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G. C R U X
EGO TE ABSOLVO
SATANA... PECCATI. . .VIRTÙ.....
CURIA VESCOVILE - FOGGIA
Imprimi
Potest
Fodiae die 7
octobris 1961
† PAULUS CARTA
SPIRITO DI SAPIENZA E D'INTELLETTO
SPIRITO DI CONSIGLIO E DI FORTEZZA
SPIRITO DI SCIENZA E DI PIETA’ ,
E DEL TIMOR DEL SIGNORE
E
ALLA VERGINE MADRE
SUA IMMACOLATA SPOSA
MADRE AMMIRABILE,
OFFRO
CON CUORE CONTRITO
QUESTO
PICCOLO LAVORO
PREFAZIONE
Nulla
si trova di nuovo in questo modesto opuscolo, fatto per i semplici fedeli e
senza pretese di istruzione. Come un mazzo di fiori ho raccolto in forma
sintetica le disposizioni, gli insegnamenti della Dottrina Cristiana intorno
alla S. Confessione, spiegando sopratutto la natura del peccato ed il modo di
correggerlo. Osservo le originali espressioni del catechismo nella definizione
della Teologia.
Spesso
si sente dire: « lo non ho peccato, non so che cosa devo confessare » . Certo
questa non è un'espressione dei santi, ma delle anime che non conoscono se
stesse e la strada giusta per la vita eterna. « Via che è lunga per distanza,
penosa per le difficoltà e pericolosa per la fragilità umana e per l'astuzia
dei nemici ». (Agreda)
Come
il Codice della Strada prescrivendo delle regole garantisce all'automobilista
sia sicurezza del viaggio, così i dieci Comandamenti di Dio ed i precetti
della Chiesa servano come un faro nelle tenebre del mondo ad illuminare i nostri pensieri,
i nostri desideri, le nostre azioni secondo la Volontà di Dio e secondo le
vedute della fede.
Non incolpiamo lo specchio se
la nostra faccia è brutta, dice il proverbio. Vale anche per l'anima. La colpa
è solo nostra che non abbiamo specchiato abbastanza l'anima nostra nello
specchio dei Comandamenti. Se ci siamo specchiati solo in penombra, senza il
lume dello Spirito Santo, se siamo rimasti abbagliati dal nostro amor proprio,
che abilissimo sa nascondere i nostri difetti; fa vedere l'anima nello specchio secondo la
nostra fantasia e non secondo la realtà
della nostra colpevolezza davanti al Tribunale di Dio. La negligenza o la
mancanza di coraggio do guardare la propria faccia e di conoscere veramente «
se stessi » può essere fatale a tante anime. Ricordiamo s. Teresa di d’Avila
che in una visione vide cadere, come fiocchi di neve tra le fiamme dell'inferno
le anime di molti cristiani confessati spesso, ma senza aver preso sul serio il
Sacramento della confessione.
« Nell'anima di ogni uomo sonnecchia il
peccatore e il santo. Il compito è di paralizzare il primo e infondere energie
al secondo. Si abbia il coraggio di meditare analizzare e riconoscere i propri
peccati e guarire in tempo le piaghe col Sangue del Redentore nella S.
Confessione. Cosi camminando si progredisce sempre più; come dice s. Paolo: « Tutta la Volontà di
Dio si riassume in questo: « Siate santi e astenetevi dall'impurità, sappiate
mantenere il vostro corpo nella santità, nell'onestà, non lasciandovi dominare
dalle passioni disordinate, come fanno coloro che non conoscono Iddio. Negli
affari nessuno usi violenza o frode a danno del fratello, perché il Signore fa
giustizia di tutte queste cose » . (S. Paolo, Ts. 4 -
17).
PARTE I
Tra le pittoresche colline di Viterbo, nel silenzioso convento di
Montefiascone apparve Gesù alla venerabile Abadessa
D. Cecilia Baij nel secolo XVIII°, e come una volta sul Lago di Genesaret, istruì con evangelica semplicità la Sua diletta
sposa e per mezzo di lei parla anche a noi. «Osserva Maria il cielo ed
osserva l'inferno! Vedi questi due luoghi? Queste sono le case
dell'eternità dell'uomo. In una di queste deve andare; non vi è altro, e
dove andrà ivi starà eternamente. Osserva bene, quanto ci vuole per andare sia
nell'una che nell'altra.
Vedi come queste due case nel loro giro son rotonde, senza
principio e
senza fine. Da questo devi sapere che sono eterne. Chi desidera andare
all’eternità beata, gli conviene volare, perché va verso l'alto, e non
ferma mai il suo volo, altrimenti corre
pericolo di cadere in basso.
Le ali per volare sono il desiderio veemente di
arrivare alla beata eternità. L'anima che ha desiderio di entrare nella Casa
paterna dirige il suo volo verso di essa, e supera tutti gli ostacoli che si
oppongono; Ma chi non ha desiderio, e desiderio veemente, non ha ali per
volare, come la bestia cammina e questo suo cammino è molto pericoloso,
si fermerà dappertutto, nè vi giungerà giammai, nè conoscerà gli impedimenti che la trattengono.
Osserva poi, come in questa casa si entra per di sopra, e non di sotto, come nella
casa dell'eternità infelice; ciò significa, che è molto difficile
entrarvi, mentre in quella giù in basso è molto facile, perché ci si
corre a precipizio.
Non entra lassù chi è gravato di colpe, chi è imbrattato di fango, di
terra, ma chi è puro.
Guarda un poco adesso quelli che vanno giù in quella eternità di
pene! Come essi corrono a precipizio! Non considerano per nulla le loro
miserie, Purché sazino i loro appetiti, poco si curano delle loro disgrazie. Guarda
con che facilità corrono a precipitarsi dentro. La porta di questa casa sta in
un abisso e gli incauti vi cascano dentro. Senza neppure avvedersene si
trovano in quella eternità di miserie, precipitati in quell'abisso senza
poterne più uscire. Precipitano con tanta facilità, perché sono gravati dal
peso formidabile del peccato e dell'iniquità,
Oh che gravi preoccupazioni sono quelle degli uomini! Sanno
benissimo che una delle due sorti toccherà loro infallibilmente. Non vi è via di mezzo: o un'eternità
beata, o un'eternità
di tormenti! Eppure la maggior parte degli uomini corre a precipitarsi in
quell'abisso di miserie.
Anime che non hanno voluto amarmi, anzi temerariamente
offendermi. Si son fatte beffa dei miei Comandamenti, derelitti, della mia legge, e da sé stessi han voluto
perire. In quel luogo non ci vanno ceh le anime che
ci voglio anadre. Ora dopo morte « con urli e
stridore di denti conoscono il loro errore, la loro vita fallita e mandata a
monte, bevendo odio come acqua.
Ogni ricordo di cose,vissute o sapute, ogni grazia sprezzata diventa una fiamma pungente. Si risvegliano dal
narcotismo della vita con la quale satana l'ha tenute addormentate. Ma
adesso non v'è più tempo. Conviene loro andarsene a loro dispetto, mentre
questo stato, lo. Hanno voluto sinché sono vissute. Quell’anime ora fanno gran
strepito e molta resistenza; eppure non giova loro nulla. I demoni
feroci ve le precipitano a forza con grande rabbia e tra indicibili ,strazi;
Oh che grande disgrazia per quelle anime infelici. I, tormenti più fieri stanno
dentro e son preparati conforme ai delitti di cui si son rese ree al Mio
Divino Cospetto. La rabbia e la fierezza dei demoni verso di esse
procede dall'odio implacabile che quegli spiriti ribelli hanno verso le anime; e dal momento che stanno
quelle misere in loro balia, in eterna schiavitù, fanno loro tutti quegli
strazi che sa inventare la loro fierezza e malvagità.
Oh..quanti sono pochi quelli che liberi dalle cure mondane,
procurano di innalzare il volo all'eternità beata! Quanti son pochi quei cuori
che desiderano di arrivare a possedere quel bene per il quale sono stati
creati!
Ve ne sono quelli che lo desiderano, ma il loro desiderio non è profondo, solo velleità, non
operano come dovrebbero. Attenti perché si tratta di una cosa
troppo importante! Non fare che tu abbia a trattenere il tuo volo, neanche per un momento dimenticando
il tuo ultimo fine, perché in quel momento potresti precipitare.
Lavora senza mai stancarti per la tua eterna salute. Il riposo non
l'hai da prendere in questa vita mortale, ma ti riposerai e godrai ogni felicità nella casa della tua beata
eternità. Fa da parte tua tutto quello che sai, che devi, e che puoi, e
non dubitare. IO sono il tuo Gesù, sempre mi troverai pronto in tuo
aiuto! Amore, Desiderio, Speranza certa siano i poli sui quali fissi la
tua mente e si fermi e stabilisca il tuo cuore » .
«
Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa
la via che mena alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per
essa! ».
«
Quanto angusta è la porta e stretta la via che mena alla vita, e quanto
son pochi quelli che la trovano! » (Mt. VII. 13). Con
queste parole evangeliche, Gesù in un'altra visione si degna mostrare alla sua
fedele serva Abadessa Baij,
le due strade che conducono alle due eternità.
«
Vedi Maria questa grande strada, che poi si divide in due. Una erta e
spinosa che termina al cielo, e l'altra larga e fiorita che va a terminare
nell'abisso infernale.
La strada così vasta che tu vedi è la strada dove camminano
tutti i mortali dal principio della loro vita sino all'uso della ragione e
nello stato dell'innocenza. Ma appena son giunti all'età della ragione (per la
legge di Dio essa è di 7 anni compiuti) e sono capaci di malizia
e peccato, virtù e opere buone, questi allora entrano in una di queste due
strade, né possono farne a meno, perché sino a questa età dura la strada
comune. Poi si divide, ed ognuno sceglie lo stato che vuol tenere, la via che
vuol seguire, cioè o lo stato di Innocenza, e questi si sceglie la via
aspra e dura ai sensi, ma invero molto dilettevole e gustosa allo spirito. «
Il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero » ( San Matt. 12-7).
Oppure si sceglie lo stato di colpa o malizia, la via larga e
spaziosa, molto dilettevole alla vista ed al senso, ma invero assai aspra ed
amara allo spirito.
«
E perché questa via così larga e bella è tutta piena di fiori e quella erta
ed angusta è tutta lastricata di spine? » chiede Maria Baij.
«
O figlia - risponde Gesù - vedi quei fiori quanto allettano e
quanto vaghi sembrano alla vista! Or sappi, che tra quei fiori vi son
mischiate spine acutissime, velenosi animali che mordono chi li calca.
All'incontro vedi quelle spine di cui è lastricata la via che
conduce al cielo. Quelle sono spine senza punta, perché le ho calcate prima lo
in tuta la loro asprezza, ed ho lasciato ai miei seguaci il facile e
dilettevole; onde quelle spine non pungano più, ma son dilettevoli e gustose
alle anime amanti.
Tra quelli che camminano per la via aspra ed angusta vi sono i
loro Angeli Custodi, che li vanno confortando, asciugando il sudore degli
sforzi e delle penitenze per evitare il peccato, li consolano nelle afflizioni,
li animano nella sofferenza, li sostengono affinché non cadano, li accompagnano
sempre, né mai li lasciano.
Per il contrario, tra quelli che corrono per la via che conduce
all'inferno vi sono dei demoni, che li vanno sferzando, dando loro travagli,
amarezze, rancori, ed altre inquietudini, per indurli alla disperazione, ché
finché vivono sempre stanno con timore di perderli, e Poi è proprietà del
nemico internale strapazzare i suoi seguaci come padrone crudele e tiranno
feroce. Guai a chi vive sotto il suo dominio. A quante miserie e disgrazie è
soggetto. Anzitutto alla perdita irreparabile dell'anima, la disgrazia
maggiore ,che possa avere un'anima, quella cioè di perdere il suo Dio per
sempre, il più crudele tormento dei poveri dannati »
Per
me si va ne' la città dolente,
Per
me si va ne l'eterno dolore,
Per
me si va tra la perduta gente.
Giustizia
mosse il mio alto fattore;
fecemi la divina potestate,
la
somma sapienza e l'primo amore.
Dinanzi
a me non fuor cose create
se
non eterne, e io eterna duro.
LASCIA
TE OGNI SPERANZA VOI CH'ENTRATE ! »
Dante.
Canto III
L'inferno si può sbagliare a disegnarlo e descriverlo, ma non si
esagera mai. E' come un coltello. Fintantoché il coltello giace sulla tavola,
lascia freddi. Si vede quanto è affilato, ma non lo si prova. Immergi il
coltello nella tua carne ti metterai a gridare dal dolore. Così
l'inferno. Nessun mortale lo conosce in realtà, finché la parola di
Cristo Giudice non lo ricaccia in questo eterno dolore: « Via da me,
maledetti, nel fuoco eterno! » Il fuoco non significa tormento della
coscienza, ma vero fuoco materiale che brucia senza consumarsi.
La Sacra Scrittura descrive l'inferno come un carcere, nel quale
i dannati vengono violentemente rinchiusi. (II Petri
c. 2-4).
Un luogo di oscurità e di tenebre, dove non ci sarà che
pianto e stridore di denti. (San Matt; 12-13).
Uno stagno di fuoco e di zolfo, come il luogo dei tormenti. (Apoc. XX)
Una fornace di fuoco inestinguibile (S. Matt. 24-41)
Saranno tormentati giorno e notte nei secoli dei
secoli. (Apoc. XX. 10).
Il fuoco punirà la carne dell'empio. (Eccl. 7. -19.)
Tutte queste pene, compreso le tenebre, le grida, la puzza, sono
semplici bagattelle di fronte al dolore dell'anima che ha perduto il suo Dio,
da Lui rigettato e maledetto per sempre. S. Agostino dice: « Se i dannati godessero la
vista di Dio, non sentirebbero pena alcuna, e lo stesso interno si
cangerebbe in paradiso ». Il dannato ha perduto un bene infinito che è
Dio, e così secondo San Tommaso sente una pena e dolore in certo modo
infinita. Questa pena si sentirà per tutta l'eternità. Si tratta di patire
sempre gli stessi tormenti nella durata e nell'intensità. I cattolici dannati
soffrono di più che quelli delle altre religioni, perché essi, ricevettero di
più e calpestarono più grazie e più luce. « E' diventato perpetuo il mio
dolore, la piaga mia disperata » (Jer. 15-18)
Se un angelo dicesse ad un dannato: « uscirai dall'inferno, ma quando saran passati tanti secoli quante sono le gocce dell'acqua,
le foglie degli alberi, e le arene del mare, il dannato farebbe più festa d'un mendico
che riceve la notizia di essere fatto re » . Si, perché passeranno
tutti questi secoli, si moltiplicheranno infinite volte, e l'inferno sarà
sempre all'inizio. La tromba del Giudizio Universale si sentirà solo per
confermare questa sentenza: ( sempre, mai! Sempre mai. ».
Tra questi dolori e stridi sarà un tormento pensare a quanto
poco ci sarebbe voluto per salvarsi. Il gaudio del peccato così breve,la vita
fuggita come ombra del mattino. «( Erba è tutta la carne, e tutta la sua gloria è
come il fiore del campo. L'erba secca e il fiore cade. ») (Is.
40. 4.)
Il dannato non è più libero di pensare ciò che vuole e come vuole,
ma come un ossesso deve ripetere a sé le stesse cose e meditare il proprio
fallimento dicendo: «( Se io mi mortificavo a non guardare quell'oggetto,
se vincevo quel rispetto umano, se fuggivo quell'occasione, quel compagno,
quella conversazione... non mi sarei dannato! Ho proposto tante volte di
farlo, ma non l'ho eseguito, oppure ho cominciato a farlo ma poi l'ho
tralasciato e perciò mi son perduto.
«
La mietitura è passata, l' estate è finita e noi non siamo stati salvati ». (Jer.
8.-20.) Oh che fatiche ho fatto per dannarmi.... potevo essere sempre
felice! « Davanti all'uomo sta.la vita e la morte, il bene e il male e
gli sarà dato quello che egli sceglierà. (Eccl. 15-18).
Oggi vi sono tanti accecati e a tal punto da negare
perfino l'esistenza dell'inferno. A questi ripeto qui una ricetta usata da un
santo confessore come racconta il Sac. Luigi Chiavarino
nel suo bel libro: « Confessatevi bene ».
Un ufficialetto, per accontentare la
mamma e la sorella, va a fare la Pasqua.
«
Padre, io non credo e me ne rido ». Dunque, voi ridete della
Religione e dei Sacramenti? »
«
Si, Padre, della Religione e dei Sacramenti io me ne rido ».
«
Quando è così, capirete anche voi che io non posso assolvervi, né
mandarvi alla Comunione » .
«Eppure,
la Comunione debbo farla per accontentare la mamma e le sorelle » .
«
Bene, dite loro che il Confessore vi ha imposto di fare prima la penitenza.
Farete quello che dico e poi ritornerete. Voglio che lo promettiate da buon
soldato » .
«
Sarà come volete; farò la penitenza; e quale? »
«In queste tre sere rinuncerete ad
ogni divertimento, ed appena a letto. direte: « Dio mio, io credo in Voi, ma
della Vostra religione e dei Vostri Sacramenti io me ne rido. Credo in
Voi, ma della morte e del giudizio io me ne rido. Credo... ma
dell'inferno e dell'eternità io me ne
rido. »
l'effetto fu ottenuto. Il pensiero dei novissimi fece ravvedere
quel militare che in fondo aveva ancora la fede, assopita dalla cattiva vita a
cui si era dato, e di cui in faccia a Dio, alla morte ed all'eternità, si
vergognava.
Nei nostri giorni non solo un povero ufficialetto
« ride » della morte e
dell'inferno, ma milioni di uomini e di donne traviati dalle dottrine
materialiste ed esistenzialiste ripetono: « godiamo, godiamo! La vita sta
tutta qui. ».
Satana in ogni epoca trova mille modi per ingannare i figli di
Adamo, ma mai come nel nostro secolo è riuscito ad ingannare la massa, levando
a popoli interi la fede. Nella vita privata, invasa da televisori, circoli, gite,
fumetti, riviste, l'uomo non ha più nemmeno un minuto per ragionare sugli
scopi della sua esistenza. Dovrà poi per tutta l'eternità pentirsi della sua
insensatezza. E satana ghignerà:
« Degli uomini me ne rido... me
ne rido... credono più al mio inganno, a me che non prometto loro nulla, che al loro Creatore e alle
Sue Promesse ».
«Concepiste paglia, partoriste
stoppa, il soffio farà una fiamma che vi consumerà ». (Is. 33.)
Un'anima dannata, come si legge nel libro: «Lettera dal mondo di
là » in
sogno si lamenta amaramente con la sua amica: « Perché tu non
mi hai ricordato la parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro, che
Cristo manda, immediatamente dopo la morte l’uno afflitto all'inferno e
l'altro in paradiso?
Ecco la parabola raccontata dal Creatore stesso dell'inferno, per
chi ancora dubitasse della sua esistenza e della giustizia divina.
«
V'era un uomo ricco, il quale si vestiva di porpora e di bisso e faceva ogni
giorno sontuosi banchetti. E vi era un mendico di nome ,Lazzzaro,
il quale pieno di piaghe giaceva all’uscio del ricco, bramoso di satollarsi
delle briciole che cadevano dalla mensa del ricco, e niùno gliene dava: solo i cani andavano a leccargli le
piaghe.
Ora avvenne che il mendico morì, e fu portato dagli Angeli nel
seno di Abramo. Mori anche il ricco, e fu sepolto nell'inferno.
Questi alzando gli occhi mentre era nei tormenti, vide da lontano Abramo, e Lazzaro nel suo seno, esclamò
e disse:
«
Padre Abramo, abbi misericordia di me e manda Lazzaro, che intinga la
punta del suo dito nell'acqua per rinfrescar la mia lingua, perché io spasimo
in questa fiamma. Abramo gli disse: « Figliuolo, ricordati che tu
hai ricevuto del bene nella tua vita, e Lazzaro similmente del male:
adesso egli è consolato e tu sei tormentato. E oltre a tutto questo un
grande abisso è posto tra noi e voi onde chi vuol passare di qua a voi
non può, nè da codesto luogo tragittare fin qua.
Ed egli disse: « io ti prego dunque, o padre che tu lo mandi a casa di
mio padre. Perché ho cinque fratelli, per avvertirli di queste cose,
affinché non vengano anch'essi in questo luogo di tormenti ».
E Abramo gli disse: « Hanno Mosè e i profeti, ascoltino quelli! »
Ma egli disse: « No, padre Abramo: ma se un morto andrà ad essi,
faranno penitenza ».
Ed egli gli disse: « Se non odono Mosè e i profeti: nemmeno se
risuscitasse uno da morte. crederanno». (S. Luca 16-19).
«Porrò inimicizia fra te e la
Donna, fra la tua stirpe e la stirpe di Lei » (Gen. 3-15). Con
queste parole divine, iniziò la lotta tra la Luce e le tenebre, tra i seguaci
di Cristo ed i seguaci di satana. San Paolo dice: « Non dobbiamo lottare
contro carne e sangue, ma contro spiriti malvagi ». (Eph.
6-12)
Vantaggio di satana è che lui è invisibile e gli uomini si
dimenticano di temerlo. Satana è cacciatore furbo ed instancabile, la
sua arma è la slealtà e l'inganno, sa fabbricare trappole d'ogni genere,
per tutti i gusti e per i vari bisogni, poi le sparge a piene mani, qua e là,
dovunque passi un'anima,. quante vi cascano!
Tra i cristiani sono pochissimi quelli che cercano di conoscere
l'insidia del fiero nemico e si preparano a sostenere virilmente la battaglia
e riportare con la grazia di Dio, vittoria in questi assalti infernali. Molti,
come fanciulli, si mettono a giocare con il fuoco, o vogliono andare alla caccia
del leone, col fucile dei ragazzi, svalutando l'astuzia, l'insistenza e la
vigilanza di satana. Altri invece danno adito al nemico con il peccato e
trattenendosi con esso, gli danno modo di assaltarli, e trovandosi privi di
forze, per non aver pregato abbastanza, restano vinti e superati.
«
Il diavolo si contenta di poco, di una piccola occasione, per poter poi
ottenere il suo 1ntento ». (S. Giov. Crisostomo)
,Cristo, contro ogni opera di satana quale è il peccato, sentì
tale obbrobrio che lo fece sudare sangue per la ripugnanza. E noi rimaniamo
indifferenti. Non pensiamo che il demonio è come un gatto che gioca con il
topolino. Ci
rincorre, ci atterra, ci immerge nella sua immonda bava, ( cioè fa
moltiplicare il peccato,) dopo ci rilascia ogni tanto, (l'apparente felicità e
pace dell'anima nel peccato mortale), per divorarci più crudelmente nel
momento della morte. Arrivati nèll'inferno ripeterà per tutta l'eternità: «
Non lamentarti d'essere stato ingannato, ma d'esserti lasciato ingannare! »
Il demonio si può paragonare nel suo lavoro anche al ragno che
con cura sceglie il luogo per tessere la sua tela con grande pazienza. N ella
bocca già sente il sangue caldo delle imprudenti mosche che troveranno la morte
nella sua tela. Così satana studia accuratamente e con precisione,
inclinazioni, carattere, situazioni morali e sociali, il luogo che frequenti e
le persone che conosci, per farti cadere nella sua tela tesa e preparata per la
tua perdizione.
Stoltezza umana che ci fa odiare spesso il nostro prossimo per
pura antipatia o altre c Sciocchezze. E non ci sforziamo mai di odiare il nostro
unico e mortale nemico che giorno e notte insidia la vita del
corpo ed oltr;e quello, la vita immortale dell'anima.
Non ruba solo valori di qualche milione, ma ruba Dio stesso che è infinito,
il Sommo ed Unico Bene, la vera ricchezza, che vale più dell'universo.
Dio generosamente soccorre con la Sua Grazia l'anima così
insidiata ogni qualvolta l'anima Lo invoca e protesta di non voler acconsentire
alle suggestioni ed agli assalti del nemico infernale, e con animo veramente
deciso rinunzia a tutto ciò che il demonio può eccitare in lei, di male, tanto
per suggestione quanto con fatti. Satana insidia senza eccezione ogni anima e non soltanto, sacerdoti,
suore e altre anime elette e pie. Questo libretto è fatto per le
anime semplici e senza istruzione speciale. Credo non sarà inutile
conoscere un pò di più la tattica di satana, per
consentire così ad ogni cristiano di difendere più valorosamente la propria
anima
Il campo della lotta tra Dio e satana è l'anima umana. E'
in essa che si svolge in ogni momento della nostra vita questa lotta.
E' n2cessario che l'anima sia rivestita di Gesù Cristo, della Sua
verità e virtù,
dello scudo della fede, della parola di Dio, per vincere sì potenti nemici. Per
essere rivestiti di Gesù Cristo è necessario morire a sè
stessi. Dio permette la tentazione per acquistare virtù e meriti per il cielo e
per trionfare sul demonio. I demoni, angeli caduti all'inizio della .creazione,
si contano a milioni. Girovagano per la terra, « densi come uno sciame
di moscerini », e noi neanche ce ne accorgiamo. S. Pietro dice
del demonio: « il vostro avversario vi gira attorno come un leone
ruggente cercando chi divorare. (I. Petr. V. 8.) Il
ruggito non significa che satana faccia molto strepito con le sue tentazioni, ma
piuttosto esprime la cupidigia con cui egli cerca di rovinare l'uomo.
La presenza dei demoni si rileva dall'effetto, secondo S, Antonio di Padova: « L'anima
si sente eccitata all'odio, alla noia, al dispetto, indolenza,i demoni
fanno sì che la virtù, l'onestà, ti stanchi, ecc, »
«
Il demonio può operare direttamente sul corpo, sui sensi esterni ed interni,
in particolare sulla fantasia e sulla memoria, come pure sulle passioni.
In questo modo satana può agire indirettamente sulla volontà,
che da vari moti della sensibilità, è sollecitata a dare il suo consenso al peccato. » Tuttavia
come osserva S. Tommaso « essa resta sempre libera di acconsentire o resistere
a questi movimenti e moti della passione. » (Tanquerey.)
Il demonio non può rapire mai la libera volontà nemmeno a coloro
che si danno al suo influsso e non può agire mai direttamente, ma influisce
gagliardamente. Sulle persone in peccato mortale.« Se ci sono pochi ossessi
esternamente, di ossessi internamente ce n'è un formicaio. » In pena
della loro metodica apostasia da Dio, Questi permette che il maligno si annidi
in essi.
Il potere del demonio è quello della natura angelica, molto superiore
a quello dell'Uomo. Ogni angelo caduto conserva la sua propria natura. Egli ha
perduto solo la grazia santificante. Come un uomo in peccato mortale conserva
intatta la sua natura umana. Ora la natura angelica, nella sua
perfezione e sublimità, comprende anche la facoltà di fare miracoli con
la propria forza, come la natura umana con la sua intelligenza costruisce
ponti, motori, lo sputnik, senza intervento di Dio o della grazia santificante.
Ma Gesù stesso nel Suo S. Evangelo ammonisce.. « non gli credete. perchè sorgeranno falsi cristi e falsi profeti
(amici ed apostoli di satana) che faranno segni e prodigi tali, da
sedurre se fosse possibile, anche gli eletti. State dunque attenti: ecco, lo
vi ho predetto tutto. » (S, Marco 13. - 14.)
Secondo Lèpicier: « L'Angelo può senza la
cospirazione di altre cause, trasportare da luogo a luogo corpi anche
pesantissimi egli può alzarli e tenerli sospesi in aria per un tempo
indeterminato può sconvolgere e mettre a soqquadro villaggi e città,' può
agitare pesanti sostanze e metterle in collisione tra loro causare terremoti, e sollevamenti nel mare;
può suscitare tempeste ed uragani, fermare il corso dei fiumi ed anche, se lo
voglia, dividere le acque dell'oceano.
Può inoltre l'Angelo, coll'uso di mezzi adatti, come di sostanze
risplendenti da noi forse sconosciute, le quali proiettino all'interno
sprazzi di viva luce, cagionare effetti meravigliosi di ottica, e così con
opportuna combinazione di ombre e luce, produrre forme e rappresentazioni
fantasmagoriche.
"Può ancora, senza l'aiuto di alcun istrumenti della materia,
far sentire dolci mementi della materia, far sentire dolci melodie, ovvero suoni strani,
come sarebbero colpi ripetuti, o subitanee esplosioni. Egli può addensare
le nubi e causare lampi e tuoni; può sradicare alberi giganteschi
e distruggere edifici; può ridurre in brandelli stoffe e panni. Può
spezzare le rocce più dure e le più consistenti. Può dare ad oggetti
determinate forme e fogge differenti da quelle proprie della loro
natura.
Benché il potere del demonio sia molto esteso sulle facoltà sensibili
e sul corpo, questo potere è limitato da Dio, che non gli permette mai di
tentarci sopra le nostre forze e, come Padre amoroso non permette che perdiamo
un sol capello della nostra testa senza il Suo permesso. Chi dunque s'appoggia
su Dio con umiltà e confidenza d sicuro di riuscire vittorioso!
Contro tutte le potenze di satana è efficacissima la preghiera a
S. Michele Arcangelo: « Esorcismo contro satana e gli angeli ribelli, » composto
dal Papa Leone XIII . ad uso dei semplici fedeli.
La recita devota del S. Rosario batte, vince e distrugge tutti i demoni
dell'Inferno,
come vide S. Giovanni Bosco in una visione. S. Agostino dice: ( Se il diavolo di sua
iniziativa potesse qualcosa, non resterebbe un uomo sulla terra.)
Satana ci tenta in ogni ora della giornata, ma le sue ore
preferite come principe delle tenebre, sono quelle della notte. In quelle ore i demoni sogliono più che mai
scatenarsi, e sfogare contro Dio il loro odio nelle persone umane. Cercano con
ogni sforzo di eccitare al male, ingombrando la mente, eccitando, oscurando
intelletto e pervertendo la volontà, e così con molta facilità stanno
acconsentire al peccato.
Per le anime generose ed amanti di Dio, è una splendida occasione
dimostrare il loro amore, tacendo veglie, adorazioni notturne per riparare
gli oltraggi di satana e degli uomini di Dio sì buono.
Tra i giorni della settimana è la domenica il giorno prescelto
per organizzare attese collettive alla Divinità. Il precetto testivo è
osservato da pochi e per di più tra questi ci sono di quelli che son presenti
col corpo al Divin Sacrificio, ma col pensiero già scelgono il cinema a cui
nel pomerigio debbono assistere, o pregustano incontri
ecc. ecc. S. Giovanni Bosco vide molti diavoletti aggirarsi in mezzo ai suoi
giovani, i
quali erano raccolti in Chiesa. Ad uno il demonio presentava un giocattolo,
ad un altro un libro, ad un terzo il pranzo. Certi diavoletti se ne stavano
sulle spalle di alcuni, non facendo altro che accarezzarli. Questi sono coloro
che stanno nel peccato mortale; appartengono a satana, ricevono le sue carezze e
non sono capaci di pregare.
Sembra che satana raddoppi lo zelo per indurre gli uomini ad
ascoltar e servir lui invece di Dio. Il riposo festivo spesso si converte in
divertimenti peccaminosi, balli, films immorali, liti
familiari, mai così frequenti come la domenica. Le famiglie ideali che si
radunano la domenica per leggere la S. Scrittura o altro libro utile,
all'anima, e per recitar il Rosario insieme, son divenute rare come le mosche
bianche.
Dolorosa è questa indifferenza ed ignoranza degli uomini, che,
solo preoccupati delle cose sensibili, vivono ignari del grande pericolo di
essere perseguitati da nemici così potenti, costanti, astuti che odiandoli a
morte, nulla risparmiano per ingannarli e per poterli perdere eternamente.
Satana ebbe sempre un sommo disprezzo per la natura umana. Dal
momento della sua caduta fino
alla creazione del mondo non fece
altro che fabbricare progetti per vendicarsi di Dio colpendolo nel suo amore
per l'uomo, e perdere così l'umanità. Maria Agreda
nel suo libro: « Mistica Città di Dio » descrive il primo
Concilio diabolico.
Parla Lucifero: « Dobbiamo lavorare con tutta la nostra forza per assoggettare
gli uomini alle nostre ispirazioni e sottometterli alla nostra
volontà, per poter poi così perderli. Desidero perseguitare l'intera razza
umana per impedirle di arrivare alla Visione Beatifica di Dio al quale noi non
possiamo più sperare.
Distruggerò, devasterò tutto e lo soggiogherò sotto il mio
dominio. Seminerò eresie, dottrine erronee per mezzo dei miei profeti da me
ispirati.
Diffonderò leggi opposte ai Divini comandamenti dappertutto.
Così mi vendicherò del loro Creatore attirando tutti con me negli abissi
infernali.
Ai poveri preparerò ancora di più tribolazioni ed angustie. Agli
indigenti ancora più crudele oppressione. Agli abbandonati, ai perseguitati, ancora un più amaro calice di sofferenza . Seminerò
discordie tra le singole persone e tra i regni del mondo. Porterò a
posti elevati uomini superbi, pieni di orgoglio e temerari, per
diffondere in ogni settore della vita la legge del peccato. I miei seguaci seppellirò nel
'fuoco più profondo. Ai miei stretti e fedeli collaboratori riserberò le pene e i
tormenti più atroci, inimmaginabili ad ogni mente umana. Questo è il mio
regno, ecco la mercede che, contrariamente a quella di Dio, io Lucifero,
Principe ,del male, preparo ai miei servitori fedeli, per l'eternità.
Al Verbo umanato preparerò le guerre più sanguinose, perché come
uomo, è inferiore alla mia sublime natura angelica. Innalzerò il mio trono
sopra il Suo! (Purtroppo satana regna a mezzo del peccato su più cuori che
Cristo)
Tra le mie mani annienterò la donna che sarà la Sua Madre. Con la
mia potenza e grandezza, che significa distruggere una creatura umana?
Voi demoni che mi ascoltate, che mi seguite, obbedite ora a me
nell'ora della nostra vendetta. Fingete amicizia, benevolenza agli uomini per
trovare più facilmente la via per rovinarli. Servite loro ingannando. Fateli diventare
cattivi, immondi, disperati e tirate tutti nella mia rete perchè siano sbalzati dai seggi celesti. »
In questo Concilio diabolico tenuto milioni di anni prima della
creazione dell'uomo, sono stati inventati ogni specie e sorte di peccati, eresie, e
gli stratagemmi di ogni tentazione, tutto ciò che può offendere Dio. Nella
pienezza dei tempi, appena furono creati Adamo ed Eva, Lucitero
non tardò a mettere in esecuzione il suo iniquo progetto. Purtroppo riuscì
molto bene e la conseguenza di questa sua vittoria tu che egli acquistò potere
sopra ogni uomo col peccato originale.
Intatti nel Santo Battesimo il sacerdote comanda al demonio: « e xi ab
eo spiritus immundus: » « Esci dall'anima spirito immondo! »
Chi veramente ama la propria creatura ha fretta di liberarla col S.
Battesimo la tenera creatura da un ospite così mostruoso e non trascura
aspettando settimane e mesi per il S. Battesimo.
Ma prima che la creatura venga concepita, satana già insidia la
sua vita tisica, cercando di stornare il cuore e la mente dei genitori usando
modi e mezzi proibiti per impedire la concezione.
Concepita che tu la vita umana, con instancabile odio, satana
cerca non di rado di soffocarla nel seno materno praticando l'infanticidio per
mezzo di persone a lui seguaci. Lo spirito del maligno, cioè lo spirito del peccato
viene potenziato nella carne per la mancanza di retta intenzione, e per la sregolatezza nell'uso
del matrimonio, da parte dei genitori. Spesso si sente dire: « I miei
figli sono come il diavolo. » E' semplice capire. E' perché durante il
tempo che si forma il corpicino, i genitori non contro bilanciano
questo potente influsso di satana con spirito di preghiere ardenti ed elevate
a Dio, ringraziandolo per la loro dignità come « con Creatori » della
vita umana,. ma spesso in questo tempo così prezioso per la formazione di
affetti e sentimenti - perché la creatura non si sviluppa solo col
nutrimento del loro corpo, ma con lo stato d'animo della madre - si
perdono in pensieri mondani, se non vivono addirittura in stato di peccato
mortale. Uomini grandi e santi si son sviluppati sempre nel seno di donne dalla
mente elevata se non, addirittura imbevuta di Dio.
All'avvicinarsi dell'uso di ragione il demonio moltiplica
l'attenzione per procurare impressioni cattive sui nostri sensi e cercar ad ogni
costo di riacquistare il suo dominio, perduto col Battesimo, sopra l'anima,
preparando attentamente mille tranelli. Egli è furibondo contro ogni
buona educazione e se potesse impedirebbe che Gesù Ostia prendesse possesso della Sua creaturina, sotto il pretesto che « non capisce. Intanto lui furbo entra in lei con il primo
peccato mortale. Satana fa tutto per procurare che il bambino abusi del primo
uso di ragione. La chiesa ha stabilito sette anni di età per l'uso di ragione,
per l'obbligo della professione pasquale e la messa domenicale sotto peccato
grave.
Caduto l'uomo nel primo peccato mortale il demonio moltiplica i
tranelli. Solo dopo la morte vedremo la parte avuta dal demonio. I tanti
avvenimenti apparentemente innocenti. Il potere del demonio aumenta con ogni ì
peccato mortale sopra di noi. Satana ha maggiore forza sui tiepidi e i recidivi
nel male. Chi abitualmente vive in peccato mortale il demonio lo riguarda come
cosa ormai sua e cerca di impedire con
ogni mezzo possibile i benefici influssi
della grazia, le ispirazioni dell'Angelo
Custode, gli ammonimenti, o mette in ridicolo le persone che potrebbero servire
come buon esempio. Chi è che non ha esperienza come nella sua vita si presenta
questa lotta tra il bene ed il male? Il bambino, il giovinetto, l'uomo adulto,
la donna, il vecchio tutti hanno da subire in ogni età tentazioni da parte di
satana. L'uomo non può essere mai
abbastanza preparato e provveduto contro queste tentazioni specialmente contro l’ultimo assalto
nell’ora dell’agonia. Se sapeste la rabbia dei nostri nemici nell'ora della morte, - diceva una
santa -- e la severità del Giudice, che esamina le nostre più
indifferenti operazioni, e l’espiazione
da farsi prima di giungere alla
ricompensa.»
Le anime nell'ora dell'agonia sono esposte da parte di satana,
dal mondo e dalle cattive abitudini della carne e della propria natura,a
incredibili pericoli e tentazioni.
Appena Lucifero ed i suoi seguaci apprendono che qualcuno è
ammalato mortalmente, in fretta si armano con tutta la loro malizia e furberia
per assalire il povero malato e farlo cadere nelle più svariate tentazioni. Satana ha piena conoscenza delle brevità e valore del tempo che ha a sua disposizione,perciò
raddoppia la sua furia, gli assalti e la violenza ed intensità delle
tentazioni.
Come
lupi affamati esplorano le minime intenzioni e abitudini del malato onde poter
iniziare dal lato debole gli assalti.
A
chi è troppo attaccato alla via materiale, Satana suggerisce che il pericolo
non è cosi grande ed imminente come si pensa, e fa tutto affinché da parte dei
familiari e dei dottori sia taciuta la verità.
I
cristiani tiepidi e negligenti nel ricevere i S. Sacramenti
inonda anche ora con freddezza, indolenza e tiepidezza, e fa
tutto che muoiono senza Sacramenti, o almeno li ricevino
senza frutto.
A tanti infonde la falsa vergogna in questo momento così decisivo
per non confessare certe colpe sempre taciute.
Ad altri impedisce di mettere in ordine la coscienza con lo
sdebitarsi negli obblighi.
Ai vanitosi fa perdere quest'ultima ora con ordini e disposizioni vanitose da
eseguire dopo la morte, riguardo il cadavere.
Nel cuore degli avari e sensuali accende la fiamma della
cupidigia e la fa girare tra ardenti desideri verso persone ed oggetti amatiLe
nostre abitudini e cattivi inclinazioni servono così nella mano di satana per impedire
che al moribondo possano servire bene i mezzi della salvezza.
I
peccati metodicamente commessi, che hanno formato le nostre cattive
abitudini, sono in questo terribile momento come spade colle quali questo
infernale nemico tenta di dare il colpo mortale.
Le Cattive inclinazioni soddisfatte appianano ora la via a
satana per entrare nell'anima nostra.
Signoreggiando questo tiranno nella nostra anima, la riempie di
un'aria pestifera, avvolgendo l'interno dell'anima di una fitta tenebra per
impedire che l'anima dia ascolto alle divine ispirazioni e così non si converta a Dio
con vero dolore dei suoi peccati. Accende in cuore una vana speranza che vivrà
ancora a lungo, guarirà ed avrà sempre tempo a convertirsi.
A quelli che hanno disprezzato i Sacramenti, spesso per
giusta conseguenza, muoiono abbandonati per se stessi e senza
Sacramenti. Pochissime sono le anime che sono esenti da questi tormenti nella
agonia. Perfino grandi santi dovevano subire atroci assalti. Che pensiamo noi
poveri peccatori vissuti senza prepararsi a quest'ora così terribile e privi di
opere buone? Ah quanti si perdono per questo inganno, che hanno rimandato il
loro ritorno a Dio al momento quando la carne è la più debole, la
volontà più fiacca e satana più fiero! Certo come si vive così si muore e per
una buona vita segue sempre una buona morte: « (M. Agreda:
M; Città di Dio) ». Solo una devozione costante al Cuore Immacolato di
Maria SS. e di San Michele Arcangelo assicura la vittoria.
Satana si sdegna grandemente nel vedere svelati la sua malizia e
i tranelli contro gli Uomini. E la maggior parte degli uomini fa poco conto del
suo principale ed unico nemico. Odia il fratello, fa guerra contro altre
nazioni, ma non cerca mai di unirsi con gli altri uomini per combattere satana.
Ogni peccato che si impedisce o non si commette indebolisce il suo regno.
Ogni bene che si fa è una vittoria del Bene sopra il Male. Satana non
solo ha strappato dal cielo migliaia di Angeli ma precipita molti uomini
dal cielo della Chiesa, dove risplendevano in dignità e santità.
«
Gli inganni del demonio sono così numerosi e difficili, che senza la
grazia di Dio non possiamo nè conoscerli nè superarli. In tutte le nostre azioni egli fa di tutto,
per muovere qualche passione in modo da fare insensibilmente deviare
l'intenzione, acciocchè l'amina non operi solamente
per Dio e fa perdere così e diminuire il merito e il premio. Solo chi esamina
le sue intenzioni e le sue azioni alla luce divina può riconoscere questi
tranelli.» (Agreda.)
1.
La sua arma preferita è L'INGANNO E LA BUGIA. Con la bugia ingannò Eva: «
Sarete come Dei » e lei credette. « Tutto
questo regno ti darò » replicò a Cristo mentre il bugiardo, non
possedeva nemmeno un metro quadrato di terra.
Il contegno delle due persone tentate, Cristo ed Eva, racchiude
in sé il contegno di tutta l'umanità di fronte a satana. Eva ascolta le parole
volentieri, riflette, si lusinga della promessa, senza chiedersi con prudenza: «Con chi parlo? » Dice
in fretta, inconsideratamente un « si » e si fa apostola del male portando anche altri con sè nella rovina. Eva non temeva la minaccia di Dio: « di
morte morrai » perché non aveva visto mai che tosse la morte: Così
l'uomo non teme la morte eterna, perché non ha visto né l'inferno né satana.
La risposta dignitosa di Cristo al tentatore:
«
Adorerai solo il Signore Dio tuo » risuona in ogni anima prudente la
quale con umile preghiera e con l'aiuto della grazia sa scegliere « solo
Dio » contro il falso regno dei piaceri e della felicità, passeggere
promesse di satana. Satana è ancora furibondo, perché non potendo conquistare
il trono di Dio, cerca almeno di cacciare Dio dai cuori degli uomini.
2a
Altra arma: LE CREATURE. Satana non tenta direttamente Adamo, ma lo rovina
per mezzo di Eva. Se gli uomini potessero vedere la faccia schifosa di satana e
la sua mostruosità di dragone internale, lo fuggirebbero come la peste
e nessuno gli darebbe più ascolto. Ma esso si nasconde e noi lo sentiamo
parlare per mezzo di un affascinante giovinetto, quando cerca di indurre al
peccato, o di una giovinetta, o di donne, uomini, genitori senza Dio, o per
mezzo di libri, cinema, amici ecc.
Ecco il rimedio: secondo le parole di Maria SS. a M. Agreda: « Quando sentirai sregolato affetto in chi ti avvicina,
fuggi come dal demonio, con la differenza che il demonio devi abborrirlo, e le creature devi amarle in Dio. Però, nel
ritirarsi, riguardarle come nemici, perché tale è chiunque ti allontana
da Dio. Siì vigilante quando il demonio si serve per
farti cadere per mezzo di creature, sia movendole a eccessivo amore per te, sia
eccitandole all'odio e ad abborrirti. »
3a
arma: SCORAGGIAMENTO, TRISTEZZA INQUIETUDIBE, MALINCONIA.
Il demonio ha il potere di inFluenzare i nostri sentimenti . Un tranello molto usato a lui e poco
conosciuto dagli uomini è questo: Suggerisce sentimenti contrari alla pace ed alla
gioia per allontanare l'anima dall'attetto del Signore, dal fedele e gioioso
adempimento del nostro lavoro e dovere.
Satana ci tende inganni per farci desisteTe dal bene e ci fa
apparire penosissimo quello che dobbiamo fare per servire Dio, per esempio
facendoci temere per la nostra salute se dobbiamo andare a messa, ecc.
Unica tristezza lecita è quella di partecipare allo straziante dolore del Cuore
di Gesù nel giardino degli Ulivi, contemplando le mostruosità dei nostri
peccati e la leggerezza con i quali offendiamo una Maestà
Infinita, un Padre amoroso, che tiene conto perfino del numero dei nostri
capelli, e se apparteniamo al numero degli stolti, alla gente perduta
che non son capaci di salvare se stessi, e vedendo la malizia ed astuzia
del nemico, lo seguiamo lo stesso.
4a.
arma: STANCHEZZA: per gli esercizi spirituali, specialmente la recita del
Santo Rosario che il demonio teme oltremodo, perché è l'arma che
schiaccia la sua testa orgogliosa"
Così cerca di fare tralasciare gli esercizi di pietà o di
rimandarli ad altro tempo. L'abitudine di satana è di turbare l'ordine delle
azioni, coll'indurre le persone a perder tempo. I demoni odiano Ciò che
tu ami e desideri, cioè l'onor di Dio e la tua eterna felicità, e vogliono
privarti di ciò che essi non possono più riacquistare.
5a.
arma: PERSECUZIONI, CALUNNIE: che satana usa, ma solo con il permesso di
Dio. «A chi poi ti perseguita rispondi con amore e mansuetudine, pregando per
lui con infimo affetto del cuore. Se ti capita, modera l'ira di alcuno con
parole dolci, o disfa qualche inganno per amor della verità, fallo pure, ma non
a tua discolpa ma per quietare i tuoi fratelli e per il loro bene e così
vincerai te stesso e loro. (M. Agreda: « Mistica
Città di Dio. »)
«
Nessuno può entrare in casa del forte e rubargli i beni se
prima non lo lega; allora , gli saccheggerà la casa. » (S. Marco 22.
- 27.)
Il « forte» , nonostante la nostra debole natura umana, è
ciascuno di noi aiutato dalla grazia santificante ed attuale infusa da Dio in
noi, nella fortezza dell'anima nostra.
Nel combattimento contro satana noi difendiamo Dio e l'onor di
Dio in noi e
dobbiamo usare ogni mezzo per assicurarci la vittoria. Mai dobbiamo perderci
di coraggio, ma resistere a satana ad ogni costo come se avessimo al
fianco il medesimo Signore nel cui nome combattiamo.
«
La volontà è l'unica porta dalla quale il demonio può entrare nell'anima
nostra, fuori di quella nessuna segreta ve n'è ».
1a.
arma: UNA VOLONTA' INFLESSIBILE, PIUTTOSTO MORIRE che peccare. Come i difensori
di certi castelli e fortezze preferivano la morte, piuttosto che esser legati
e disonorati dal nemico. Satana ci lega col peccato e deruba e
saccheggia tutti i meriti e virtù conquistati con grande fatica; e di
più fa di noi suoi schiavi, e per riscattarci alla libertà dei
figli di Dio, vale solo il Sangue di Gesù Cristo.
2a.
arma : REGOLA INVIOLABILE E' NELLE TENTAZIONI DI NON BADARE a ciò che il
tentatore propone, nè ascoltarlo. Il partito più
sicuro è di scuotersi, allontanando la tentazione.
Si vince sempre il demonio, disprezzandolo, trattandolo come
nemico di Dio,. senza rimedio nella sua infelicità e senza pentimento nella sua
iniquità. Il demonio superbo per natura, si risente che lo disprezzino e non lo
si ascolti, che si conoscano i suoi inganni e si scoprano le sue
menzogne.
«
Devi sapere - dice S. Teresa - che tutte le volte che noi
disprezziamo il demonio, togliamo loro di vigore, e l'anima nostra acquista
su di essi un impero sempre più grande. Essi si accaniscono soltanto contro le
anime deboli che si arrendono da se stesse. Contro le altre, tutti i loro
sforzi sono inutili.»
Siccome la sua astuzia supera tutti i mortali, non bisogna
ragionare con lui come faceva Eva, perchè dal suo
intelletto tenebroso escono tenebre che oscurano il nostro giudizio, impedendo
di vedere la bellezza della virtù e la bruttezza del vizio. Sebbene l'arroganza
del demonio sia grande, però maggiore è la sua debolezza, ed egli non è più
che un atomo davanti alla virtù divina.
3a.
arma: PREGHIERA UMILE E PERSEVERANTE. « Pregate per non cadere in tentazione.
Non c'indurre in tentazione ma liberaci dal male ci insegna Gesù. Ogni
preghiera che sgorga dal cuore è efficace per liberarci dagli assalti, ma è molto
raccomandabile ricorrere al Cuor Immacolato di Maria, Immacolata Madre dell'
Agnello Immacolato Gesù, ed a ,S. Michele Arcangelo. Avendo L'Arcangelo S. Michele
inflitto al demonio una splendida sconfitta, sarà lieto di coronare la sua
vittoria in noi e per mezzo di noi. Con grande confidenza rivolgiamoci pure al
nostro Angelo Custode che ha l'ufficio affidatoGli da Dio di custodire il
nostro corpo e l'anima nostra.
4a.
arma: L'USO FREQUENTE E DEVOTO DEI SACRAMENTI, specialmente la S.
Confessione. Subito dopo ogni caduta, non aspettare che la bava immonda di
satana asciughi il peccato sopra l'anima nostra, ma corriamo a lavare l'anima
nel Sangue di Cristo, come non aspetti chi cade nel fango, ma si alzi e si
cambi immediatamente. « La confessione essendo un atto di umiltà, mette
in fuga il demonio, l'assoluzione ci applica i meriti di Gesù e ci rende
invulnerabili ai suoi dardi. » La S . Comunione, il Pane degli
Angeli per quelli che desiderano con la forza di Dio, vivere la vita degli
angeli - adorare, amare, servire, lodare Iddio in carne umana. - Il Pane
dei Forti ispira al demonio un vero terrore.
5a
arma: USO DEVOTO DEI SACRAMENTALI, come Acqua benedetta, candele benedette,
ma sopratutto l'uso del segno della Croce. « Le parole proclamano un
solo Dio in tre persone ed il segno tracciato dalla mano, ricorda in se stesso
il sacrifizio del Calvario. » Il segno della
Croce fu sempre strumento dei più grandi miracoli. Per la virtù di questo segno
i primi cristiani facevano tacere, tremaTe o fuggire i demoni, liberavano gli
ossessi, rovesciavano gli idoli. Fatto con fede e pietà, allontana ogni
tentazione e cancella il peccato veniale. Noi abbiamo fatto di questo segno una
semplice abitudine senza attenzione, nè rispetto, nè fede. Non meravigliamoci se non godiamo gli effetti.
6a
arma: 'SCHIVARE DILIGENTEMENTE OGNI OCCASIONE PROSSIMA ALLA CADUTA, come il
soldato si ripara e non espone la sua vita alla morte senza necessità.
LE DUE DIVISE. LA GRAZIA ED Il PECCATO
Ogni vita umana - ad eccezione di quella della Vergine SS .ma inizia
sotto il dominio di satana. Il peccato originale come una divisa riveste
l'anima, segno di sudditanza del principe delle tenebre.
Nel Santo Battesimo Dio ricambia questa veste della schiavitù con
la preziosa divisa dei suoi figli adottivi, tessuta dalla grazia santificante.
Questa grazia, ci rende simili a Dio e ci unisce strettamente a Lui.
«
Per la grazia santificante la natura umana viene legata a Dio così
intimamente come una goccia d'acqua, che stilla in un bicchiere pieno di vino,
si confonde con esso, ne assume il colore, l'odore, il sapore ) (S.
Tom.) Per mezzo della grazia santificante noi veniamo elevati al di sopra di
tutte le cose create, così che tutto l'universo è meno stimabile che la grazia
di un sol uomo. Se mettiamo tutti i tesori della terra, oro, argento, diamanti
e pietre preziose sopra una bilancia, nell'altro piatto un minimo grado di grazia,
quest'ultima sicuro farà traboccare la bilancia.
Ora, con le tentazioni, satana tenta di rubarci questi tesori.
Sulla terra l'uomo può salire dallo stato di peccato allo stato di Grazia
e può dalla Grazia cadere nel peccato, spesso per debolezza, talvolta
per malizia o per ignoranza. Con la morte, questo salire e scendere finisce,
perché ha la radice nella imperfezione dell'uomo terreno. Con la morte
raggiunge lo stato finale, e deve portare per tutta l'eternità quella divisa in
cui la morte lo trova.
Quando tutti felici, noi ci specchiamo e ci compiaciamo
delle nostre vesti eleganti, non dimentichiamo che Dio e l' Angelo nostro
guardano solo la veste della nostra anima e compiangono la nostra
cecità, che sotto lo sfarzo delle stoffe abbiamo solo i cenci miserabili
dell'eterna schiavitù. Prima ti specchi l'anima e dopo il viso.
Ma purtroppo, col crescere degli anni, la forza di cambiare
divisa diminuisce sempre più. E' vero, che fino alla morte ci si può sempre
rivolgere a Dio o voltarGli le spalle. Eppure, quasi trascinato dalla corrente,
l'uomo prima
del trapasso, con gli ultimi deboli resti della volontà si comporta come era
abituato in vita. La consuetudine, buona o cattiva, è divenuta seconda
natura. Questa lo trascina con sè. L'albero come cade
così rimane. Quale è la tua divisa? Hai preparato la tua veste per le nozze con
l'Agnello Immacolato? Che cosa aspetti?
Dopo tante lacrime, urli, stridori di denti, tenebre, volgiamo il
nostro sguardo verso il cielo. L'anima di ogni creatura umana viene dalle mani
di Dio, e
per mezzo di S. Michele, ,( depositario delle anime ») arriva
sulla terra. Siamo usciti tutti dalla stessa casa paterna, dove abbiamo
lasciato il nostro vero padre: Dio, il Padre più tenero, il quale affidandoci
alla nostra partenza a un Angelo, affinchè Ci
accompagnasse e Ci custodisse in ogni giorno della nostra vita, e con
l'ansia di un Padre amoroso, aspetta il nostro ritorno a Lui nella Casa
Paterna, in Paradiso, dopo il nostro penoso pellegrinaggio.
La pagina più splendente dell'Evangelo è questa storia che
sembrerebbe inverosimile, se non fosse proprio l'Unigenito Suo Figlio Gesù, a
raccontarci l'esistenza e la bontà di un Padre così tenero; incomprensibile amore
di un Dio, che sacrifica il Suo Figliuolo, purchè
possa abbracciare l'uomo peccatore. Chi è così stolto da preferire i tormenti
di satana al Cuore di questo Padre che ci aspetta con le braccia aperte? Ecco
come Gesù racconta:
«
Un uomo aveva due figliuoli, e il minore di essi disse al padre: Padre,
dammi la parte dei beni che mi tocca. Ed egli divise tra loro gli averi. E di
lì a pochi giorni, messo il tutto insieme, il figliuolo minore se ne andò in
paese lontano, e ivi dissipò tutto il suo avere menando vita dissoluta.
E dato che ebbe fondo a ogni cosa, fu gran carestia in quel
paese, ed egli principiò a mancare del necessario. E andò e s'insinuò presso di
uno dei cittadini di quel paese: il quale lo mandò ai suoi campi a fare il guardiano
dei porci. E bramava di riempire il ventre delle ghiande che mangiavano i porci: e nessuno gliene
dava.
Ma rientrato in se stesso, disse: Quanti mercenari in casa di mio
padre hanno pane in abbondanza, e io qui muoio di fame! Mi alzerò, e andrò da
mio padre, e gli dirò: « Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te: non sono
più degno d'essere chiamato tuo figlio: trattami come uno dei tuoi mercenari »
.
E alzatosi andò da suo padre. E mentre egli era tuttora lontano,
suo padre lo scorse, e si mosse a pietà, e gli corse incontro, e gli gettò le
braccia al collo, e lo baciò. E il figliuolo gli disse:
«
Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te, non sono più degno di
essere chiamato tuo figlio ».
E il padre disse ai suoi servi: Presto mettete fuori la
veste più preziosa, e ponetegliela addosso, e mettetegli al dito l'anello e ai piedi i calzari:
e menate, il vitello grasso e uccidetelo, e si mangi e
si banchetti: perchè questo mio figlio era morto,
ed è risuscitato: era perduto, e si è ritrovato. E cominciarono
a banchettare.
Or il figliuolo maggiore era alla campagna: e nel ritorno avvicinandosi a
casa sentì concerti e balli: e chiamò uno dei servi e gli
domandò che fosse questo. E quegli rispose: E' tornato tuo fratello, e tuo
padre ha ammazzato il vitello grasso, perchè lo ha
riavuto sano.
Egli andò in collera, e non voleva entrare. Il padre adunque
uscì fuori, e cominciò a pregarlo. Ma quegli rispose, e disse a suo
padre:
Il
Son già tanti anni che ti servo e non ho mai trasgredito un tuo comando, e
non mi hai dato mai un capretto, che me lo godessi coi miei amici: ma dacchè è venuto questo tuo figliuolo, che ha divorato il
suo con donne di mala vita, hai ammazzato per lui il vitello grasso .
Ma il padre gli disse: « Figliuolo, tu sei sempre con me, e tutto quello
che ho è tuo: ma poi era giusto banchettare e far festa, perchè
questo tuo fratello era morto, ed è risuscitato, era perduto e si è ritrovato
». (S. Luca 15).
Chi non riconosce in sè il figlio
prodigo? Chi è che non ha sciupato il patrimonio della grazia santificante?
Chi non lascerebbe le ghiande dei maiali, il peccato per il Pane Bianco degli
Angeli, il Pane Vivo disceso dal cielo?
Se tu non senti questo dolore e l'amore del Figlio Prodigo
nel tuo cuore e ti rincresce, ripeti durante la giornata la parola: « Padre » guardando il
cielo e tu avrai un grande amore per Dio, tuo Padre e una grande fiducia
nell'ora della tua morte.
In questa parabola Gesù fa conoscere che Dio non solo è Padre
amoroso, ma ha cura sollecita di noi durante il nostro pellegrinaggio, e se qualcuno tra i suoi
figli, dimenticando la Casa Paterna, si avvia verso Gerico, cioè verso il
mondo, e non verso la Gerusalemme Celeste e cade nelle mani dei
tuoi nemici cioè nelle mani di satana, derubato di virtù e di grazie,
sanguinante delle ferite del peccato, Dio non lo abbandona mai ma Lui stesso
vuole fasciare queste ferite con olio della Sua misericordia e con il
vino del Suo amore per mezzo della S. Confessione.
Se per disgrazia sei tra quelli che giacciono nel proprio sangue
sulla via della vita, invoca Gesù, il Divino Buon Samaritano! Ecco la breve
storia, per chi non la ricordasse bene.
«
Un uomo scendendo da Gerusalemme a Gerico, incappò nei ladroni, i quali lo
spogliarono, e fattegli delle ferite se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.
Or a caso scendeva per la stessa strada un sacerdote, il quale vedutolo passò
oltre. Parimenti anche un Levita arrivato vicino a quel luogo, e vedutolo,
tirò innanzi. Ma un Samaritano, che era in viaggio, giunse presso di lui, e
vedutolo, si mosse a compassione e gli si accostò, e ne lasciò le
ferite, spargendovi sopra olio e vino, e messolo sul suo
giumento, lo condusse all'albergo. ed ebbe cura di lui, e il dì seguente
tirò fuori due denari, e li diede all’oste, e gli disse:
«
Abbi cura di lui: e tutto quello che spenderai di più, te lo
restituirò al mio ritorno ». « V a, e la anche tu allo stesso modo » dice Gesù anche a te.
PARTE II
IL SA CRAMENTO DELLA PENITENZA
CHE COSA È IL
PECCATO?
Il peccato è una trasgressione volontaria della legge di Dio, una
disobbedienza a Dio, e quindi un'offesa alla Sua Infinita Maestà, perché preferiamo
la volontà nostra alla Sua e violiamo così gl'imprescrittibili Suoi diritti
alla nostra sottomissione. Vi sono due specie di peccati:
Quando con piena avvertenza e pieno consenso trasgrediamo una
legge importante, - necessaria al conseguimento del nostro fine, - in
materia grave, il peccato è mortale. Questo priva istantaneamente
l'anima della grazia santificante, che ne costituisce la vita soprannaturale.
Il peccato mortale è come una specie di suicidio spirituale; spoglia come un
ladro, di tutte le virtù e dei doni che accompagnano la grazia abituale. Con
il peccato mortale perdiamo pure tutti i meriti passati, accumulati con tanti
sforzi, e finché rimaniamo in peccato mortale, non possiamo meritar nulla per
il cielo. Si fa piacere al demonio; « e poiché il demonio è la stessa
tenebra, la povera anima diviene una medesima tenebra con lui ». (S.
Teresa)
A questa tragedia orribile si aggiunge la terribile schiavitù che
il peccatore deve ormai subire. Per la perdita della grazia, le passioni
cattive si fanno scatenare, formano presto le cattive abitudini con le
ricadute così difficili a schivarsi; infiacchiscono gradatamente le forze
morali.
Le grazie attuali diminuiscono, sopraggiunge lo scoraggiamento e talvolta la disperazione
nell'ora dell'agonia. Sarebbe la fine di questa povera anima se Gesù, il Buon
Pastore, in un eccesso di misericordia non venisse a liberare dalle spine la
sua pecorella smarrita. ) (Tanquerey)
Quando la legge da noi violata non è necessaria al conseguimento
del nostro fine, o quando la violiamo in materia leggera, oppure, essendo la
legge grave in sè, non la trasgrediamo con piena
avvertenza o pieno consenso, il peccato è soltanto veniale, e non ci priva
dello stato di grazia santificante.
Il peccato veniale deliberato è il più gran male, in sostanza,
dopo il peccato mortale: un'offesa a Dio, una disobbedienza, voluta con pieno
consenso dopo averci riflettuto. E' un'ingiuria, un insulto a Dio.
Una volontà divina infinitamente sapiente e retta, sacrificata alla
nostra che è cosi soggetta all'errore e al capriccio.
Secondo Santa Teresa, è come se dicesse:
«
Signore, benché quest'azione Vi dispiaccia, pure io la farò. So bene che Voi
la vedete, so molto bene che non la volete; ma preferisco la mia fantasia e la
mia inclinazione, anziché la Vostra Volontà ». Vi par poca cosa
trattar così Dio, il Signore dei Signori, il Re dei re?
«
In questa vita, il peccato veniale commesso frequentemente e con proposito deliberato,
priva l'anima di molte grazie, diminuisce gradatamente il fervore e predispone
al peccato mortale. La priva d'una nuova grazia, che avrebbe ricevuto se
avesse resistito alla tentazione, e quindi di un grado di gloria per
tutta l'eternità, che se si fosse mantenuta fedele avrebbe potuto acquistare.
La priva d'un grado d'amore che Dio voleva darle. E' una perdita immensa, la
perdita d'un tesoro più prezioso che tutti i regni del mondo.
Il gran pericolo è di scivolare a poco a poco giù fin nel peccato
mortale. Crescono le nostre inclinazioni al piacere ed alla sensualità. Quanto
più si concede a questo per.fido nemico, tanto più esso chiede, perchè è insaziabile. (Tanquerey)
Scrive P. L. Lallemand: « La rovina
delle anime viene dal moltiplicarsi dei
peccati veniali che cagionano la diminuzione dei lumi e delle
ispirazioni divine, delle grazie e delle consolazioni interne del
fervore e del coraggio per resistere agli assalti del nemico. Ne segue
l'accecamento, la debolezza, le cadute frequenti, l'abitudine, l'insensibilità,
perché guadagnato che sia l'affetto, sì pecca quasi senza aver sentimento del
peccato. » Con ogni peccato veniale accresciamo il nostro tormento nel
Purgatorio. Non potremo dunque mai troppo abbominarlo, mai troppo ripararlo
con la penitenza e con elemosina.
«
La tentazione è una sollecitazione al peccato proveniente dai nostri nemici
spirituali. Varia secondo il temperamento, il carattere, e l'educazione. »
Per saper distinguere i vari casi, esaminiamo la dottrina di Sant'
Agostino sulle tre fasi delle tentazioni: 1. la suggestione, 2. la dilettazione,
3. il consenso.
«LA
SUGGESTIONE consiste nella proposta di qualche male. La fantasia o la mente
vi rappresenta, in modo più o meno vivo, le attrattive del frutto proibito;
talvolta questa rappresentazione è molto seducente, assale con tenacia
e diventa una specie d'ossessione. Per quanto pericolosa sia, la suggestione non
è peccato, purché non sia stata volontariamente provocata e non vi si acconsenta;
non vi è colpa se non quando la volontà dà il consenso.
DILETTAZIONE
quando la parte inferiore dell'anima piega istintivamente verso il male
suggerito e ne prova un certo diletto, ma senza il consenso, anzi a dispetto
della parte superiore. Come dice S. Paolo: « la carne ha desideri
contrari allo spirito » .
Finché la volontà non vi aderisce, questa dilettazione
della parte inferiore non è peccato, ma è un gran pericolo, perché la volontà si
trova sollecitata a dare l'adesione; onde si pone l'alternativa: la volontà
acconsentirà si o no?
CONSENSO.
Se la volontà rifiuta il consenso, combatte la tentazione e la respinge, iesce vittoriosa e fa un atto molto meritorio. Se invece si
compiace nella dilettazione, vi prende volontario piacere e vi consente, il
peccato intero è commesso.
Quindi tutto dipende dal libero consenso della volontà, onde noi
per maggior chiarezza, indicheremo i segni da cui si può conoscere se e in
quale misura si è acconsentito.
NON
si è acconsentito quando nonostante la suggestione e l'istintivo diletto che
l'accompagna, si prova disgusto nel vedersi così tentati," quando si
lotta per non soccombere; quando nella parte superiore dell'anima si ha vivo
orrore del male proposto .
A S. Caterina da Siena, violentemente tentata contro la castità,
Nostro Signore disse: « Dimmi un poco: quei brutti pensieri del tuo cuore ti davano
piacere o tristezza? amarezza o
diletto? ».
Caterina rispose: « Somma amarezza e tristezza. »
Gesù la consolò aggiungendo che quelle pene erano gran merito e gran guadagno.
Si può essere colpevoli in causa della tentazione, quando si prevede che questa
o quell'azione che possiamo evitare, ci sarà fonte di tentazioni: « Se
so, dice S. Francesco di Sales, che una
conversazione mi è causa di tentazione e di caduta eppure ci vado di mia
volontà: io sono colpevole di tutte le tentazioni che vi proverò.
Quando non si respinge la tentazione prontamente, appena se ne vede
il pericolo, vi è colpa di imprudenza che, senza essere grave, espone al
pericolo di acconsentire alla tentazione.
Quando si esita un istante: si vorrebbe gustare un pochino il
proibito diletto ma senza offendere Dio, ossia, dopo un momento di esitazione
si respinge la tentazione; anche qui è colpa veniale d'imprudenza.
Quando non si respinge la tentazione che a metà; si resiste ma
fiaccamente e imperfettamente, ora una mezza resistenza è' un
mezzo consenso: quindi colpa veniale.
Il
consenso è pieno ed intiero, quando la volontà, indebolita dalle prime
concessioni, si lascia trascinare e gustar volontariamente il cattivo
diletto, nonostante le proteste della coscienza che riconosce che è male,'
allora, se la materia è grave, il peccato è mortale. Se al
pensiero si aggiunge il desiderio acconsentito, è colpa più grave, Se
poi dal desiderio si passa all'esecuzione, o almeno alla ricerca e alla
provvisione dei mezzi adatti all'esecuzione del proprio disegno, si ha il
peccato di opera », (Tanquerey).
L'origine del Sacramento della penitenza è documentato nel S, Evangelo,
Gesù disse a S, Pietro: « lo ti darò le chiavi del regno dei Cieli,' e
tutto ciò che tu legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che tu
scioglierai sulla terra, sarà sciolto nei cieli, (S, Matt. 16-19)
S. Giovanni apostolo ricorda pure, che Gesù, comparendo dopo la
Sua risurrezione agli apostoli radunati nel Cenacolo, disse:
«
La pace sia con voi! Come il Padre ha mandato me, così 10 mando voi.
E detto questo, soffiò su loro e soggiunse: « Ricevete lo
Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati saranno rimessi: ed a chi li
riterrete, saranno ritenuti ». (S. Giov. 20-19)
San Cipriano, nei più remoti tempi del Cristianesimo, scrive
così: « Contessi
ciascuno il suo delitto, ve ne scongiuro, mentre siete ancora in vita, quando è
ancora possibile la Confessione, quando la espiazione e la remissione è
fatta per mezzo del sacerdote può essere ancora accettata anche da Dio ». E
cosi tonti altri Santi Padri e scrittori: S. Basilio,. S. Ambrogio, S. Agostino
tino ai santi dei nostri tempi.
Satana ha un gran terrore della confessione ben fatta, con
proponimenti seri e si sforza di impedire che ci contessiamo e ci contessiamo
bene.
Come il lupo atterra le pecore per la gola, perché non possano
gridare, e se le porta via e le divora, così fa il demonio con certe anime, le
afferra per la gola, affinché non confessino i peccati e così le trascina
miseramente all'interno.
San Tommaso dice: « quanto più uno si confessa, tanto maggiore pena
temporale gli Viene rimessa.... per il che potrebbe accadere, che a forza di
confessarsi, gli venga rimessa ogni pena. »
La Confessione è il sacramento istituito da Gesù Cristo, per
rimettere i
peccati commessi dopo il Battesimo. Dogma di fede: « credo la
remissione dei peccati » , senza riguardo alla loro qualità, specie o
numero. Questa consolante verità la ripetiamo ogni volta che si recita il
Credo.
Il segreto della confessione inviolabile, durerà sempre, anche
dopo la morte del penitente. E' desiderabile che anche il penitente conservi
il silenzio riguardo alle parole udite nella Confessione senza raccontarle a
terzi.
Un episodio efficace della vita di S. Giovanni Bosco è questo:
S. Giovanni Bosco ebbe una notte un sogno straordinario, denso di significato
profondo: «
Vidi in una chiesa una schiera di giovanotti" Non pregavano essi. ma
sembrano prepararsi alla Confessione. Mi sedetti al confessionale," ma
presto, vedendo tanti giovani, mi alzai per guardare se vi fossero altri
Confessori che mi aiutassero, non vedendo nessuno, m'incamminai per andare in
sacrestia e chiedere qualche Sacerdote. Ed ecco vidi qua e là giovani, i quali
avevano una corda al collo, che loro stringeva la gola. Perché quella corda? -
domandai. Levatela! - Un giovane mi rispose: Non posso levarla; vi è
uno dietro che la tiene.
Volsi allora gli occhi con maggiore attenzione su quella
moltitudine di giovani e mi parve di vedere dietro alle spalle di molti
spuntare due lunghissime corna. Mi avvicinai per vedere meglio; vidi una brutta
bestia, in forma di gattone, con lunghe corna, che stringevano quel laccio.
Interrogai quel brutto animale ed esso si nascondeva
ancora di più. Allora dissi ad un giovane:
«
Va' in sacrestia e di' a Don Merlone, direttore della sacrestia, che ti dia
il secchiello dell'acqua benedetta! Il giovane ritornò ben presto.
Presi allora io l'aspersorio e domandai ad uno di quei gattoni:
«
Chi sei tu?»
L'animale, che mi guardava, allargò la bocca, allungò la lingua
e poi si mise a digrinare i denti, in atto di
avventarsi contro di me.
«
Dimmi presto, cosa fai qui? Infuria come ti pare, non ti temo. »
Il mostro cominciò a contorcersi, io lo consideravo attentamente
e vidi che aveva in mano vari lacci.
«
Orsù, che cosa fai qui - e alzai l'aspersorio. Egli allora voleva
fuggire. Non fuggirai; rimani qui, te lo comando!
«
Ringhiò: Guarda - mi disse, presentandomi i lacci.
«
Dimmi, - io soggiunsi: - Che cosa sono questi tre lacci? Che
cosa significano?
«
E non sai? lo stando qui, mi rispose, con questi tre lacci stringo i giovani
perché si confessino male; con questi io conduco all'inferno tante e
tante anime.»)
«
E in qual maniera.»
«
Oh! non te lo voglio dire; tu lo paleserai ai giovani. »
«
Voglio sapere che cosa sono questi tre lacci! Parla, altrimenti ti getto
addosso l'acqua benedetta! . »
Il mostro storcendosi spaventosamente, rispose:
«
Il primo modo col quale stringo questo laccio, è col fare tacere
ai giovanetti i loro peccati in Confessione » .
«
Ed il secondo? »
«
Il secondo è spingerli a confessarsi senza dolore. »
«
E il terzo? »
«
Ah! il terzo non te lo voglio dire! No, no; non parlerò! » - e
si mise a gridare forte. E come? .... E non ti basta? ... lo ho
già detto troppo! - e ritornò ad infuriarsi.
«
Ed io voglio che tu lo dica » , e ripetendo la minaccia, alzai il
braccio. Allora uscirono fiamme dai suoi occhi, poi alcune gocce di sangue, e
disse:
«
Il terzo è il non fare proponimento fermo e non seguire gli avvisi del
Confessore ».
«
Brutta bestia! » - gli gridai per la seconda volta, e mentre
volevo domandargli altre cose e intimargli di svelarmi in quale modo si
potesse rimediare a tanto male, tutti quei mostri si diedero alla fuga. »
Si erano studiati di stare nascosti, incominciarono a gridare e
a prendersela contro colui che aveva parlato; fecero una sollevazione
generale.
Io vedendo quello scompiglio, gettai l'acqua benedetta sul
gattone che aveva parlato e gli dissi:
«
Ora va'! » - e quello disparve. Allora tutti quei mostri si diedero
alla fuga.
Questa visione di s. Giovanni Bosco dovrebbe essere
meditata da tutti coloro che si preparano per la Confessione.
« CONFESSARSI E NON EMENDARSI E' LA VIA CERTA PER DANNARSI»
Le
5 cose necessarie per una valida confessione.
Tra le azioni umane, nessuna ha conseguenze così gravi e importanti come la S . Confessione.
Fatta bene è la resurrezione per la vita della Grazia e la vita
Eterna,. fatta male, in fretta, con negligenza o per abitudine, senza esame
serio, senza dolore e senza il fermo proposito di emendarsi, dà
la morte eterna con tutte le pene dell'inferno.
«
Il farla bene è segno di salvezza, » come dice San
Gregorio.
Per fare una buona confessione si richiedono cinque cose:
1.
L'ESAME DI COSCIENZA. Si fa richiamando alla mente i peccati
commessi a cominciare dall'ultima confessione ben fatta. Si deve fare con
esattezza, riflettendo sul male che abbiamo commesso verso Dio, il ProssimO e
noi stessi, e sul bene che non si è tatto o è stato tatto
malamente, indicando il numero delle mancanze almeno approssimativa. mente, le
circostanze aggravanti, le conseguenze tristi, se vi sia stato scandalo, o
maldicenza grave, innanzi a molte persone, contro superiori o sacerdoti,
riflettendo sulle parole di Gesù: « chi disprezza voi, disprezza Me. » Chi per
negligenza, o difetto notevole nell'esame, o per
vergogna, omette l'accusa di un solo peccato mortale, fa un sacrilegio e
la confessione non è valida. Un'abitudine tutta propria dei cattivi è
quella di operare sempre male e di non pensarvi: essi chiudono gli
occhi sui loro peccati, e continuano a vivere senza darsene pensiero, come
narcotizzati, finché in ultimo la giustizia divina apre loro gli occhi.
«
Il giusto, per contrario, esamina e scruta ogni giorno la sua condotta, lava
ciò che vi trova di impuro colle lacrime della penitenza. » (S. Greg.)
«
Io rifletto ogni sera su ciò che ho detto, pensato e tatto durante il
giorno » diceva Cicerone .
2.
IL DOLORE O PENTIMENTO. E' quel dispiacere e odio dei peccati
commessi che ci fa proporre di non più peccare. Il dolore perfetto se
sentiamo più dolore di aver offeso e disgustato Dio, Padre infinitamente buono
e misericordioso, che non di tutti i mali del mondo e pensiamo che il nostro
peccato fu la causa della Passione e morte di N. S. Gesù Cristo. Se ci pentiamo
dei peccati solo per timore dell'interno, il nostro dolore è imperfetto. E' necessario aver
dolore di tutti i peccati mortali commessi, senza eccezione, e conviene
averlo anche dei veniali.
San Carlo Borromeo, il grande Arcivescovo di Milano, soleva
ritirarsi ogni anno in qualche luogo solitario per fare gli esercizi spirituali
e la
confessione annuale. Sopra tutti gli altri luoghi, egli amava il Santuario di
Monte Varallo, posto nella diocesi di Novara, sul
confine della Svizzera, ove sono rappresentati in diverse cappelle i Misteri
della nostra Redenzione.
Dopo aver lungamente pregato, si poneva a visitare le cappelle,
fermandosi specialmente davanti a tre quadri, nei quali erano dipinti
l'Inferno, il Paradiso e Gesù Crocifisso. Davanti al primo pensava a tutti quei
tormenti che egli s'immaginava d'aver meritato coi suoi peccati e faceva un primo atto di
detestazione delle sue colpe. Davanti al secondo contemplava la gloria dei
Santi, gemendo e sospirando che i suoi peccati gli impedissero di
andarvi ed emetteva un secondo atto di dolore intenso in vista a tanto bene
perduto.
Finalmente davanti al terzo quadro rappresentante Gesù
Crocifisso diceva a se stesso: « Ecco qui l'opera dei miei peccati! lo sono stato la
cagione di tanti strazi e della morte del mio Dio. O Gesù, che cosa
m'avete fatto di male, perché io dovessi trattarvi a quel modo? Mi avete amato
con amore infinito, mi avete immensamente beneficato.... siete infinitamente
buono ed amabile, l' Amore Increato! Ed io ho avuto cuore di trattarvi così!
Barbaro che fui... Ma ora detesto e piango i miei peccati, e propongo
ad ogni costo... etc. ». Così il Santo sapeva eccitare in sé il vero
dolore delle colpe, passando con facilità dall'attrizione al dolore perfetto.
3.
FERMO PROPOSITO. E' la volontà risoluta di non commettere mai più peccati e
di fuggirne le occasioni. E' una determinazione costante di soffrire tutto,
perder tutto, piuttosto che commettere di nuovo la colpa dopo aver conosciuto
la malizia del peccato. Non vi è penitenza vera ed accettabile davanti alla divina
giustizia, se non quando vi è una determinazione ferma di non più offendere
Dio. Senza questo fermo proposito non c'è confessione valida, né vero dolore.
Il fermo proposito deve essere universale, cioè deve estendersi a tutti i
peccati, almeno i mortali. Deve essere pratico cioè estirparli tali e
tali peccati, determinare i mezzi e il modo di conseguire questo fine. I
mezzi per vincere il peccato sono la preghiera, la vigilanza, l'evitare
ogni occasione di peccato e infine la mortificazione dei sensi interni ed
esterni. Dove non c' è emendamento non c' è pentimento, diceva S. Isidoro. Non
sono penitenti, ma derisori della penitenza, tutti coloro che si confessano
senza il proposito dell'emendamento » . Il fermo proposito deve essere perseverante.
Ogni sera ci dobbiamo chiedere se abbiamo mantenuto la nostra promessa ».
4. ACCUSA O CONFESSIONE. E' la manifestazione dei
peccati fatta al sacerdote o confessore per averne l'assoluzione. Siamo obbligati
a confessarci di tutti i peccati mortali non ancora confessati o confessati
male; giova però confessare anche i veniali. Chi sa di non essersi confessato
bene, deve rifare le confessioni mal fatte e accusarsi dei sacrilegi commessi:
mille volte meglio non confessarsi che confessarsi male e commettere un
sacrilegio. Non accusare un peccato di cui si dubita sia veniale o mortale,
sarebbe un sacrilegio.« Il demonio, purtroppo, che ci toglie ogni rossore
quando commettiamo la colpa, ce la restituisce poi quando dobbiamo
confessarla ».
Non si riflette abbastanza che per questa maledetta
vergogna, si uccide l'anima propria, si commette un delitto dei più orribili,
perché si calpesta il sangue di Gesù Cristo e si fa servire a rovina quel
Sacramento che è stato stabilito a nostra salvezza ».
La buona Confessione deve essere umile, sincera, completa.
Davanti al sacerdote dobbiamo presentarci come davanti a Cristo, con profonda
umiltà interna ed esterna. La sincerità della confessione consiste nel dire con
semplicità tutto ciò che ricordiamo, senza incolpare gli altri, o nominare
terze persone, senza nascondere la colpa per vergogna. Si può ingannare
l'uomo, ma non Dio. Nel giorno del Giudizio tutti i peccati saranno
manifestati agli sguardi del mondo, e per un pò di
vergogna che si vuole evitare nella confessione si sarà ricoperti di eterna
confusione .
Terminata l'accusa, il confessore dà l'assoluzione. E' la
sentenza del sacerdote che in nome di Gesù Cristo, rimette i peccati al
penitente.
5. SODDISFAZIONE O PENITENZA SACRAMENTALE: E' la
preghiera e l'opera buona imposta dal confessore a castigo e a correzione
del peccato, e a sconto della pena temporanea meritata peccando. Deve
essere fatta al più presto possibile dopo la confessione. Dio nella Sua
bontà illimitata perdona, ma nella Sua
giustizia e santità infinita esige una soddisfazione. Chi non fa
penitenza e soddisfazione in questa vita, deve tarla nel Purgatorio. Gesù per
placare questa giustizia divina per i peccati commessi dagli uomini, ha
pianto, digiunato, sudato sangue ed è morto sul legno della croce tra due
malfattori
Dobbiamo quindi ricevere la penitenza con umile sottomissione ed
eseguire con esattezza. Alla penitenza Sacramentale dobbiamo aggiungere i nostri dolori, .fisici e
morali, le contraddizioni e le pene della vita presente e la croce quotidiana
dei nostri doveri ed obblighi come penitenza, offrendoli a Dio in espiazione
delle nostre colpe onde voglia il Signore Misericordioso, abbreviare il nostro
soggiorno nel carcere tremendo del Purgatorio.
« SE VUOI ENTRARE NELLA VITA, OSSERVA I COMANDAMENTI »
Rispose Gesù al giovane ricco, e a tutti gli uomini desiderosi
della vita eterna. E indicò così l'unica via che conduca al cielo.
I Comandamenti di Dio o Decalogo sono le leggi morali che Dio nel
Vecchio Testamento diede a Mosè sul Monte Sinai, e Gesù perfezionò e completò
col Nuovo Testamento.
n decalogo c'impone i più
stretti doveri di natura verso Dio, noi stessi e il prossimo come pure gli
altri doveri che ne derivano, per esempio i doveri del proprio stato e di
professione.
Siamo obbligati a osservare i Comandamenti di Dio, perchè sono imposti da Lui, nostro Creatore, nostro Dio
nostro Padrone supremo, e dettati dalla natura e dalla sana ragione.
I Comandamenti di Dio si possono osservare tutti e sempre, anche
nelle più forti tentazioni, con la grazia che Dio non nega mai a chi Lo invoca
di cuore. Ogni Comandamento contiene un ordine e una proibizione.
MASSIMO E PRIMO COMANDAMENTO:
« Amerai il Signore Dio tuo con
tutto il cuore con tutta l'anima tua con tutta la tua mente ».
Dio
è amore e chiede solo amore. Facendo l'esame di coscienza sopra il
primo comandamento, la coscienza non può essere in dubbio se si è mancato
o no, perchè Cristo stesso definisce che cosa è l'amor
di Dio. « Chi ritiene i miei Comandamenti e li osserva, quello mi
ama. Chi non mi ama non osserva le mie parole. Solo un « si »
o un « no » può essere la risposta. »
«Tutto
il tuo cuore », non come serva che obbedisce al comando del padrone, ma come
un figlio affettuoso, previene i desideri del migliore dei padri, cioè
di Dio. « Con tutta l'anima tua », Dio è Spirito e « deve
essere adorato in ispirito e verità ». Se io
vado a Messa, ma l'anima mia non si unisce al sacrificio e non prega senza
distrazione durante la Messa, l'anima mia non ha prestato il culto dovuto alla
Divina Maestà. Ha commesso mancanza. Se dò copiose
elemosine, ma dopo torno al peccato, io non amo Dio con tutta l'anima... «
Chi ama l'iniquità odia l'anima propria » (Salm.
10)
«Con tutta la mente» Siamo obbligati, se
vogliamo adempire il primo Comandamento, a studiare nei minimi particolari la
legge di Dio, come dice il salmista: « Beato l'uomo, che nella
legge del Signore ha la sua compiacenza, e nella legge di Lui medita
giorno e notte » (Salm. 1.)
Con la memoria dobbiamo ricordare in ogni nostro affare ed azione la
giusta via da seguire, e con la volontà, anche a costo di
sacrificio e a costo della vita, dobbiamo osservare sempre i dieci
Comandamenti.« Chi persevera sino alla fine, questi è salvo. »
«
Il premio è promesso non a chi incomincia bene, nè
a chi continua per un certo tempo, ma a chi persevera sino alla fine;
quindi chi ha incominciato cerchi di perseverare nella legge sempre meglio.
Chi ha proseguito cerchi di giungere alla fine e chi disgraziatamente non è
osservante, si metta sulla buona strada e si sforzi di perseverare. Lo so
che è un compito abbastanza difficile, però l'esempio dei Santi, l'aiuto
della Vergine SS.ma, la grazia di Dio, è sempre
pronta a chi la chiede, non ci mancherà ».
IL SECONDO È SIMILE A QUESTO:
«
Amerai il prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la
legge e i profeti . »
Per non camminare in tenebre, Gesù il Maestro Buono anche qui dà
una definizione precisa, chiara sulla misura dell'amore per il prossimo: « Amatevi l'un l'altro come
Io vi ho amati » . L'esempio di Gesù insegna le opere di misericordia spirituale e
corporale verso il prossimo, perfino a sacrificare se stessi per il bene
spirituale o temporale degli altri, come in verità fanno i missionari, i
sacerdoti e
tante altre anime generose e dovrebbero fare anche i genitori per il
bene spirituale dei loro figli. Il nostro esame, nel grande giorno del giudizio
finale, non avrà altro tema che la carità che abbiamo praticato verso
il nostro prossimo. « Tutto ciò che avete fatto per il minimo dei miei
fratelli, lo avrete fatto per Me » dirà Cristo. « Da questo
conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete mutuo amore ». (S. Giov.
XIII.32-38). Che cosa hai fatto tu finora per il tuo prossimo? Come risponderai
a Gesù nell'ultimo giorno?
I COMANDAMENTO
lo sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio fuori che
Me.
Il primo comandamento ci ordina di essere religiosi, cioè di
credere in Dio e di amarlo, adorarlo e servirlo come l'unico e vero
Dio, Creatore e Signore di tutte le cose visibili ed invisibili.
Chi
pecca contro il primo Comandamento?
Chi trascura in pubblico e nella vita privata il culto
dovuto a Dio con la preghiera del mattino e della sera, di prima e dopo
i pasti e sdegna di compiere atti religiosi.
Chi coltiva dubbi volontari sulle Verità della Fede, o mette in
pericolo la sua fede trascurando la istruzione religiosa, legge giornali,
libri, riviste contrari alla fede. Chi nega la verità rivelata da Dio ed
insegnata dalla Chiesa. Chi combatte apertamente la religione, chi deride i
riti e le funzioni, i sacerdoti e i fedeli che frequentano la Chiesa.
Chi appartiene ad associazioni ed idee contrarie alla religione, è condannato e scomunicato
dalla Chiesa. (Comunisti, massoni, spiritismo) . Chi per rispetto umano
trascura il culto pubblico, le processioni. Si rende colpevole di empietà chi
rifiuta a Dio ogni culto. E' idolatra (in senso moderno) chi ama le creature e
si serve di loro invece di Dio. Chi è schiavo del denaro, delle
passioni del ventre. Chi ricorre agli spiriti, al demonio per conoscere le
cose occulte e future. Essendo il demonio Padre di bugia non sarebbe mai
capace di dire la verità; il futuro appartiene solo alla Divina Provvidenza.
SUPERSTIZIONE:
Si fa peccato di superstizione ogni qualvolta si onora Dio in una maniera
sconveniente alla Sua Maestà o contraria alla Sua Volontà, ed ogni qualvolta
si attribuisce ad un'azione o ad una cosa una virtù soprannaturale che non ha.
Per esempio, chi attribuisce a un tal numero di Pater Ave e Gloria,
un'efficacia infallibile ad ottenere certe grazie. Chi pretende conoscere il
futuro a mezzo dei sogni, della sorte, dell'astrologia. E' peccato di
superstizione dar retta ai sogni e riguardarli come indizi di avvenimenti
buoni e cattivi, ossia di fortune o disgrazie: perchè
a meno che si tratti di una rivelazione speciale di Dio, essi non possono aver
alcuna relazione con le cose liete o tristi che dovranno capitare, non essendo
altro che effetti di fantasia o effetti fisici o turbamenti del maligno.
E'
peccato consultare gli astrologi, voler conoscere dalle stelle se si
morirà giovani o vecchi, se si sarà ricco o povero, felici o infelici. Tutto
ciò che riguarda la vita umana Dio l'ha riservata a sè,
« ed un sol capello della nostra testa non cade senza il suo permesso »
.
Molti
prendono l'ululato del cane, il gemito della civetta, il canto del gallo come
presagio di disgrazie e non fanno altro che offendere Dio. Aprono la loro vita
agli inganni del demonio, « che con premura si mette in mezzo anche senza essere
chiamato. » (S. Tommaso)
LO
SPIRITISMO è la superstizione praticata da coloro che fanno comparire gli
spiriti e l'interrogano per conoscere Ciò che umanamente non
potrebbero sapere. Dio non può permettere che gli Angeli suoi o le anime dei
defunti servano di trastullo alla curiosità o alla speculazione di uomini
peccatori, cioè nemici di Dio, ma sono solo esclusivamente demoni che si
mettono in comunicazione con gli spiritisti i quali fingono di chiamare l'anima
di tale o tal'altro trapassato. Essi ridono che con cosi semplice mezzo possono
ingannare gli uomini.
La
Chiesa cattolica condanna severamente sotto pena grave perfino coloro che danno
il nome a tali società, che intervengono, o che stanno in comunicazione con
persone che frequentano queste adunanze. (Decr.
S. Uff. 29 apr. 1917).
VANA
OSSERVANZA. Un'altra specie di superstizione: avanzi del paganesimo ed
intervento diabolico, cioè sono sempre peccati, eccetto in caso d'ignoranza.
Si
pecca di vana osservanza quando si pretende di conseguire certi effetti con
mezzi non
stabiliti da Dio e non proporzionati. Uno va dall'astrologo per
sapere di che morte morrà. Pretende dall'uomo, ciò che sa solo Dio. Uno per non
morire sul colpo porta addosso sempre una preghiera: si tratta di un peccato
di superstizione, perchè Dio non dà mai il potere
alla carta di salvare dalla morte improvvisa. Si può evitare tale disgrazia pregando
con umiltà che Dio nella Sua infinita bontà ci preservi da tale sciagura. E'
peccato di vana osservanza la cosi detta preghiera a catena, che consiste nel
mandare un certo numero di copie di una preghiera scritta ad altrettante
persone, intimando a ciascuna di riprodurla ed inviarla ad altre, con minaccia
di disgrazie e castighi a chi rompe la catena.
Pecca
chi prende come segno di disgrazia la rottura di un cristallo, il numero
tredici, incontrare certe persone, o pretendere che un'erba perchè
raccolta in tal luogo e a tale ora abbia efficacia. E' superstizione non intraprendere
viaggi di venerdi, il giorno santo in cui il Signore
intraprese il suo ultimo viaggio sul Calvario e così santificato. Tutte queste
cose per un cristiano sono sempre peccato, perchè
mancanza di fiducia in Dio, e direttamente Lo offendono. Solo Dio ed
unicamente Dio, è moderatore di ogni evento umano.
« Non si muove foglia se Dio non voglia. »
IRRIVERENZA
NEL LUOGO SÀCRO, come parlare, mangiare caramelle, allattare bambini. Una
beata vide registrare di una sua amica morta tutte le mancanze commesse nel
luogo santo, le irriverenze, le distrazioni, i discorsi inutili fatti in
chiesa.
Sono irriverenze le genuflessioni superficiali, appena un inchino
a Colui che gli angeli adorano con la faccia prostrata a terra.
SACRILEGIO:
è la profanazione di una persona, o di un luogo o di una cosa consacrate a
Dio. E' sacrilegio insultare, calunniare una persona consacrata a Dio. Commette
sacrilegio chi mette le mani addosso a persone consacrate, e chi le cita
davanti a un tribunale secolare senza il permesso ecclesiastico. Chi insidia
la castità sacerdotale. Sacrilegio commette chi ruba in Chiesa, chi fa dei
guasti a un altare, in un cimitero, chi tiene discorsi osceni O compie atti peccaminosi, o compie un'azione
esterna che disdice alla riverenza dovuta ai luoghi sacri. Sacrilegio fa chi
tratta irriverentemente immagini sacre, reliquie dei santi, ecc. chi converte in uso
profano di beni ecclesiastici. (Comunismo). Il maggior sacrilegio reale è di
ricevere indegnamente Gesù nella Sacra Particola.
"
Il nome di Dio non sia di continuo sulle tue labbra, e non mescolare col
discorso il nome dei Santi, perchè non ne andrai impunito.
(Eccl. XXII.).
Nominare
il nome di Dio invano significa pronunziare, senza giusta causa, o senza la
debita riverenza, con leggerezza in ogni discorso profano o mondano tra giochi
o passatempi, il nome Santo di Dio. E' il più grave fra i peccati veniali e può
diventare anche mortale in certe circostanze. Sempre un'offesa a Dio. Altissimo
con un comandamento proprio onora la grandezza e la santità del Suo nome. Noi
che di fronte a Dio siamo vermi non prendiamo alla leggera questa lezione.
LA
BESTEMMIA. La bestemmia è definita dai teologi: « una parola,
un segno od un opera ingiuriosa a Dio, Gesù Cristo, Ostia Santa, alla
Vergine, ai Santi. » Si commette non solo con la parola, ma anche col
pensiero e coll'opera. Essa consiste in una parola oltraggiosa, in un
epiteto disonorante che si lancia contro Dio, la S.. Vergine e i Santi. E' un
linguaggio diabolico. « Nessun peccato è più orribile della
bestemmia. che mette la sua bocca fino in cielo. » (S. Girolamo.) Una
anima che soffre vedendo oltraggiato il suo Dio, con un « Gesù, Maria vi
amo salvate anime » ripara mille bestemmie disse Gesù a Suor Consolata Bertrami.
La bestemmia è sempre peccato mortale. Satana bestemmia perchè è tormentato, il cristiano invece è solo beneficato
da Dio! Quale ingratitudine! Avaro, impuro, gode del suo peccato, il
bestemmiatore invece non ha nulla di sensibile, solo inferno profondo che sta
preparato se non si ravvede.
IL
GIURAMENTO è un atto di religione, una invocazione espressa o tacita,
diretta o indiretta, del nome di Dio, al fine di chiamarlo in testimonianza
della verità di Ciò che si dice o si promette. Per fare un vero
giuramento è necessario che vi sia l'intenzione di giurare, ossia
di chiamare Dio in testimonio. Se uno per es. dicesse: Giuro che è così », ma non
intende chiamare Dio in testimonio, in coscienza non farebbe alcun giuramento.
Giurare il falso è peccato gravissimo di spergiuro. « La
mia maledizione cadrà sulla casa di colui che nel Mio nome giura il falso.»(Zacc. V. 4.) E' peccato giurare senza necessità o
indurre altri a giurare il falso.
VOTO
è la promessa vera, deliberata, spontanea, fatta a Dio di una cosa
buona, a Lui gradita, alla quale ci obblighiamo per religione. Il voto
si fa solo a Dio. Per esser valido è necessaria l'intenzione di obbligarsi
e che la cosa sia possibile. La trasgressione del voto è peccato veniale
se fatta con tale intenzione, ed è grave se la materia del voto è grave
e se si è avuta intenzione di obbligarsi sotto pena di peccato
grave.
«
Se hai tatto qualche voto a Dio, non ritardare l'adempimento, perchè dispiace a Lui la stolta ed infedele
promessa. » (Eccl. V. 2.)
«
E' molto meglio non onorare Iddio con voti, che disonorarlo col trasgredire
i voti tatti.» (Eccl. 5. 4.)
PROPOSITO
è l'impulso di fare qualche opera di pietà, carità e devozione.
III. COMANDAMENTO
Santificare le feste significa onorare Dio nei giorni di festa
con atti di culto esterno ascoltando devotamente la S. Messa, astenendosi dai
lavori servili (lavare, stirare, cucire, coltivare i campi) dedicandosi
alla istruzione religiosa e a opere di cristiana carità. « Per sei
giorni lavorerai, e riposerai il settimo, perché in sei giorni il
Signore ha creato tutte le cose e al settimo si riposò. »
Si commette peccato mortale ogni volta che senza grave motivo la
domenica e le altre feste comandate, si tralascia di ascoltare la S. M essa,
obbligo di ogni cristiano dai 7 anni fino ai 60.
Dispensati sono gli ammalati e chi è impegnato nell'assistenza a
un malato, nella vigilanza dei bambini, la madre nel periodo di puerperio.
Sono dispensati quelli che abitano a una distanza che supera i tre Km. da fare
a piedi.
Non soddisfa al precetto e pecca gravemente chi non ascolta la messa intera, arriva
all'Offertorio, o va via prima della Comunione. Pecca chi è disattento,
dorme, legge libri profani, chi chiacchera o dà
cattivo esempio ed è senza devozione. La Santa Messa ascoltata per radio, non soddisfa
il precetto, perché è necessaria la presenza corporale.
ASTENERSI
DAI LAVORI SERVILI. Per lavori servili si intendono quelli che si compiono
più col corpo che non con la mente, per esempio: i lavori di
campagna, l'esercizio diversi mestieri, alcuni lavori di casa: lavare, stirare,
cucire. Lavorando il giorno di festa sia per guadagno che per passatempo, sì
commette peccato mortale, eccettuato se si lavora per breve tempo, esattamente
non oltre due ore e sempre con il permesso del proprio parroco o del
confessore.
DANNO
SCANDALO e peccano mortalmente tutti coloro che obbligano a lavorare la
domenica i propri dipendenti o impiegati, salvo le domestiche, e sono
responsabili di tanti peccati gravi e scandali quanto il numero delle
persone che lavorano dietro i loro ordini.
«
Se voi osservate i miei sabati (il giorno del Signore) sarà mio pensiero il
far che scenda in tempo la pioggia a fecondare le vostre campagne. . . la
terra produrrà i suoi germi e i rami delle piante si incurveranno sotto il peso
della frutta... lo manterrò la pace nei vostri confini. . . e porrò il
mio tabernacolo in mezzo a voi. . . lo sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo»
. (Lev.XXVII.)
L'ISTRUZIONE
RELIGIOSA. E' dovere di ogni cristiano ascoltare la spiegazione del S.
Vangelo e della dottrina cristiana. Chi trascura la propria istruzione
religiosa, commette peccato di ignoranza colpevole. « Chi teme il
Signore accoglie la Sua dottrina, e chi di buon mattino Lo cerca, trova la
benedizione; chi fa l'ipocrita ci troverà un'occasione di caduta. » (Eccl.
32. 18.)
SI
PROFANA LA FESTA con divertimenti illeciti, pericolosi, come il ballo,
occasione prossima di peccato perché può far sorgere pensieri, desideri, parole
contro la purezza« Un popolo che santifica la festa, ha già risolto per
tre quarti la questione sociale.»
- Onora il padre a la madre, se vuoi vivere lungo tempo
sopra la terra -
«
Chi affligge il padre e la madre, sarà disonorato ed infelice per tutta la
vita.» (Prov. XIX 26.)
«
Maledetto colui che non onora suo padre e sua madre » (Deut. 26. 16.)
Onorare il padre e la madre vuol dire dare a loro amore,
rispetto, obbedienza, assistenza.
Pecca contro l'amore filiale chi nutre odio, disprezzo,
avversione verso i propri genitori, desidera la loro morte, gode del loro
male, si vergogna di loro e l'insulta con parole o minaccie,
o li percuote o in altra maniera li disgusta e rattrista.
CONTRO
IL RISPETTO FILLALE: Pecca chi disprezza l'autorità dei genitori conferito
a loro da Dio stesso; e chi non ha stima di loro o non dimostra questo affetto
filiale anche esterioramente con umile sottomissione,
docilità ed obbedienza, scusando e compatendo i loro vizi e difetti,
sopportando pazientemente la loro dignità di genitori. « Maledetto
colui che non onora suo padre e sua madre. (Deut.
XXVII,)
LA
DlSOBBEDIENZA verso i genitori è quasi sempre
peccato grave, perché si trasgredisce ad un precetto imposto da Dio stesso.
Pecca chi non eseguisce gli ordini dei genitori prontamente
senza indugio e senza cercare pretesti di dispensa. Questa ubbidienza deve
essere cieca, costante per tutta la vita. Anche nella vecchiaia dura questo
obbligo, perché imposto da Dio stesso, con un premio immediato che ci dà già
qui sulla terra.
Solo
in due casi i figli sono dispensati dall'obbedire. ai propri genitori: 1°. Se il loro comando e contrario
ai Comandamenti di Dio, o i genitori comandano loro cose illecite. 2°. se i genitori oppongono alla scelta dello
stato ed alla vocazione religiosa dei figli « perché prima bisogna
obbedire a Dio e poi agli uomini. » (S. Pietro)
«
Figliuoli ascoltate la parola del padre, perché il Signore volle il padre
onorato da' figliuoli, e vindice del diritto della madre, lo rese saldo suoi
figliuoli. »
«
Chi onora il padre sarà allietato da' figliuoli, e nel giorno della sua
preghiera sarà esaudito. »
«
Chi teme il Signore, onora i genitori, e come a padroni servirà a
quelli che l'han generato, »
«
A fatti e in parole e con ogni sapienza onora tuo padre,
affinché scenda su di te la benedizione di lui. »
«
Simile a un infame è chi abbandona il padre, e maledetto dal
Signore chi irrita la madre. » (Eccl. 3. 6-8-9-18.)
Trasgredisce il quarto comandamento chi nega assistenza ai propri
genitori. L'assistenza all'anima consiste nel sollecitarli al bene se
fossero traviati, o lontani dalla Chiesa e da Dio; nel provvedere in tempo a
far loro ricevere il SS. Eucaristico come Viatico se gravemente infermi. E' un
dovere eseguire scrupolosamente la loro ultima volontà lasciata a voce o per
testamento. Dopo la loro morte con sollecitudine di un buon figlio cura di
alleviare il loro purgatorio con S. Messe, preghiere ed elemosine.
Riguardo
al corpo dovere filiale è provvedere
ai genitori alloggio, vitto, vestiario, curarli nella malattia, chiamare il
medico e procurare tutte le medicine o le cure necessarie per la loro
guarigione; e non considerare i genitori come un peso per il bilancio della
famiglia.
«
Figliuolo, prendi cura della vecchiaia di tuo padre, e non lo contristare in
vita sua.; E s'egli è svanito di mente, compatiscilo, e non
lo disprezzar nel tuo vigore. Perché la pietà verso il padre non sarà
dimenticata, e per i difetti della madre, ti si renderà bene. (Eccl. 3.
14.)
Il primo dovere è di assicurare loro un nido riscaldato dall'amore reciproco,
un ambiente somigliante nella sua purezza al santuario di Dio, dove il corpo è
il tempio dello Spirito Santo.
Il coniugi hanno il dovere di non limitare maliziosamente le
sorgenti della fecondità. Pecca gravemente chi abusa dello scopo del matrimonio
stabilito da Dio per la procreazione della prole. « Tanto è togliere la
vita a chi l'ha, quanto l'impedire che l'abbia a chi stava già per averla; e
se l'impedire che l'abbia a chi stava per averla non è un omicidio
compiuto, è però un omicidio anticipato. (Tertulliano.)
Conservare la vita, fare tutto perché si sviluppi sana e robusta prima e dopo la nascita,
è un dovere fondamentale. La madre si deve astenere dai divertimenti
eccessivi, dai lavori pesanti, dai sentimenti e disgusti violenti, non
deve ostacolare il lavoro della natura, e deve aver grande fiducia nella
Divina Provvidenza che provvede perfino gli uccelli del bosco.
La madre ha il dovere di provvedere ai figli gli alimenti
necessari perché crescano sani e robusti da salute fisica. La salute e la forza dell'organismo
servirà come il più importante capitale nella vita. Il denaro che 'risparmia
sugli alimenti del bambino dovrà spenderlo più tardi doppio per il dottore e le
medicine.
Commette grave mancanze chi ritarda o trascura o impedisce il
Santo Battesimo. Finché permane il peccato originale, il bambino rimane sotto
l'influenza di Satana, quale non lascerà solo dietro il comando del sacerdote: « esci da lui spirito immondo ».
La massima carità che il genitore o altra persona può fare a un
neonato è
di accelerare il suo Battesimo.
Pecca chi trascura di provvedere in tempo all'istruzione
religiosa, Comunione e Cresima dei figli prima che l'uso di ragione li porti a
commettere qualche peccato grave.
Gesù sulla via dolorosa rivolge la parola alle madri di
Gerusalemme ed alle madri di oggi: « Figliole di Gerusalemme, non piangete su di me, ma
piangete su voi stesse e sui vostri figliuoli. » Questo
ammonimento Gesù dice a quei genitori che formano il corpo, ma dopo per niente
o poco si curano dell'anima del bambino e non si interessano per nulla se
questa va a finire nel fuoco eterno.
Dopo la vita il più grande dono di Dio è quello di concederci
genitori veramente a lui fedeli. I primi insegnamenti che dalle labbra
della madre, scendono nel cuore dei figli hanno una forza grandissima e non si
cancellano mai più. Se i tuoi figli non sono la delizia dell'anima tua,
fai l'esame di coscienza e chiediti come stai con Dio?
Pecca chi trascura l'educazione civile secondo le sue
possibilità; e chi trascura la correzione commette mancanza. « La verga e la correzione
danno sapienza e un fanciullo abbandonato a se stesso, fa vergogna a sua madre. » (Prov. 29- 15.)
Pecca chi trascura la vigilanza attenta occulta e continua, in
rapporto alla loro vita morale, e alle loro letture, nell'adolescenza e nel
fidanzamento, in casa e fuori casa ed in ogni tempo.
Pecca chi dà cattivo esempio, chi scandalizza i bambini. Come
dice Gesù: «
Chi scandalizzerà uno di questi piccoli, sarebbe meglio che gli fosse appesa
al collo una macina da mulino e fosse sommerso nel profondo del mare. »
Il buon esempio vale più che le prediche. Una madre che nel cuore
del suo bambino riesce ad accendere l'amore verso la Madonna, ha assicurata la
sua felicità terrestre e celeste.
Una mancanza molto comune tra i genitori è di impedire il
matrimonio ai figli. Essi con ciò causano disordini, e abusano della loro
autorità. Forzare un figlio alla carriera ecclesiastica spesso è la rovina della loro eterna
salute.
Impendendo la vocazione religiosa dei figli, i genitori peccano gravemente,
distruggono i disegni di Dio e possono causare la perdizione eterna dei loro
figli.
LA
FEDELTA' è il primo dovere di ogni dipendente. Non ci si appropri mai nulla
di dò che appartiene al padrone.
Non si dissipi inutilmente la roba del padrone. Si deve
custodire esattamente la roba del padrone ed impedire che il padrone venga da
altri danneggiato.
Chi trascura d'impedire il danno ai padroni sia da parte di
domestici che di estranei o dipendenti, si fa complice del peccato e ha
il dovere di coscienza di risarcire il danno che poteva e doveva impedire.
Tutti i dipendenti, gli operai, i servi hanno il dovere di
vigilanza sull'onore ed il buon nome, l'interesse dei loro padroni, mantenendo
i segreti della famiglia, ed evitando di sparlarne. Questo obbligo
permane anche dopo che essi lasciano il servizio. Certe maldicenze e calunnie
non sono che vendette di anime vili.
LA
DILIGENZA è il secondo dovere. Chi trascura di adempire bene al suo dovere,
'lavora con grande stento, perde inutilmente il tempo, commette peccato di
ingiustizia, perché prende uno stipendio che non si è meritato. Certe
negligenze possono essere anche peccato grave. ricordando la parola di Gesù: . « Servo infingardo, inutile:
gettatelo nelle tenebre eterne. (S. Matt. XXV. 30)
IL
RISPETTO E L'OBBEDIENZA AI PADRONI. E' un dovere importante per tutti i
dipendenti in tutte le mansioni, operai, domestici, impiegati: « O servi
obbedite ai vostri padroni secondo la carne, con timore e tremore nella
semplicità del vostro cuore come a Cristo, non servendo solo all'occhio come
chi vuole piacere agli uomini. ( San Paolo)
Sacrosanto dovere è di disubbidire quanto il padrone comanda cose cattive o contro la legge di Dio. Guai ai servi che lo
assecondano. Andranno incontro ai guai, ma si conserveranno sempre fedeli a
Dio.
«
Se alcuno non pensa a quei di casa, costui ha rinnegato la fede ed è peggio
d'un infedele. » (S. Paolo I. Tim. V. 8.)
LA
GIUSTIZIA è il primo dovere, cioè pagare esattamente la mercede convenuta
secondo il lavoro e le fatiche. « Defraudare la mercede agli
operai » è peccato gravissimo, che grida vendetta al cospetto di Dio.
LA
CARITIA ‘ del prossimo e la vera civiltà esigono di trattare i servi
con discrezione, di non sovraccaricarli di lavoro in modo tale da non lasciarli
nemmeno respirare, di non trattarli con disprezzo. Nel regno di Dio i tuoi
domestici possono ricevere dignità e premi, alla stregua delle loro
umiliazioni su questa terra; invece può capitare che la tua posizione in cielo
sia molto più sotto della loro.
La carità e la buona educazione esigono di non comandare con tono aspro e
in maniera insultante i dipendenti son di carne e ossa come te, hanno il
cuore come te e i sentimenti come te, e non sono macchine o bestie. Un
padrone civile non corregge mai con villania o improperi o minaccie.
Sa compatire i piccoli difetti e corregge educando, incoraggia la
buona volontà dimostrando la sua soddisfazione. Se i servi si ammalano
non bisogna subito sbarazzarsene. Un vero padrone, inoltre, sa dare qualche
ricompensa in più, oltre alla giusta mercede, per formare servi fedeli e
rispettosi.
DOVERI
STRETTISSIMI DI FRONTE A DIO son quelli di istruire, o fare istruire i
propri dipendenti nei doveri cristiani, di lasciare loro il tempo per
ascoltare la Santa Messa e la spiegazione del Santo Evangelo, e il catechismo.
Vigilare
sulla loro condotta, se hanno vizi, o impedire che bestemmiano per
non corrompere l'anima dei propri tigli.
Correggerli
con amore se hanno mancato, non solo nel lavoro ma anche nel buon costume. Edificarli
infine con il buon esempio. Al tribunale di Dio dovremo render conto di come
abbiamo adempito a questi gravi doveri verso l'anima dei nostri dipendenti e
saremo giudicati responsabili se la nostra trascuratezza tu una causa della
loro eterna rovina.
Osservare fedelmente tutte le leggi che non siano in contrasto
con la legge di Dio. Rispetto verso la legittima autorità. Ogni potere viene da
Dio.
Obbligo di coscienza di pagare la giusta imposta, senza cercar
raggiri.
Sotto peccato grave ogni cattolico è obbligato ad adempiere il
suo dovere politico di votare, secondo la disposizione della Chiesa.
Non ammazzare.
Contro il quinto comandamento pecca chi
danneggia la vita; l'onestà. la sostanza e la reputazione del
prossimo, o la propria vita ,naturale.
L'OMICIO
VOLONTARIO è un peccato gravissimo, che grida vendetta al cospetto di Dio.
Commette omicidi o chi toglie la vita naturale al prossimo ingiustamente e volontariamente,
sia in età tenerissima che adulta. Togliere la vita per mezzo di aborto è un
delitto. La Chiesa punisce con scomunica riservata al vescovo, la madre e tutti
coloro che vi cooperano fornendo medicine, consigli o altra azione .
OMICIDIO
INDIRETTO PREVENTIVO è l’impedire la formazione di una nuove vita, con mezzi
che si oppongono alla fecondazione. E' sempre peccato mortale l'uccidere per
sentimento di pietà e di compassione malati inguaribili.
L'OMICIDIO
INDIRETTO è quando si compie un'azione che per sua natura può cagionare al
prossimo la morte, senza però che si abbia l'intenzione di uccidere. Per
esempio, un marito maltratta la moglie incinta e cagiona così la morte del
bambino .
IL
DUELLO si combatte per risolvere una vertenza privata, con l'intenzione di
uccidere o ferire gravemente l'avversario. E' sempre un peccato gravissimo. La
Chiesa colpisce di scomunica i duellanti, tutti i cooperatori e
tutti i presenti. Vieta la sepoltura ecclesiastica a chi muore in
duello senza pentirsi.
Il Concilio di Trento, lo dice; « introdotto per insinuazione di
satana, a guadagnare colla sanguinosa morte del corpo, anche l'eterna rovina
dell'anima. (XXV. 19.)
DANNI
ALLA VITA NATURALE PROPRIA. Si pecca con autolesione, mutilazioni, e
ferimenti volontari. La gravità del peccato dipende dalla gravità delle ferite
SUICIDIO
E' IL TOGLIERE A SE STESSO VOLONTARIAMENTE LA VITA. E' un delitto contro Dio
contro se stesso, contro la fami,glia e il suo buon nome.
E' un peccato gravissimo che comporta la privazione della
sepoltura ecclesiastica. Il suicida distrugge i disegni di Dio, che solo è il
padrone della vita umana
SUICIDA
INDIRETTO : è colui che espone a grave pericolo la propria vita per
lucro ( corse di macchine), vizio, scommessa o per altra ,ragione.
LO
SCANDALO, è un detto o fatto, una Omissione contraria alla
legge di Dio che porge agli altri occasione di rovina spirituale » ( S.
Tommaso,)
L'uccide
l'anima. Dà scandalo con le parole chi tiene discorsi empi, contrari
alla fede e alla religione, chi parla disonestamente e canta canzoni
oscene, chi invita gli altri a far peccato, o dà cattivi consigli, chi
pronuncia bestemmie, spergiuri, imprecazioni, maldicenze alla presenza di
altre persone, siano grandi che piccole. Costui dà scandalo. Ogni parola
peccaminosa detta alla presenza di altre persone diventa un eccitamento al
male.
SCANDALO
CON LE OPERE: pecca chi tiene manifestamente una condotta scostumata e irreligiosa:
chi profana, in pubblico, lavorando il giorno della festa. Chi viola astinenza
nei giorni prescritti dalla Chiesa,. Chi presta ad altri qualche libro o
rivista perverse. Chi commette intemperanze, ingiustizie, vendette o tiene
pratiche viziose che siano conosciute da altri. Chi scrive, stampa, vende
libri, immagini, giornali irreligiosi o immorali. Pecca di scandalo chi si veste
immodestamente: Ogni azione cattiva in se stessa, o eccitante al male, fatta
palesemente, è un incentivo per gli altri al mal fare: è scandalo.
DA'
SCANDALO COLLE OMISSIONI: Chi trascura apertamente i doveri della religione,
non fa Pasqua, non assiste alla Messa nei giorni festivi, oppure non adempie ai
doveri più importanti del suo stato, per esempio non corregge i propri inferiori, tollera
nella propria casa bestemmie contro il nome Santo del Signore, o tollera dai
figli discorsi irreligiosi e disonesti," chi trascura doveri
stretti del proprio stato. La gravità di questo peccato varia secondo
l'intenzione, la qualità delle persone e l'effetto. E' peccato gravissimo.
Gesù dice: « Guai a colui che scandalizza, sarebbe meglio per lui che
gli fosse messa una macina da mulino al collo e fosse gettato in mare »
(S. Luc. 17)
COLLERA,
è un moto di sdegno più o meno forte, più o meno lungo, ma sempre passeggero,
più o meno colpevole secondo la gravità del male che si desidera al prossimo.
ODIO.
E' un atto puramente interno: significa abborrire,
detestare internamente, nutrire stabilmente, in fondo al cuore rancore
o risentimento verso una o più persone. Poichè è un
peccato astratto, la cecità e l'amor proprio non permettono di riconoscere
nella propria anima questo grave peccato. Se ci si accosta alla S. Comunione
con questo peccato mortale, si commette un sacrilegio.
Contrassegno infallibile dell'odio è il provare un senso
profondo di ripugnanza
e di avversione nel vedere o nel pensare a una persona. Chi prova questo
sentimento ributtante, ha nel cuore odio, anche se ripete mille volte: «IO non
odio nessuno, ma non posso salutare questa o quell'altra persona ». E'
un peccato grave, tanto grave che la S. Scrittura dice: « Chi odia suo
fratello è un omicida » (S. Giovanni. 111. 15) . Secondo
contrassegno dell'odio è il sentir piacere, soddisfazione del male o delle
disgrazie della persona abborrita, cioè un segno che
nel cuore si ha odio. Terzo
contrassegno è il provar dispiacere dell'altrui bene, rincrescimento della
fortuna di queste persone abborrite.
Quarto contrassegno dell'odio è il parlar male, volentieri, degli
altri o compiacersi se ne sente parlar male di loro.
Dio nell'ultimo giudizio manifesterà i segreti del nostro cuore
a tutto il mondo. Allora si vedrà se sotto le parole dolci e i sorrisi di cortesia si
nasconde il verme dell'odio.
«
Rimetti a noi i nostri debiti, come noi rimettiamo » Su questa
parola « come » sta tutta la nostra salvezza, è il contrappeso nella
bilancia della Divina Giustizia, è la misura del perdono Divino. Se per noi non
aveva nè peso, nè
significato il « come », tremiamo davanti a Dio perché la
bilancia dei nostri peccati tenderà troppo al basso..
VI. COMANDAMENTO
Non commettere atti impuri
Il sesto comandamento proibisce ogni azione, parola, pensiero,
sguardo, desiderio, immagine, spettacolo e le letture impure ed
immorali. Non soltanto gli atti esterni vengono proibiti, ma anche gli atti interni
acconsentiti: immaginanzioni, pensieri,
desideri: « Chi guarda una donna con desiderio, ha già commesso
adulterio nel suo cuore». ( Mt. V.28.)
La castità ordina di tenere il corpo e la mente puri e soggetti
allo spirito. La castità obbliga ogni ceto di persone: celibi, sposati,
religiosi e vedove, secondo il proprio stato.
IL
PECCATO DI IMPURITA' si commette quando si cerca e si vuole direttamente il
piacere cattivo con pensieri, parole o atti. In tal caso si ha sempre peccato
mortale. « Nè i fornicatori, nè gli adulteri nè gli effemminati.. entreranno nel regno di Dio. (S. Paolo Cor. 9-10)
COMMETTONO
ADULTERIO i coniugi che coltivano amori estranei, relazioni con altre
persone. Essi vengono così meno al giuramento sacro della fedeltà. E' una
scelleratezza è « un'infamia e un'iniquità grandissima, è un
fuoco che fino alla rovina divora e che sradica ogni rampollo» (Giobbe 31-11.)
E' la fonte di ogni disordine, di raggiri, di scandali, divorzi e delitti,
è una vergogna per i figli, sopratutto per i figli naturali.
L'ABUSO
DEL FINE PRINCIPALE DEL MATRIMONIO STABILITO DA DIO. L'Angelo ordinò a
Tobia: « Tu sposerai questa vergine nel timore del Signore mosso al desiderio
di aver figlioli, più che da ogni altra inclinazione. (Tob.
VI. 22) Chi viola questo ordine di Dio si rende reo di gravissima colpa
contro le leggi di Dio e la natura, è sempre un peccato mortale.
I
BALLI sono spesso stimolo potente di lussuria. St. Agostino dice: « I
balli sono la vendemmia del diavolo e fanno lo strazio terribile delle anime»
.
L'OZIO
e le compagnie cattive sono altri pericoli per la castità.
PER
DISCORSI DISONESTI si intende qualunque discorso in cui si parli di materie
lubriche e brutte. Son sempre colpe gravi, anche se fatti senza intenzione
diretta di indurre altri al peccato. Il diavolo sa fruttificare e fa ricordare
quei discorsi a chi li ascolta per poi indurre al peccato, come racconta la
sorella stessa di un moribondo: « Sorella, io muoio! .. Sento che
muoio... Ricordi Ginota, quelle parole pronunciate
anni fa, nella tale occasione! Ebbene non le ho dimenticate mai più! Esse mi furono causa di peccato. Mi
sono confessata.. ma quei peccati li ho taciuti, come ti avevo taciuti
sempre... Ho ricevuto il Viatico sacrilegamente! .... Sento che muoio.... che
andrò all'inferno... »
Io mi butto ai suoi piedi e, dirottamente piangendo, le
chiedo perdono ed ella stringendomi più forte la mano: « Si ti
perdono... ti perdono,... ma per causa tua... causa tua... vado all'inferno! »
E spira.
Prima di pronunziare una frase a doppio senso, si pensi bene che
davanti al tribunale di Dio un'anima potrebbe accusarti: « A causa tua sto nell'inferno
». Lo stesso rimorso devono sentire i negozianti che nelle loro vetrine
espongono oggetti che possono far nascere pensieri o desideri impuri, far consumare
peccati o scandalizzare bambini ed innocenti. Come il mate penetri veramente
nell'anima di questi bambini si vede dalla risposta di un ragazzo di dieci anni
quando la mamma domanda.
«
Gianni, perché non hai voluto fare la Comunione? »
«
Sai mamma, quando alla partenza da Roma, tu mi mandasti al chiosco per
acquistare il giornale al babbo, ho visto una brutta figura: lì per lì non ci
ho fatto caso. Ma, poi, quella figura mi è tornata davanti, e neppure
in chiesa mi è riuscito di scacciarla. Non era proprio possibile che facessi
la Comunione. »
Ogni mattina quando apri le tue vetrine e il tuo chiosco e la
sera quando rivedi il tuo guadagno, alle tue entrate di denaro aggiungi le tue
colpe e pene aumentate dalla divina giustizia a tuo conto per i peccati
che hanno commesso gli altri a causa della tua vetrina.
E' peccato grave esporre agli occhi degli altri immagini, statue,
pitture che rappresentano scandalose nudità, o esporre il proprio corpo
denudato dalla moda ai passanti della strada.
Lo
scandalo è più o meno grave a secondo di fronte a chi si parla. Grave
è lo scandalo di chi parla in presenza di persone semplici e di fanciulli con
discorsi dove c'è il pericolo di aprir loro gli occhi alla malizia e metterli
sulla strada del peccato. Bandite
dalle vostre labbra ogni parola oscena.
LE
LETTURE CATTIVE sono veleno per il cuore, occasione di perversione, (Col.
IlI. 8) di corruzione e di rovina delle anime. « Avevo la
vocazione e la perdetti per una cattiva lettura » diceva un'anima. La
mia rovina sono stati i libri cattivi.
Questo sesto comandamento ci ordina di essere « santi
nel corpo» portando il massimo rispetto alla propria e all'altrui persona,
come opere di Dio e templi dove Egli abita con la presenza e con
la grazia.
VII COMANDAMENTO
- Non rubare -
Il settimo comandamento proibisce i furti, i guasti, le
usure, le frodi nei contratti e nei servizi, e il prestar mano a
questi danni: ci ordina di restituire la roba degli altri.
IL
FURTO propriamente detto sta nel togliere la roba ad altri contro la
legittima volontà del padrone. Il furto reca ingiuria a Dio e al
prossimo. E' peccato veniale se non supera il danno recato al salario di un
giorno di un operaio. Se oltrepassa questo limite è peccato grave. Il furto
leggero diventa grave se reca danni gravi; come il rubare a un operaio un
arnese necessario per il suo quotidiano lavoro.
Tanti piccoli furti insieme costituiscono peccato grave, come per
esempio il bottegaio che ogni volta fa il peso scarso, alla fine ruba
quintali. La domestica che ogni volta ritiene qualche centesimo, alla fine ruba
una somma considerevole. L'artigiano che non restituisce i ritagli della stoffa o altra
roba li ruba.
Suor Josefa Menendèz
vede nell'inferno le anime che si accusano specialmente di peccati di
impurità, di furti, di commerci ingiusti: « Dove è ora ciò che hai
preso? ... maledette mani! ... Perché quella ambizione di avere
ciò che non mi apparteneva, e che non potevo possedere se non per
qualche giorno?.. » Sembra la maggior parte siano dannate per questo.
Peccano di furto quelle spose che senza un ragionevole motivo
rubano in casa denaro e roba del marito, e vendono di nascosto vino, grano ecc,
Lo stesso furto commettono i figli asportando soldi o appropriandosi di roba
dei genitori. Si pecca chi coglie frutta o il raccolto dei campi degli altri,
agli amministratori, i fattori, che approfitta
dei loro uffici e della loro autorità a danno del padrone.
«Sulla casa del ladro piomberà la Mia maledizione e vi dimorerà e
lo consumerà». dice Iddio nella Sacra Scrittura.
LA
FRODE consiste
nel danneggiare il prossimo per mezzo dell'inganno, ossia nel privarlo di una
cosa o di un diritto che gli appartiene.
La frode si trova in ogni classe. Coloro che si fingono poveri
sollecitando la carità degli altri e in tal modo ingannandoli. Gli operai che lavorano solo
sotto gli occhi del padrone, trascurando tutto in sua assenza. Questi si appropriano
un salario non del tutto meritato, perciò sono rei di frode. Peccano gli
artigiani che non eseguiscono il lavoro secondo i patti convenuti, oppure oltre
la mercede ritengono parte della roba, o la sostituiscono con altra di
diversa qualità. Si pecca alterando la qualità, il peso e la misura
delle merci. « La bilancia ingannatrice è una cosa abbominevole
agli occhi di Dio. » (Prov. XI. 1.)
Pecca di frode chi esagera il giusto prezzo, chi sfrutta la gente
in miseria comprando a prezzo basso. Chi esige dal prestito un interesse
superiore al giusto. Chi potendo non restituisce il prestito, non paga i debiti, non
ripara, non otterrà il perdono di Dio, anche se con le parole si dichiara
pentito. Peccato che grida vendetta al cospetto di Dio la frode nella mercede
agli operai chi nega, dimezza, differisce o trattiene la giusta mercede. «
Il frodatore della mercede è simile all'omicida, perché il pane guadagnato è
la vita dei poveri »). (Eccl. XXXIV 25-26)
INGIUSTO
DANNO è quello che proviene da un'azione per sè
illecita, come guastare, distruggete, consumare la roba altrui. Si pecca
d'ingiusto danno chi ha ignoranza colpevole, per esempio un avvocato non
studia fino a fondo la causa e fa perdere il cliente. Si incorre in
omissione peccaminosa chi manca di custodia, di attenzione, di buon governo,
chi vi è obbligato, p. es. una serva che lascia andar male la roba del
padrone, oppure la consuma senza alcuna necessità. Pecca chi ritiene roba
casualmente trovata. Chi ha trovato una cosa è obbligato a cercar il padrone e
consegnarla. In via ordinaria si deve far funzionare il ritrovamento o in
chiesa o per mezzo dei giornali. Se il padrone non si trova, la legge dispone
che la cosa trovata venga depositata nei pubblici uffici ed ivi rimanga per lo
spazio di due anni, trascorsi i quali senza che comparisca il padrone, chi l'ha
trovato può appropriarsela.
Pecca di ingiusto danno ancora chi fa perdere agli altri quello
che hanno o potrebbero avere,. chi calunnia servi ed operai per far perdere loro
il lavoro o la mercede,. chi con raggiri ed inganni impedisce ad alcuno di fare
giusto guadagno, o di aver un posto o un impegno. Pecca chi cagiona la
morte o grave pregiudizio alla salute del prossimo, per cui esso si troverà
nell'impotenza di provvedere a sè e alla
famiglia.
Peccano gli eredi ed esecutori testamentari che non adempiono
fedelmente e prontamente le disposizioni ordinate ai testatori, specialmente
se si tratta di legati pii; sia che questi siano disposti per iscritto, o anche
solo a voce, perché in ogni caso davanti a Dio l'obbligo di adempire la volontà
conosciuta dal testatore è sacra e inviolabile.
Si pecca e danneggia il prossimo quando si coopera, o si concorre
in qualsiasi forma al danno altrui con comandi pericolosi, con consigli, suggerimenti,
astuzie per riuscire o stornare una restituzione, per via di protezione
accettando depositi di oggetti, o tenendo mano ai ladri, ai servi, alle mogli,
figli, col ricevere, nascondere la roba.
Pecca con partecipazione chi presta a un ladro la sua opera o i
suoi strumenti, e chi compra, profitta, gode di cose rubate. I genitori che vedendo venire i
figli a casa con roba che non si sa da dove venga invece di indagare tacciono,
dissimulano, pensano a godere la roba di cui sono venuti in possesso.
Si pecca, cooperando negativamente, chi potendolo senza grave incommodo impedire non lo fa.
Il dovere della restituzione
Per cancellare gli altri peccati basta una buona confessione. Per
i peccati di ingiustizia la confessione non vale niente se non è accompagnata
da una seria ed efficace volontà di fare la restituzione. Questo dovere non
cessa mai, per quanto siano le difficoltà. La restituzione non è un consiglio,
neppure una penitenza imposta dal confessore, cosicché si possa diminuire o
commutare con altra opera buona, come credono taluni, ma essa è un atto di rigorosa
giustizia, un precetto della legge naturale e divina, immutabile come è
immutabile Dio.
Dio è la giustizia per essenza. Come potrebbe dispensare dal
rendere a ciascuno il suo! Né indulgenze plenarie, digiuni rigorosi, lacrime
cocenti, opere di beneficenze sarebbero sufficienti senza la restituzione. Non
si rimette il peccato se prima non si restituisce. « O restituzione, o
dannazione ». L'obbligo di restituzione passa anche agli eredi del
ladro.
Se il danneggiato è morto, agli eredi suoi spetta il risarcimento e la
restituzione. Per salvaguardare l'onore, la più semplice via di restituire per
mezzo di un confessore o il parroco. La restituzione dev'essere
fatta più presto che si può, perchè l'obbligo incalza
ogni giorno, ed anche per un solo giorno è proibito ritenere cose che non ci
appartengono.
Procrastinare la restituzione senza giusto motivo è continuo e successivo peccato, per il
danno successivo che ne riceve il prossimo e per la continua
trasgressione della legge di Dio. La morte è più vicina di quanto si creda.
Fate subito quello che vorreste aver fatto in punto di morte.
La più preziosa eredità è l'onestà, la virtù e il timor di Dio.
VIII COMANDAMENTO
Non dir falsa testimonianza
L'ottavo comandamento ci ordina di dire a tempo e luogo la
verità, e d'interpretare in bene, possibilmente, le azioni del prossimo. Ci proibisce ogni falsità e il
danno ingiusto dell'altrui fama: perciò oltre la falsa testimonianza, la
calunnia, la bugia, la detrazione o mormorazione, l'adulazione, il giudizio e
il sospetto temerario.
LA
BUGIA è una parola o un segno che esprime
il contrario di Ciò che si pensa o si sente, con animo di ingannare gli altri
(San Agostino).
Il peccato si commette non solo con le parole, ma con cenni,
segni, con atti e in tutti quei mezzi che servono per manifestare il nostro
pensiero. (stampe, giornali).
Ogni simulazione, ogni finzione è bugia. La più brutta delle
bugie è l'ipocrisia, che si la quando si vuole apparire migliori di
quello che si è, per trarre altri in inganno.
Non è lecito dire una bugia, neppure se si trattasse di liberarsi
da grandi mali, neppure se si trattasse di sottrarsi alla morte.
Dio, verità, per essenza, condanna severamente la bugia nella
Sacra Scrittura: « Chi adopera la bugia è persona senza pudore e cuore ».
(Eccl. XX. 26) e di più: « I bugiardi hanno stretta parentela,
anzi sono figli del diavolo, che è il padre della menzogna ». (Giov.
VIII. 44.)
La bugia generalmente è un peccato veniale, ma può diventare in
certi casi peccato mortale, p. es. quando fa torto a Dio recando pregiudizio
alla religione e alla Chiesa, al Papa, alle Autorità (le calunnie dei comizi),
quando reca un danno considerevole all'onore, quando infine fosse causa di
grave scandalo. alla lama ed agli altri beni del prossimo;
LA
BUGIA « OFFICIOSA »; è quella che si dice per qualche utilità propria e
degli altri, oppure per evitare a sè o agli altri
qualche male; p. es. la madre per scusare i figli col padre, o i figli
per evitare un castigo.
LA
BUGIA DANNOSA: è quella che reca, danno spirituale o temporale al
prossimo, con inventare cose false a suo carico, interpretare male le azioni
buone o indifferenti degli altri. Sono bugie dannose quelle che servono a trascinare
qualche persona al peccato. dandole ad intendere che sono cose da nulla, che le
verità della fede sono invenzioni dei preti, per raggiungere il proprio scopo e
fa cadere nella trappola gli inesperti.
Le bugie dannose sono tutte peccati mortali e comportano
l'obbligo di risarcire il danno nella buona fama del prossimo.
PER
F ALBA TESTIMONIANZA si intende una deposizione fatta in giudizio contro la
verità, dopo aver prestato giuramento davanti a un legitimo
giudice. Chi è chiamato davanti al giudice ha l'obbligo stretto di
deporre la verità, senza riguardo all'interesse o al danno che possa venire,
sotto pena di peccato mortale e di dover risarcire tutto il danno arrecato
con la sua falsa testimonianza.
S. Tommaso afferma che il
testimonio falso commette con un solo atto tre peccati: uno da spergiuro giurando contro la
verità, uno di bugia col dire il falso, e un peccato di ingiustizia
per il danno che reca. Egli oltraggia tre persone: Dio, che lui chiama
testimonio di una cosa falsa, il giudice che
inganna con una menzogna, la persona avversaria che tenta di far condannare
ingiustamente. « Il ladro che mente reca morte all'anima ». « Chi
per bugiardo una volta è ritenuto anche se dice il vero, non è creduto. »
IL
GIUDIZIO TEMERARIO: consiste nel giudicare male gli altri senza un giusto
fondamento Ha tre gradi: dubbio, sospetto e di vero giudizio.
Chi dubita resta come sospeso fra il bene e il male. Chi
sospetta è inclinato più a supporre il male che il bene. Chi giudica stabilisce
dentro di sè la certezza della colpa altrui. Non ogni
dubbio, sospetto, giudizio è peccato; ma solamente il temerario, quello
cioè che si concepisce senza sufficiente fondamento.
Chi giudica male temerariamente ingiuria Dio, perché ne usurpa la giurisdizione che
Dio ha riservato solo; per sè; « di giudicare
vivi e morti ». Offende il prossimo, perché lo priva della nostra stima
personale e del rispetto fino a prova contraria. Pecca contro la carità, la
quale ci obbliga ad amare il prossimo come noi stessi e tenerlo nel
concetto in cui noi stessi vorremmo esser tenuti.
Il giudizio temerario spesso è la sorgente di tante altre colpe
di disordini, spesso anche gravi, di mormorazioni, di calunnie, di tante
avversioni, tanti odii inveterati, tante ingiustizie e vendette, e rovine?
Prima di giudicare le parole o le azioni del nostro prossimo pensiamo a questa
conseguenza funesta.
Non ogni giudizio temerario è sempre peccato grave. Dubbi e sospetto anche temerario
quasi sempre sono solo peccati veniali.
Nei seguenti casi il giudizio si trasforma sempre peccato
mortale: quando sia fatto in materia grave, non in difetti leggeri, ma in
materia gravemente disonorante. Secondo: che sia volontario e deliberato, cioè
non sia una semplice tentazione a giudicare, ma un giudizio formale e concepito
con tutta la volontà, non ostante si conosca la gravità e il poco
fondamento del proprio giudizio. Terzo: che sia concepiti per motivi
deboli e dietro indizi e prove inconcludenti. Con queste tre
considerazioni il giudizio riveste una malizia grave ed è sempre peccato
mortale. « In quelle cose in cui giudichi gli altri, condanni te stesso.
(S. Paolo) e « Dall'abbondanza del cuore parla la bocca » (S.
Matt. 15)
LA
MORMORAZIONE O MALDICENZA consiste nel rivelare ad altri senza giusto motivo
i, difetti e le colpe occulte del prossimo. Il giusto motivo si ha quando si
danno informazioni a scopo di matrimonio, o per scoprire assassini.
Quando si tratta di difetti occulti, di colpe nascoste al pubblico, oppure
conosciute solo da pochi, e le colpe vengono diffuse per mezzo
di chiacchiere, che non si sa quale fondamento abbiano; il parlarne, allora, è
peccato di maldicenza, anche se aggiunge: « dico come segreto » o
« la cosa è vera. »
La mormorazione o maldicenza è per sua natura peccato grave,
perchè offende il principale comandamento: « ama
il tuo prossimo come te stesso » e si pecca quindi contro la carità e
la giustizia.
Se il danno che reca alla buona fama del , prossimo è di poco
conto, e se non ha che conseguenze leggere o non si commette con tutta la
malizia, è solo peccato veniale. Ma in pratica chi può fissare la linea
di confine tra la colpa veniale e quella mortale?
Si pecca di maldicenza anche nell'acconsentire, col silenzio,
con una smorfia, con una scrollatina di testa, con un
ghigno beffardo, a quanto contribuisce screditando la persona oggetto della
maldicenza.
LA
CONTUMELIA consiste nell'ingiuriare il prossimo in sua presenza,
LA
DERISIONE si ha quando si disonora il prossimo mettendolo in ridicolo e in
disprezzo.
LA
SUSSURAZIONE consiste nel riportare a una persona in segreto cose vere
o false dette da un'altra sul suo conto. In ogni salone ci vorrebbe lo scritto
di S. Agostino: «Chi avesse la voglia di screditare la reputazione altrui, sappia che questa
tavola non è fatta per lui ».
LA
CALUNNIA consiste nell'addebitare al prossimo falli di cui non è
colpevole. E' il colmo della malignità, indizio di animo corrotto e
volgare, fonte di danni innumerevoli e gravissimi. Offende
gravemente la carità, la giustizia, ma sopratutto la verità. La lingua del
calunniatore è paragonata a quella di un serpente velenoso che morde
senza rumore e uccide. (Salmo 139.) In pratica è molto raro che con la
calunnia non si arrivi al peccato mortale. «Un peccato eminentemente
diabolico » dice S. Giov. Crisostomo. « Grande iniquità » dice
S. Tommaso, perchè con un peccato si compiono tre
orribili stragi: nell'anima di chi la dice, di chi la ascolta e di coloro
contro cui sia, lacerando spietatamente la lama e recando danni funesti
e incalcolabili. Dalla calunnia nessuno può salvarsi, nemmeno gli
innocenti o le persone irreprensibili.
La calunnia, senza riguardo attacca con intenzione, si insinua
perfidamente, interpreta male; sicura che quand'onde si scoprisse la falsità di
quel che si dice qualche cosa rimane .sempre. Sia chi ascolta, sia chi calunnia
incorrono
in gravissime pene, e hanno l'obbligo di restituire la buona fama e l'onore.
«Restituzione o dannazione » .
Non desiderare la donna d'altri
Il nono comandamento ci proibisce i peccati interni, che si
compiono in noi senza che appariscano all'esterno: i pensieri e i desideri cattivi. Comanda
la perfetta purezza dell'anima e il massimo rispetto, anche nell'intimo
del cuore, per il santuario della famiglia.
IL
SEMPLICE DESIDERIO, o pensiero contro la purità se volontariamente
acconsentito è peccato mortale,o questi peccati sono fra i più funesti
per l'anima per la facilità straordinaria con cui si commettono e per la
difficoltà di conoscerli. Essi svaniscono colla rapidità del lampo e non
lasciano traccia del loro passaggio, motivo per cui raramente si confessano, e
più raramente suscitano il dolore indispensabile per ottenere il perdono.
Solo Dio conosce il numero delle anime che si perdono per i peccati di
pensiero impuro dimenticati e non confessati.
Il numero dei peccati di pensieri si moltiplica quasi all'infinito, per es. uno
che si agita dalla passione, senza la dovuta premura di combattere, pecca quasi
ad ogni momento, perché gli si rinnovano i desideri, le compiacenze impuree, quasi ogni battito del cuore. Molti non fanno
conto serio di questi peccali di pensiero, divenuti quasi abitudini che lì
tiranneggiano fino al momento della morte facendoli correre il rischio di andar
all'inferno . Non vi è nessun ostacolo per commettere i peccati interni in
qualunque luogo, tempo, circostanze, di giorno e di notte, in compagnia e
soli, nelle vie, nelle piazze e perfino nelle chiese.
Per tranquillizzare coscienze timorate si deve sapere che non si offende mai Dio quando
non si avverte completa conoscenza dell'intelletto che la si offende,
per es. Eva prima di peccare riflette sul divieto di Dio e sulla minaccia in
caso di disobbedienza: «Iddio ci ha comandato di non mangiare... che non abbiamo
a morirne » Per commettere il peccato ci vuole: la tentazione, il
diletto. Vide dunque la donna che l'albero era buono a mangiarsi, bello agli
occhi, e dilettoso all'aspetto », e il CONSENSO,: « prese del suo
frutto. »
Per essere sempre vittoriosi nella lotta contro i pensieri
dobbiamo ricorrere « alla fuga delle occasioni » cioè evitare tutte quelle
persone,oggetti, luoghi, letture, cinema, televisione che possono risvegliare in
noi immaginazioni e sentimenti cattivi.
E' necessario prevenire le tentazioni prima che facciano di noi i loro
schiavi. Ripeti spesso la giaculatoria contro la tentazione de!l'impurità: «
O Maria, Immacolata, Madre dell'Agnello Immacolato di Gesù, Immacolata Sposa
dello Spirito Santo, per la Tua Immacolata Concezione liberatemi dall'infernale
serpente » o « Spiritus Sancte Deus, miserere mei » mette
in fuga istantaneamente satana. Poi pensi che la SS. Trinità, i Santi e
gli Angeli ti stanno guardando nella tua lotta contro il demonio.
L'ultimo comandamento ci proibisce il desiderio delle ricchezze
e del benessere del prossimo. (Vedi il Comunismo)
Questo comandamento ci ordina di essere giusti e moderati nel
desiderio di migliorare la propria condizione, e di soffrire con pazienza e
ristrettezze le altre miserie permesse dal Signore secondo la Sua Eterna Sapienza
al nostro merito poiché: « Al regno di Dio dobbiamo arrivare per via di molte tribolazioni.
» (Atti XIV. 21)
Il nono comandamento vieta
i peccati
interni che si commettono con il desiderio delle ricchezze.
Ogni peccato interno riveste quella specie di malizia e gravità, che propria
dell'opera esterna a cui si riferisce. Se il desiderio, di furto, frode che
forma oggetto del desiderio è cosa leggera, il peccato interno è veniale. Se il
danno che desidera fare è grave, il peccato del desiderio è grave.
Il mondo giudica le persone non da quelle che sono, ma da quello
che hanno. Gesù invece dice: « Che giova mai all'uomo guadagnare tutto il mondo se
poi perde l'anima? » « Beati i poveri... di questi è il regno dei
cieli ».
« Non può avere Dio per Padre, chi non ha la Chiesa per
Madre »
I precetti generali della Chiesa sono leggi con le quali essa,
applicando i
comandamenti di Dio, prescrive ai fedeli alcuni atti di religione
e determina astinenze.
La Chiesa ha autorità di far leggi e precetti perché l'ha
ricevuta nella persona degli Apostoli da Gesù Cristo l'Uomo – Dio; e
perciò chi disubbidisce alla Chiesa, disubbidisce a Dio medesimo. Hanno questo potere il Papa, i
vescovi, come successori degli Apostoli i quali possono fare leggi. Ad essi
Gesù Cristo disse: .« Chi ascolta vai, ascolta me: e chi disprezza voi,
disprezza Me » (S. Luc. X. 1,)
Il primo precetto ci ordina di assistere con devozione alla So Messa
festiva.
GIORNI
FESTIVI DI PRECETTO SONO : Tutte le domeniche. In esse cadono alcune delle
maggiori solennità: Pasqua di Resurrezione, Pentecoste, Santissima Trinità.
Circoncisione (1. gennaio), Epifania (6 gennaio), S. Giuseppe (19
marzo) Ascensione (giovedi dopo la 5a domenica di Pasqua)
Corpus Domini (giovedì dopo la domenica di
Pentecoste) SS. Apostoli Pietro e Paolo (29 di giugno)
Assunzione, (15 di Agosto) Ognissanti, (1° novembre) Immacolata
Concezione, (8 dieembre) Natale (25
dicembre).
Pecca ogni adulto e fanciullo che abbia compiuto i sette anni (uso di ragione)
che per mera negligenza lasciano di adempirlo a questo importante precetto. I
genitori che senza legittima causa fanno trasgredire questa legge ai loro
figli, i padroni, negozianti, capi di casa che impediscono l’adempimento del
precetto, commettono grave peccato e più il peccato dello scandalo,
moltiplicato secondo il numero dei trasgredienti.
Perchè la Messa sia valida si richiedono tre cose: 1. Che si ascolta intera dal principio
alla fine celebrata dal medesimo sacerdote.
2.
PRESENZA MORALE, seguirla attivamente col sacerdote e realmente pregare con
Lui. Chi parla, ride, e sta presente con distrazioni volontarie è come se alla
Messa non fosse venuto, cioè commette peccato grave.
3.
LA PRESENZA FORMALE richiede un contegno devoto e raccolto. Chi coltiva pensieri di affari,
di faccende domestiche, o famigliari,
peggio affetti peccaminosi, non adempie il precetto.
Chi con atteggiamento scomposto, sempre seduto e accavalla le gambe come
fosse in un teatro, senza mostrar il dovuto rispetto alla Casa di Dio: « Domus
mea inde gloriam meam » e assente con lo Spirito dal dramma
sanguinoso che si svolge all'altare, cioè il rinnovamento vero e proprio
della Crocifissione di Gesù, la crocifissione di un Dio, per riparare i
peccati del mondo, e non sa esclamare con il buon ladrone: « Signore,
ricordati di me! » o con il centurione non batte il petto: « Questo
è veramente il Figlio di Dio » rinnovando la fiamma della sua fede, chi
resta insensibile al dolore della lancia che trapassa il Cuore adorabile di
Gesù per effondere sui presenti la Sua Divina Misericordia e con Langiuno non viene guarito dalla cecità e dalle tenebre del
peccato e chi non sente la gratitudine per un dono di una Madre come Maria,
non ha assistito alla messa.
«
Assistiamo alla Santa Messa perché è il Calvario stesso, in cui Gesù compì
la redenzione nostra dinanzi al Padre Suo, e nè scendiamo
da questo monte se non quando è finita la Messa, quasi spensierati, come avessimo
assistito ad uno spettacolo qualsiasi.
Imitiamo le pie Donne, come è scritto nel Vangelo, che dopo
spirato Gesù scendevano dal monte percuotendosi il petto. Ma sia questa una vera
compunzione di spirito, di dolore per i nostri peccati, ma nel tempo stesso la
confidenza nella Divina Giustizia placata dal Figlio Suo, »
Il precetto vieta di mangiar carne i venerdì, Venerdì Santo ed
alcuni giorni di digiugno come: Mercoledì delle Ceneri, Il Mercoledì,
Venerdì, e Sabato delle Quattro Tempora: ( 1a settimana di quaresima,o
primavera) (In settimana di Pentecoste; estate) (3a settimana di
settembre, autunno). (3a settimana dell'Avvento; inverno.)
Le vigilie di Natale, 24 dicembre, di Pentecoste, dell'Assunzione di Maria
Vergine 14 agosto, Ogni Santi, 31 ottobre.
IL
DIGIUNO ECCLESIASTICO obbliga all'astinenza da determinati cibi, consente
tre pasti al giorno di cui una volta ci si può saziare, gli altri due pasti
devono essere meno del consueto.
Al digiuno ecclesiastico è obbligato ogni fedele dai ventun anni compiuti, ai sessanta incominciati, se non sia
scusato per infermità) per lavori gravosi o per altra giusta ragione.
LA
LEGGE DI ASTINENZA delle carni invece obbliga tutti i fedeli anche i
bambini giunti all'età dell'uso di ragione, da sette anni circa.
Sono dispensati solo i malati che non possono prender altro cibo senza grave
disturbo alla salute. E' un obbligo grave e violando la legge del digiuno, si
commette sempre un peccato mortale.
Il digiuno congiunto coll'orazione -è un mezzo potente per
ottenere da Dio tutte le grazie necessarie per noi e per la nostra famiglia.
Espia la pena temporanea dovuta per i nostri peccati.
Il Card. Stanislao Osio diceva: « Dio mio Padre, vuole che mi
mortifichi e digiuni, mia madre la Chiesa, mi prescrive i giorni in cui
debbo farlo. Obbedendo a tutti e due, spero che Dio non mancherà alla parola ».
III - Confessarsi almeno una volta t'anno, e comunicarsi almeno a pasqua
La Chiesa, imponendo di confessarsi una volta l'anno, aggiunge la
parola « almeno
», per ricordarci l'utilità, anzi il bisogno di ricevere spesso, come è suo
desiderio, questi Sacramenti.
I primi cristiani sfidavano persecuzioni e morte per poter cibarsi ogni
giorno con il Pane Vivo Gesù, disceso dal Cielo. Attraverso i secoli questo
fervore diminuì tanto che il Concilio Lateranense nel 1215 decretò che
tutti i fedeli giunti all'uso di ragione devono confessarsi una volta all'anno
e comunicarsi alla Pasqua. Chi fa la prima Comunione dopo i sette anni ha
l'obbligo di coscienza di esaminarsi anche su questo punto.
La Confessione annuale deve essere ben fatta, con fermo
proposito serio, è la Comunione in stato di grazia. Chi facesse una Confessione
e Comunione
sacrilega, non soddisferebbe al Precetto, e rimarrebbe di riparare il
sacrilegio.
Questo precetto obbliga ogni cristiano e deve esser osservato con fedeltà, con
amore, con devozione, vincendo con generosità ogni rispetto umano che è il
più forte ostacolo. Rifletti bene chi vacilla, che il mondo e il sua giudizio
domani non esisterà, rimarrà salo Dio e l'anima, che loro due devono
incontrarsi a faccia a faccia e render conto di ogni pensiero, parola,
opera « Chi si vergogna di Me davanti agli uomini, io mi
vergognerò di lui davanti al Mio Padre Celeste ».
IV - Sovvenire
alle necessità della Chiesa contribuendo secondo le leggi e le usanze
Questo Precetto ci ordina di fare offerte (non solo le 5 lire) stabilite
dall'autorità o dall'usanza, per il conveniente esercizio del culto e per
l'onesto sostentamento dei ministri di Dio.
«
Quelli che servono all'altare devono vivere dell'altare » (S. Paolo)
Pagare il contributo è un obbligo grave, come ogni altro obbligo di giustizia,
e chi non lo adempie pecca come colui che non paga i suoi debiti o
ritiene la roba d'altri. Egli nega ai ministri della Chiesa ciò che è loro
dovuto come giusta mercede delle loro fatiche. Ogni cristiano saprà regolarsi
secondo l'usanza del suo paese, la sua famiglia. « Onorate Dio colle
vostre sostanze. » (Prov. III. 8) Vale anche per le offerte del
culto.
Tanto l' Avvento quanto la Quaresima sono tempi di penitenza, di
raccoglimento, di preghiere. La Chiesa desidera che ogni buon cristiano si
eserciti nelle opere della mortificazione che è tanto necessaria per espiare
le colpe e le pene dovute, e per procurare il bene dell'anima lontano da tutte le
dissipazioni. La Chiesa perciò proibisce in questo tempo di celebrare la Messa
solenne degli sposi con la benedizione speciale degli sposi, dallo Avvento a
tutto il giorno di Natale e dal primo giorno di Quaresima a tutto il giorno di Pasqua.
Cristiani coscenziosi non si mettono
mai in condizione di dover celebrare il matrimonio nei tempi proibiti.
I SETTE VIZI CAPITALI
I. - Orgog1io
LA
SUPERBIA o orgoglio è una stima disordinata della propria eccellenza
che aspira sempre più ad innalzarsi. Il superbo è meno scusabile di Lucifero,
perché lui aveva una natura perfettissima, ed era
senza peccato.
L'ORGOGLIO
propriamente detto, quello che, coscientemente e volontariamente, usurpa i
diritti di Dio, è peccato grave, anzi il più grave dice S. Tommaso, perchè non vuole sottomettersi al sovrano dominio di Dio.
Pecca chi rifiuta di obbedire a Dio ed ai suoi legittimi
rappresentanti, o attribuisce a sé, ciò che viene chiaramente da Dio, massimo
i doni di grazia. Eppure molti dicono:
«
Io mi son tutto da me ».
I peccati derivanti dall'orgoglio sono generalmente veniali,
come la presunzione, la vanità, l'ambizione, la compiacenza di sè medesimo.
LA
COMPIACENZA DI SE MEDESIMO. Il superbo va altero dei più piccoli vantaggi
che crede di avere. Si preferisce ingiustamente agli altri, e per spiegare il
motivo di tale preferenza guarda unicamente ai loro difetti. Non li stima, li
critica, li burla, trova a ridire in tutto ciò che fanno, non approva altra
che quello che fa lui e in Ciò non sopporta affatto che alcuno trovi a
ridire. Se si fa elemosina per ostentazione, si crede di esser caritatevoli
mentre si è superbi; uno è superbo se crede di
essere santo, perché ha consolazioni sensibili o pensieri elevati: ha
appena tatto i primi passi nella perfezione.
LA
PRESUNZIONE è il desiderio e la speranza disordinata dì voler
fare cosa superiore alle proprie forze. Si ha troppo buona opinione di sé,
delle proprie facoltà naturali, della propria scienza, delle proprie forze,
delle proprie virtù. Il presuntuoso si crede capace di tutto, non dubita di
niente, si getta temerariamente nelle imprese più difficili,- ma ciò non
pertanto è pusillanime, e si arresta innanzi ai più piccoli ostacoli.
Ha poco gusto per le virtù nascoste preferendo le virtù
appariscenti. Si crede di aver lumi sufficienti per regolarsi da sè
e che non sia più gran che utile consultare un direttore. Si getta
imprudentemente nelle occasioni dì pericolo, senza temere le cadute, e soccombe
miseramente: « Senza di Me non potete far nulla » dice Gesù.
LA
PASSIONE DELL'AMBIZIONE è un desiderio immoderato di elevarsi al di sopra
degli altri, cercando onori che non si meritano,
L'ambizioso pieno di queste false idee esige grandi riguardi,
distinzioni e preferenze. Cerca l'onore per sè e non
per Iddio. Si compiace degli onori in se stessi, senza farli servire al bene
altrui, contrariamente all'ordine stabilito da Dio. Questa passione
dell'ambizione spesso si incontra nel campo politico, civile, ed intellettuale.
VANITA'
è l'amore disordinato della stima altrui, un desiderio smodato d'onore e di
lode anche quando sappiamo di non meritarli. Un disordine consiste nel voler
essere stimati con la mira a sè, senza riferire
questo onore a Dio, che pose in noi quanto è di buono o bello. Un vanitoso
vuole esser stimato per cose vane che non meritano lode, come vestiti eleganti,
nobiltà ecc. Si può essere vanitosi nella mensa, nel linguaggio per una maniera
di parlare non comune. Ci può essere vanità nel trafficare i propri
talenti quando invece di servire e procurare la gloria di Dio uno se ne serve
per stabilire la propria; vanità nel portamento, che rivela affettazione e
desiderio di comparire, vanità nel comparire in società,si ama frequentare la
società dei più grandi e dei ricchi, si arrossisce dei rapporti coi piccoli e
coi poveri; vanità nelle virtù; si è più preoccupati di farsi credere virtuosi
che di esserlo veramente, si è assidui alla chiesa, ma senza pregare
devotamente; si frequentano i sacramenti, ma senza frutto di fermo proposito di
emendarsi e
mutare vita.
MILLANTERIA
O IATTANZA: pecca di questi vizi chi ha l'abitudine di parlare di sè o di ciò che può tornare a proprio vantaggio, della
propria famiglia, dei propri trionfi, con la mira di farsi stimare.
La vanità in sé è peccato veniale, ma diventa grave quando fa contrarre
debiti che non si potranno poi pagare o quando, con la moda, si cerca di
eccitare in altri amore disordinato.
II . L 'invidia
L'INVIDIA.
è una tendenza a rattristarsi del bene altrui come di attentato contro la nostra
superiorità: è spesso accompagnata dal desiderio di vedere il prossimo privo
del bene che ci offusca.
E' vizio che nasce dall'orgoglio, il quale non può tollerare né
superiori né rivali. Quando si è convinti della propria superiorità, si prova
tristezza nel vedere che gli altri hanno doti pari o superiori alle nostre o
che almeno riescano meglio di noi. Materia di invidia sonò: le ricchezze, le
doti brillanti ecc.
Questo peccato si manifesta con la pena che si prova sentendo
lodare gli altri e allora si cerca di attenuare questi elogi criticando le
persone lodate. L'invidia eccita pericolosi sentimenti di odio contro coloro
di cui si ha
invidia, gelosia: quindi ne vengono,
calunnie. derisioni ecc....
L'invidia in sé è di natura peccato mortale ma se non è pienamente
acconsentita, anzi combattuta è peccato veniale. Bisogna disprezzarne sempre i
primi sentimenti e suggerimenti.
L'IRA
o COLLERA è una deviazione di quest'istintivo sentimento che porta a
difenderci quando siamo assaliti, respingendo la forza con la forza.
L'ira come passione è un violento disagio di reazione, determinato
da un patimento o da una contrarietà fisica o morale. Questa
contrarietà fa scattare una violenta emozione che tende la forze allo
scopo di vincere le difficoltà; si è allora portati a scaricar
l'ira sulle persone, sugli animali o sulle cose.
L'ira come sentimento è un desiderio ardente di respingere e di punire
l’aggressore. Ma l'ira, vizio capitale, è smoderato desiderio di punire
il prossimo. L'ira è spesso accompagnata da odio, che cerca non solo
do respingere l'aggressore ma di trarne vendetta, onde è sentimento
più meditato e più durevole e che ha quindi poi gravi conseguenze.» (Tanquerey)
L'ira ha vari gradi:
L'IMPAZIENZA
E MALUMORE si hanno quando si manifesta il malcontento alla prima
contrarietà, al primo cattivo successo.
L
'IMPETO DI COLLERA si ha quando uno si irrita oltre misura, manifestando il
malcontento con gesti disordinati.
LA
VIOLENZA si ha quando si sfoga non solo in parole, ma anche con colpi.
IL
FURORE è pazzia passeggera.
L'ODIO
implacabile è quello che non respira che vendetta e giunge
fino a desiderare la morte dell'avversario.
L'ira che giunge all'odio e il rancore alla vendetta, se
deliberata e volontaria, è di natura sua peccato mortale, viola
gravemente la carità e spesso pure la giustizia. Se l'odio non è deliberato il
peccato è veniale.
«
Chi avrà detto « stolto » al suo fratello, merita d'esser
gettato nelle fiamme del fuoco ».
«
Come noi rimettiamo ai nostri debitori» così avremmo il perdono per le
nostre colpe dal Padre
Celeste. Un vero cristiano secondo lo Spirito di Gesù prega per quelli che l'hanno offeso ed evita di ripensare alle offese
ricevute e
a tutto Ciò che vi riferisce. Anzi ringrazia Dio che l'ha trovato
degno di soffrire ed accrescere il merito e il Suo amore.
Se la giustizia lo richiede, chi è stato offeso può e, talora, deve domandare
riparazione, per le vie stabilite dalle leggi.
LA
GOLOSITA' è l'amore disordinato dei piaceri della tavola, del bere o del
mangiare. n disordine consiste nel cercare il diletto del nutrimento per se
stesso, come fine: « come coloro, che fanno Dio il loro ventre ». (Tanquerey).
Le mancanze son varie p. es. mangiar prima che se ne senta
bisogno, o fuori delle ore stabilite per i pasti senza ragione, per pura
golosità. Cercar vivande squisite per aver maggior diletto; sono i peccati dei
buongustai e dei ghiottoni.
Si pecca se si oltrapassa il limite
dell'appetito o del bisogno. Rimpinzarsi di cibo e di bevande, a rischio della
salute, mangiar avidamente, ingordamente come certi animali, è condannato
perfino dai mondani come grossolanità. Queste mancanze generalmente sono
peccati veniali.
Colpe gravi si hanno nei seguenti casi: 1. Quando si arriva ad eccessi
tali da rendersi incapaci, per un tempo notevole di adempire ai doveri del
proprio stato, di obbedire alle leggi divine o ecclesiastiche. 2. Quando
si nuoce alla salute con l'ubriachezza ecc., o la golosità è fonte di
spese esagerate che danneggiano la famiglia.
3. Quando si viola la legge
del digiuno e astinenza.
4.
Quando la golosità diventa la causa di altre colpe gravi.
«
L'intemperanza della tavola conduce all'intemperanza della lingua: spesso si
manca contro la discretezza, si tradiscono segreti professionali, si calpesta
il buon nome e l'onore. « Sia che mangiate, sia che beviate,
fate tutto alla gloria di Dio. Il (San Paolo I. Cor.
X.)
V - La
lussuria
LA
LUSSURIA è una tendenza di gustare i diletti della carne fuori del
legittimo matrimonio.
Dio è tanto geloso della purezza dei Suoi collaboratori nella
creazione della stirpe umana, che con due Comandamenti vigila sopra l'immacolatezza del letto matrimoniale e vieta perfino
ogni pensiero d'infedeltà ed ogni sguardo.
Nonostante questo divieto c'è nell'uomo, cominciando
dell'adolescenza, una tendenza più o meno violenta a gustare questo frutto
proibito anche fuori del matrimonio.
La
lussuria si commette quando si cerca e si vuole direttamente il piacere
cattivo con pensieri, parole o atti. Questi peccati commessi da soli o
con gli altri non tardano a produrre tiranniche abitudini che inclinano sempre
più la volontà ai grossolani diletti. Si perde ogni amore per la famiglia, per
la religione, e ci si seppellisce sempre più sotto la rovina del proprio
onore, finchè i diavoli non ci seppelliscono
negli abissi infernali. Non si conosce nessuna malattia prodotta dalla
continenza, mentre vi sono molte che hanno origine nella lussuria.
Solo con la preghiera, la mortificazione, con la fuga di ogni
occasione, si vince questa tirranica passione; ma
sopratutto con la Santa Confessione e la S. Comunione frequenti e ben fatte.
VI - L
'accidia o pigrizia
L'
ACCIDIA è una tendenza all'ozio o almeno
alla negligenza e al torpore nell'operare: è talora disposizione morbosa
proveniente da cattivo stato di salute, ma ordinariamente è malattia della
volontà che paventa e rifiuta lo sforzo. Vi sono tre tipi di accidiosi: L'Indolente,
che non pone mano al lavoro che con lentezza, fiacchezza e indifferenza e
se fa qualche cosa, la fa male; n Fannullone che non rifiuta, ma
indugia, ritarda l'affare che aveva accettato: Il Vero Accidioso, che
non vuoI fare nulla di faticoso e mostra spiccata avversione per ogni lavoro
serio di braccio e di mente.
Quando la pigrizia riguarda gli esercizi di pietà ritiene il nome
di accidia e consiste in un certo disgusto delle pratiche spirituali, che
induce a farle con negligenza, ad abbreviarle, e talora anche ad
ometterle sotto vani pretesti: E' la madre della tiepidezza.
Per capire la malizia dell'accidia, bisogna ricordarsi che l'uomo
è fatto per il lavoro. Necessità di natura è il lavoro per coltivare le
sue molteplici facoltà e così provvedere ai bisogni del corpo e dell'anima
e tendere così al proprio fine. Con la caduta dell'uomo, il lavoro
diventò per lui non solo legge di natura, ma castigo, pena e penitenza. L'accidioso
trasgredisce questa legge naturale e positiva. La gravità del peccato varia
secondo la gravità dei doveri trascurati.
Quando per pigrizia si giunge fino a trascurare i doveri religiosi,
necessari per la propria salvezza o per la propria santificazione o alla
santificazione di altri si fa peccato mortale.
Pur peccato grave si commette quando si trascura volontariamente.
in materia rilevante qualcuno dei doveri del proprio stato: trascurando doveri
meno importanti, si fa peccato veniale.
Ma il pendio è sdrucciolevole, e se questa indolenza non
viene combattuta presto, si aggrava e diventa più funesta e colpevole.
VII. L'Avarizia.
L'AVARIZIA
è l'amore disordinato dei beni della terra.
I
beni della terra ci sono dati da Dio per provvedere ai bisogni
temporali dell'anima e del corpo per conservare la vita a noi e ai
nostri familiari, per procurare i mezzi di coltivar l'intelligenza e le altre
facoltà e per aiutare i nostri fratelli bisognosi. E' un dovere
stabilito da Dio soccorrere i poveri con il superfluo di: « Chi
dà ai poveri presta a Dio » .
L'avarizia è un peccato grave: è diffidenza verso la Divina
Provvidenza, ed una eccessiva confidenza in se. E' idolatria desiderare le
ricchezze per se come fine. L'avaro fa ingiuria a Dio, diffidando di Lui: «
Ecco l'uomo che non prese Dio a suo protettore: ma sperò nell'abbondanza
delle sue ricchezze » (S. Matt. VI.
24. ) « Non potete servire Dio e
Mammona ».
Pecca chi cerca
i beni della terra avidamente, con ogni sorte di mezzi, a scapito dei diritti
altrui, con danno della salute propria, e quella dei dipendenti ed operai, e
con speculazioni rischiose. Pecca chi non dà nulla, o dà solo a malincuore, ai
poveri. L'avarizia è peccato grave quando fa ledere doveri gravi di giustizia
con mezzi fraudolenti di cui uno si serve per acquistare e ritenere la
ricchezza: quando uno si lascia talmente sopraffare dagli affari da lasciar da
parte i doveri religiosi.
L'avarizia è peccato veniale solo quando
contravviene in materia leggera ad alcuna delle grandi virtù cristiane, « Non
accumulate tesori sulla terra, ove la ruggine e il tarlo li consumano e dove i
ladri li disotterrano e li rubano: accumulate invece
tesori nel cielo, ove né la ruggine, nè il tarlo li
consumano e dove i ladri non li disotterrano nè li rubano. poiché dov'è il tuo tesoro là v'è anche il
tuo cuore ».
1. Disperazione
della salute; 2 Presunzione di salvarsi senza merito; 3. Impugnare la verità
conosciuta; 4. Invidia della grazia altrui; 5. Ostinazione nei
peccati; 6. Impenitenza finale;
1.
Omicidio volontario; 2. Peccato impuro contro natura; 3. Oppressione
dei poveri; 4. Defraudare la mercede aglI operai.
PREPARAZIONE
ALLA S. CONFESSIONE
ESAME DI COSCIENZA
PREGHIERA IN PREPARAZIONE
ALLA SANTA CONFESSIONE
O
Padre mio! Celeste Padre, guarda le piaghe del Figlio tuo e degnati
riceverle affinchè le anime si aprano alla grazia!
I chiodi che Gli trafissero, le mani e i piedi, trafiggano i cuori
induriti e il Sangue di Lui commuova e li spinga al pentimento.
Il peso della croce sulle spalle di Gesù, Tuo divino Figlio, ottenga alle anime
di scaricarsi dei loro delitti ne! tribunale di penitenza!
Ti offro, o Celeste Padre, la corona di spine del Tuo Figlio
amatissimo, e contrizione delle loro colpe.
Ti offro, o Padre, Dio di misericordia, l'abbandono di Gesù sulla
croce, la Sua sete e tutti i Suoi tormenti, affinchè
i peccatori
ritrovino la consolazione e la pace ne! dolore dei loro peccati.
Infine, o Dio pieno di
compassione, per quella perseveranza con cui Gesù Tuo divin
Figlio, ti pregò per i suoi crocifissori, Ti chiedo e Ti supplico di concedere
alle anime l'amor di Dio e del prossimo e la perseveranza nel bene.
E come i tormenti del Tuo Figlio amatissimo hanno avuto termine
nell'eterna beatitudine, così le sofferenze di coloro che fanno penitenza siano eternamente
coronate con il premio della Tua gloria!
Vieni, Spirito Santo, illumina la mia mente, affinché conosca i miei peccati, muovi il mio
cuore a pentimento ed aiutami a fare una sincera confessione.
Ricordati, o pietosissima Vergine Maria che non si è mai inteso
al mondo, che alcuno abbia ricorso alla Tua protezione, implorando il Tuo
aiuto e chiesto il Tuo patrocinio e sia rimasto abbandonato. Animato da una
tale confidenza, a Te ricorro, o Madre, Vergine delle Vergini, a Te vengo: e, sebbene del tutto indegno,
umilmente invoco il Tuo soccorso. Non volere, o Madre del Divin
Verbo, disprezzare la mia preghiera, ma benigna ascoltami ed esaudiscimi. Così
sia.
Richiama nella tua mente l'ultima confessione ben fatta. Quale
proposito hai preso? L'hai mantenuto? Hai combattuto il tuo peccato o difetto
dominante? Richiama ora nel tua mente i dieci Comandamenti, i 5 predella Chiesa, i sette
vizi capitali secondo l'ordine esposto alla pagina 82.
Ho fatto male, o Signore, perché peccando ho offeso la Tua maestà
che è infinita.
Si dice anche tra gli uomini, che la gravità di un'offesa deve
misurarsi dalla grandezza della dignità di chi è offeso; e Tu sei
infinitamente grande, o Signore.
Ho fatto male, o Signore, perché peccando ho provocato la Tua
onnipotente giustizia.
Che cosa avrebbe potuto accadermi, o Signore! Tu sei in ogni
luogo, Padrone assoluto di tutto e di tutti. Ed io - che sono nulla - ho
ardito ribellarmi a Te, insultare Te, provocare Te, sfidare Te. E sono Qui, o
Gesù, davanti a Te, quasi stupito che le creature non mi abbiamo preso
d'assalto per vendicare la Tua giustizia oltraggiata da me.
Ho fatto male, o Signore, perchè peccando ho perduto Te.
Oh, lo so bene, Gesù sulla terra non sarà possibile ad alcuno
misurare il disastro che s;i produce in un'anima Quando da divina ridiventa infraumana e poi selvatica.
Il mondo non sa, e io non so, o Signore che cosa è perdere Te. Non so, o
Signore, il vuoto infinito che la Tua fuga provoca nell'istante in cui io
pecco, dovrei chiederlo a un dannato, o Gesù, ed egli mi direbbe che il fuoco -
il terribile fuoco dell'inferno unito alla presenza di ogni
male e all'assenza di ogni bene e perfino l'eternità di questo
stato, sono nulla. . . nulla, paragonati con l'assenza Tua, o Gesù.
Ed io, peccando, ti ho perduto, Ho fatto male, o Signore.
Ho tatto male, o Signore, perché peccando sono stato causa della
Tua Passione e morte.
Cominciasti ad aver paura, tedio, nausea, e poi. . . immensa tristezza:
tristezza di morte.
Eri nell'Orto, bocconi sulla terra; agli Apostoli - che ti guardavano con occhi
assenti, oppressi dal sonno - Tu dicesti: « L'anima mia ,è triste
alla morte. » Ma non Ti capirono e Ti lasciarono solo. Ero io, o Signore,
con i miei peccati a farti agonizzare così.
Nell'Orto il mistero del tradimento di Giuda. Egli venne e Ti baciò,
o Signore: bacio gelido, fetido, bacio di traditore. Io che inorridisco
davanti a quella profanazione del Tuo santo Volto, non Ti baciavo, forse con le
labbra di Giuda? Quante volte, infatti, ti ho tradito, o Signore. .
. il peccato è appunto un tradimento .
E l’arresto, o Signore. . ., l'essere trascinato giù verso il torrente di Cedron, poi per le vie buie e vuote della città che aveva
assistito ai Tuoi miracoli....
Era notte, o Signore, e quelli che ti amavano, dormivano o erano
fuggiti. Davanti ad Anna, o Gesù ricevesti uno schiaffo sul volto, Prima un
fetido bacio, poi una percossa volgare. Ero io, o Signore col mio peccato. E la
notte, o Gesù! La notte tra gli sgherri avvinazzati, insonnoliti, irritati.., Ti sputarono
sulla faccia.
Il Vangelo che è di una discrezione incredibile, ~ pur
costretto a dirci che la Tua faccia - a un certo momento - apparve
ricoperta di sputi.
Signore.. che hai fatto il mondo e lo conservi, che hai creato i
cieli e i
mari, le piante e i fiori che crei i corpi e le anime degli uomini.
O Signore onnipotente, Tu hai il volto ricoperto di sputi, di sputi schifosi!
E, ancora una volta, ero io, o Signore! E fui io a flagellarti, a ridurti il
corpo in una piaga. Io a coronarti di spini. La Tua faccia grondante di sangue
che mescola agli sputi degli uomini. Io Signore, fui a condannarti alla morte.
E io ti ho spinto verso il Calvario. E durante il viaggio, io ti ho
fatto cadere per terra tre volte. Io Ti ho confitto in croce. E a
chiudere il sepolcro ero io, o Gesù, con i miei peccati.
Non eri disceso dal cielo per me? E sotto la terra non ci sei
finito per me? Ho fatto male, ho fatto male diceva il ladro in croce
timidamente a Gesù Crocifisso. « Oggi sarai con Me in Paradiso » e la certezza
del perdono rendeva ancora più cocenti le lacrime che gli sgorgavano dagli
occhi.
O
Gesù, amore acceso,
Non ti avessi mai offeso
O
mio amato buon Gesù
Con la Vostra santa grazia non Ti
voglio offendere più!
Al dolore va aggiunto il proponimento. Chi ha la buona volontà di
non più peccare, è simile al malato che fa tutti gli sforzi per guarire. Per
aver un buon proponimento, tu devi essere risoluto:
1.
Di non commettere più almeno peccati mortali.
2.
Di fuggire le occasioni prossime del peccato.
3.
Di sforzarti seriamente, usando i mezzi
per emendarti.
4. di restituire i beni al prossimo, di riparare il
danno o lo scandalo cagionati.
5. di perdonare le offese.
Rinnova ogni mattina il proponimento e , - tieni d'occhio il tuo
difetto predominante. « Tanto sarà il tuo progresso, quanto è la violenza
che saprai usare contro te stesso. » Imitazione Cristo.
Al confessionale saluta.« Sia lodato Gesù Cristo! » Fa il segno della S. Croce e
incomincia la Confessione: « Mi sono confessato l’ultima volta… Confesso
davanti a Dio, alla beatissima
Vergine Maria, a Lei Padre, i seguenti peccati……
Udita la penitenza, d
ì « Grazie. » Prima dell'assoluzione recitala: Mio Dio
mi pentono e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho
meritato i vostri castighi, e molto più perché ho offeso Voi infinitamente
buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo col Vostro santo aiuto
di non offenderVi mai più e di fuggire le occasioni prossime del peccato
Signore, Misericordia, Perdonatemi .
Anche tu sentirai da Gesù per bocca del suo sacerdote le
consolanti parole. «Confida figlio, i tuoi peccati ti sono rimessi. Va in pace.»
Fa la penitenza subito con esattezza, per scontare le pene
temporali. Aggiungi qualche atto volontario, per riparare il peccato. Ringrazia
la bontà di Dio e proponi di non abusare della Sua Misericordia in avvenire.
Se puoi, prima di lasciare la Chiesa metti. in scritto il tuo proponimento.
O
Dio, che volgi in bene ogni cosa, a vantaggio di coloro che ti amano,
infondi nel nostro cuore l'affetto inviolabile della Tua carità, affinché i
buoni desideri, nati per la Tua ispirazione nei nostri cuori, non possano
essere cambiati da nessuna tentazione. Ah Signore, quanto sei stato buono con
me! Oh come fui ingrato verso di Te, macchiai la mia anima. Ti offesi e
mi hai per. donato! Ti sei degnato lavare, purificare ed arricchire di grazie
quest'anima redenta dal Tuo Preziosissimo Sangue. Ti ringrazio o Signore.
Concedimi la grazia di essere fedele a Te. So che da me stessa e per me stessa
nulla valgo, ma so altresì che in Dio e con Dio posso tutto ciò che Egli
vuole da me, perché Egli è misericordia infinita. O mio Dio, fa che il
mio cuore sia una fiamma di puro amore per te!
Vergine Santissima Madre mia ammirabile, adesso sono tutto Tuo: prendimi per
mano, guidami e proteggimi e non permettere ch'io ancora offenda
Gesù. Insegnami ad amarlo sempre più e mantenermi costante nei
propositi. .
E Tu pure, o glorioso Patriarca S. Giuseppe, aiutaci con la « Tua potente mediazione, e
offri per le mani di Maria i miei proponimenti a Gesù, S. Anna, Santa mia
protettrice, Angelo Custode pregate per me. Amen.
NELLA SACRA SCRITTURA
«
Convertitevi a Me con tutto il vostro cuore, col digiuno, col pianto, con i
sospiri, e spezzate in segno di dolore i vostri cuori e non le vostre
vesti. Convertitevi al Signore Iddio vostro, perchè
Egli è benigno, misericordioso, paziente, dotato di molta pietà e sempre
pronto al perdono.» (Joel 12-91)
« Il digiuno che io voglio non consiste nell'affliggere per un giorno l'anima, nel chinare il
capo Come un giunco e nemmeno nel coricarsi sul sacco e sulla cenere. NO! Non è
affatto il digiuno che io accetto: lo voglio che tu rompa le catene del
peccato, sciolga le obbligazIoni gravose, metta in libertà gli oppressi,
tolga ogni gravame, spezzi il tuo pane con chi ha fame, dia ospitalità
ai poveri e ai pellegrini, rivesta gli ignudi e non disprezzi il prossimo,
perché nel tuo fratello dovrai vedere Me
tuo Padre. Lui è Immagine e Somiglianza Mia.
Allora la tua luce sarà bella come l'aurora, diventerai subito
sano e robusto,
osservante della giustizia e ricoperto di gloria. Allora la tua
preghiera sarà esaudita, e quando alzerai la voce al cielo, il Signore
ti risponderà: « Eccomi a te, perché sono misericordioso IO Signore
e Dio tuo. » (Is. 58. 1- 9)
«
Se tu cesserai di opprimere i fratelli, di segnarli a dito, di
parlarne male: se darai da mangiare con cuore generoso a chi ha fame e consolerai
chi è afflitto, risplenderai di luce radiosa come il sole in pieno meriggio, e
il Signore ti concederà eterno riposo, inondando l'anima tua di splendore.
Darà alle tue ossa novello vigore ed apparirai come giardino irrigato e come
fontana di acqua perenne.
Se poi santificherai i giorni di festa omettendo di fare quello
che ti sarebbe comodo, ma stimerai tali giorni come tua delizia e darai gloria a Dio: se
inoltre mi onorerai coll'astenerti dal lavoro e
dai vani discorsi, allora troverai la tua delizia nel Signore, ed- io ti eleverò sopra le altezze della
terra e ti
daròper nutrimento l'eredità di Giacobbe, tuo
patire. Ricordati che è il Signore che ti parla.» (Isai
58- 9- 14.)
ECCO, PROPRIO I0
Andrò in cerca delle mie pecorelle per visitarle. Farò come il
pastore che si trova in mezzo alle pecore sperdute e le conta ad una ad una. .
. Sarò proprio lo che le pascerò e le farò riposare, lo che cercherò
le smarrite e ricondurrò all'ovile le cacciate, fascerò le ferite e ristorerò
le deboli. lo che custodirò le grasse e le nutrirò con gi-ustizia, lo Signore
Onnipotente (Ezech. 34.11- 16)
VENITE BENEDETTI DAL PADRE MIO....
Gesù disse un giorno ai discepoli: Quando verrà il Figlio di Dio
nella Sua maestà, con tutti gli Angeli e si sarà seduto sul trono della Sua
gloria, vedrà radunarsi dinanzi a Sè tutte le genti
dell'universo. Allora separerà gli uni, dagli altri come il Pastore separa le
pecore dai capretti; metterà le pecore alla destra e i capretti alla sinistra.
Ai giusti che saranno alla destra il Re dirà: « Venite benedetti dal Padre
mio; venite nel regno che vi ho preparato fin dalla creazione del mondo, perchè ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi
deste da bere; fui pellegrino e mi deste ospitalità; ignudo e mi rivestiste;
infermo e mi visitaste; prigioniero e veniste a trovarmi. »
l buoni allora risponderanno: « Quando mai, o Signore Ti
vedemmo affamato e Ti abbiamo dato da mangiare? Assetato e Ti abbiamo
dato da bere? Pellegrino e Ti ospitammo, ignudo e Ti abbiamo
ricoperto, infermo e carcerato e siamo venuti a visitarTi? »
E il Re risponderà loro: « Vi assicuro in verità, che
quanto avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, lo avete fatto a Me! »
Si volgerà poi a Quelli di sinistra e dirà:
«
Via da Me, maledetti, al fuoco eterno, preparato per il diavolo e i
suoi seguaci. Perché ebbi fame e non mi deste da mangiare, ero assetato
e non mi deste da bere,. ero pellegrino e non mi alloggiaste, ignudo e
non mi rivestiste, infermo e carcerato e non mi visitaste. Allora
anch'essi risponderanno:
«
Quando mai, o Signore, Ti vedemmo affamato o assetato, pellegrino o ignudo,
infermo o carcerato, e non Ti abbiamo assistito? » Allora Egli
risponderà loro: « Vi assicuro che quanto non avete fatto Ciò
al più piccolo dei Miei fratelli, non l'avete fatto a Me. » E questi andranno nell'eterna pena, mentre
i giusti gioiranno nella vita eterna. (S. Matt. 25- 31.)
Buona è l'orazione unita al digiuno, è molto meglio far
elemosina che metter da parte mucchi d'oro. Perché l'elemosina libera l'anima
dalla morte; essa purifica dai peccati e la trovare la misericordia e
la vita eterna. (Tobia. 12 - 9 ;)
Il fuoco ardente lo spegne l'acqua e l'elemosina espia i peccati.
Iddio
osserva colui che rende grazie, e se ne ricorda più tardi, e nel tempo della
sua caduta egli troverà un sostegno.
Far elemosina coll'intenzione di applicare il merito alle anime
del purgatorio è lo stesso che versare balsamo salutare sulle piaghe che le
divorano.
Ogni volta che una creatura umana offre al, Padre quel Sangue col
quale è stata riscattata, offre un dono di prezzo infinito, che nessun tesoro
del mondo potrebbe compensare.
Sia benedetto colui che, vivendo sulla terra, soccorre con
orazioni e buone Opere le anime purganti, poiché la giustizia di Dio esige che
senza l'aiuto dei viventi siano queste necessariamente purificate nel fuoco
(S. Brigitta)
Quanto sono insensati coloro che non si curano affatto di far
penitenza in questo mondo, aspettando di scontare i loro falli in
Purgatorio.
«
Il meritare è proprio solamente di quaggiù; in cielo gli atti
soprannaturali non hanno valore meritorio. Tanto meno potrebbero avère
valore soddisfattorio, perché essendo
compiuti in pieno possesso della felicità, manca loro l'elemento essenziale
dello sforzo o del sacrificio, da cui sorge la virtù soddisfattoria.
Gesù apparendo un giorno a S. Geltrude disse: « Tutte le volte che liberi
un'anima dal Purgatorio fai un atto a Me si gradito, che più non lo sarebbe se
riscattassi Me stesso dalla -sofferenza.
«
Il giudizio sarà senza misericordia per chi non ha usato misericordia: ma la
misericordia trionfa del giudizio. (Jac. 2. 13!)
«
Cessa dal tuo sterile dolore, e solleva l'anima con preghiere, con elemosina
e con sacrifici. »
PARTE III
«IO HO FAME, IO HO SETE, IO MUOIO
DALLE MIE CREATURE NELLA S. COMUNIONE »
Sono
nel Sacramento del Mio Amore per le mie creature: ed esse ne fanno così poco
caso! . . . Ho sete dell'amore delle mie creature! ... I
Serafini mi amano tanto, i Santi mi amano tanto, il loro amore
più puro e perfetto... lo ho tanto amore in Cielo, ma vengo a cercarlo
in terra, perché in terra l'amore ,è libero. . Oh quale pazzia
d'amore è l'Eucaristia!. . . ma quest'amore che si esaurisce e
si consuma per il bene delle anime non, è corrisposto .
Poveri
peccatori! Non vi allontanate da Me! vi aspetto nel tabernacolo notte e
giorno1. .
Non vi rimprovererò per i vostri peccati. . non ve li
rinfaccerò. . . ma li laverò nel Sangue delle mie piaghe! Non temete! Venite
a Me! se sapeste quanto vi amo. . Fate un'elemosina di amore a questo
Prigioniero divino che vi aspetta, vi chiama, vi desidera! Sto qui, nel
tabernacolo, affinché in tutte le vostre pene possiate venire a consolarvi col
più tenero dei cuori, col migliore dei padri con l’amico che non vi abbandona
mai. Abito nel tabernacolo, sono Il Pane Vivo disceso dal Cielo per diventar la vostra vita vostra
salvezza il medico e nello stesso tempo la medicina per tutte le malattie e
ferite del cuore umano.
« Venite
tutti a Me, che siete affaticati ed lo vi solleverò. »
Son necessarie tre cose: 1. essere in grazia di Dio,
cioè aver la coscienza monda da ogni peccato mortale. 2° sapere e pensare
chi si va a ricevere; 3° osservare il digiuno eucaristico, quello
dettato dalla Chiesa.
Il digiuno eucaristico consiste nell'astenersi per tre ore dai
cibi solidi e dalle bevande alcooliche, e per un'ora dalle bevande non alcooliche;
le medicine e l'acqua non rompe il digiuno.
E' cosa ottima e utilissima comunicarsi spesso, anche tutti i giorni,
purché si faccia sempre con le dovute disposizioni.
«
lo sono il Pane Vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vive in
eterno; e il Pane che lo darò è la mia carne per la vita del mondo. Se
non mangerete la carne del Figlio dell'uomo e non berrete il Suo Sangue, non
avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio Sangue, ha la vita
eterna ed lo lo risusciterò nell'ultimo giorno.
Perché la Mia carne è veramente cibo e il Mio Sangue è veramente
bevanda. Chi mangia la Mia carne e beve il Mio Sangue rimane in Me ed lo
in lui » (S. Giov. VI. 51)
PREPARAZIONE ALLA S. COMUNIONE IN COMPAGNIA D1 MARIA SS.
«
Ti sollecito ad imitarmi nella preparazione alla Comunione,. ti consiglio
dì ricorrere agli Angeli ed ai Santi e specialmente di invocare
Me.
Ti faccio sapere che sono specialmente Avvocata e Protettrice di coloro
che desiderano accostarsi con grande purità alla Santa Comunione. E quando
mi invocano a tal fine, mi presento al trono di Dio ed imploro il Suo
favore per essi, perché conosco la disposizione che ricerca il luogo in cui
deve entrare lo stesso Dio. E non è perduta, stando in cielo, quella
cura e zelo della di Lui gloria, che con tanto studio procuravo vivendo
in terra. Dopo la Mia intercessione, ricerca quella degli Angeli che ancora
bramano ardentemente che le anime vi si accostino con grande devozione e
purità.
Chi spesso e bene riceve l'Eucaristia nsplenderà in cielo come sole
fra stelle e inOltre avrà nel suo corpo certi segni, e divise brillantissime
sul petto dove la ricevette. Altro gaudio accidentale che godrà in cielo sarà
una speciale intelligenza sul modo col quale Gesù sta nell'Eucaristia e su
tutte le meraviglie che in essa si rinserrano, gaudio, che da solo basterebbe
a farlo eternamente beato, Anzi la gloria essenziale di chi degnamente si comunicò
uguaglierà e
anche supererà quella di alcuni martiri che non la ricevettero. Consideri
che Gesù venne proprio per cercar te, chiamar te, arricchire te e accarezzare
te come se fossi la sola Sua creatura, la tua ammirazione per tanta benignità
si convertirà in atti di viva fede e ardente amore. Perché tutti i doni
che ti potrebbe dare Dio, compreso il Paradiso intero sono nulla in
paragone al dono che Egli ti fa di Se stesso.
lo, per quanto Immacolata e ripiena di tanta grazia e meriti, pur
mi credevo indegna di comunicarmi e mi sembrava che tutti i miei sacrifici
fossero degnamente ripagati da una sola Comunione. Che si davrebbe
dire di voi»
( Suor Agreda)
PREGHIERA PRIMA DELLA S. COMUNIONE
O
mio dolcissimo e amatissimo Gesù, se Tu non fossi il mio Salvatore non
oserei venire a Te! Ma Tu sei il mio Salvatore e sposo dell'anima mia, e il
Tuo Cuore mi ama con tenerissimo ed ardentissimo amore, come nessun altro cuore
è capace di amare. Vorrei corrispondere a questo amore che Tu hai per mè e vorrei avere per Te, che sei il mio unico amore,
tutto l'ardore dei Serafini, la purezza degli Angeli e delle Vergini, la
santità dei Beati che Ti posseggono e Ti glorificano in cielo; E se potessi 01.
1rirTi tutto questo, sarebbe ancora troppo poco per lodare la Tua bontà e la
Tua misericordia. Perciò Ti presento il mio povero cuore, così com'è con tutte
le sue miserie, le debolezze e i buoni desideri. DegnaTi purificarlo nel
Sangue del Tuo Cuore, trasformarlo, infiammarlo Tu stesso di un amore puro ed
ardente. In tal modo questa povera creatura quale io sono, incapace di ogni
bene e capace di ogni male, Ti amerà, e Ti glorificherà come i Serafini
più infiammati del cielo!
Ti supplico infine, dolcissimo Gesù, di dare all'anima mia la
santità stessa del Tuo Cuore, o meglio d'immergerla nel Tuo Cuore Divino
affinché in esso Ti ami, Ti serva, Ti
glorifichi e in lui m'inabissi per tutta l'eternità.
Ti chiedo questa grazia per tutte le anime che oggi s'accostano
alla Sacra Mensa, per tutte le persone che amo. Possano esse darTi per me la
gloria e l'onore di cui le mie offese Ti hanno privato!
O Madre di pietà e di misericordia, o beatissima
Vergine Maria, con tutto l'affetto del cuore ricorro a Te io, che sono tanto
misero e peccatore. Tu che Sei pietosa degnati d'assistere a me per
ricevere il tuo Gesù nel mio povero cuore.
Corroborati dalla Tua grazia, posso offrire una Comunione degna
ed accetta al Tuo Gesù.
A S. GIUSEPPE
O
S. Giuseppe, tu fosti tra i più fortunati, perché a Te fu concesso
non soltanto di vedere ed ascoltare quel Dio che molti re desiderarono
invano di vedere e di ascoltare, ma di portarlo, baciarlo,
vestirlo e custodirlo! O S. Giuseppe, prega per me, affinché diVentiamo
degni di ricevere Gesù nella Santa Comunione.
RINGRAZIAMENTO DOPO LA S. COMUNIONE
Importante
pensare che dopo la S. Comunione Gesù rimane sacramentalmente almeno un quarto
d'ora in noi, perciò il ringraziamento non deve essere meno di un quarto
d'ora. Non sei tu che vivi; è Cristo che vive in te. Devi dunque ringraziarlo,
ma solo in un modo più ardente, più affettuoso e più sincero.
PREGHIERA DI S. TOMMASO D' AQUINO
Ti ringrazio, o Signore Santo, Padre onnipotente, o eterno
Iddio, perché senza alcun merito da parte mia, ma per solo
effetto della Tua misericordia, ti sei degnato di saziare col prezioso Corpo e
Sangue del Figlio tuo Gesù Cristo me peccatore indegno .
Ti supplico che questa santa Comunione non mi sia causa di condanna, ma valida intercessione
per ottenere il perdono. Sia una arma per la mia fede, uno scudo per la mia
buona volontà. Mi liberi dai vizi, mi difenda contro le cattive tentazioni,
aumenti in me la carità, la pazienza, l'umiltà, l'obbedienza e tutte le altre
virtù. Mi renda incrollabile contro le insidie dei miei nemici visibili e
invisibili, tranquillizzi perfettamente in me le passioni carnali e spirituali,
e mi unisca intimamente a Te, che sei unico e vero Dio e felice coronamento
del mio fine.
Ti prego infine di condurmi a quell'ineffabile banchetto, dove
Tu insieme col Figlio e lo Spirito Santo sei ai tuoi santi la vera luce, la
sazietà piena, il gaudio eterno, la gloria completa e la perfetta felicità. Te
lo chiediamo per mezzo dello stesso Gesù cristo, Nostro Signore. Così sia. (Ind. di 3 anni)
PREGHIERA DI S. BONA VENTURA
Trafiggi, o Gesù dolcissimo la parte più intima dell'anima mia
con la soavissima e salutare ferita del tuo amore e con vera, pura e santissima carità, affinché languisca e mi strugga dall'unico
desiderio di amare : Te solo, di bramare Te, di anelare verso di
Te, di morire per essere con Te. Fa che io sia affamato di Te, che sei il Pane
degli Angeli, il cibo delle anime sante, il nostro pane quotidiano, nutriente
più di ogni altro cibo, pane che ha tutte le dolcezze, tutti i sapori,
tutte le delizie più soavi. Fa che abbia fame dì Te che gli Angeli contemplano;
di Te si nutra il mio cuore e della dolcezza del Tuo sapore si
riempia l'intimo dell'anima mia. Concedimi d'aver sempre sete di Te, che sei la
sorgente della vita, la fonte della sapienza e della scienza, la fonte
dell'eterna luce. Il torrente delle delizie, la fecondità della casa di Dio.
Dammi la grazia che il mio cuore desideri sempre Te, cerchi Te,
aneli a Te, mediti Te, giunga a Te, parli di Te, e tutto operi in lode e
gloria, del tuo Nome, con umiltà e prudenza, con amore e con piacere, con
facilità e con affetto, con perseveranza che duri fino alla fine. E Tu solo
siimi sempre l'unica fiducia, l'uniCa ricchezza, l'unica delizia, l'unica
gioia, l'unica quiete e tranquillità, l'unica pace, l'unica soavità, l'unico
profumo, l'unica dolcezza, l'unico cibo ed alimento, l'unico rifugio, l'unico
aiuto, l'unica sapienza, l'unica parte di eredita, l'unico bene, l'unico
tesoro nel quale rimangono sempre fissi e incrollabilmente radicati la mia
mente ed il mio cuore Cosi sia.
Anima di Cristo, santificatemi.
Corpo di Cristo, salvatemi.
Sangue di Cristo, inebriatemi.
Acqua del costato di Cristo lavatemi.
Passione di Cristo, confortatemi.
O buon Gesù, esauditemi.
Entro le vostre piaghe, nascondetemi.
Non permettete che io mi separi da Voi.
Dal maligno nemico difendetemi.
Nell'ora della mia morte chiamatemi.
Fate che io venga a Voi.
A lodarvi coi vostri santi.
Nei secoli dei secoli. Così sia.
Accetta, o Signore, l'intera mia libertà la memoria,
l'intelligenza, la volontà. Tutto quello che ho, l'ho ricevuto da Te; a Te dunque
lo restituisco, abbandonandolo totalmente al governo della Tua volontà.
Dammi soltanto il Tuo amore e la tua grazia: cosi sono ricco
abbastanza e non chiedo nessun'altra cosa.
(
Recitata dinanzi all'immagine del Crocifisso, idulgenza
di 10 anni ogni volta; plenaria con Confessione, Comunione e preghiera per il
Sommo Pontefice ),
Eccomi o mio amato buon Gesù, che alla santissima Vostra presenza
prostrato, Vi prego col fervore più vivo a stampare nel mio cuore sentimenti di fede,
di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati e di proponimento
di non più offenderVi: mentre io con tutto il cuore e con tutta la
compassione vado considerando le Vostre cinque piaghe, cominciando da ciò che
disse di Voi il Santo profeta Davide: Hanno forato le mie mani e i miei piedi
ed hanno contato tutte le mie ossa. Pater, Ave, Gloria.
Ti supplico, o dolcissimo Gesù, che la tua Passione sia per me una forza che mi rinvigorisca,
mi protegga e mi difenda; le tue ferite mi siano cibo e bevanda per cui con esse
possa nutrirmi, inebriarmi e dilettarmi; il Tuo Sangue sparso mi lavi da
tutti i peccati; la Tua morte mi sia vita perenne; la Tua croce mia eterna
gloria,
Queste cose soltanto siano sempre mio cibo, mia gioia, salute e
dolcezza del mio cuore. Esaudiscimi, Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
O
Maria, Vergine e Madre Santissima, ecco che io ho ricevuto il
Tuo dilettissimo Figlio, che Tu hai concepito,
generato, allattato e stretto al seno con i più soavi amplessi.
Quello stesso Figlio, la cui vista ti allietava e ti deliziava, ora
umilmente ed affettuosamente lo presento nelle tue braccia, affinché Tu lo
abbia a stringere al Tuo Cuore, amarlo ed offrirlo alla SS. Trinità in supremo
culto di adorazione, a tuo onore e gloria, per i miei bisogni e per
quelli di tutto il mondo.
Ti prego dunque, o piissima Madre, d'impetrarmi il perdono di
tutti i miei peccati, un'abbondante grazia di servire ed amare da ora innanzi
il Figlio tuo con maggior fedeltà, e infine la grazia della perseveranza finale
affinché lo possa lodare insieme con Te per tutti i secoli. Così sia.
O MADRE
O
Madre tenera ed amante, Vergine prudentissima,
che sei la Madre del mio Redentore, Ti saluto oggi con il più filiale amore
con cui possa amarTi un cuore di figlia. Sì, sono figlia Tua, e siccome l'impotenza
mia è
tanto grande, prenderò gli ardori del Cuore del Tuo Divin
Figliuolo: con Lui Ti saluterò come la più pura delle creature, poiché sei
stata formata secondo i desideri e le attrattive del Dio tre volte Santo.
Concepita senza macchia di peccato originale, esente da ogni
corruzione, Tu sei stata sempre fedele ai movimenti della grazia e l'anima Tua si è arricchita
così di tali meriti da elevarsi al di sopra di ogni creatura. Eletta per
essere la Madre di Gesù Cristo, Tu l'hai custodito come in un Santuario
purissimo e Colui che veniva a dare la vita alle anime, in Te ha preso
Egli stesso la vita, e da Te ha ricevuto il Suo alimento.
O
Vergine incomparabile! Vergine Immacolata! Delizia della SS. Trinità!
Ammirata dagli Angeli e dai Santi, Tu sei la delizia del Cielo.
Stella del mattino, Roseto fiorito di primavera, Giglio
candidissimo, Iris delicato e grazioso, Violetta olezzante, Giardino coltivato e
riservato per deliziare il Re del Cielo!.. Tu sei mia Madre, Vergine prudentissima, Arca preziosa ove stanno racchiuse tutte le
virtù!
Tu sei mia Madre, Vergine Potentissima:, Vergine clemente,
Vergine fedele! Tu sei mia Madre, rifugio dei peccatori! Ti saluto e mi rallegro alla vista di tali
doni che Ti ha concesso l'Onnipotente e di tante prerogative di cui Ti ha coronata.
Sii benedetta e lodata Madre del mio Redentore, Madre dei
poveri peccatori! Abbi pietà di noi e coprici con la Tua materna protezione.
Ti saluto a nome di tutti gli uomini, di tutti i Santi, di tutti
gli Angeli.
Vorrei amarTi con l'amore e gli ardori dei più
infiammati Serafini, e siccome ciò sarebbe ancora troppo poco
per appagare i miei desideri, Ti saluto e Ti amo per mezzo del Figlio Tuo, che
è mio Padre, mio Redentore, mio Salvatore!
Ti saluto con la purezza dello Spirito Santo e con la Santità della
Trinità adorabile. E per mezzo di queste Divine Persone io Ti benedico
desiderando tributarTi eternamente una lode filiale, costante e purissima!
O Vergine incomparabile, benedicimi, perché sono Tua figlia!
Benedici tutti gli uomini Proteggili, prega per loro Colui che è Onnipotente
e che nulla può rifiutarTi. Così sia.
O SAN GIUSEPPE
O S. Giuseppe, custode e padre delle anime pure, Tu che
ricevesti in custodia la stessa Innocenza, Gesù Cristo e la Vergine delle
Vergini, Maria: per questi due carissimi tesori, Gesù e Maria, Ti prego e Ti
scongiuro a preservarmi da ogni peccato impuro affinché possa sempre servire a
Gesù e a Maria puro di mente e di cuore, e casto di corpo. Cosi sia.
Dio mio, assieme ai meriti di Gesù Cristo, della SS.ma Vergine,
degli Angeli e dei Santi, Vi offro per le Anime del Purgatorio tutte le mie
opere soddisfattorie e tutti i suffragi
applicatimi, da altri in vita, in morte e doPo la mia morte. Cosi sia.
(Ad
ogni s. Comunione ben fatta si acquista indulgenza plenaria in favore delle
anime del Purgatorio Chi recita devotamente questa preghiera).
(indulgenza plenaria in articulo mortis )
Signore, Dio mio, fin da ora con pieno consenso
e con animo volenteroso accetto dalle Vostre mani qualsiasi genere di morte,
con cui a Voi piaccia di chiamarmi e colpirmi, insieme con tutti i dolori, con
tutte le pene, con tutti gli affanni che dovranno accompagnare il mio ultimo
passaggio. Pater,Ave, Gloria.
(
Chiunque confessato e comunicato recita questa orazione, e non la revocherà, lucrerà
l'indulgenza plenaria
in articulo mortis San Pio X )
Signore, insegnaci a non amare noi stessi, a non amare soltanto i nostri, a non amare soltanto
quelli che amiamo. Insegnaci a pensare agli altri,ed amare in primo luogo
quelli che nessuno ama.
Signore, facci soffrire della sofferenza altrui. Facci la grazia
di capire ad ogni istante, mentre noi
viviamo una vita troppo felice protetta da Te, ci sono di milioni di esseri
umani, che sono pure tuoi tigli e nostri fratelli che muoiono di fame, fame
spirituale e materiale, senza aver
meritato di morire di fame. Signore, abbi pietà di tutti i poveri
del mondo.
Abbi pietà dei lebbrosi ,dei
lebbrosi nel corpo e più nello spirito ai quali Tu così spesso hai sorriso
quand'eri su questa terra; pietà di milioni di lebbrosi che tendono verso la
tua Misericordia le mani senza dita, le braccia senza mani... E perdona a noi di
averli, per una irragionevole paura, abbandonati. E non permettere più,
Signore, che noi viviamo felici da soli.
Facci
sentire l'angoscia della miseria universale, e liberaci da noi stessi.
Così
sia!
Raul
Follereau
CANTICO DELLA B. V. MARIA
Magnificat... .
L'anima
mia glorifica il Signore
E
il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore perché Egli ha rivolto i suoi
sguardi sulla bassezza della sua ancella, ed ecco che dà questo momento tutte
le generazioni mi chiameranno beata;
perché
gran cose ha fatto in me Colui che è potente. Il suo Nome è santo e la cui
misericordia si estende di generazione in generazione su coloro che lo temono.
Egli ha operato potentemente col suo braccio; disperde i superbi con tutti i
disegni del loro cuore.
Ha
rovesciato dal loro trono i potenti ed ha esaltato gli umili ha ricolmato di beni gli affamati e
rimanda a mani vuote i ricchi.
Egli
prese per mano il popolo d'Israele, Suo servo ricordandosi della sua
misericordia come parlò ai padri, ad Abramo e ai suoi discendenti per i secoli.
Magnificat anima mea D6minum
Et exultavit spiritus meus,
in Deo, salutari meo.
Quia respexit humilitatem
ancille suae:
ecce enim ex hoc beatam
me dicent omnes
generati6nes .
Quia fecit mihi
magna qui p6tens est: et sanctum
nomen ejus.
Et misericordia ejus a progenie in progenies , ttmentibus eum.
Fecit potentiam in brachio
suo: dispersit superbos
mente cordis sui.
Depòsuit potentes de sede, et exaltavit hu"cC,
mtles.
'~Esurentes implevit bonis: et divites
dimisit inanes.
suscepit Israel puerum suum, recordatus misericordiae suae.
Sicut locutus est ad patres nostros,
Abraham, et semini ejus in saecula. Amen.
PARTE IV
LE VIRTÙ
LE VIRTU'
« perché l'inverno è
passato....
è cessata la pioggia e
se n'è andata;
i fiori son riapparsi
sulla nostra terra
la stagione della
potatura è venuta
la voce della tortora
risuona per le nostre campagne
il fico dà fuori i suoi
primaticci
le viti in fiore
spandano il loro profumo »
(Cantico dei Cantici)
Nell'anima nostra
l'inverno è passato con una buona e Santa Confessione. I peccati mortali, le
bestie velenose che dormivano il sonno invernale sono annientati. La pioggia
cioè inquietudini, dubbi, fiacchezza, tiepidezza se n'è andata.
I fiori, i nostri
desideri e i buoni propositi sono riapparsi dopo la Santa Confessione. Con volontà
inflessibile cominciamo a tagliare ed estirpare i vizi, i difetti.
Nell'anima rivestita
dalla grazia santificante risuona la voce della tortora, la Voce dello Spirito
Santo con le Sue sante ispirazioni. Le virtù infuse nel S. Battesimo, Fede, Speranza
e Carità fanno spuntare nuovi ramoscelli, gli alberi si coprono di foglie novelle.
Le virtù morali acquistate
con la buona volontà e con l'instancabile esercizio, come le viti in fiore
,innestate in Cristo spandano i loro
profumi. Ma non basta purificarsi dal peccato. Con l'assistenza dello Spirito
Santo deve trasformare l'anima in un giardino coltivato e riservato per
deliziare Gesù nella S. Comunione.
Per scegliere meglio questi
fiori, faremo conoscere alcune virtù, indispensabili per ogni cristiano,
secondo la loro natura e il loro carattere. Esamina seriamente quello che ti
manca, affrettati, perché la vita è breve per
praticare queste virtù e che saranno gli ornamenti sulla tua veste
nuziale per le nozze in Cielo con l'Agnello Immacolato, Gesù.
Con la grazia.
Con grande forza di
volontà, posso, debbo, voglio riuscire. Più grande è lo sforzo, più meritorio è
il risultato.
Forza di provvedere le
occasioni.
Di sorvegliarmi.
Di avvertire e saper reprimere
subito fin da principio i primi impulsi contrari.
Custodire la lingua. Di
non perdersi d’animo per qualche mancanza e ricaduta. Orrore sommo al peccato
umiltà confidenza filiale, piena illimitata costante.
Dopo le mancanze
riprendere e continuare con rinnovato fervore e generosità;
LE' VIRTƯ TEOLOGALI
Sono tre: Fede, Speranza e Carità, che nel S. Battesimo vengono infuse
nell'anima di ogni cristiano, e che bisogna coltivare durante la vita.
LA
FEDE ci unisce a Dio, verità infallibile, facendoci entrare in comunione col
pensiero divino, perché ci fa conoscere Dio, come si è rivelato Ji:gli Stesso e così ci prepara alla visione beatificata.
E' il fondamento della nostra vita, radice della santità. Luce
che illumina l'intelletto. La Fede è forza nella vita, fonte di consolazione e fonte di
numerosi meriti. L'atto stesso di fede è molto meritorio, perché assoggetta
alla divina autorità quanto vi è di meglio in noi: intelletto e volontà.
Tanto più meritoria in quanto esposta oggi a più numerosi assalti. E' la Fede
che rende meritori gli altri nostri atti rendendoli graditi a Dio .
Per coltivare la virtù della Fede, si recita con umile
sottomissione e con .ferma convinzione gli atti della Fede.
Per illuminare e rinvigorire la Fede si studia e si leggono
libri scritti per questo scopo ai semplici laici come: P. Lodovico Fanfani O.
P. «Teologia per tutti » Ringrazia spesso Dio questo gran dono che tanti milioni di
uomini non hanno ricevuto e vivono nel buio senza il calore e la luce
che la fede in Cristo irradia.
LA
VIRTU DELLA SPERANZA ci fa desiderare Dio come supremo nostro bene, e aspettare
con ferma confidenza, fondata sulla bontà ed Onnipotenza divina, la beatitudine
eterna e i mezzi per conseguirla.
La Speranza ci unisce a Dio, staccandoci dai sensibili diletti,
dimostrando che tutti i godimenti terreni mancano di due elementi essenziali
alla felicità dell'uomo, la perfezione e la durata.
La Speranza è principio di feconda operosità, produce santi
desideri, come il desiderio di posseder Dio, il desiderio del cielo. Ci aumenta le energie con la
promessa di una ricompensa, che come canta S. Francesco di Assisi: « E'
si grande il bene che aspetto, che ogni pena m'è diletto ».
Ci
dà la certezza, la sicurezza del trionfo, se Dio è con noi, chi dunque sarà
contro di noi se la nostra volontà è ferma ed incrollabile?
Per praticare la virtù della Speranza bisogna renderla più salda
nei fondamenti, meditando spesso sui motivi che sono i fondamenti: La potenza
di Dio unita alla Sua bontà e alle magnifiche promesse che son fatte per chi
serve Lui. Pensar spesso al Paradiso e desiderarlo. Il cielo è la vera patria,
la terra non è che un esilio, destinata ad eterno ad andare in frantumi.
Si deve evitare scrupolosamente i due eccessi della speranza: la presunzione, e la disperazione.
LA
PRESUNZIONE consiste nell'aspettarsi da Dio il Paradiso e le grazie
necessarie per arrivarvi senza voler servirsi dei mezzi da Dio prescritti.
(Sacramenti ecc.) Uno per esempio presume della divina bontà dicendo:
«
Dio è così buono che non mi vorrà dannare » e trascura i
Comandamenti. « Manda all'inferno più anime
la divina bontà, che non la divina giustizia ».
Dio è buono, ma è anche la Giustizia e Santità Infinita e
cesserebbe di esser Dio se non fosse infinitamente Giusto.
Altri presume delle proprie forze, cacciandosi in mezzo ai
pericoli e alle occasioni di peccato, libri, riviste, spettacoli, amicizie, cinema
pericolosi.
Altri al contrario sono esposti allo SCOR.AGGIAMENTO e talora alla disperazione.
Spesso tentati e vinti perdono la speranza di correggersi e cominciano
a disperarsi della propria i salvezza. E' una disposizione pericolosa
contro cui, con l'aiuto di un buon direttore, bisogna premunirsi, pensando alle
parole di Gesù a S. Paolo: « La
Mia grazia ti basta » , vincere ogni tentazione.
La Speranza fa vivere per il cielo e dà forza di rinunziare coraggiosamente ai successi
e trionfi mondani.
Infine con umiltà e confidenza chiediamo spesso a Dio per intercessione
del Cuore Immacolato di Maria il dono di tutti i doni, la perseveranza finale.
LA CARITA' è la virtù teologale che ci fa amar Dio. come
Egli ama Sè, sopra ogni cosa, per Se stesso,
e il prossimo per amor di Dio.
La Carità ha dunque un doppio oggetto: Dio e il prossimo;
due oggetti però che fanno uno solo perché non amiamo le creature se non in
quanto sono espressione e riflesso delle divine perfezioni. Amiamo Dio in loro.
S. Tommaso dice: « Amiamo il prossimo perché Dio è in lui, o almeno
perché sia in Lui. »
La Carità è in sè la più
eccellente e quindi la più santificante delle virtù. Il perno della perfezione
è la Carità; Colui che vive di Carità vive in Dio, perché Dio è Carità, come
disse l' Apostolo.
La Carità è la Signora, la Vita, la Bellezza, l'Anima di tutte le
altre virtù. Le governa tutte, le muove e le porta alloro vero ed ultimo
fine. Essa la genera nel loro essere perfetto, le aumenta e conserva,
le illustra ed adorna e dà loro vita ed efficacia poiché senza
di essa sarebbero languide e morte.
La Carità di niente si appropria, tutto distribuisce, prende
tutti i ben! e non consente ad alcun male per quanto sta in lei
«
O Virtù delle virtù e sommo dei tesori del cielo! Tu sola tieni le chiavi
del Paradiso,. Tu sei l'aurora dell'eterna Luce, Tu il Sole del giorno
dell'Eternità, Tu il Fuoco che purifica, Tu il Vino che inebria, il Nettare che
letifica, la Dolcezza che sazia senza nausea, Tu il
Talamo in cui l'anima riposa »
«
Vincolo cosi stretto che fa una cosa sola col medesimo Dio, come lo sono il
Padre col Figlio ed entrambi con lo Spirito Santo (JO. 11).
«
Per la sua nobiltà Dio volle a nostro modo di intendere,
ornare se stesso del suo nome e volle ornare Lei chiamandosi Egli
stesso Carità, e tacendo di essa il fine di tutte le Sue operazioni interne
ed esterne (JO.4.16.)
«
Se io parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, e non avessi la
carità, non sarei che un bronzo risuonante, o un cembalo squillante. E se avessi il
dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza,
e se avessi tutta la fede, sì da trasportare le montagne, e poi
mancassi di carità, non sarei nulla. E se distribuissi a favor dei poveri
tutto quel che ho, e dessi il mio corpo per esser arso, e non avessi la
carità, non mi gioverebbe nulla.
La carità è longanime, è benigna; non ha invidia, non agisce
invano: non si gonfia, non è ambiziosa, non è egoista, non s'irrita, non pensa il
male; non si compiace dell'ingiustizia, ma gode della verità; soffre di ogni
cosa, ogni cosa crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non viene mai meno, le profezie termineranno; le lingue
cesseranno, la scienza finirà in nulla, perché parzialmente conosciamo,
parzialmente profetiamo. Resta dunque la Fede, la Speranza, la Carità. Maggiore
però di tutte e la Carità. (S. Paolo Corin. XIII).
SEGNI
DELLA CARITA'. Se pensi a Dio continuamente. 2. Se adempi i Suoi
precetti e consigli senza tedio o disgusto. 3. Se temi di offenderlo. 4.
Se offeso cerchi subito di placarlo. 5. Se soffri di vederlo offeso
dagli altri, come soffriresti vedendo vilipesa tua madre da uno dei tuoi
fratelli o sorelle. 6. Se ti rallegri nel vederlo servito. 7. Se desideri o gusti parlare
di Lui: 8. Se ti consoli nel ricordarti di Dio e nel saperlo sempre
presente. 9. Se ti rattristi quando sembra allontanarsi o nascondersi
da te. 10. Se ami ciò che Egli ama (virtù, santità) e abborisci, ciò che Egli abborrisce
(peccato, satana) 11. Se procuri di attirare tutti alla Sua amicizia e
grazia. 12. Se ti rivolgi a Lui con confidenza in tutti i tuoi bisogni
spirituali, fisici e materiali. 13. Se ricevi con riconoscenza i Suoi
benefici convertendoli a Suo onore e gloria" 14. Se ti sforzi
di spegnere in te i movimenti delle passioni che ti ritardano ed impediscono il
vero amore, allora avrai sentita viva la carità.
EFFETTI
DELLA VERA CARITÀ: « Essa non comporta oziosità nelle potenze, nè consente macchia nella volontà; perché subito la
purifica, nè attacca a ciò che è terreno
e corruttabile. Ma restando nella carità l'anima vicendevolmente amata. da Dio, che verrà
in Lei e vi abiterà come in un Tempio. Beneficio talmente grande che
non v'è parola adatta ad esprimerlo.
Ripeti spesso l'atto di carità.
LA CARITA' VERSO Il PROSSIMO
LA
CARITA' FRATERNA è virtù teologale: purchè nel prossimo si ami Dio, o in altre parole si ama
il prossimo per Dio, se amassimo il prossimo unicamente per Lui o per i servizi
che ci può prestare, non sarebbe carità. La perfezione della carità fraterna è
il desiderio ardente del Cuore di Gesù come dice il S. Evangelo: « Il
Comandamento Mio è questo; che vi amiate scambievolmente come lo
ho amato voi.»« Da questo conosceranno tutti che siete Miei discepoli, se
avrete mutuo amore » (Giov. XIII. 32.)
Gesù non forma un concetto generale del la carità fraterna, ma
descrive nei minimi particolari questa carità. Chi mette. in pratica le parole
di Gesù possiede la virtù della carità fraterna.
«
Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano: Benedite
quelli che vi maledicono e pregate per i vostri calunniatori ».
«
A chi ti dà uno schiaffo (ti offende) presenta l'altra guancia. E chi ti
porta via il mantello, non vietar di farti prendere anche la tunica. Dà a chi
ti chiede e non domandare il tuo a chi te lo toglie. E come volete che gli
uomini facciano a voi, fate pure a loro. Se amate solo quelli che vi amano,
qual merito ne avrete? Anche i peccatori amano chi li ama.
E se fate del bene a chi ve lo fa, qual merito ne avrete? Anche i peccatori fanno altrettanto.
E se prestate a coloro dai quali sperate di ricevere, quel merito ne avrete?
Anche i peccatori prestano ai peccatori, per ricevere altrettanto. Amate
pertanto i vostri nemici, fate del bene, prestate senza speranza di
profitto, e grande sarà il vostro premio, e sarete figli dell' Altissimo, che è
benigno anche cogli ingrati ed i cattivi.
Siate dunque misericordiosi; come anche il Vostro Padre è misericordioso. Non giudicate
e non sarete giudicati, non condannate e non sarete condannati. Perdonate e vi
sarà perdonato. Date e vi sarà dato, date sopratutto carità spirituali oltre il
denaro, vi sarà versato in una misura buona, pigiata, scossa e traboccante;
perché sarà a voi rimisurato, colla stessa misura colla quale avete misurato ».
«
Perché guardi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello e non badi alla
trave che hai nel tuo occhio? » (S. Luc. 6.-27 .)
Gesù, Dio della Carità, non si
accontenta di dare i minimi particolari dalla carità che esige da noi nella
vita quotidiana, ma stabilisce che la Carità fraterna sia la materia del
Giudizio Universale. Prepariamoci bene, per non trovarci un tal giorno tra la
perduta gente dei reprobi. Ripetiamo qui come Gesù dice nel S. Evangelo:
1.
Dar da mangiare agli affamati;
2.
Dar da bere agli assetati;
3. Vestire gl'ignudi;
4.
Alloggiare i pellegrini;
5.
Visitare gl'infermi;
6.
Visitare i carcerati;
7.
Seppellire i morti.
SETTE OPERE DI MISERICORDIA SPIRITUALE
1.
Consigliare i dubbiosi;
2.
Insegnare agli ignoranti;
3.
Ammonire i peccatori;
4.
Consolare gli afflitti;
5.
Perdonare le offese;
6.
Sopportare pazientemente le persone moleste,.
7.
Pregare Iddio per i vivi e per i morti.
Si
chiamano virtù cardinali, perché son come i1 « cardine » su cui reggono tutte
le altre virtù.
LA
PRUDENZA è una virtù cardinale che inclina l'intelletto a scegliere in ogni
circostanza, i mezzi migliori per ottenere i vari fini. subordinandoli
al fine ultimo.« che è la salvezza eterna e la Visione Beatifica di Dio » (Tanquerey)
Per operare in ogni circostanza. Prudentemente sono necessarie
tre cose: 1.
Esaminare con maturità. 2. Risolvere con senno. 3. Eseguire
bene.
Con un esame profondo si studiano i mezzi più adatti per
ottenere il fine che ci si propone. Questo esame deve essere proporzionato
all'importanza della risoluzione da prendere, cercando diligentemente di evitare
la facilità nel giudicare .
Risolvere con senno, consultando persone sagge ed esperte
nell'applicare il bene. Quattro occhi vedono meglio di due, e dalla discussione
scaturisce la luce. Il primo consigliere deve essere sempre lo Spirito Santo.
Trovato il mezzo e modo migliore per eseguire l'opera o affare, con
grande risolutezza, - evitando ogni precipitazione nell' agire e senza
abbandonarsi a soverchie esitazioni - si mette all'opera secondo il
partito che sembra migliore, evitando ogni incostanza nel proseguire il bene
iniziato. sapendo unire alla semplicità della colomba, la prudenza del serpente.
per fuggire il sinistro agire delle Vergini Stolte. L'azione nostra scaturisce
così da profonda riflessione in conseguenza della preghiera che
alimenta la volontà.
La parola Giustizia nella S. Scrittura significa il termine
della virtù cristiana. per esempio S. Giuseppe era il« Giusto. »
LA
GIUSTIZIA come virtù cardinale inclina la volontà a rendere costantemente ad
ognuno ciò che gli spetta. A Dio ciò che Gli si deve con la virtù della
religione, ai genitori col rispetto ed obbedienza, a quelli rivestiti in
dignità, riverenza, ecc.
La giustizia particolare regola i diritti e doveri dei cittadini
tra loro, non solo il diritto della proprietà, ma dei beni del corpo e
dell'anima, la vita, la libertà, l'onore, la reputazione.
La virtù della giustizia fa osservare il VII . ed VIII. Comandamento. Chi
pratica la giustizia avrà grande orrore dei debiti quando , non si è
sicuri di poterli pagare, e chi ne avesse contratto qualcuno, si farà un
punto d'onore di rimborsarlo al più presto. L'uomo giusto rispetta e difende
l'onore e la reputazione del prossimo come fosse la sua stessa buona
fama, unendo la virtù della giustizia con la carità. Fa diligentemente
schivare tutto Ciò che potrebbe contristarla, perché serve ed ama Dio solo,
nel prossimo.
Alla
Giustizia si appartengono, La Liberalità;
La Veracità e La Gratitudine.
LA
VIRTU' DELLA GRATITUDINE VERA è una delle più rare. Il fatto di dieci
lebbrosi guariti, dimostra che solo uno possedeva nel suo cuore il nobile
sentimento della gratitudine, L'ingratitudine negli altri nove lebbrosi
guariti ferisce profondamente il Cuore di Gesù, e dimostra che la gratitudine
è molto cara a Dio e da Lui voluta.
Il cuore nobile, grato e riconoscente sente il bisogno di
ringraziare Dio per i benefici ricevuti, come la vita, la conservazione della
medesima, sopratutto il grande dono della Redenzione.
«
Il Signore è infinito nelle Sue misericordie ed il Suo amore non ha limiti, sicchè attende ed esige ogni anima che l'accoglie e si
delizia in essa come se quella sola avesse creata e per essa sola si tosse
incarnato. Gli altri benefici in ordine spirituale e temporale, come famiglia,
forza per lavorare, la salute ecc,. deve ringraziare con tutte le forze e poi ringraziarlo anche per
gli altri. Il cuore grato non si dimentica di ringraziare la benignità divina
per ordinare agli angeli di una natura tanto superiore e spirituale, pieni di
dignità, gloria e bellezza, che assistano, custodiscano, e difendano le
creature terrene piene di miserie e di colpe. Questa ingratitudine priva
l'uomo di molti favori da parte dei medesimi Angeli. Noi siamo facili a
chiedere sempre e mai ringraziare.
Dio esige la gratitudine non solo per sè, ma per tutte le persone che
per Provvidenza Sua, favorisce e benefica. Un bicchiere d'acqua dato al
prossimo nel Suo nome, non rimarrà senza ricompensa. Un cuore grato mostra la
sua riconoscenza anche coi fatti, come le circostanze lo permettono
presentando qualche regaluccio che torna gradito e
sia adatto alle persone a cui si offre.
LA VIRTU' DELLA FORTEZZA
«
Questa virtù cardinale, che vien detta fortezza d'animo, forza di carattere
o cristiana virilità è una virtù che rinsalda l'anima nel perseguire un bene
difficile, senza lasciarsi scuotere dalla paura, neppur dal timor della morte.
LA
FORTEZZA reprime l'impressione del timore, che tende a intorpidire gli
sforzi per il bene, e nel moderare l'audacia che senza di lei diverrebbe
facilmente temerità.
La Fortezza consiste prima di tutto nell'intraprendere e nell'eseguire cose
difficili, soprattutto vincere gli ostacoli e difficoltà sempre rinascenti
costantemente sul cammino della virtù »(Tanquerey)
«
Con la virtù della fortezza si sa soffrire per Dio le molteplici prove e
patimenti che Egli manda, le malattie, gli scherni, le calunnie per un tempo
notevole, e si sa praticare costantemente le piccole umili virtù nascoste,
quelle che spesso richiedono maggior eroismo delle azioni strepitose » (Tanquerey)
I
NEMICI DELLA FORTEZZA : La paura delle fatiche, e dei pericoli, la paura
delle critiche o degli scherni; il rispetto umano, la paura di dispiacere agli
amici, che talora è più terribile di quella d'incorrere nella vendetta dei
nemici.
VIRTU'
ALLEATE DELLA FORTEZZA SONO: MAGNANIMITA'. la MUNIFICENZA o MAGNIFICENZA, che
porta a fare opere grandi per Dio e per il prossimo.
Due diletti da evitare: LA GRETTEZZA che non sa proporzionare le spese all'opera
e non fa che cose piccole e meschine; LA PRODIGALlTA'
invece che fa spese eccessive; e prodiga il denaro senza misura,
oltrepassando le proprie facoltà. La prudenza deve dirigere sulla retta via
quando evitare gli eccessi.
LA
TEMPERANZA reprime e regola la sregolata inclinazione ai difetti dei sensi.
massime ai diletti del gusto e del tatto contenendolo nei limiti dell'onestà.
La Temperanza comprende l' Astinenza e la Sobrietà nel mangiare e nel bere; la
Castità che regola l'uso dei piaceri sensuali. Comprende inoltre la Modestia.
«
Vi sono virtù naturali, vale a dire buone abitudini, acquistate con
atti frequentemente ripetuti, che possono acquistare anche i pagani.
Non parliamo qui di queste virtù; ma solo delle virtù
soprannaturali o infuse quali si hanno nel cristiano. C'è grande differenza tra la
temperanza regolata soltanto dalla retta ragione, e la temperanza cristiana regolata
dalla fede divina e dalla prudenza soprannaturale per cui ogni azione è
nel pensiero di Dio.
La facilità di esercitare le virtù si acquista con la
ripetizione degli stessi atti, onde si opera con più prontezza e con letizia e adesione
alla grazia.
AUMENTO
DI VIRTU' viene da Dio per mezzo dei Sacramenti, opere buone e delle
preghiere.
PERDDITA
E DIMINUZIONE: la virtù, come ogni attività che non si eserciti o che si
eserciti fiaccamente, presto si affievolisce o si perde anche intieramente.
Le virtù stanno nell' anima con la grazia santificante. Il
peccato veniale, anche deliberato non diminuisce né la virtù, né la grazia
santificante, ma è grande ostacolo perché diminuisce la facilità acquistata con
gli atti precedenti. Vediamo come Gesù spiega a Suor Benigna: « Figurati lo Spirito Santo,
come una persona che deve fare un mosaico e che ha già i pezzetti preparati lì
vicino; ora chi ha il disegno sotto gli occhi chiede a chi l'aiuta i pezzi che
vanno bene, qualche volta chiamerà anche due dello stesso colore, altre volte
no,' ma quello che deve porgere i pezzi, deve darli secondo come li vengono
richiesti, diversamente chi fa il lavoro resta fermo. Così un'anima è il capolavoro dello Spirito
Santo e lo Spirito Santo la lavora, ma chiede all'anima ora un atto di
obbedienza, poi un atto di carità, poi magari , due di umiltà di
seguito, e l'anima se è fedele, glieli dà senza tarlo aspettare, ma se l'anima
non si presta è come se legasse le mani allo Spirito Santo, perché Dio lascia
libera l'anima in questo lavoro.
Si
perde ogni virtù con peccato mortale prima di tutto la Carità. Non si può
amar Dio senza volerne osservare i Comandamenti. Rimane sola la Fede (se
il peccato mortale non è contro la fede) e la Speranza, come ultimo
tavolo della salvezza alla quale ci si appella per avere forza viva.
Nel praticare le virtù si deve evitare con cura ogni eccesso, che oltrepassa la
regola ed ogni mancanza negativa. La vera virtù sta nello schivare questi due
eccessi, « In medio stat virtus
». Eccesso solo Amor di Dio che ha unica regola: « La misura di
amare Dio è di amarlo senza misura, » evitando ogni presunzione
e disperazione, amarlo infinitamente ponendolo al di sopra di tutto anche degli
affetti più cari.
L'obbedienza è madre e custode di tutte le virtù come dice S. Agostino. «
L'obbedienza è una virtù morale che ci inclina a sottomettere la volontà
nostra a quella dei legittimi superiori in quanto sono rappresentanti di Dio.
Creati da Dio dal nulla, dobbiamo stare in completa dipendenza della Sua SS.
Volontà, così come di uccelli dell'aria che a Lui si affidano per esser vestiti
e nutriti. Figli adottivi di Dio, dobbiamo obbedire al Padre Celeste,
come Gesù che entrato nel mondo per obbedienza, non ne uscì che per obbedienza.
Riscattati dalla schiavitù del peccato, non siamo più nostri, ma apparteniamo
a Gesù Cristo, che diede il Sangue per i suoi.
L' obbediente si
procura prima di tutto di osservar fedelmente i Comandamenti di Dio e della Chiesa, e
sottomettere agli ordini dei legittimi superiori ( genitori, datori di
lavoro, gerarchia Ecclesiastica) con
diligenza, puntualità e spirito soprannaturale. Il vero obbediente sa che vale
più il piccolo atto di obbedienza al governo di tutto il mondo. « La
virtù dell'obbedienza ama il comando, preferisce sempre il parere altrui,
ignora i ritardi, previene il comando, tiene gli occhi attenti, le orecchie
tese, la lingua pronta a parlare, le mani disposte a operare, i piedi ,
svelti a slanciarsi, tutto è pronto per cogliere subito la volontà di
colui che comanda. (S. Bernardo.) Obbedienza verso i genitori Dio
già la premia in questa vita con vita lunga e benessere materiale.
«
Iddio formò l'uomo dalla polvere, affinchè
confrontando la vilissima materia del suo essere e l'eccellenza
dell'essere Infinito di Dio, si umili e dia a Dio ciò che è di Dio ed a se
stessa quel che gli tocca.
L'UMILTA'
è la virtù che alla Luce Divina fa conoscere il proprio essere in relazione
con Dio. Nulla siamo, un niente colpevole, nulla possiamo, solo la grazia di
Dio può tutto. L'umiltà c'inclina a stimarci secondo questo giusto valore e a
cercare il nascondimento e il disprezzo. « Essendo nulla da noi, dobbiamo
amare il nascondimento e l'oblio, essendo peccatori, meritiamo tutti i disprezzi
e tutte le umiliazioni. » (Tanquerey)
Il vero umile si compiace nella propria abiezione, non di
mancanza di spirito o di magnanimità, ma solo per glorificare tanto più la
Maestà Divina, e per fare dal prossimo maggior stima che di noi
medesimi. Credersi sinceramente, dal fondo del cuore, l'ultimo di tutti
gli uomini, è riconoscere il proprio peccato che ci fa meschini.
L'abbassarsi nella polvere e il mettersi all'ultimo posto non è grande
umiltà per chi ha peccato, perché così avvilito, viene sempre ad avere più
onore del merito. Il vero umile dovrebbe scendere in un luogo minore di quello
che gli tocca. Invece se tutte le creature lo abborrissero
ed offendessero, se si riconoscesse degno dell'inferno, tutto ciò sarebbe
giustizia più che umiltà. L'umile non si lamenta, non giudica, non chiede,
non dice niente. Non si abbassano mai gli occhi, se non umiliando pari tempo il
cuore; il che significa che le parole ed azioni devono essere sempre in
perfetta armonia con i sentimenti dell'anima.
La virtù dell'umiltà è la base e il fondamento di tutte le virtù, è la
prova non dubbia della vera perfezione e santità. Gesù dice: « Imparate
da Me perché sono mite ed umile di cuore e troverete la pace per l'anima
vostra. » Il premio del cuore umile è la pace interna ed
esterna. Se l'anima tua è immersa nella tempesta, se non hai pace nella
famiglia, nelle tue occupazioni, controlli il termometro della tua umiltà,
fosse già sceso sotto zero.
L'umiltà è l'unica virtù alla quale Dio Onnipotente diede infallibile vittoria contro satana e contro ogni forza diabolica.
«La Sua umiltà
ti schiaccerà la testa »(Gen. 3.)
Non l'amore, l'obbedienza ma solo umiltà, umiltà….umiltà. . ! La livrea del demonio
è l'orgoglio e l'antipatia per l'umiliazione. La odia e fa
ogni sforzo per impedirle che nell'anima cresca il fiore dell'umiltà. Comparse
il demonio ad un eremita, così gli disse: « lo non temo punto coloro che
digiunano, perché io digiuno più di loro: non temo chi vegli molto, perché io
non dormo mai, ma tremo e temo dell'umiltà e dell'umiliazione essendo a
me impossibile di esser umile.
Si deve distinguere l'umiltà vera da quella falsa. Spesso
si prende l'umiliazione per umiltà, e ci si umilia superbamente, innalzando se
stesso nel cuore, dopo che si sono ricevute le azioni che ci hanno abbassati
alla presenza degli altri.
Con vera umiltà siamo umili in mezzo alle glorie stesse del
mondo e con la falsa umiltà siamo superbi nell'abbassamento e nella stessa fuga
della grandezza. La vera umiltà è interiore e risiede nello spirito. La pratica dell'umiltà
a chi non è umile costa assai; come amare e cercare la disapprovazione,
l'abbassamento, nascondimento, non parlare mai di se stesso, mai scusarsi,
considerare seriamente che è ultima tra le
creature. « Chi crede valer qualche cosa, val poco, chi crede valer
molto, val niente. »
E' mancanza d'umiltà cercar sempre distinguersi da tutti gli
altri e spiccar sopra tutti. Cercar ogni singolarità. Credere di saper ciò che
in realtà non si sa. « Non vorrei, dice S. Francesco di Sales,
mostrare di sapere ciò che non so, e neppure vorrei far l'ignorante, perché se
l'umiltà mi vieta fare il savio, la semplicità e la carità non vogliono che
faccia il pazzo. »
Turbamenti profondi nella confessione che talvolta svegliano
violenti ed estremi sentimenti per le mancanze commesse, non sono che
l'effetto di una falsa umiltà, suggerite dal demonio per abbattere ed avvilire,
chi dall'amor proprio non sa vedere il proprio difetto.
Comparso S. Ignazio glorioso a S. M. Maddalena de Pazzi disse: « L'umiltà nell'esteriore dev'essere e risplendere in tutte le parole, gesti, e
opere. Bisogna perciò guardarsi da ogni parola che non sa di umiltà, come dalle
bestemmie nel secolo. Si deve evitare ogni gesto lontano dall'umiltà, come si
schivano nel secolo i gesti contro l'onore e la fama.
Si debbono abborrire tutte le opere
fatte senza umiltà, come un re abborrirebbe che un
suo figliolo si vestisse d'un vestito da guardiano di bestie.
Dio sta con l'anima umile come l'ombra sta col corpo. L'umiltà
senza confidenza è inutile, la confidenza senza umiltà è presunzione. L'umiltà
e la confidenza unite insieme sono onnipotenti sul Cuore di Dio. Dov'è
l'umiltà ivi è la sapienza.
LA
PAZIENZA è una virtù cristiana che ci fa sopportare con animo
tranquillo per amor di Dio, con piena sottomissione alla Sua SS. Volontà e in
unione con Gesù i patimenti fisici o morali.
Saper soffrire! Ecco il segreto della santità. Soffrire con
amore, per motivi soprannaturali, adesso che è il tempo di patire e di
acquistare la corona, procuriamo di meritarla e camminare con alacrità per
giungere alla intima unione del vero e Sommo Bene. La maggior sapienza delle anime sta nella cono-scenZa
della Croce per mezzo all'amore al patire.
L'anima dovrebbe desiderare i patimenti, per dar gusto al
Signore. Fra i favori di Dio e i travagli della Croce dobbiamo anteporre ed abbracciare
il patire, perché eleggere le delizie può aver parte l'amor proprio,
mentre nell'accettare
le pene è solo opera degna dell'amore di Cristo.
Molti purtroppo invece di Cristo, portano il demonio aggrappato
sulla loro croce, soffrendo lagnandosi, bestemmiano, talora anche maledicono
la Provvidenza; altri soffrono per orgoglio o cupidigia e così perdono ogni merito
della loro pazienza. Il vero paziente piglia senza distinzione croci
ignominiose e croci onorate. Disprezzi. riprensioni, accuse maltrattamenti dai
malvagi come calunnie, rimproveri dai parenti, dagli amici soffre con animo
forte.
«Con
la vostra pazienza guadagnerete le anime vostre » (S. Luca XXI. 19.)
« Il possedere l'anima propria è la più grande fortuna di una
creatura, e quando più perfetta è la nostra pazienza, tanto più perfettamente
noi possederemo le nostre anime. » (S.Fr. Sales: Filotea.)
«
Impara a conservare sempre nella pace interiore, senza turbamento, per
qualunque vicenda. Dio non vuole che per le tribolazioni ti turbi ma vuole che
,meriti. Non vuole che venga meno, ma che taccia esperienza di ciò che si può
fare con la Sua grazia... Poichè il turbamento possa
dare conoscenza da sè, pure se non sf riduce alla quiete interiore impedisce le visite del
Signore,
perché Dio non viene nel turbine, nè i raggi del supremo Sole di
giustizia si possono percepire finchè non ci sia
serenità nell'anima. (Agreda)
»
LA
COSTANZA NELLO SFORZO consiste nel lottare sino alla fine, senza cedere alla
stanchezza, allo scoraggiamento o alla sensualità.
Gesù ci dice: « chi avrà perseverato sino alla fine, si salverà,. »
(S. Mat. X.) Il premio promesso non a chi
incomincia bene, nè chi ha continuato per un certo
tempo, ma a chi vi persevera fino alla fine.
Il segreto della costanza è di reagire contro la
fiacchezza che si stanca di fare il bene, e produce scoraggiamento ed
abbattimento morale.
La perseveranza è un dono di Dio che si ottiene con la preghiera
insistente e per considerare la brevità dei patimenti e l'eternità della
gioia.
Infine bisogna rifarsi ogni volta coraggiosamente
all'opera con novello ardore. Diciamo con San Francesco di Sales:
« Su via, mio povero cuore, eccoci caduti nella fossa, che avevamo
risoluto tante volte di schiva.. re: su, rialziamoci e finiamola una volta,
per sempre! Ricorriamo alla misericordia di Dio con la fiducia che
essa ci aiuterà in seguito a essere più costanti e perseveranti, e rimettiamoci
sul sentiero dell'umiltà» (Filotea, pag. 239.)
Appoggiamoci all'onnipotente grazia di Dio anche contro
l'apparente poco buon esito dei nostri tentativi, ricordiamoci che Dio non
chiede la riuscita ma la costanza nello sforzo. Voglio e voglio ad ogni costo.
LA
MANSUETUDINE O DOLCEZZA
«
LA MANSUETUDINE è un complesso di virtù anziché un'unica virtù. comprende tre elementi
principali: 1. Una certa padronanza di sè
che previene e modera 1 movimenti della collera. 2. La
sopportazione dei difetti del prossimo. 3. Il perdono delle ingiurie e
la benevolenza verso tutti, anche verso i nemici onde include la carità.
La dolcezza non è dunque quella debolezza di carattere che dissimila,
sotto apparenze bonarie, un profondo risentimento. E virtù interna che risiede
nello stesso tempo nella volontà e nella sensibilità per farvi regnare la calma
e la pace, ma che si manifesta al di fuori nelle parole e nei gesti e
nell'affabilità dei modi. Patire le ingiurie con mansuetudine e con uniformità
di cuore, perdonare interamente per amor di Dio, è cosa più grata agli occhi suoi,
-che non fare secondo la propria volontà rigide penitenze e spargere il proprio sangue.
» (Tanquerey)
«
Umiliati davanti a chi Ti perseguita, amalo e prega per lui di vero
cuore; e così obbligherai il Cuore di Dio ad amarti, a giungere alla
perfezione e vincere l'interno » (S. Agreda)
Per quanto è da te rendi ai tuoi persecutori e nemici
sempre bene per male, benefici per offese, amore per odio, lode per vituperi,
benedizioni per maledizioni e così sarai figlia perfetta del Celeste
Padre. "Gesù si fece uomo" patì e mori solo per perdonare (Sr. Agreda.)
«
Beati i mansueti, perché essi possederanno la terra. » (S.
Matt. IV.)
LA
CASTITA ' è virtù angelica, perché fa vivere la vita angelica in carne
umana. E' una virtù che si può coltivare solo con lotta e sforzi eroici
continui e con la mortificazione; Una virtù delicatissima. ogni minima
debolezza volontaria, l'appanna.
Per
conservare questa virtù fragile e delicata. è necessaria l'umiltà che
diffida di sè, confida in Dio e fugge dalle occasioni
pericolose.
2.
Mortificazione, combattendo l'amor del piacere. 3. L'applicazione ai
doveri del proprio stato, che elimina ozio. 4. L 'amor di Dio che
appaga il cuore e ci impedisce di abbandonarsi a pericolosi attenti.
Vi
sono due specie di castità: LA CASTITA' CONIUGALE, che conviene alle persone
legittimamente coniugate, e la continenza che conviene a quelle che
non lo sono.
Riguardo ai coniugati, è cosa certa ( eppure la maggior parte di
essi nemmeno se lo sogna) che la castità è loro necessarissima;
per essi la virtù della castità consiste non nell'astenersi assolutamente
dai godimenti carnali, ma contenervisi. Tanta gente
maritata fa vita dissoluta per mera incontinenza lussuria sebbene costoro
abbiano il legittimo oggetto di cui dovrebbero contentarsi, pure la concupiscenza
che hanno dentro, è a guisa d'un fuoco instabile, il quale divampa in qua e in
là senza mai fissarsi in alcuna parte. Santa Caterina da Siena vide
nell'interno molte anime in preda a gravi tormenti per aver violata la santità
del matrimonio; il che era accaduto, non già per la gravezza del
peccato, ma « perché chi commette questo, peccato non se ne fa
coscienza » e quindi seguita a commetterlo per anni e anni ( S . Fr.
Sales: Filotea.)
Nessun vedrà Dio senza la castità, nessuno abiterà nel Suo santo
Tabernacolo, se non è mondo di cuore.
« I
cani e gl'impudici ne saranno banditi.» (Apoc. XXII.) e come dice Gesù: » Beati sono
i mondi di cuore, perché essi vedranno Dio. )) (S. Mat.
V.)
«
Più un'anima ama la purezza tanto più è atta a commercio con Dio. . .
Dio tratta coi mondi di cuore, come una mamma tratta col suo
bambino.
Un'anima pura è come un fiore ricco di nettare, che col suo profumo
attira Gesù, il quale come un' Ape Mistica si posa su quel fiore per fare la
Sua raccolta d'Amore. Un'anima pura è come un giglio molto profumato,. il
giglio non si muove dal suo posto, ma l'aria passandovi sopra si profuma;
così l'anima pura, ancorchè non lo faccia apposta,
profuma tutto in lei. . . (Gesù à Sr. Benigna.)
«
E vidi una visione, ed ecco l' Agnello stava sul monte Sion, e con esso
centoquarantaquattromila persone, che avevano il nome di Lui e del Padre Suo
scritto sulle loro fronti. E cantavano come un cantico nuovo davanti al trono;
e nessuno poteva imparare il cantico, se non i centoquarantaquattromila,
comprati di sulla terra.
Questi son quelli che non si cantaminaron
con donne, giacchè son vergini; questi, quelli che accompagnan l'Agnello dovunque vada; questi furon comprati di tra gli uomini qua.. li primizie a Dio e
all'Agnello. E sulla loro bocca non fu trovata menzogna: sono infatti senza
macchia dinanzi al trono di Dio. (Apocalisse 4.) »
Quale anima può rimanere scoraggiata a vista di tale ricompensa?
«
N on siate troppo solleciti per la vostra vita, di quel che mangerete o
berrete, nè per il vostro corpo, di quel di
cui vestirete. La vita non vale più del nutrimento e corpo più del vestito?
Osservate gli uccelli
dell’aria, che non seminano, non mietono e non raccolgono nei granai,"
eppure il Padre vostro Celeste li nutre. Ora non siete voi molto più di essa. E
chi di voi a furia di pensarci su, può aggiungere un cubito alla propria
statura? E perché darvi tanta pena per il vestito?
Considerate come crescono i gigli del campo, essi non lavorano e
non filano. Tuttavia vi dico, che neppure Salomone, con tutto il suo splendore,
fu mai vestito come uno di essi. Se dunque Dio riveste cosi l'erba del campo,
che oggi è,
e domani vien buttata nel forno, quanto. a maggior ragione vestirà voi, o
uomini di poca fede?
Non
vogliate dunque preoccuparvi dicendo:
«
Cosa mangeremo » oppure « Cosa berremo? » Sono i gentili
che cercan tutto ciò, mentre il Padre Vostro sa Ciò
di cui avete bisogno, e vi dà quanto è necessario alla vostra vita.
Cercate prima il regno di Dio e la Sua giustizia e tutto
il resto vi sarà dato per giunta. Non preoccupatevi dunque per il domani,
poiché il domani sarà sollecito di se stesso. A ciascun giorno basta il suo
affanno. » (S. Matt. 6.)
«
Se gli uomini conoscessero e considerassero l'amorosa sollecitudine con
cui Dio guida tutti gli uomini,deporrebbero tutte le loro preoccupazioni
ed affanni, per abbandonarsi unicamente con sicurezza alla Sua infinita ed
amorosa sapienza che, con dolcezza e soavità paterna, ha cura di tutti i loro
pensieri, parole ed opere e di quanto li riguarda in rapporto alla salvezza
eterna. Importante perciò è lasciarsi guidare dalla mano di Dio ed è grande
temerità lo scegliersi da sè la propria via. Ma se
uno di cuore si mette in braccio alla Provvidenza di Dio riconoscendo
Lui per Padre, Egli si costituisce suo protettore, rifugio e governatore con
tanto amore, che vuole che il cielo e la terra riconoscano spettare a Lui il governo dei
suoi e di chi si confida e abbandona in Lui, senza cercare di
fidarsi delle creature, mentre Egli ha preso su di sè
la loro cura più che un padre per i suoi figli.
Dio tiene numerati persino i capelli del loro capo,
dirige i loro passi, tiene fisso l'occhio alle loro opere, corregge con
amore i loro difetti, sorpassa i loro desideri, previene le loro
preoccupazioni, li difende nei pericoli, li accarezza nella quiete, li conforta
nelle lotte, li assiste nelle tribolazioni, li guarda dall'inganno con la Sua
sapienza, li santifica con la Sua bontà, li fortifica col Suo potere, e come
infinito a cui nulla può resistere, o impedir la volontà, eseguisce ciò che può
e può tutto ciò che vuole, e vuole darsi tutto al giusto che confida in
Lui.
Sforzati perciò - parla la Madonna a Suor Agreda
- a Mia imitazione di acquistare una perfetta rassegnazione nella Provvidenza.
Se t'invia delle pene abbracciale con tranquillità di spirito, pazienza, fede e
speranza nella bontà di Dio, che sempre ti darà ciò che più è conveniente
alla tua salvezza.
Non voler scegliere cosa alcuna da te, perché Dio conosce le tue
vie, fidati del tuo
Padre Celeste e sappi che ogni travaglio sopportato per amore di Gesù
Crocifisso ti fa partecipe della gloria in Cielo » (Agreda)
«Ogni
giornata la vivo come se fosse la prima che avessi mai visto e l'ultima
che dovessi vedere ».
Ogni giorno per il saggio è una vita nuova.
ed infine dice Orazio:
Felici chi, e felice solo,
Può chiamar sua l'ora che volge: Chi con fermezza può dire;
«
Che m'importa il domani, se ho vissuto l'oggi? »
E' opinione generale che la virtù del silenzio appartiene ai
chiostri. Invece Gesù Cristo nel suo Evangelo la mette al secondo posto dopo
quella della carità fraterna. Anzi sarà con le Opere di Misericordia la materia
dell'esame di ogni creatura nel giorno del Giudizio Universale. Gesù dice:
«
Or vi assicuro che d'ogni parola oziosamente detta, gli uomini ( non
solo frati e suore) renderanno conto nel giorno del Giudizio dalle tue
parole sarà giustificato e dalle tue parole sarai condannato. (S. Mat. XII)
«
Sia il vostro parlare: si, si; no, no; chè
di più vien dal maligno » (S. Matt. V. 37) Questi ammonimenti di
Gesù valgono per tutti, ma specialmente; ai romanzieri e agli scrittori
immorali, che non fanno che danneggiare la morale. al Giudizio Universale
renderanno conto di ogni parola.
Saper ben parlar e tacere a tempo e luogo è grande sapienza.
«
Il parlare senza considerazione e misura è un coltello a due tagli che
ferisce chi parla e chi ascolta, distruggendo o almeno impedendo la carità e
con essa tutte le virtù. Da ciò si comprende quanto sia offeso Dio dal vizio di
una lingua senza freno. e quanto giustamento
allontani il Suo Spirito e nasconda la faccia da chi s'abbandona a ciarle,
1"umori e conversazioni. dove parlandosi molto. non si può evitare il
peccato. Ama il silenzio, apprezza come gran tesoro la virtù del silenzio.
parla solo quando si tratta di ammonire e consolare il prossimo (M. Agreda. Mistica Città di Dio »)
«Quando
abbiamo buoni pensieri, è lo Spirito Santo che viene a visitarci. Beati gli occhi
dell'anima, che chiusi alle cose esteriori sono attenti alle cose interne.
Beate le orecchie, che invece di ascoltare il rumore esterno,
ascoltano la verità che insegna nell'interno ». (Imitaz.
Christi)
Se si chiedesse ai dannati: perché siete nell'Inferno?
Risponderebbero: « Per aver resistito allo Spirito Santo ».
E se si chiedesse ai Beati. « Perché siete in Paradiso? »
Risponderebbero: « Perché abbiamo ascoltato lo Spirito Santo » (S.
Curato d’Ars.)
Lo Spirito Santo non opera nel turbamento e nella disordinata e
tumultuosa commozione dell'animo. Per parlare all'anima, Lo Spirito Santo vuole trovare
calma, raccoglimento, attenzione. All'attenzione bisogna aggiungere la
generosità. Lo Spirito Santo lascia alla loro debolezza le anime vili e
pusillanimi, che, per se stesse non son capaci di sacrificio alcuno, nè rinunziano a tenere un pensiero, un'inclinazione, nè volere alcuno, uno sguardo curioso, è un motto poco
caritatevole. Perdere un'ispirazione dello Spirito Santo è maggior danno
che non se si perdessero tutti i regni del mondo. Perdere una grazia è perdere
l'elemento essenziale della vita soprannaturale, come un insensato che butta
nel tango il pane necessario alla sua vita. Perdere una grazia è perdere
insieme tutte le altre che sarebbero state la conseguenza di quella prima
grazia messa a profitto.
Mai l'uomo ha avuto tanto bisogno di ascoltare la Voce dello
Spirito Santo, come noi, ora che l'esigenza e il rumore della vita con
mille raffinati passatempi non permette più che l'uomo abbia un minuto per
fermarsi con se Stesso e chiedere: « Quo vadis
» dove corri? che guida ne hai? Lo Spirito Santo con i Suoi sette Doni
sta avanti alla tua porta e picchia ed aspetta che tu apri il tuo cuore per
purificare, santificare ed adornare con i Suoi doni.
Per camminare speditamente verso la Patria Celeste, abbiamo
bisogno dell'assistenza dello Spirito Santo. Senza di Lui non possiamo far
nulla, nemmeno pronunziare « Signor Gesù » « Se alcuno dirà, che senza
l'ispirazione proveniente e senza l'aiuto dello Spirito Santo l'uomo può
credere, sperare, amare, pentirsi come è necessario, perché la grazia della
giustificazione gli sia concessa, sia anatema ». (Concilio Tridentino ses. VI can. 3.). Un'anima cristiana non PUÒ
progredire senza il desiderio ardente e le continue suppliche per
ricevere i doni dello Spirito Santo, e una devozione grande per Lo
Spirito Santo.
«
I doni dello Spirito Santo sono abiti soprannaturali, che danno alle
facoltà tale docilitd, da obbedire prontamente alle
ispirazioni della grazia ». Come i beni materiali, così
anche i tesori spirituali hanno bisogno di una cura costante nella loro
manutenzione.
I doni dello Spirito Santo li abbiamo ricevuti nella Cresima,
facciamo diligenti ricerche se qualche dono è venuto meno nell'anima
nostra.
I. IL DONO DELLA SAPIENZA
E' un dono che perfeziona la virtù della carità, e risiede nello
stesso tempo nell'intelletto e nella volontà, perché effonde nell'anima luce ed amore. Fa discernere e giudicare Dio e
le cose divine nei loro più alti principi e ce li fa gustare. Un esperimento
del cuore che capisce o indovina Ciò che la ragione non afferra, Come l'amore supera
spesso la cognizione.
Il dono della Sapienza fa incrollabile la fede e la speranza di
posseder Dio. Ci rende facili tutte le virtù, ci fa gustare le cose Spirituali,
la croce e
le privazioni, la carità nel soccorrere il prossimo, la sublimità del sacrificio.
Si fanno bene tutte le cose, perché si fanno con gusto e coraggio, con
amore, si troverà la gioia e la felicità della vita non solo eterna, ma
anche temporale. Questo amore si chiama fervore.
Segno chiaro di mancanza della Sapienza: si trova piacere nelle vanità
del mondo, nelle ricchezze, in ciò che ha della pompa, che lusinga la vanità e
l'ambizione. Fugge la croce, il dolore, l'umiliazione.
Il. IL DONO DELL'INTELLETTO
IL
DONO DELLA INTELLE,VITO è una luce soprannaturale con la quale Lo
Spirito Santo illumina l'anima per farle meglio comprendere Dio: nelle Sue
perfezioni ineffabili, nelle ricchezze di amore che racchiudono i misteri, nella
Sua parola contenuta nelle Sacre Scritture, nella Religione, meravigliosa rivelazione
della Sua sapienza, nella Provvidenza che regola e governa tutti gli avvenimenti
della vita. 1 lumi della ragione su queste alte verità sono scarsi, si
intende solo cnn questa luce superiore della grazia
che è il dono dell'intelletto.
Per coltivar nell'anima il dono dell'Intelletto è necessario una fede semplice
e viva
che umilmente implori i lumi di Dio, per intendere le verità rivelate: «
Ti lodo o Padre, Signore del Cielo e della terra perché hai nascosto
queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli.
(S. Matt. 11.)
III. IL DONO DEL CONSIGLIO
IL
DONO DEL CONSIGLIO perfeziona la virtù della prudenza, facendoci giudicare
prontamente e sicuramente, per una specie di intuizione soprannaturale
ciò che conviene fare o non fare specialmente nei casi difficili. L'oggetto
proprio del Dono del Consiglio è la buona direzione delle azioni particolari.
Questo dono dirige l'anima nei suoi atti ed è nell'ordine soprannaturale ciò
che la prudenza è nell'ordine naturale. Vede la propria via da seguire.
Mostra ciò che deve dire o tacere secondo le persone, i tempi ed
i luoghi e le circostanze, perfino insègna a trar
profitto anche dalle cadute nel passato.
Ostacoli
per ottenere il Dono del Consiglio;
LA
PRESUNZIONE. « Dio resiste ai superbi;. » chi crede di non aver bisogno
di nessun soccorso, non ascolta la voce della grazia.
LA
PRECIPITAZIONE. Chi vuol seguire il bollore della propria attività naturale;
sarà certamente abbandonato da Dio. Chi inconsiderato, imprudente nelle
parole, temerario nei disegni opera con irriflessione in ogni cosa. « Chi
troppo si affretta, inciampa a cade. » (Prov. XIX. 2.)
Chi dopo una risoluzione presa con maturo esame tarda a metterla in
esecuzione, vedrà mutarsi le circostanze, l'occasione perdersi e mancargli lo
Spirito di Dio; che lo lascia nella sua indolenza.
Il dono della Fortezza perfeziona la virtù della Fortezza, dando
alla volontà un impulso ed una energia che la rendono capace di patire lietamente
ed intrepidamente e di operare grandi cose, superando tutti gli ostacoli.
E' un vigore interiore un coraggio divino, vince ogni esitazione
nel decidersi, il timore negli ostacoli, riduce a nulla il pessimismo, vince
l'inerzia nel muoversi all'azione, le dà risolutezza, sicurezza, letizia,
certezza di riuscire, la spinge all'azione e la rende prontamente eroica
nel patire.
AGIRE
E PATIRE eroicamente non solo in casi straordinari, ma abitualmente, pazientemente
ogni giorno, ogni ora, ogni momento vivendo una vita ben regolata, raccolti sempre
nelle preghiere, stare più volentieri in silenzio che chiacchierare, schivare
la curiosità, soffrire le intemperie delle stagioni senza lagnarsi: mostrare
cortesia verso chi è naturalmente antipatico, e ricevere con pazienza ed
umiltà ogni rimprovero.
La Fortezza nella vita quotidiana si pratica ancora adattandosi
ai gusti, ai desideri, agli umori altrui. Ora fare non un volta ma abitualmente
tutte queste abnegazioni, è già eroismo» .
Il dono della Fortezza rende l'uomo forte e costante nell'esecuzione dei
santi proponimenti, specialmente nei propositi della S. Confessione, e fa si
che essi non rimangono semplici velleità.
Per coltivare il dono della Fortezza, è necessario cogliere nella
giornata tutte le più piccole occasioni per vincersi, praticando la
pazienza. L'abito della fortezza si acquista con la pazienza. Lo sforzo è
un'abitudine. Le cattive abitudini si possono estirpare e le buone si
possono formare.
V. IL DONO DELLA SCIENZA
IL
DONO DELLA SCIEZZA sotto l'azione illuminatrice dello Spirito Santo,
perfeziona la virtù della fede, facendoci conoscere le cose create nelle
loro relazioni con Dio. e facendoci vedere prontamente e sicuramente
ciò che riguarda la nostra santificazione personale e quella
degli altri.
Il dono dell'intelligenza c'insegna a conoscere Dio, il dono
della scienza, c'insegna a conoscere il Creato.
Con questo dono Lo Spirito Santo mostra tutte le cose create nel
loro vero essere e nel fine, a cui esse sono state ordinate. Spogliale
ricchezze, gli onori e i piaceri, tutti i beni terreni di quell'incanto seduttore che
li adorna. Distacca l'anima delle creature e penetrato da questa luce, con
tutta la forza si rivolge verso i beni eterni, unica meta voluta da Dio.
Il dono della scienza insegna a far uso di tutti gli esseri
sensibili come di tanti mezzi per innalzarci a Dio che li ha creati per noi, e
farci dalla natura intiera come un gran libro tutto pieno della divinità,
scritto da Dio, dove tutto parla del Suo grande amore per noi. In tutto
rispecchia la Sua potenza, bellezza, bontà, grandezza, ricchezza, scienza
infinita. la Provvidenza divina, come un all'amore del Sommo Bene. Questa è la scienza concerto armonioso
che chiama tutti i cuori dei Santi.
«
Questo dono della Scienza ci illumina sullo stato dell'anima nostra, sui
segreti sul moti è il dono infuso, e del discernimento degli
spiriti. Per questo dono molti Santi conoscevano i pensieri più segreti
dei penitenti, prima ancora che essi li dichiarassero. Ai direttori della
coscienza il segreto di dIrigere le anime, guidarle per la via voluta da Dio,
di correggere i difetti, consolarle nelle loro afflizioni ». (Tanquerey).
VI. IL DONO DELLA PIETA'
E' un dono che produce nel cuore un affetto filiale a Dio e una
tenera devozione alle persone ed alle cose divine, per farci compiere con
santa premura i doveri religiosi. La virtù della religione si acquista laboriosamente
studiando la dottrina, il dono della Pietà ci è comunicato dallo Spirito
Santo.
La
Pietà ci fa vedere in Dio non più soltanto il Supremo Signore e Creatore, ma un tenero
amatissimo Padre: Un rispetto filiale, un dispiacere inesprimibile di avergli
recato offesa: è il dispiacere di un figlio che sa di aver oltraggiato
il migliore dei padri. Con amore generoso e pronto a riparare si sacrifica per
Lui o per la Sua gloria, per piacergli.
Non è una pietà. egoista in cerca della propria consolazione, non
una pietà inerte, che rimane oziosa quando bisogna operare, non una pietà
sentimentale che cerca solo emozioni e si perde in fantasticherie ma
una pietà virile che manifesta l'amore tacendo sempre con gioia la Volontà
di Dio.
Molte volte tante anime, o per tentazioni diaboliche o per superficialità
di pensieri nonostante la loro fede in Dio, rimangono dure, insensibili prive
di affetti nella Pietà e di vera devozione, prive di amore e di tenerezza per
Dio, perché non hanno il dono della Pietà e non hanno premura di
invocarla sopra d l loro.
La vera Pietà inonda l'anima con pace interna e vera dolcezza
verso il prossimo. Tratta gli altri con delicata maniera, specialmente quando
le persone sono antipatiche, fastidiose ed ostili. Questo dono da al cuore una
profonda stima per il prossimo, per amor di Dio, compatisce ogni debolezza
degli altri.
Nella vita quotidiana bisogna essere fedeli e costanti nelle
pratiche di pietà prescritte dalla Chiesa e nelle nostre particolari
devozioni. Trascuratezza o incostanza producono nell'anima oziosità e accidia
che ha per conseguenza quasi sempre l'indurimento del cuore.
Vieni Spirito Santo riempimi del dono della Pietà.
Il Timor di Dio non ha niente di comune con lo spavento del
pericolo, nè con il terrore dell'Inferno, nè con i turbamenti al ricordo dei nostri peccati.
Il Timor di Dio è un dono che inclina la volontà al rispetto
filiale di Dio, e ci allontana dal peccato perché gli dispiace, ci umilia
profondamente innanzi a Dio, e ci fa sperare nel potente Suo aiuto. Un
vivo sentimento della grandezza di Dio e quindi sommo orrore dei minimi peccati
che ne offendono l'Infinita Maestà. Una viva contrizione delle minime colpe
commesse, con un ardente desiderio di ripararle con sacrificio e con
amore. Una vigile cura di fuggire le occasioni di peccato come si
sfugge un serpente, e con grande diligenza nel voler riconoscere in
tutto il beneplacito di Dio per confermarvi la propria condotta.
Il Timor di Dio bandisce dalla preghiera ogni languore ed ogni
tiepidezza, fortifica nel raccoglimento, vince ogni leggerezza dello spirito.
Questo dono ispira nel luogo santo un'attitudine rispettosa, un
silenzio di adorazione,una modestia esemplare, un contegno perfetto, perché
dovunque ella sente la presenza di Dio. Amore adorante, che sa ponderare la
propria bassezza e la grandezza di Dio: Il Chi sei Tu o mio Dio e chi
sono io? »
Chi non possiede il dono del Timore è in grande pericolo di
perdersi.
Non trattenuto dal timore, si lascia prendere dall'amore degli
agi, dei capricci, dell'orgoglio e dell'egoismo che diventano la sola regola della sua
condotta. Non ha esattezza nel compimento dei suoi esercizi di pietà, e se lo
fa, è in mille distrazioni o manca il culto esterno per esempio prega in letto
solo per pigrizia o comodità, abbandona le sacre Immagini tra la polvere. Una
leggerezza ed in considerazione rivela il disordine della sua vita interiore.
Se prega lo fa senza amore, senza rispetto, senza attenzione, e così la sua
preghiera che dovrebbe salvarlo, lo perde, perché si converte in peccato. Si
fa poco caso alle piccole colpe, delle negligenze che conducono al peccato
mortale senza avvedersene.
Chi non teme tale sciagura vedendo che perfino i cedri del Libano
sono talora caduti, perché non avevano il Timor di Dio nel cuore perché non
hanno implorato come si deve.
Spirito
di Sapienza, ti adoro; d eh fammi conoscere la vanità delle cose terrene e
l'importanza delle celesti. Gloria, ecc.
Spirito
d'Intelletto, ti ringrazio; deh! illumina la mia mente nella fede, perché
essa mi sia guida in ogni azione. Gloria, ecc.
Spirito
di Consiglio, ti lodo; deh fammi docile sempre alle tue sante ispirazioni.
Gloria, ecc.
Spiritò di Fortezza, ti benedico; d eh rendimi invincibile
alle tentazioni ed ai nemici dell' anima mia. Gloria, ecc.
Spirito
di Scienza, ti glorifico; deh! aiuta la mia mente negli studi, solo e sempre
alla gloria del Signore. Gloria, ecc.
Spirito
di Pietà, ti prego di farmi grazia che le mie orazioni siano più
fervorose e più raccolte. Gloria, ecc.
Spirito
di Santo Timore, ti amo; deh! fa che mi ricordi sempre della presenza di Dio,
per amarlo sopra ogni cosa. Gloria. ecc.
Preghiamo. O Santo Spirito che nel giorno della
Pentecoste illuminasti della tua luce e accendesti di celeste fuoco i
Discepoli di Gesù, se mai vi fu bisogno della luce e del fuoco che emana da te,
è certamente ora che le tenebre dell'errore accecano le menti, e la freddezza
agghiaccia i cuori. Noi dunque o Eterno Amore, ricorriamo alla tua onnipotente
bontà, per l'urgente bisogno che abbiamo del tuo soccorso, e ti supplichiamo affinchè presto Tu venga a rinnovare la faccia di questa terra.
Vieni, dunque, o Spirito Santo, e coi Tuoi divini splendori
rischiara tante anime accecate dalle false massime del mondo. Vieni, e con
la fiamma dell'amar Tuo accendi e riscalda tante anime fredde. Vieni, e
con l'effusione dei Tuoi doni santifica i redenti. Vieni, vieni,
abbatti e disperdi il regno di satana, e fa che si apra un'era
novella di fede e di grazia, e il santo regno di Dio trionfi su
tutta la terra. Amen.
Non posso chiudere questo libro senza richiamare l'attenzione
sulla necessità della preghiera, specialmente l'attenzione di coloro che « usano » pregare solo
la domenica.
Il cibo è alimento al corpo, lo stesso effetto fa la preghiera
nell'anima. Mantiene in vita. Preghi raramente e male, devi mangiare
raramente e scarsamente, e così esperimenti la tua crudeltà colla quale tratti
la tua parte più nobile, il tuo spirito, al quale spetta di vedere Iddio.
Invece il tuo corpo oggetto della tua sollecitudine verrà mangiato dai vermi e
al tuo titolo sarà :: « Cadavere di N.N
. » .
Polvere siamo e polvere torniamo. Chi non prega o prega poco e
si danna, dice S. Alfonso de Liguri.
Pregare è la casa più facile che l'uomo possa fare sulla terra. E proprio
a questa cosa facilissima Dio ha legato la salvezza di ognuno. A chi
prega con perseveranza, Dio a poco a poco dà tanta luce, lo fortifica in
maniera tale, che alla fine anche il peccatore più infangato si può
definitivamente rialzare, fosse pure ingolfato della melma fino ai collo
». (Lettera dal mondo di là).
Ma
non basta pregare, ma farlo con le dovute
condizioni. La preghiera deve essere costante, non abbattendosi per
ripulse, ma perseverare e star forte nel domandare; fervente per
penetrare nel Cuore di Dio; con intenzioni rette, volere la
gloria di Dio e la salute della propria anima e del proprio
corpo. « Innalza a Me il tuo grido ed I0 ti esa1terò. (JeT. 33.3)
« Chiamami ed I0 ti libererò dai pericoli ». (Ps. 49).
«Chiedete,
e vi sarà dato: cercate, e troverete: picchiate, e vi sarà aperto. Chi
chiede riceve, chi cerca trova: e a chi picchia, sarà aperto.
(S. Matt. 7-7). ,
Dio
vuole che noi gli domandiamo le grazie necessarie per salvarci. Non
possiamo osservare i divini precetti e salvarci senza l'attuale aiuto
del Signore. Ci darà le grazie se Gliele chiediamo. Non le dà Dio le grazie a
quelli che le disprezzano e se ne servono male.
Due grazie impartisce Dio gratuitamente senza precedenti
preghiere, il dono della Fede e la Chiamata alla penitenza, come insegna S.
Agostino. Tutte le altre Dio le concede solo a chi prega, con umiltà e fiducia
e perseveranza.
La preghiera è il primo passo verso Dio, e rimane sempre il passo
decisivo. Specialmente la preghiera all'Immacolata Vergine, alla Madre di
Gesù. La devozione a Lei, strappa al demonio innumerevoli anime, che il
peccato gli consegnerebbe infallibilmente nelle sue mani, avide e pronte a
ghermire i deboli che soccombono alle tentazioni, e cadono nelle,
colpe.
Soltanto molte preghiere di se stessi e di altri congiunti con
sacrifici e sofferenze, strappano un peccatore dalle mani di satana
«
Donna, sè tanto grande e tanto vali, Che
qual vuol grazia, che a Te non ricorre, Sua desianza
vuol volare senza ali ». (Dante.)
«
Vegliate dunque, pregando in ogni tempo! » (S. Luc. XXI 36). Poi
Gesù seguita a dire: « Chi ha sete, venga a Me e beva.» (S. Gio. 7-37).
Che grande amico abbiamo in Gesù
che sopporta tutti i nostri peccati!
Che privilegio poter rendere
Ogni cosa a Dio in preghiera.
Oh, che pace spesso perdiamo
Oh, che inutile pene portiamo,
Solo per non voler rendere
Ogni cosa a Dio in preghiera.