio VII,
mentre dimorava in Salerno.
Narra S. Anselmo che
un religioso in punto di morte mentre venne per tre volte assalito dal demonio,
altrettante volte fu difeso da S. Michele. La prima volta il demonio gli
rammentava i peccati commessi prima del battesimo, ed il religioso atterrito
per non aver fatto penitenza, era sul punto di disperarsi. Comparve allora S.
Michele e lo calmò, dicendogli che quei peccati erano celati col S. Battesimo.
La seconda volta il demonio gli rappresentava i peccati commessi dopo il
Battesimo, e diffidando il misero moribondo, fu per la seconda volta consolato
da S. Michele, il quale lo assicurò che gli erano stati rimessi con Professione
Religiosa. Venne finalmente per la terza volta il demonio e gli rappresentava
un gran libro pieno di mancanze e di negligenze commesse durante la vita
religiosa, ed il religioso non sapendo che rispondere, di nuovo S. Michele in
difesa del religioso per confortarlo e per dirgli che tali mancanze erano state
espiate con le opere buone della vita religiosa, con l'ubbidienza, la
sofferenza, le mortificazioni e la pazienza. Il Religioso così consolato
abbracciando e baciando il Crocifisso, placidamente spirò. Veneriamo in vita
San Michele, e saremo da Lui confortati in morte.
Giovanni Turpino
nella vita di Carlo Magno da lui scritta, narra che egli un giorno mentre stava
celebrando Messa dei Defunti alla presenza dello stesso Imperatore Carlo, fu
rapito in estasi, durante la quale udì una musica celestiale di Angeli, che
andavano verso il cielo. Nello medesimo tempo vide anche una turba di demoni che
venivano con grande festa come soldati che avevano fatto gran bottino; ad essi
egli allora domandò: «Che cosa portate?» Essi risposero: « Portiamo l'anima di
Marsilio all'inferno ». Ma si vide allora S. Michele che liberava l'anima di
Rollando dal Purgatorio e la stava portando in Cielo insieme a quella di altri
cristiani. Il che egli riferì all'Imperatore stesso finita che fu la Messa.
Sopra un monte
distante circa due miglia dalla Città di Sala vi è una grotta dove si dice che
il glorioso Principe degli Angeli apparve un giorno ad un pastore, il quale vi
si rifugiò intimorito dai tuoni e dai fulmini, mentre colà invocava in aiuto
San Michele Arcangelo questi gli apparve maestoso, e gli comandò che facesse
sorgere ivi una chiesa in suo onore, affinchè in avvenire fossero protetti
coloro che in essa in simili casi avessero indirizzato preghiere. La chiesa si
fece, e si avverò la promessa, perchè ogni volta che quelle popolazioni si
rivolgono a lui per ottenere la difesa da fulmini spaventevoli e da terribili
tempeste, sempre furono esauditi.
Nel 1715 si recarono
colà divotamente alcuni Sacerdoti per offrirGli fervorose preghiere, onde si
degnasse intercedere presso Dio che facesse cessare le frequenti grandinate che
minacciavano la rovina dei raccolti e che si fosse compiaciuto di avvalorare col
suo potente aiuto l’arme dei Cristiani contro altre tempeste più orribili, che
si temevano dalla potenza ottomana. Orbene, mentre - si stava celebrando colà a
questo scopo il Santo Sacrificio della Messa, al momento della Consacrazione,
l'immagine di San Michele, dipinta in antico a fresco nel muro, fu veduta
grondare, specialmente dal volto, una quantità di liquido lucidissimo che come
olio scorreva giù dalla figura bagnando anche l'altare. Oh quante finezze
d'amore usa il S. Arcangelo nel soccorrere chi 1’onora!
Malloate Re della
Dacia, la quale risponde alla odierna Transilvania, era afflitto perché vedeva
il suo regno senza successore. Infatti quantunque la Regina sua consorte ogni
anno gli desse un figlio, nessuno di questi però riusciva a vivere più a lungo
di un anno di modo che mentre uno nasceva, l'altro moriva. Un santo monaco
consigliò il Re di mettersi sotto la speciale protezione di S. Michele
Arcangelo, e di offrirgli ogni giorno qualche speciale omaggio. Il Re ubbidì.
Passato qualche tempo, partorì la regina due figli gemelli ed ambedue morirono
con grande dolore del marito e di tutto il regno. Non per questo il Re abbandonò
le sue pratiche devote, ma anzi concepì maggior fiducia nel suo Protettore S.
Michele, e comandò che si portassero i corpi dei bambini nella Chiesa, che si
mettessero sull'altare del Santo Arcangelo Michele, e che tutti i suoi sudditi
chiedessero misericordia e aiuto a San Michele. Anche egli si recò in chiesa col
suo popolo sebbene sotto un padiglione con le cortine calate, non tanto per
nascondere il suo dolore, quanto per poter pregare più fervorosamente. Mentre
tutto il popolo pregava insieme al suo sovrano il glorioso S. Michele apparve al
Re, e gli disse: « Io sono Michele Principe delle Milizie di Dio, che tu hai
chiamato in tuo aiuto; le tue ferventi preghiere e quelle del popolo,
accompagnate dalle nostre, sono state esaudite dalla Divina Maestà, che vuol
risuscitare i tuoi figli. Tu da qui in avanti migliora la tua vita, riforma i
costumi tuoi e quelli dei tuoi vassalli. Non ascoltare cattivi consiglieri,
restituisci alla Chiesa quello che hai usurpato, perchè a motivo di queste
colpe Dio ti mandò tali castighi. Ed affinchè tu ti applichi a quello che ti
consiglio, mira i tuoi due figlioli risuscitati, e sappi che io ne custodirò la
vita. Ma bada a non essere ingrato a tanti favori ». E fattosi vedere con abito
regale e scettro in mano gli diede la benedizione, lasciandolo con grande
consolazione per i figli riavuti, e con vero mutamento interiore.
L'anno 1656 in quasi
tutta l'Italia, e specialmente nel Regno di Napoli, incrudeliva la peste. Nella
sola città di Napoli aveva mietuto quattrocento mila vittime. Fu attaccata
anche la città di Foggia a tal punto da restarne quasi spopolata. Manfredonia,
vedendo vicino il nemico, pose guardie d'intorno, mandò ordini, editti.
L'Arcivescovo Giannolfo Puccinelli cercò allontanare il male umanamente
inevitabile con molti spirituali rimedi. Confidando nel patrocinio di S.
Michele Arcangelo, dopo aver fatto processioni e pubbliche dimostrazioni di
penitenza, unitamente al suo Clero e popolo tutto, raccolti nel tempio della
Sacra Grotta, e prostrati con la faccia per terra, con gemiti assordavano il
Cielo, e per intenerire la Divina Misericordia ordinò un triduo di digiuni per
tutta la sua Diocesi. Il male frattanto a gran passi avanzava verso Manfredonia,
per la qual cosa il buon Prelato, dopo avere conferito varie volte con gli
Ecclesiastici, decise che si dovesse con instancabile assiduità insistere
presso il glorioso S. Michele per ricevere aiuto. Ordinò un altro triduo di
digiuno e preghiere, esortando il popolo alla penitenza. Intanto fu
interiormente ispirato a formare una supplica a nome di tutta la città, e
presentarla sull'altare a S. Michele Arcangelo, onde si interponesse come
mediatore presso Dio. Ebbero miracoloso effetto i desideri comuni, perchè la
supplica venne esaudita e fu il S. Arcangelo stesso a recarne l'annuncio. Verso
le cinque di notte, nel giorno 22 settembre, mentre l'arcivescovo stava in
camera sua recitando preghiere, e mentre tutta la famiglia dormiva, udì uno
strano rumore a somiglianza di terremoto, dalla parte di Oriente vide una gran
luce, ed in mezzo alla luce riconobbe il glorioso Principe S. Michele, il quale
gli disse: « Sappiate o Pastore di queste pecorelle, che io Michele Arcangelo ho
ottenuto dalla SS. Trinità, che dovunque con divozione verranno adoperati i
sassi della mia Basilica dalle case, dalle città e luoghi la peste se ne andrà.
Predicate, narrate a tutti la grazia divina.
« Ubi saxa devote reponuntur ibi pestes de hominibus dispellantur ».
«Voi benedirete i
sassi scolpendovi il segno di Croce col mio nome. Predicate di doversi placare
Dio dell'ira del prossimo terremoto». Intanto i servitori destati dallo strano
rumore, corrono nella camera e trovano l'Arcivescovo come morto, giacente a
terra. Spaventati lo sollevano e lo ristorano, ma egli non cessò di gemere e di
sospirare, e versando lagrime pronunciava solo il nome di San Michele. Il giorno
- seguente comparve in pubblico come messaggero di pace. Convocato il popolo,
altro non proferiva che «Viva S. Michele; la grazia è fatta; Viva S. Michele».
Fece subito scheggiare delle pietre dalle pareti medesime, scolpendovi nel
mezzo la Croce col nome di S. Michele, e poi le benediceva con rito particolare.
Ognuno si caricò di queste sacre pietre. Non mancò chi temesse del futuro male,
e dubitasse del bene presente. Ma svanì ogni dubbio quando avvenne il terremoto
il 17 ottobre, come aveva annunciato San Michele. Si accrebbe la certezza,
quando succedette un altro più orribile terremoto con notevole danno delle
vicine città, restando illesa invece Manfredonia, ed immune dalla peste
prodigiosamente.
L'isola di Procida
più volte vittima della crudeltà dei barbari, vide tre volte bruciata la Chiesa
Badiale, costruita sulla sommità, oltre le tante depredazioni e schiavitù.
Circa il 1535 sarebbe stata interamente distrutta, se il potentissimo S.
Arcangelo, tutelare di detta isola, fiduciosamente invocato da quei cittadini
non fosse sceso a loro difesa.
Invero con grande
flotta il barbaro corsaro Barbarossa, approdato alle acque di Procida, aveva
già sbarcato numerose truppe le quali erano giunte persino alla porta (ora
detta di ferro) di quella terra Murata, o Castello, entro cui chiusi i Procidani
tutti, scoraggiati per la mancanza di mezzi, fiduciosi imploravano aiuto dal
Cielo, e difesa da S. Michele, protettore dell'Isola. Il Protettore vide la
loro costernazione ed esaudì le loro preghiere. Quando essi stavano per cadere
nelle mani barbare, ecco il Celeste Principe, sceso dal cielo in loro aiuto,
fece vedere tutta la Terra Murata talmente cinta di fuoco, e fece vibrare tanti
fulmini e saette, che il barbaro corsaro fu costretto non già a salpare, ma
rompere le gomene e fuggire spaventato. I procidani così mirabilmente salvati
dalle mani del nemico per l'aiuto di S. Michele, ogni anno in memoria della
grazia ricevuta tanto il giorno 8 maggio, come il 29 settembre, portano in
processione la veneranda immagine del Santo Protettore dalla Chiesa Badiale
alla Chiesa Parrocchiale sino a quel luogo dove è tradizione che S. Michele
fosse visibilmente apparso; e benedetta con l'immagine l'isola, ritornano in
Chiesa, ringraziano Dio, che volle così magnificare il Celeste Principe.
A testimonianza di
tale prodigiosa apparizione vi è nel coro di detta Chiesa Parrocchiale un gran
quadro che rappresenta la difesa di Procida e liberazione da' Turchi per opera
di S. Michele.
L'anno 1022, S.
Errico di Baviera, detto volgarmente lo Zoppo, essendosi recato in Italia
contro i Greci, che al tempo di Basilio Imperatore d'Oriente si erano a
dismisura ingrossati nella Puglia, dopo averli debellati volle trasferirsi a far
visita alla Basilica di S. Michele sul Monte Gargano. Si fermò ivi alcuni
giorni per fare le sue devozioni. Finalmente fu prese, dal desiderio di
trattenersi tutta una notte nella Santa Spelonca. Come infatti fece. Mentre
egli se ne stava là solo in profondo silenzio ed in preghiera vide dalla parte
posteriore dell'altare di S. Michele uscir due bellissimi Angeli, i quali si
misero a parare solennemente l'altare. Di lì a poco dalla medesima parte vide
venire a coro a coro una gran moltitudine di altri Angeli, dopo de' quali vide
comparire il loro capo S. Michele, e in ultimo con una maestà tutta divina si
vide comparire Gesù Cristo con Maria Vergine sua Madre ed altri personaggi.
Tosto Gesù Cristo si vide pontificalmente vestito dagli Angeli, e due altri che
assistevano, uno da Diacono e l'altro Suddiacono, che si crede fossero stati i
due S. Giovanni Battista e l'Evangelista. Il Sommo Sacerdote dette inizio alla
Messa in cui offrì se stesso all'Eterno Genitore. A questa vista l'Imperatore
rimase sbalordito, sopratutto poi quando, cantato il Vangelo il libro degli
Evangeli fu baciato da Gesù Cristo e venne poi portato dall'Arcangelo S.
Michele, per comando di Gesù Cristo all'Imperatore Errico. Si smarrì
l'Imperatore nel vedere avvicinarsi l'Arcangelo col testo degli Evangeli, ma il
S. Arcangelo lo incoraggiò a baciarlo, e poi toccandolo leggermente nel fianco,
gli disse: «Non temere, eletto di Dio, alzati, e prendi con allegrezza il bacio
della pace che Iddio ti manda. Io sono Michele Arcangelo, uno dei sette spiriti
eletti che stanno presso il Trono di Dio; ti tocco così il fianco, perché
zoppicando tu dia il segno, che nessuno di qui in avanti abbia l'ardimento di
stare in questo luogo in tempo di notte tango faemur tuum, ut claudicando sit
in te signum, quod nullus hic nocturno tempore ingrediri audeat"». Tutto ciò
riferisce il Bambergense nella vita di S. Errico Imperatore, e si trova
parimenti registrato questo avvenimento in una pergamena della Libreria dei SS.
Apostoli de' PP. Teatini della città di Napoli. Tutto questo lo rivelò quindi
S. Errico la mattina seguente ai Sacerdoti del Tempio di S. Michele, e questa
tradizione si conserva nella città del Gargano ed in tutta la Diocesi Sipontina.
Stava la Francia -
non solo in punto di perdersi, avendo gli inglesi guadagnato con la forza delle
armi la maggior parte di quel Regno, ma essendo fuggito il re Carlo, ormai non
aveva più rimedio umano. Ma lo trovò nel patrocinio di S. Michele, il quale
apparve alla giovinetta Giovanna d'Arco e le comunicò tanto valore e fortezza,
che a dire di Bozio (de rebbellic. c. 8) superò il valore di quante amazzoni
ebbe il mondo. Questa giovinetta aiutata da S. Michele, ricuperò il Regno di
Francia scacciandone i nemici inglesi; e perché si conoscesse chiaramente, che
la vittoria era opera di S. Michele, il celeste Principe fece sì che agli otto
di maggio, giorno in cui la Chiesa celebra l'apparizione dell'Arcangelo di Dio
sul Gargano, gli inglesi sgombrassero Orleans da essi occupata.
Il Regno di
Portogallo era molto afflitto da' Mori di Andalusia a motivo della crudeltà di
Alberto Re barbaro di Siviglia. Quando però il Re di Portogallo D. Alfonso
Enriquez fece ricorso a S. Michele, fu dal celeste Arcangelo mirabilmente
aiutato. Infatti nell'attaccare la battaglia, i portoghesi dopo avere invocato
S. Michele, sperimentarono il suo miracoloso aiuto, ed avvenne che nessun
portoghese perisse, e nessun moro restasse più in quel regno. Perciò il Re di
Portogallo, D. Alfonso Enriquez, e Lodovico XI Re di Francia istituirono due
Ordini Militari di S. Michele, ciascuno nel suo regno nella certezza che sotto
la protezione di quel principe delle milizie Angeliche sarebbe sempre pronta la
vittoria.
Al tempo
dell'Imperatore Federico nacque in Siena un certo di nome Galgano, il quale era
dedito alle dissolutezze. A lui apparve due volte S. Michele in sogno
avvisandolo che cambiasse vita, e si facesse soldato di Cristo. Ripeté il S.
Arcangelo la terza volta l'avviso; ma la madre ed i parenti tentarono di
distoglierlo da questo intento, offrendogli per accasarsi una moglie molta
bella e facoltosa. Persuaso da' suoi, cavalcò per andare a vedere la sua sposa;
ma il cavallo ad un certo punto si arrestò e non volle più fare un passo
avanti. Mentre Galgano premeva fortemente lo sprone affinché il cavallo
proseguisse il cammino venne a conoscenza che un Angelo gli tratteneva il passo.
A questo prodigio il cavaliere cambiò proposito e ritirandosi in una solitudine
ivi condusse una vita celeste, in continui digiuni, austerità ed orazioni. E
dopo un anno di vita rigorosa, fu chiamato alla gloria del cielo con udire
queste dolci parole: «Basta oramai quello che hai faticato; tempo è già che tu
godi il frutto di quel che hai seminato». Ed allora subito spirò all'età di 33
anni nel 1181. La sua santità risplendette di molti miracoli in vita, ed in
morte.
Riferisce il
Patriarca di Gerusalemme Ximenes (1-5 c. 28), ciò viene riportato
dall'Arcivescovo di Toledo Grazia de Loaisa nella sue note ai Concili di
Spagna, che vegliando un Santo Vescovo in una Chiesa di S. Michele in Francia,
vide in ispirito venire all'altare del S. Arcangelo gli Angeli Custodi dei Regni
di Spagna, Francia, Inghilterra e Scozia, e conferire con Lui sul poco frutto
che cavavano dalle loro cure nella custodia e tutela di quei Regni, poiché né i
benefici riformavano i loro cattivi costumi, né le minacce li deviavano da' loro
peccati, domandarono perciò al S. Arcangelo che domandasse a Dio quello che
avevano da fare con tali Provincie. Allora il Sovrano Arcangelo rispose
riferendo loro molte cose da parte di Dio annunziando quello che sarebbe stato
di quei Regni e dei loro re e che Dio pe' loro grandi peccati li avrebbe
castigati. E rispondendo agli Angeli di Spagna, disse loro, che per
dissimularsi in quelli le orribili empietà verso i Mori, che seco avevano per
cagione degli interessi loro, avrebbero patiti molto disagi e travagli, e che
col tempo avrebbero conosciuto i loro tradimenti e malvagità e li avrebbero da
tutti i loro Regni distaccati. Tanto pronunciò S. Michele, e si verificò poi,
quando nel Regno di Filippo III avvenne l'espulsione dei Mori nel 1611 cioè 299
anni dopo che S. Michele l'aveva rivelato agli Angeli Tutelari di quel Regno.
Nella Lucania più
volte si è degnato apparire S. Michele Arcangelo, di modo che colà in molti
luoghi Egli viene onorato anche con concorso di pellegrini. In modo particolare
forma affetto di venerazione la Spelonca detta volgarmente Pittari, ma
propriamente Pietraro nella Diocesi di Policastro, in cui ad onore di S. Michele
si vede in pietra a bassorilievo scolpita la sua effigie con intorno alcuni
caratteri greci consunti, ben chiaro indizio della sua antichità. Questa è
provata anche dal fatto che Guaimario III, Principe di Salerno fin dal secolo
XI per assicurare il servizio di quel santuario, ove continui miracoli venivano
compiuti da Dio per la intercessione di S. Michele, fondò sulla sommità di
detto monte un Monastero di Benedettini con una Chiesa dedicata a S. Michele
Arcangelo, la quale sola oggi è ancora in piedi col titolo di Badia.
Famosa la Grotta di
S. Angelo a Fasanella, un tempo feudo dei Signori Galeota, sia che si consideri
la bellezza naturale del luogo, o l'ampiezza del maestoso edificio, o il
meraviglioso avvenimento ivi accaduto mentre Manfredi Principe dell'antica
città di Fasanella un giorno era intento alla caccia, avendo sciolto un falcone,
questo subitamente entrò nella cavità di un colle, e poiché di la più non
usciva, spinse il Principe ad accostarsi per vedere cosa mai ivi si nascondesse.
Questi essendosi avvicinato udì canti soavissimi, che lo riempirono di
meraviglia, scossosi di qui, come destato da un sogno piacevole, s'avviò
frettolosamente verso la città, e dopo avere manifestato il prodigio, determinò
di andarci di nuovo nel giorno seguente insieme al Clero e al popolo. E così
fece. Ma appena giunse sul luogo, il falcone tutto festante sì posò sulle sue
mani. Fatta poi dilatare la buca, si scoprì una meravigliosa spelonca nel cui
fondo si vide un Altare eretto in onore di S. Michele, il che fece versare
lagrime a tutti gli astanti per l'allegrezza. Questa sacra Grotta d'allora in
poi non solo fu tenuta in somma venerazione dalla popolazione del luogo ma
diventò famosa meta di pellegrinaggi dalla Spagna, dalla Francia e da altre
Nazioni, anche orientali tanto che l'Ughelli ne parla con non minore lode di
quella del Gargano.
Il Vescovo Equilino
scrive, che stando Sergio Duca di Sinigallia ammalato di lebbra, ed avendo
speso gran somma di denaro in medici e medicine, senza risultato, perdette la
speranza di guarigione. Gli apparve allora S. Michele due volte, dicendogli che
se voleva guarire, andasse a visitare la sua Chiesa in Brendal. Rispose il Duca
che ignorava dove si trovasse tale Chiesa. «Non importa, rispose il
Gloriosissimo Arcangelo appresta tu una nave, che colà ti guideranno gli Angeli
». Così fece, e nello spazio di un giorno e di una notte, un vento prospero lo
condusse nel monastero di Brendal, come altri dicono, Brindolo, sul litorale
Adriatico. Non sapeva il Duca né la sua gente quale fosse il luogo dove era
approdato; ma informato dalla gente della terra, trovarono che quello era il
luogo indicato da S. Michele, dove vi era quel sacro Tempio a lui dedicato. Il
Duca e tutta la sua gente andarono al Tempio a piedi scalzi, ed appena furono
giunti alla porta, egli si trovò libero dalla lebbra ed entrò nella Chiesa con
perfetta sanità. Ed egli poi e la Duchessa sua consorte restaron tanto
obbligati al S. Arcangelo, che determinarono fermarsi quivi per servire Dio, ed
onorare il glorioso Patrono, dopo avere assegnata, metà dei loro beni ai
poveri, e l'altra metà al culto di S. Michele (M. Nauc. lib. 3, cap. 13 presso
Nieremb, cap. XXIV).
Nella Turingia a S.
Bonifacio Apostolo di quelle parti, mentre combatteva alcuni eretici, apparve S.
Michele Arcangelo con la Croce incoraggiandolo alla difesa della cattolica
dottrina; in suo onore S. Bonifacio fece edificare un sontuoso tempio.
Nell'Austria apparve
S. Michele alla B. Benvenuta, la quale si adoperò a riaccendere la divozione
verso il celeste Principe là dove si andava estinguendo.
Nella Svezia apparve
S. Michele Arcangelo a S. Brigida e l'indusse con sua figlia Catenina a recarsi
sul Gargano ove sentì i canti angelici.
Nella Fiandra
apparve ad un santo Vescovo affinchè questi gli edificasse una chiesa; là S.
Michele viene molto venerato per i molti miracoli da lui compiuti.
Nella Polonia
apparve chiaramente in sogno a Lesco Negro Duca di Cracovia e di Sandomiria e lo
confortò assicurandogli la vittoria contro gli Jacziuinci e i Lituani. E così
avvenne. Infatti dopo averli inseguiti mise a morte quasi tutti i primi, ed i
secondi in gran parte perirono per i vari disagi, si uccisero da se stessi, ma
dei polacchi nessuno peri, cosicché S. Michele fu proclamato speciale
protettore di quel Regno.