Mistici Biografia
Beata Anna Caterina Emmerick (o Emmerich) – Religiosa e mistica agostiniana, stigmatizzata

Dülmen (Germania) 8 settembre 1774 - 9 febbraio 1824
Anna Caterina (Anna Katharina) Emmerick nacque
proprio nella ricorrenza della nascita della Madonna, l’8 settembre 1774, a
Flamsche, una località nei pressi di Dülmen, in Vestfalia (Germania), da una
famiglia molto povera di devoti contadini, Anna Hiller e Bernard Emmerick. Era
la quinta di nove figli. La sua nascita in quel giorno fu interpretata dai
credenti come un segno celeste e segnerà, in effetti, la vita della mistica in
un profondo legame interiore con la Santa Vergine.
Sin dalla più tenera età mostrò una grande attrazione per tutto ciò che potesse
avvicinarla a Dio, dimostrando chiaramente la sua vocazione religiosa. Pare,
infatti, che sapesse distinguere gli oggetti sacri da quelli profani.
Fin dalla sua infanzia fu favorita di diversi doni mistici e fenomeni
soprannaturali, come la facoltà leggere nel pensiero delle persone e le visioni
di fatti che avvenivano nel mondo. Si racconta che ebbe modo di vedere, per
esempio, dettagli della rivoluzione francese. Previde la caduta di Napoleone,
dodici anni prima che avvenisse. Le sue esperienze mistiche erano spesso
accompagnate da fenomeni di levitazione e bilocazione.
La sua vita mistica era così straordinaria che, nella sua innocenza di bambina,
similmente a quanto credeva anche Padre Pio nella sua infanzia, era convinta che
anche tutti gli altri bambini godessero degli stessi suoi favori celesti. Così
pensava che anche loro potessero conversare familiarmente con il bambin Gesù,
come lei faceva abitualmente. Dall’età di 9 anni, infatti, le apparivano la
Madonna con Gesù Bambino, l'angelo custode e diversi santi. Mostrava
straordinari doni di conoscenza. Possedeva anche il dono della così detta
illuminazione o divinazione diagnostica, cioè quel dono divino proprio di alcuni
medici o di alcuni santi (come Padre Pio e S. Giuseppe Moscati) che hanno di
individuare una patologia anche da un semplice sguardo. Per questo, quando gli
ammalati si recavano da lei in cerca di aiuto era in grado di individuare con
esattezza le malattie da cui erano afflitti, lasciandoli stupefatti, e
prescriveva loro rimedi che si rivelavano sempre efficaci.
Nel 1786 ricevette la prima Comunione con grande fervore e vide accanto a sé S.
Cecilia e la sua Patrona, S. Caterina d’Alessandria.
Nel 1789, una notte, mentre stava pregando, le apparve Gesù che le offrì una
corona di rose e una di spine. Anna Caterina accettò quella di spine e Gesù
gliela pose sulla testa: intorno alla fronte le apparvero subito le prime
stigmate.
Aveva sempre sognato di entrare in convento per consacrarsi totalmente a Dio. Ma
la sua condizione miserabile non le permetteva però di soddisfare questa santa
aspirazione. Quasi in virtù di un prodigio, però, il 13 novembre 1802, una
settimana prima della festa della Presentazione di Maria al Tempio, insieme alla
sua amica Klara Söntgen, poté entrare come novizia nel convento delle
agostiniane ad Agnetenberg (Dülmen), ed un anno dopo, il 13 novembre 1803
pronunciò i voti come monaca agostiniana. La vita claustrale si rivelò,
tuttavia, assai dura. Era considerata l'ultima dalle consorelle e trattata quasi
con disprezzo. Suor Anna non solo non se ne lamentava, ma ne era anzi contenta,
perché questo le permetteva di esercitare con maggior profitto la virtù
dell'umiltà. Il suo zelo non era gradito dalle anime più tiepide, che rimanevano
sconcertate e infastidite dai suoi carismi e dalla sua salute cagionevole. Le
sue consorelle, nonostante le sue frequenti estasi in chiesa, nella sua cella o
sul lavoro, la trattavano con sufficienza e mostravano antipatia nei suoi
confronti, credendola lunatica, pazza.
Malgrado la sua estrema fragilità, svolse sempre scrupolosamente e con spirito
gioioso i suoi doveri, anche le mansioni più dure. Ma dopo qualche tempo la sua
salute declinò rapidamente e fu costretta a letto.
Il 3 dicembre 1811, per disposizione del fratello di Napoleone Bonaparte,
Girolamo, re di Westfalia, che applicava nelle sue terre le norme anticattoliche
e rivoluzionarie emanate dal fratello imperatore, si procedette alla
soppressione di tutti i conventi e delle case religiose, tra questi fu soppresso
anche il convento agostiniano di Agneteberg e chiusa la Chiesa annessa. Il buon
confessore di Anna Caterina, l'anziano Padre Jean-Martin Lambert, un sacerdote
francescano fuggito dalla Francia (Amiens) nel 1792 e che era vissuto come
mendicante sino al 1802 (quando fu nominato vicario di Agnetenberg), portò con
sé la pia Suora e la sistemò, debole e molto malata, in una stanzetta dapprima
presso la pia vedova Roters e, l’anno seguente, presso un’altra pia vedova,
sig.ra Menning.
Ben presto la Beata si ammalò e non poté più lasciare la casa e fu costretta a
letto. D'accordo con il vicario Lambert, Anna Caterina fece venire la sua
sorella più giovane, la burbera e bisbetica Gertrud, la quale sotto la sua
direzione doveva curare il governo della casa.
La sua missione espiatrice sulla terra e la sua devozione a Dio meritò il
sigillo celeste delle sante stigmate (alle mani, ai piedi ed al costato), che la
Emmerick tenne in stretta riservatezza finché le fu possibile. In particolare la
Venerabile è famosa per la croce sul suo petto apparsa il 28 agosto 1812, festa
di S. Agostino, e sanguinante ogni mercoledì. Ma la notorietà involontaria che
ne provenne costò alla mistica Suora ancor più sofferenze ed umiliazioni. Le sue
ferite, che si aprivano e sanguinavano periodicamente, furono scrupolosamente
studiate da religiosi e scienziati. Il Vicario Generale della sua Diocesi, Mons.
Clemens August Droste zu Vischering, dopo una rigorosa indagine condotta da una
commissione medica, si convinse della santità della suora e dell’autenticità
delle sue stigmate. Tutte le commissioni istituite, perfino una laica presieduta
da un massone, nonostante l'impegno per accertarne il contrario, non poterono
che documentare l'autenticità soprannaturale e prodigiosa di queste
manifestazioni. I sistemi usati dalle suddette commissioni, per accertare una
verità che volevano sfuggire a tutti i costi, toccarono la vera crudeltà
(perfino spingendo dolorosamente le dita nelle piaghe aperte). Anche i Diari del
medico curante della Veggente, poi divenuto suo devoto, il giovane dott. Franz
W. Wesener, provano infatti l'assoluta assenza di alimentazione (si nutriva solo
dell'Ostia consacrata e di qualche goccia d'acqua o di succo di frutta) e il
naturale sanguinamento delle Stigmate.
Molti ebbero modo di incontrarla. Personaggi noti del mondo ecclesiastico e
della cultura, e meno noti, come tanta gente semplice che dimostrava un vero
sentimento devozionale per la pia Suora. Citiamo solo alcuni nomi: Bernhard
Overberg, il conte F. Leopold Stolberg, scrittore e traduttore, i fratelli
Brentano, Achim von Arnim, Luise Hensel, Monsignor Ciamberlani, il futuro
vescovo di Liegi, Cornelio van Bommei, ecc.
Quando Anna Caterina aveva 45 anni, nel 1818, attirato dalla sua fama, venne a
visitarla, incuriosito, il famoso scrittore e poeta Clemens Maria Brentano, uno
dei più importanti rappresentanti del romanticismo tedesco, che aveva allora
quarant’anni, due matrimoni alle spalle e un passato burrascoso. Appena le si
presentò, la veggente lo riconobbe, perché lo aveva già visto nelle sue visioni.
Nelle sue visioni le era stato mostrato un uomo bruno, dal colorito scuro,
seduto accanto al suo letto intento a scrivere. Clemes Brentano era di origine
italiana e la descrizione gli si attagliava perfettamente. Sapeva che quegli era
l'uomo scelto da Dio per raccogliere e mettere per iscritto ciò che lei vedeva
ed apprendeva. Sapeva anche che, se era vissuta fino a quel giorno, era per
aspettare lui. Così il poeta descrive il primo incontro con Anna Caterina
Emmerick: “Fui condotto dalla sorella di Anna Katharina nella piccola stanza
d’angolo dove ella viveva, per raggiungere la quale bisognava raggiungere la
cucina. Lei mi salutò cordialmente. Il suo volto puro e innocente mi commosse,
allo stesso modo delle sue parole semplici, totalmente prive di tensione ed
esaltazione. Ciò che ella dice non assomiglia in alcun modo ad una predica, ma è
ispirato a dolcezza. Ogni sua parola è breve, semplice, naturale; ma piena
d’amore, di profondità, di vita. Io mi sentii subito a casa”.
Lo scrittore, che era giunto con l’intento di trattenersi dalla Mistica solo
pochi giorni, fu enormemente colpito dall’incontro e non la lasciò più: rimase a
Dülmen sei anni, collaborando alla missione di Anna Caterina. Le parole della
Emmerick, infatti, confermarono Brentano nella decisione che aveva già preso:
mettere la sua mano e il suo genio al servizio di quella che considerava ormai
una missione, fissando sulla carta tutto ciò che la monaca stigmatizzata diceva.
E così l’acclamato poeta romantico, l’uomo ricco e famoso ricercato dalle donne,
abituato ai fasti della società e al successo letterario, dimenticò ogni altra
cosa e per anni condusse una vita da certosino in un piccolo paese pur di non
perdere una sola delle parole della veggente.
Giorno dopo giorno, il poeta, che in seguito Caterina avrebbe chiamato “il
pellegrino” (pellegrino su questa terra in cammino verso la Patria celeste),
sedette quasi ininterrottamente al suo capezzale ed annotò ciò che lei gli
narrava: dodicimila pagine che descrivono nei dettagli la vita di Gesù e di
Maria Vergine. Egli abbracciò questo compito come missione divina, convertendosi
da una vita disordinata e mondana al più fervente cattolicesimo. La pia Suora
l'aiutò a convertirsi e a confessarsi bene per dedicarsi con tutta l'anima a
Dio. "Io sento che qui sono a casa mia e intuisco che non posso abbandonare
questa creatura meravigliosa prima della sua morte. Questo è il compito della
mia vita: Dio ha ascoltato la mia preghiera di indicarmene uno in suo onore,
adatto alle mie possibilità e alle mie forze. Voglio fare il possibile per
custodire e proteggere il tesoro di grazie che ho trovato qui", così scriveva
Brentano qualche tempo dopo aver conosciuto Anna Katharina Emmerick.
Durante le estasi mistiche la Emmerick parlava prodigiosamente, pur essendone
ignorante, in aramaico, latino e altre lingue dell'antichità, come anche in
stretto dialetto vestfalico. Spesso infatti Clemente Brentano fu costretto a
consultare un amico teologo studioso di lingue antiche all’università di
Berlino, o gente del luogo per quanto riguarda le frasi dialettali. L'enorme
materiale raccolto venne ordinato dal Brentano e poi pubblicato.
Le visioni della Emmerick erano, inoltre, del tutto particolari. Sentiva una
“chiamata” dal suo angelo custode e, separandosi dal corpo, il suo spirito si
recava in Terra Santa dove assisteva agli episodi evangelici come se stessero
avvenendo in quel momento dinanzi ai suoi occhi. Il giorno seguente, quando
rinveniva, li descriveva a Brentano in - plattdeutsch -, il dialetto locale; la
sera tornava da lei per leggerle quanto aveva elaborato, correggerlo ed avere la
sua approvazione.
Né la monaca né il poeta erano mai stati in Terra Santa, eppure Anna Caterina
descrisse con sorprendente precisione ed in dettaglio i luoghi della vita di
Gesù e della Madonna, persino gli abiti, le suppellettili, i paesaggi. Sulla
base delle descrizioni della Emmerick fu ritrovata ad Efeso la casa dove la
Vergine visse dopo la morte di Gesù. Era una casa rettangolare di pietra, a un
piano solo, col tetto piatto e il focolare al centro, tra boschi al margine
della città perché la Vergine desiderava vivere appartata. Di questo edificio si
erano però da molto tempo perdute le tracce e nessuno sapeva più dove sorgesse.
Gli appunti di Brentano sono corredati anche da un disegno, per cui per trovare
la casa fu sufficiente aver fiducia nelle indicazioni della monaca e seguirle.
Il ricercatore francese Julien Dubiet, dando credito a queste visioni ed a
quegli appunti, andò in Asia Minore alla ricerca della casa descritta da
Caterina. Dubiet effettivamente trovò i resti dell’edificio, nonostante le
trasformazioni subite nel tempo, a nove chilometri a sud di Efeso, su un fianco
dell'antico monte Solmisso di fronte al mare, esattamente come aveva indicato la
Emmerick. La validità delle affermazioni di Caterina venne confermata anche
dalle ricerche archeologiche condotte nel 1898 da alcuni ricercatori austriaci.
Gli archeologi ebbero modo di appurare che l’edificio - almeno nelle sue
fondamenta - risaliva al I secolo d.C. Il ritrovamento è stato ufficialmente
riconosciuto dagli archeologi e dalle autorità civili e religiose. Lo stesso
Papa Paolo VI si recò a pregare in quel luogo il 26 luglio 1967.
Oggi davanti alla casa della Madonna, visitabile ad Efeso e custodita dai
cappuccini, c'è un cartello che spiega che ciò che ne restava, cioè le mura
perimetrali col focolare centrale, era stato ritrovato grazie alle visioni della
monaca stigmatizzata.
Anna Caterina Emmerick morì a Dülmen il 9 febbraio 1824, alle ore venti e trenta
circa. Durante cinquant’anni di vita le sue visioni quotidiane avevano coperto
tutto il ciclo della vita di Gesù, di Maria e in gran parte anche degli
apostoli. La sua esistenza terrena sembra essere stata il simbolo del suo
insegnamento profondo per gli uomini di tutti i tempi. Questo è raccolto nelle
sue poche e semplici parole come lei fu, piccola e semplice: “Tutti portiamo
anche i dolori degli altri”.
Diffusasi la diceria che il cadavere di Anna Caterina fosse stato trafugato, sei
settimane dopo la sua morte la tomba della Beata venne riaperta per ben due
volte. Il suo corpo fu trovato sempre incorrotto senza alcuna traccia di
decomposizione. Fu, nel 1892, che il Vescovo di Münster diede inizio al processo
di beatificazione. Non mancarono le difficoltà nel processo. Per far sì che il
processo di canonizzazione procedesse, qualche anno fa gli scritti furono
stralciati dagli atti, con la motivazione che essi non apparterrebbero a lei,
bensì al poeta. Resta tuttavia da chiedersi se tale modo di procedere,
probabilmente opportuno in vista dello scopo che si voleva raggiungere, rendeva
giustizia al complesso dei fatti, dal momento che si negava, in tal modo, la
presenza del Soprannaturale nella vita della mistica suora.
Thomas Wegener, il più importante biografo di Anna Katharina, scrive:
"Dio rivelò ripetutamente alla sua serva che la conoscenza delle sacre verità le
era concessa non soltanto per sé stessa, ma per l’edificazione dei fedeli, a
dimostrazione del fatto che Egli continua a vivere con la sua Chiesa e ad essere
presente. Per questo motivo Anna Katharina cercò sempre di comunicare le sue
visioni, ma fino al 44° anno di età non trovò nessuno al quale raccontare
fedelmente ciò che le veniva concesso di vedere. Spesso aveva pregato il suo
confessore e altri sacerdoti di ascoltarla, però nessuno si era mai preso la
pena di trascrivere dettagliatamente ciò che lei diceva e di analizzare più da
vicino il valore e l’attendibilità delle sue visioni".
Wegener, che fu buon amico della Emmerick, ne riporta anche le esatte parole:
"Le tante meravigliose informazioni che ho avuto per la bontà di Dio non mi sono
state date soltanto per mio ammaestramento, in quanto molte cose io non le
potevo capire, ma perché le trasmettessi ad altri, spesso anzi mi è stato
ordinato di farlo".
Come si è detto, Anna Caterina riconobbe immediatamente in Brentano l’uomo
destinato a trascrivere le sue visioni. Questo compito ebbe l’approvazione dei
contemporanei: i molti amici, anche altolocati, di Anna Katharina permisero che
Brentano le stesse accanto per anni. Tra questi il vescovo di Münster, la città
da cui dipende Dülmen, e il suo direttore spirituale, padre Overberg, che
assicurarono sempre al poeta che il suo compito era gradito e in armonia con la
Chiesa.
Il Papa Giovanni Paolo II, con decreto del 24 aprile 2001, ne riconobbe le virtù
eroiche attribuendole il titolo di “Venerabile”.
Il 3 ottobre 2004, lo stesso Pontefice ha proceduto alla sua beatificazione.
Brentano, da parte sua, si dedicò sino al termine della sua vita alla stesura
del suo libro “Vita di Gesù Cristo secondo le visioni della monaca Anna Caterina
Emmerick”. La suora aveva predetto che anche lui sarebbe morto quando il suo
compito fosse terminato. Dagli scritti di Brentano riguardanti le visioni di
Caterina Emmerick vennero pubblicati, oltre al libro suddetto, anche “La
dolorosa Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo le meditazioni di Anna
Caterina Emmerick” (1833), che recentemente ha ispirato il fortunato film del
regista cattolico Mel Gibson, “The Passion of the Christ”. Alla mistica si
devono anche “La vita della Beata Vergine Maria” (1852) e “La vita di Nostro
Signore” (1858-80 e 1981), nonché “Le Visioni sulle anime del Purgatorio, la
Chiesa trionfante, purgante e sofferente, la Comunità dei Santi, gli Angeli
Custodi” e “Le Visioni sui Misteri dell'Antica Alleanza”.
Queste furono le raccolte principali. Seguirono poi delle annotazioni sparse
minori come “Gli Insegnamenti di Gesù”. Anche il dott. Wesener, il decano Resing
e Padre Overberg raccolsero alcune visioni di Anna Caterina Emmerick. Nel 1842,
il 28 luglio, dopo aver sistemato le raccolte e curata direttamente la
pubblicazione del libro su “La Dolorosa Passione”, Clemente Brentano morì. Aveva
appena terminato quello che sembrò il suo compito sulla terra, cioè mettere in
forma scritta le visioni della Beata Suora. Una parte di queste opere è stata
portata a compimento, sulla base degli appunti di Brentano, dal fratello e da
alcuni studiosi. Come si è detto non tutto quanto è stato scritto da Brentano è
stato pubblicato: migliaia di pagine manoscritte attendono ancora di essere
trascritte e rese note e potrebbero riservare ancora molte sorprese. Gli
originali sono conservati a Francoforte, agibili agli studiosi ma estremamente
difficili da decifrare.
A giudizio di non pochi esperti, il confronto tra i testi originali approvati
dalla Emmerick e quelli pubblicati dopo la sua morte consente di constatare una
completa corrispondenza, così che viene spontaneo pensare che il poeta si sia
limitato a dare forma adeguata a ciò che la veggente gli raccontava. E non si
possono dimenticare le parole di uno dei più originali studiosi di questo caso,
il professor Arnold Guillet, che nel suo commento al libro della Emmerick sulla
passione e morte di Gesù scrive: “Al posto di Dio, a chi avreste affidato
l’incarico di trascrivere le visioni della Emmerick?”.