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I NOSTRI CARI E IL PURGATORIO
Dal Libro
"Il peccato veniale" di don Andrea Beltrami, salesiano avviato agli onori
degli Altari, citassi qui alcuni esempi riguardo al Purgatorio.
Un religioso francescano apparve ad un confratello lamentandosi perchè da molto tempo più non lo suffragava. Si scusò questi dicendo che lo pensava in Cielo da molto tempo. Un grido lamentevole diede allora il defunto e disse tre volte: Nessun può credere, nessun può credere, nessun può credere quanto minuzioso sia il Giudizio di Dio e quanto severa la punizione della Sua Giustizia.
Verso il 1850 a Foligno una
suora morta in concetto di santità venne a chieder suffragi e mentre diceva:
Ahi, quanto soffro! toccò colla palma della mano una porta del convento e vi
lasciò impressa l'impronta d'essa come se fosse stata di ferro arroventato,
riempiendo la stanza di fumo per il legno bruciato. La porta si conserva
pur ora.
Un religioso francescano
comparve a un domenicano dicendogli: Niente vi è sulla terra che possa dare
un'idea delle mie pene! - E per dargliene una prova stese la mano su una
tavola che tosto andò come in fiamme e vi rimase fonda la impronta
carbonizzata.
Un domenicano polacco vide un
dì, mentre pregava per i defunti, un'anima purgante che era come un carbone in
mezzo ad una fornace ardente. Il religioso la interrogò se quel fuoco del
Purgatorio era più penetrante che quello della terra. Quell'anima rispose:
Ahimè! tutto il fuoco della terra, paragonato a quello del Purgatorio, è come un
soffio-d'aria freschissima! - Riprese a dire il religioso: Vorrei farne una
prova, a patto che ciò giovasse a farmi scontare un po' del Purgatorio che
mi toccherà fare. - Ma l'anima replicò: Nessun mortale potrebbe sopportarne
la minima parte, senza morire all'istante, se Dio non lo sostiene. Se vuoi
convincerti, stendi la mano. - Senza temere il religioso stese la mano e l'anima
del Purgatorio vi lasciò cader sopra una sola goccia del suo sudore. Subito
il religioso stramazzò al suolo con grida acute di spasimo. La goccia gli aveva
forata la mano lasciandovi una gran piaga profonda. Una anno intero penò fra
spasimi tremendi causa quella piaga e poi morì, mentre quel fatto, divenuto
notorio, rianimò il fervore di tutti i monasteri di quelle contrade.
II ven. Bernardino da Busto
racconta che un suo fratellino morto a otto anni, dovette scontare in Purgatorio
le mancanze di devozione nelle sue preghiere del mattino e della sera. E il
venerabile lo sentì spesso recitarle con gran fervore proprio lì dove da
vivo le aveva dette con distrazione.
Nella storia dell'Ordine
Cistercense si legge che una suora disse, senza necessità, qualche
parolina, sia pur sottovoce, in coro durante l'Uffizio; e un religioso
perchè non aveva chinato il capo al Gloria Patri, come era regola. E
comparvero cinti di fiamme a chieder aiuto ai confratelli.
Al grande San Martino comparve
Vitalina, per la quale egli alla sepoltura non aveva voluto dir il requiem bensì
il gloria, tanto era nota la sua vita virtuosa, ed essa gli disse di essere in
Purgatorio perchè un venerdì si era acconciata i capelli,
contrariamente alla regola che lo vietava, essendo il dì della morte del
Salvatore.
Un domenicano di gran pietà fu
punito atrocemente per il soverchio amore che aveva avuto per i suoi
scritti; e un cappuccino per aver consumato, come cuoco del convento, un po' di
legna più del bisogno.
San Pier Damiani dice che san
Severino, Vescovo di Colonia, dovette scontare in Purgatorio la lieve
mancanza di aver anticipato senza bisogno la recita del Breviario.
S. Gregorio il Grande, Papa,
narra il fatto che a lunga espiazione fu condannato in Purgatorio il
diacono Pascasio. Eppure la sua vita era stata ben santa se la sua
dalmatica, stesa sul feretro, aveva operato gran prodigi! Anche san Valerio
vescovo di Augusta dovette fare del Purgatorio perchè da vecchio cercò di
lasciare come successore un nipote, che però era ottimo sacerdote. Ma Dio
gli tolse subito il nipote con morte prematura e lui dal Purgatorio
chiedeva pietà e misericordia mentre il popolo lo invocava come santo.
Anche l'altro vescovo di
Augusta, san Pellegrino, dovette fare del Purgatorio.
In Fiandra apparve l'anima di un
novizio cappuccino al suo maestro e guardiano e gli disse, tutto avvolto in
fiamme, che per una ben leggera mancanza contro la Regola era da qualche
ora in Purgatorio; ma Gesù gli faceva la grazia di venire a chiedere la
benedizione del suo maestro e anche ciò che gli imponesse la penitenza che
credeva, compiuta la quale poteva volare in Cielo. Lo benedì il Guardiano e
gli disse che per penitenza doveva restare in Purgatorio fino alla
recita dell'ora canonica delle ore otto ossia Prima. Era passata di poco la
mezzanotte colla recita del Mattutino e i monaci erano a riposo. Al sentire
la penitenza impostagli, il novizio prese a urlar come un disperato,
correndo per la Chiesa, e lamentandosi così: Padre snaturato! Cuore
durissimo e senza pietà! Come mai volete punire tanto severamente un fallo
che in vita avreste giudicato degno di ben piccola punizione? Ah voi ignorate la
atrocità dei miei tormenti! Oh, penitenza imposta senza pietà! - E ciò dicendo
sparì. Cercò di rimediare il Guardiano del Convento col far suonar la
campana e riunire i monaci e far loro anticipare Prima, lor
raccontando tutto, pur dubitando che potesse porta l'effetto
bramato.
Un santo religioso seppe dal suo
Angelo Custode che doveva presto morire e rimaner in Purgatorio solo
finchè gli avessero detta una santa Messa di suffragio. Egli allora se la fece
prometter da un Confratello. E quando preso dopo quel religioso morì,
subito corse a celebrare per lui. Dopo Messa in sacrestia gli apparve il defunto
raggiante di gioia che andava in Cielo, ma gli mosse un dolce lamento chè lo
aveva lasciato un anno in Purgatorio prima di dirgli la Messa che gli aveva
promesso. - Ti inganni, riprese egli, appena spirato eri e io venni tosto a
celebrare per te. II tuo corpo morto è ancor caldo - Ohimè! - disse allora il
defunto - come son spaventevoli le pene del Purgatorio! Un'ora sola mi è parsa
un anno!
Il gran Papa Innocenzo terzo
famoso per opere di zelo meraviglioso, apparve a santa Lutgarda dopo
morto, e di tra le fiamme le annunciò che il suo purgatorio doveva durare
fino al giorno del Giudizio. San Bellarmino diceva di rabbrividire pensando a
ciò e diceva che se a un santo Pontefice toccava questo, cosa sarebbe toccato
agli altri?
Santa Perpetua mentre era in
carcere prima del martirio si vide apparirle il fratellino defunto che ella
pensava in Cielo e invece chiedeva il suo aiuto dal Purgatorio. Era morto di una
terribile ulcera che gli aveva sfigurato il volto in vita, era morto a sette
anni di età; eppure pativa ancora per espiare. Ardeva di sete e gli era vicina
una vasca di acqua freschissima, ma coll'orlo più alto che la persona
sicchè non poteva giungervi.
Sant'Agostino temeva che la
Madre, Santa Monica, fosse in Purgatorio, quando eran già passati vent'anni
dalla di lei morte.
La pia Contessa Metilde di
Canossa alla morte del marito fece celebrare un milione di Messe, oltre le sue
preghiere e penitenze, e fece gran elemosine ai poveri e ai monasteri per
suffragare il consorte.
Nella vita del Beato Ugone si
legge che un monaco apparve dopo quaranta anni di Purgatorio dicendo che
gliene restavan ancor dieci da fare.
In un castello - racconta lo
scrittore Moggiolo - un'anima vagava facendo gran rumori e gridando che le
eran toccati mille anni di purgatorio tremendissimo.
Raccontano i diari della
Compagnia di Gesù dell'anno 1597 che un bravo giovine, che era modello di
virtù, e che in morte aveva avuto il privilegio di una apparizione della
Madonna, e che aveva profetizzato l'ora della morte sua e anche di un
altro, a ben quattro anni di Purgatorio fu condannato. Ed un altro, pur distinto
per santità, quattordici! Eppure son molti i suffragi che si fanno negli
Ordini Religiosi per i membri defunti!
Nel Libro del Rossignoli
"Meraviglie sul Purgatorio" si legge che un pittore aveva in gioventù
dipinto un quadro con delle nudità; ma se ne pentì e per riparare dipinse da
allora in poi sempre devote immagini sacre, e l'ultimo quadro fu un gran lavoro
che donò alla Chiesa dei Carmelitani che frequentava, affinchè lo
suffragassero con Messe dopo la morte. Qualche d ì dopo la morte egli
apparve a uno di quei religiosi scongiurandolo di recarsi da quella persona
che gli aveva commissionato quel quadro osceno, e gli dicesse che lo
distruggesse subito, e gli annunciasse anche che Dio gli avrebbe tolto con morte
prematura i due figli che aveva, causa dei peccato commesso. II quadro fu
tosto bruciato, e anche la predizione si avverò.
Santa Margherita Maria Alacoque,
mentre pregava per tre anime del Purgatorio, si sentì chieder da Gesù quale
volesse ella per prima liberare. La santa rispose che facesse il Salvatore
quanto era di Sua maggior gloria. Ed egli liberò allora quella anima che era di
una persona secolare, mentre le altre due eran di persone religiose; e
aggiunse che a Lui ispiravano ben poca compassione le persone religiose penanti
in Purgatorio, perchè in vita avevano avuto tanti mezzi per
raggiungere il Cielo direttamente, e per propria colpa non lo avevano
fatto.
La stessa Santa si vide apparire
una consorella defunta che le domandava aiuto e deplorava di essersi in
vita fatta dispensar con troppa facilità da certi esercizi della vita
religiosa.
S. Luigi Bertrando vide
apparirgli un religioso circondato di fiamme che lo supplicò a perdonargli
una parola pungente dettagli molti anni prima. Quella sola parola gli aveva
fatto fare Purgatorio. E chiese una santa Messa per esser liberato.
Una santa Religiosa vide in
Purgatorio un povero prete le cui dita erano rose e divorate da ulcere
schifosissime, perchè in vita aveva fatto il segno di Croce senza la dovuta
devozione.
Il famoso padre Nieremberg della
Compagnia di Gesù, tanto devoto delle anime purganti, mentre a Madrid una
notte pregava per esse, si vide comparirgli un confratello, il quale, per aver
talora parlato del prossimo con poca carità, aveva la lingua di continuo
bruciata da un ferro rovente. Ed era stata la sua devozione alla
Madonna che gli aveva ottenuto di apparir per chiedere aiuto.
Un abate benedettino fu
condannato ad acerbo purgatorio perchè era stato di uno zelo troppo austero
con i suoi monaci, che lui voleva tutti santi e perfetti insistendo con
eccessiva severità. E comparve a Santa Lutgarda, sua penitente in
vita, chiedendo aiuto. E la santa si flagellò e pregò e fece gran penitenze
per lui. Ma con tutto ciò per molto tempo non riuscì a liberarlo. Solo
quando ella offrì infine se stessa come vittima di espiazione, solo allora
il monaco fu liberato e le annunciò che ben undici anni ancora avrebbe egli
dovuto star in Purgatorio se ella non l'avesse aiutato.
Il beato Stefano, francescano,
che soleva passar ogni notte lunghe ore davanti al SS. Sacramento, vide una
volta seduto in coro un religioso incapucciato e gli chiese chi era. "Sono un
religioso di questo monastero - rispose egli - condannato dalla Divina
Giustizia a fare qui il mio Purgatorio per le imperfezioni commesse qui
nella recita del Divino Uffizio". Il beato Stefano allora cominciò a pregar
per lui e vide che ne aveva molto sollievo, e per molte notti avvenne questo,
finchè una volta, dopo la recita del De profundis con gran gioia egli partì, chè
la prova era finita.
Narra santa Margherita M.
Alacoque: "Una volta vidi in visione una religiosa morta da un pezzo, e mi disse
che soffriva tantissimo in Purgatorio, e per di più da un po' di tempo la
Giustizia di Dio le aveva inflitto una pena incomparabile: la vista
cioè di una sua parente precipitata nell'inferno. Dopo tal visione avuta in
sogno mi svegliai ma così afflitta e con tali pene, da parermi che quell'anima
mi avesse impresso le sue; e il corpo lo sentivo così rotto che potevo appena
muoverlo. Io ne facevo poco conto di quel che credevo un sogno, ma quell'anima
mi forzò a pensar ad essa, pressandomi così fortemente, che proprio non mi
dava riposo, dicendomi di continuo: Pregate il Signore per me! OffriteGli i
vostri patimenti, uniti a quelli di Gesù Cristo, per sollevare i miei. Datemi il
merito di tutto quello che farete fino al primo venerdì di maggio, in
cui vi comunicherete per me. E io feci così, col permesso della mia Superiora.
Ma la mia pena aumentò tanto; che mi opprimeva senza lasciarmi prender
alcun sollievo. La Superiora perciò mi fece andare a letto a prendere un
po' di riposo. Ma appena vi fui, vidi l'infelice accanto a me che mi
diceva: Eccoti nel tuo letto ben comoda! guarda me invece coricata in un letto
di fiamme; ove soffro mali intollerabili! - E mi dava a vedere quell'orribile
letto, che mi fa fremere ogni volta che ci penso. Infatti la parte di sopra
di esso era formata di punte acute, tutte infuocate, che le entravano nelle
carni; e mi diceva che ciò era per cagione della sua pigrizia e negligenza
avuta nella osservanza delle regole, e per le sue infedeltà verso Dio...
"Mi straziano il cuore con pettini di ferro ardenti - diceva poi - e questo
è il mio più crudele dolore: e questo è a punizione dei pensieri di
mormorazione e di disapprovazione, in cui mi sono trattenuta contro i miei
Superiori. La mia lingua è mangiata da vermi, e ciò in punizione delle mie
parole contro la carità; e per i mancamenti all'osservanza del silenzio,
ecco, vedi la mia bocca interamente ulcerata da piaghe! Ah, vorrei bene che
tutte le anime consacrate a Dio mi vedessero in questi terribili tormenti! Se
potessi far loro sentire la grandezza delle mie pene e quelle
preparate a tutti coloro che vivono negligentemente nella loro
vocazione, oh senza dubbio esse camminerebbero con un ardore ben diverso
nell'esatta osservanza delle loro regole, e si guarderebbero bene dal cadere nei
difetti che ora fan me tanto soffrire! - Tutto ciò mi eccitava al pianto, e le
monache, credendo che io avessi male, mi volevan dare dei rimedi, ma allora
quell'anima mi disse: - Si pensa bene a sollevare i tuoi mali; nessuno
invece pensava sollevare i miei! Ohimè! Eppure un giorno di esatto silenzio
di tutto il Monastero guarirebbe la mia bocca ulcerata! Un altro
giorno passato nelle pratiche della carità, senza commettere alcun fallo,
medicherebbe la mia lingua piagata! Un terzo giorno passato senza fare la
minima mormorazione nè critica contro il prossimo, guarirebbe il mio cuore
straziato!" - Quell'anima, dopo che le fu applicata la Comunione ch'io feci
per lei, mi disse che i suoi orribili tormenti erano ben diminuiti, anche perchè
aveva avuto la applicazione di una Messa in onore della Passione; ma aggiunse
che doveva però rimanere ancora a lungo nel Purgatorio, e patirvi le
pene riserbate alle anime negligenti nel servizio di Dio. Così scrisse la
Santa.
Il di lei Padre spirituale, il
beato Claudio de la Colombiere, gesuita, dovette stare in Purgatorio fino
al momento della sepoltura del suo corpo, e ciò per qualche negligenza sua
nel fare atti di amor a Dio.
Le sante compagne di Teresa
d'Avila, Dottore di Santa Chiesa e Riformatrice del Carmelo, quasi tutte
dovettero fare un po' di Purgatorio. E nelle moltissime visioni che la Santa
ebbe sulla sorte futura delle anime, tre sole Ella dice di averne visto
volare direttamente in Cielo. Una era del gran penitente San Pietro d'Alcantara,
celebre per le sue mortificazioni. Eppure a quei tempi vivevano
persone molto illustri per santità!
Santa Geltrude vide un giorno il
demonio che con gran cura raccoglieva i fiocchi di lana che le suore del
Monastero lasciavan cadere nel filare; e comprese che sarebbero stati tutti
presenti al tribunale di Dio, come difetti contro la povertà da espiare in
Purgatorio.
Sant'Alfonso racconta che un
monaco non teneva conto dei pezzetti di pane avanzato a mensa e in morte si vide
venirgli innanzi il diavolo con un sacco che li conteneva tutti e disse: Ci
rivedremo tra breve al Tribunale di Dio! Questi tozzi di pane saran tanti
carboni ardenti nel tuo purgatorio!
Dal libro "Le Divine parole" di P. Augusto Saudreau O.P.
Nostro Signore fece conoscere a
Margherita da Cortona che i di lei genitori eran usciti dal Purgatorio.
"Rallegrati, figlia, le disse, perchè ora tua madre fu liberata dal
Purgatorio ove stette dieci anni". Riguardo al padre della Santa, le disse: "Ti
annuncio che tuo padre, per cui mi pregasti con tanta istanza, è uscito dal
Purgatorio. Non aver inquietudine riguardo alla sua vita passata, che tu
conosci; perchè le pene del Purgatorio son di varie specie, ed egli ha
sofferto le più afflittive, perchè volevo liberarlo più presto purificandolo più
terribilmente". - "Riguardo ai tre defunti per cui mi pregasti con insistenza,
ti dirò che non sono dannati, contrariamente alla opinione di quelli che li
giudicano. Però essi debbono sopportare supplizi così spaventosi, che, se
non fossero visitati dagli angeli, si crederebbero dannati, tanto si trovano
vicini a quelli che lo sono. Per questo i loro eredi dovrebbero celebrare
un grande anniversario, contribuendo largamente alla costruzione del nuovo
oratorio del B. Francesco, affinchè le lacrime che vi si verranno a versare
mitighino le pene che quelli incorsero per l'ingiustizia del loro commercio. Per
questo peccato la Mia Giustizia, esigerebbe ch'essi la subissero sin
alla fin del mondo; nondimeno, in grazia delle tue preghiere, essi non vi
resteranno che vent'anni. Compiuto questo tempo, la Madre Mia li libererà e li
introdurrà nella eterna Gloria".
Pregava un dì suor Matilde per
un curato che era morto di recente. Ella vide la sua anima rivestita di una
grande dignità, però ancora in attesa della gloria del Cielo. Gli chiese il
perchè di quella dignità, ed egli rispose: "Perchè amavo la solitudine e pregavo
il Signore con gran rispetto". Domandò ancora Matilde: "E perchè non ve ne
siete subito volato cogli angioli?" - Rispose egli allora: "La gloria che io
devo ricevere perchè vissi puramente nello stato clericale è così grande
che io non vi posso ancor pervenire".
Santa Brigida, pregava per un
vecchio sacerdote eremita di gran virtù, la cui salma, già portata in
chiesa, aspettava la sepoltura. La Santissima Vergine le apparve e le
disse: "Sappi, figlia mia, che l'anima di questo eremita, amico mio, sarebbe
entrata in Cielo subito dopo la sua morte, se avesse avuto nel morire un
perfetto desiderio di vedere e possedere Iddio. Questo fa sì che egli sia
or trattenuto nel Purgatorio di desiderio ove non vi è altra pena che il
desiderare di giungere a Dio; ma prima che il suo corpo sia nella tomba,
l'anima sua sarà in Cielo".
S. Brigida vide un Re che era in
Purgatorio; alla sua sinistra stava un demonio e alla sua destra un angelo.
Si fece udire la voce del Giudice che diceva: "Tu o demonio non puoi avere
quest'anima, a motivo del suo splendore, e tu, o angelo, non la puoi
toccare, a motivo della sua impurità. Il giudizio vuole che tu, demonio, la
purifichi, e che tu, angelo, la consoli, finchè sia giunta alla gloria
eterna. E a te, o anima, è permesso di guardare l'angelo e di prendere
consolazione da lui. Tu parteciperai al Sangue di Gesù Cristo, alle preghiere
della Madre Sua e della Chiesa". E la Santa vide il demonio torturare
orribilmente quell'anima e rinfacciarle i suoi peccati, ma la anima sollevava
gli occhi verso l'angelo, non dicendo nulla ma indicando col suo
atteggiamento ch'ella era consolata da Lui e che presto ella sarebbe stata
liberata dalle sue pene.
S. Geltrude, pregava per un
frate defunto che era sempre stato tanto affezionato alla Congregazione; e
il Signore le disse: "Io ho già, per le preghiere della Congregazione,
ricompensato il suo amore in tre cose: la sua benevolenza naturale gli dava
già una gran gioia intima di poter prestar servizio a qualcheduno; ora tutte
quelle gioie che egli provava dopo qualche servizio nuovo, sono oggi
riunite insieme e le sente tutte nel medesimo tempo nell'anima sua. Egli
possiede ancora la gioia di tutti i cuori che egli ha rallegrato coi suoi
benefizi: quelli dei poveri per una limosina; quelli dei bambini per i
regali loro fatti; quelli dei malati per un frutto o un sollievo loro dato.
Infine egli ha più gioia perchè sa che tutte queste cose mi erano gradite. E se
occorre ancora qualche cosa affinchè il suo sollievo sia perfetto,
questo non gli mancherà a lungo".
Santa Geltrude pregava per frate
Ermanno, converso, morto di recente. Essendole stata mostrata quest'anima,
che era in Purgatorio, ella le domandò: "Per quale motivo, per quale
mancanza soffrite voi di più?" - ed egli: "Per la mia volontà propria:
anche quando facevo del bene, preferivo farlo di mia testa anzichè seguire il
parere altrui. Io ne soffro adesso una così gran pena che, se si
riunissero tutte le pene che opprimono il cuore di tutti gli uomini, non vi
sarebbe nulla di simile a quello che io soffro!" - Geltrude allora prese a
recitare il Padre nostro per lui, e giunta essa alle parole "perdonateci i
nostri debiti come noi li rimettiamo tali peccati" quella anima prese
un'aria piena di ansietà e disse: "Quando ero nel mondo, peccai molto per non
aver facilmente perdonato a quelli che avevano agito contro di me: serbavo per
molto tempo un contegno serio con loro, e adesso, quando sento quelle parole, io
soffro una vergogna intollerabile e piena di ansietà". Offrendosi per
quest'anima il santo sacrifizio, parve che ella ne fosse
meravigliosamente allietata e glorificata. Geltrude chiese allora al
Signore: "Quest'anima ha ora soddisfatto a tutto ciò che doveva soffrire?"
Rispose il Signore: "Ha soddisfatto di più di quel che potresti tu ed altri
pensare, tuttavia non è talmente purificata da poter essere ammessa a godere la
mia presenza. Ma la sua consolazione e il suo sollievo vanno ora sempre più
crescendo a misura che si prega per lei. Nondimeno le vostre preghiere non
possono soccorrerla tanto prontamente quanto invece lo farebbero se ella
non avesse commesso in vita quella mancanza di mostrarsi dura e
inesorabile e di non piegare la sua volontà a quella altrui, non volendo
ammettere quello che essa non aveva nella volontà sua".
Apparve a santa Geltrude una
defunta che aveva agli orecchi una dura cartilagine che bisognava raspare
duramente con le unghie fino a che non fosse scomparsa. Ciò era in pena di
avere essa ascoltato le mormorazioni e le maldicenze. Di più ella
aveva la bocca internamente ricoperta d'una pelle spessa che le impediva di
gustare le dolcezze divine; e questo ella lo soffriva per aver detto
qualche maldicenza. Intorno alla qual cosa Geltrude ricevette dal Signore questa
istruzione: "Se quest'anima, che si era resa di ciò colpevole per
semplicità, e se ne era sovente pentita, aveva meritato tali castighi,
quelli che commettono la medesima colpa con persistenza soffrono assai
di più; per loro quella pelle è guarnita di piccole punte che li pungono dalla
lingua al palato e dal palato alla lingua, li lacerano dolorosamente e
producono una detestabile marcia".
Suor Matilde pregava per l'anima
di una persona che era stata uccisa, come viveva, nel peccato. Nostro Signore
disse alla Sua Serva: "Sette anni di digiuni, e sette quarantene non
sarebbero che una goccia d'acqua in un gran fuoco. Costui starà
trent'anni senza nulla ottenere da me, perchè per un orgoglio insensato, egli ha
perduta la vita trent'anni prima del termine che gli era stato assegnato;
bisogna che egli mi paghi codesti anni nelle pene!" Chiese allora Matilde: "E
come si salvò egli?" Gesù rispose: "Quando egli udiva la mia parola, era
commosso e sospirava; io lo ricompensai permettendo che nei suoi ultimi
momenti sospirasse pe' suoi peccati.
Santa Veronica Giuliani parla
nel suo Diario di "anime scordate" alle quali il Signore non applica, per
un certo tempo nè le preghiere della Chiesa nè quei suffragi che per loro fan
parenti o amici. Anche santa Geltrude aveva saputo che quando un'anima è in
Purgatorio per avere commesso certe colpe numerose e gravissime, ella non
può essere aiutata dai suffragi comuni della Chiesa, e per un tempo fissato
dalla Giustizia di Dio ella non riceve quella continua rugiada, quel balsamo
pieno di soavità, quella rinfrescante bevanda. La Santa aveva ottenuto che
un'anima che le si raccomandava e che era in tal condizione, fosse subito
liberata da tale ostacolo. Ella Chiese al Signore con quali travagli e con quali
preci si poteva ottener a queste anime sì disgraziate siffatta grazia; e
Gesù rispose: "Tu non puoi fare alcun lavoro, nè alcuna preghiera che possa
recare all'anima sì potente soccorso, perchè ciò non può ottenersi tutto ad
un tratto se non per effetto di un amore simile a quello che hai provato or ora.
Ebbene: questo è un favore che non si può avere, salvo che io non lo dia.
Parimenti un tal soccorso non può essere accordato ad un'anima dopo la
morte, salvo che ella non lo abbia meritato, per una grazia speciale, in
questa vita. Sappi però che una tal pena può essere, a lungo andare,
sollevata mediante preci e buone opere compiute con fedeltà dagli amici di
questa anima. Questo tempo è più o meno lungo, a seconda che i suoi amici
vi mettano per lei più devozione e più amore, e anche secondo quant'ella
meritò ciò durante la vita".
Maria Giuseppa Kumi, in un tempo
in cui era in preda a prove spaventevoli, udì queste superne parole:
"L'uomo deve piuttosto desiderare di restar sopra la terra con tutte le
calamità, al fine di purificarvisi, anzichè passare un sol giorno nelle
fiamme del Purgatorio".
Essendo morta nel Monastero di
Hefta una novizia ferventissima, santa Geltrude la vide come una vergine
che andava a presentarsi al suo sposo, e il Signore presso di lei, che per virtù
delle sue cinque Piaghe dava a quell'anima gioie dolcissime e la
consolava con ogni sorta di carezze. Nondimeno la defunta appariva triste, e se
ne meravigliava Geltrude. Ma il Signore le disse: - Or ella dalla mia presenza
non riceve che le dolcezze della mia Umanità, che non possono pienamente
consolarla. Con ciò io la ricompenso della devozione ch'ella ebbe per la
mia Passione nei suoi ultimi momenti; ma quando ella sarà poi
pienamente purificata delle negligenze della sua vita passata, allora godrà
della presenza della mia Divinità e la gioia che ne riceverà, la consolerà
senza riserva". Chiese poi Geltrude: "Come mai le negligenze della sua vita
passata non furono tutte riparate dalla devozione che ella manifestò
negli ultimi istanti?"' Gesù rispose: "Quando un uomo giunge all'estremo
per la perdita delle sue forze, il suo mondo ordinario di vivere continua in
certo qual modo sino alla fine, perchè egli non ha più la forza, ma solo la
volontà. Se per un effetto della mia gratuita Bontà, io gli do allora una
buona volontà, un desiderio pio, egli ne ha ben il profitto, ma però non a tal
punto da cancellare tutte le macchie delle negligenze passate, come avrebbe
potuto verificarsi se nella pienezza della sua salute e delle sue forze egli
avesse posta tutta la sua buona volontà per riformarsi". Chiese poi la
Santa: "La vostra così tenera misericordia, o Signore, non potrebbe
assolvere da tutte le sue negligenze quest'anima, a cui fin dalla sua
infanzia Voi avevate dato un cuore affettuoso per tutti e una carità così
benevola?" Rispose il Signore: "Io ricompenserò con sovrabbondanza l'affetto del
suo cuore e la sua carità grande, però in forza della Mia Giustizia è
d'uopo che sia cancellata ogni minima macchia di negligenza! E il Signore,
facendo una carezza alla novizia, aggiunse: "Questa mia sposa è su questo punto
perfettamente d'accordo colla Mia Giustizia. E allorchè essa sarà purificata, la
gloria della Mia Divinità saprà ben ricompensarla!"
Francesca della Madre di Dio
pregava intensamente per una suora del suo convento, che ella vedeva
soffrire in Purgatorio. Nostro Signore le fece vedere che aveva una cura
speciale della sua liberazione, ispirando a molte persone di recitar preghiere e
far buone opere per lei. E stimolava Francesca perchè pur lei facesse per la
defunta lunghe discipline e portasse il cilizio. E le disse: "Io sono fedele; e
siccome ella ebbe cura di onorarmi durante la sua vita, così io adesso ho
cura di lei". Il dì seguente aggiunse: "Mi si offra tutto quello che si desidera
fare per lei e io lo riceverò e glielo applicherò come se fosse compiuto di
fatto". Qualche tempo dopo, alle replicate istanze di Francesca, Nostro
Signore disse: "Io sono santo e la mia santità non può soffrire alcuna
impurità. Io ho maggior desiderio di liberarla che non ne abbiate voi e lei
stessa; ma bisogna che si compia la mia ordinazione. Io eccito a pregare per
lei. E Francesca vedeva questo divin Salvatore come un gran Re che
distribuisce ed applica tutti i suoi propri meriti e le opere buone che si fanno
per ciascuna delle anime purganti secondo la fedeltà che Gli prestarono quando
erano sulla terra. Vedeva altresì che Nostro Signore ha un così grande amore per
quelle povere anime che, quando si prega per loro, ciò gli procura una
singolare contentezza.
Disse un dì il Salvatore a S.
Margherita da Cortona: "Fa' sapere ai Frati Minori che si ricordino delle
Anime del Purgatorio! Sono esse così numerose che appena si può crederlo; e,
purtroppo, sono esse assai poco soccorse dai loro amici, e di' ai tuoi
Confratelli che i religiosi che si immischiano negli affari del secolo, in
Purgatorio soffriranno dei grandi supplizi".
Il Signore disse a Matilde:
"Chiunque per compassione o per carità, intercede per un defunto, ha parte
a tutti i beni che si compiono in tutta la Chiesa per quel morto, e nel giorno
della sua partenza dal mondo, egli li troverà tutti preparati per il
sollievo e per la salute dell'anima sua".
Venne a morire una persona che
durante la sua vita aveva pregato molto per le anime del Purgatorio, ma che per
fragilità umana era stata negligente nell'obbedienza, preferendo a questa virtù
le austerità. S. Geltrude la vide fregiata di vari ornamenti, ma con un carico
di pietre così pesante che ci vollero parecchie persone per condurla
davanti al Signore. Quelle conduttrici - fu detto alla Santa - erano le anime
che ella aveva liberato dal Purgatorio; quegli ornamenti erano le preghiere che
aveva fatto per esse; e le pietre così pesanti eran le sue colpe di
disobbedienza. Disse allora il Signore: "Queste anime, spinte dalla
riconoscenza, non mi lasciano farla passare per il Purgatorio ordinario, però
bisogna pure che ella sia purificata delle sue colpe di disobbedienza e di
suo proprio giudizio".
Al fine di eccitare lo zelo di
S. Geltrude in favore delle anime del Purgatorio, il Signore le disse: "Supponi
un Re che ritenesse in prigione alcuni dei suoi più grandi amici e che li
rimetterebbe volentieri in libertà se la giustizia non glielo
impedisse; spinto dal desiderio della loro liberazione e, vedendo che da se
stessi non possono contribuirvi, supponi che questo Re accettasse con gioia che
qualcuno pagasse, con oro o argento o in altro modo, ciò che fosse
necessario per il saldo del loro debito. Ebbene: in questo modo io accetto tutto
ciò che mi vien offerto per la liberazione delle anime che riscattai col
mio prezioso Sangue; allora io ho l'occasione di liberarle dalle loro
pene e di condurle alle gioie che son loro preparate da tutta l'eternità".
Chiese poi Geltrude: "Quanto Vi è gradita, o Signore, la pratica devota della
recita del Salterio in uso qui?" Egli rispose: "Essa mi è così accetta come se,
coi loro denaro, riscattassero me stesso dalla schiavitù, ogni volta che
un'anima è liberata dalle loro preghiere. E certissimamente io ciò glielo
contraccambierò a tempo opportuno nella misura che comporta la Onnipotenza
della Mia liberale Bontà".
La notte di Pasqua S. Geltrude
chiedeva al Signore che liberasse dal Purgatorio le anime che l'avevan amato d
più, e a tal fine disse: "In unione alla Vostra Innocentissima Passione vi
offro tutto ciò che il mio cuore e il mio corpo hanno sofferto nelle mie
continue infermità". Il Signore le fece allora vedere la moltitudine di
anime allora liberate e disse: "Tutte te le dono in dote al tuo amore e si vedrà
eternamente in Cielo che furon liberate, per le tue preci, e ciò sarà per te un
eterno gaudio in faccia di tutti i Miei Santi.
Lascia consumare dall'Amore lo
stame di tua vita. Riversa il tuo amore sul Purgatorio per aprire le porte del
Cielo a chi ami. Te beata se saprai amare sino all'incenerimento di ciò che è
debole e che peccò. Allo spirito purificato dalla immolazione d'amore vengono
incontro i Serafini e gli insegnano il "Sanctus" eterno da cantare ai piedi
del mio trono".
Dal libro "Invito all'amore"; messaggi di
N.S. a Josepha Menendez (1890 - 1923) ed. Lice
Josepha non è mai discesa nel
purgatorio, ma ha visto ed udito numerose anime venute a sollecitare le sue
preghiere, o a dirle che, grazie alle sue sofferenze, erano sfuggite
all'inferno.
Queste anime, in generale, si
accusavano umilmente delle cause del loro soggiorno in purgatorio
(Biografia, cap. V 4 marzo - 15 aprile 1922). Qui è aggiunto qualche
particolare:
«Avevo la vocazione e la
perdetti per una cattiva lettura: avevo anche disprezzato e buttato via il
mio scapolare!» 27 luglio 1921).
«Stavo immersa in una grande
vanità e sul punto di maritarmi. Nostro Signore si è servito di un mezzo assai
duro per sbattermi le porte dell'inferno». (10 aprile 1921).
«La mia vita religiosa è stata
priva di fervore!».
«La mia vita religiosa è stata
lunga, ma ho passato i miei ultimi anni più a curarmi ed a soddisfarmi che
ad amare N. Signore. Grazie ai meriti di un sacrifizio che tu hai fatto ho
potuto morire nel fervore e devo anche a te di non trascorrere lunghi anni in
purgatorio come avrei meritato. L'importante non è l'entrata in
religione... ma l'entrata nell'eternità» (7 aprile 1922).
«Da un anno e tre mesi sono in
purgatorio. Senza i tuoi atti dovrei stare per lunghi anni ancora! Una
persona del mondo ha meno responsabilità se non ne profitta! Ma quante
anime religiose si rendono poco conto del come si espiano qui le proprie colpe!
La lingua orribilmente tormentata espia le mancanze al silenzio... la gola
riarsa espia le colpe contro la carità... e l'angustia di questa prigione le
ripugnanze ad obbedire... Nel mio Ordine poche sono le comodità e piccoli i
sollievi, ma si può sempre giungere a procurarsene ...e quando qui occorre
espiare la più piccola immortificazione!... Frenare gli sguardi per non
cedere alla curiosità può costare un grande sforzo, ma qui... quale
tormento soffrono gli occhi impediti di vedere Dio!» (10 aprile 1922).
Un'altra religiosa si accusa di
mancanza contro la carità e di mormorazioni all'elezione di una sua
superiora.
«Sono stata in purgatorio fino
ad ora... perchè durante la mia vita religiosa ho parlato molto e con poca
discrezione. Ho comunicato spesso le mie impressioni e i miei lamenti e queste
comunicazioni sono state causa di molte mancanze di carità per molte mie
consorelle».
«Si profitti bene di questa
lezione - aggiungeva la S. Vergine presente a questa apparizione - perchè
molte anime urtano contro questo scoglio».
E nostro Signore sottolineava
ancora tale ammonimento importante con queste parole: «Quest'anima si trova
in purgatorio per le sue mancanze al silenzio, poichè questo difetto ne produce
molti altri: anzitutto la disobbedienza alla regola: in secondo luogo in
questi difetti vi sono spesso mancanze alla carità ed allo spirito
religioso, ricerche di soddisfazione personale, le espansioni del
cuore che non convengono alle anime religiose e questo senza contare che non
solo si è in colpa con noi stessi, ma con sé si inducono alla mancanza una o più
altre persone.
Perciò quest'anima è ora in
purgatorio e si consuma dal desiderio di venire a me» (22 febbraio
1923).
«Sono in purgatorio perchè non
ho avuto abbastanza cura delle anime che Dio mi aveva affidato; non
sapevo abbastanza ciò che valgono le anime, e la dedizione che questo
prezioso deposito esige» (agosto 1922).
«Sono stata in purgatorio un po'
meno di un'ora e mezza per espiare alcune mancanze di fiducia in Dio. È vero che
l'ho sempre amato molto: ma con un po' di timore. È anche vero che il
giudizio di un'anima religiosa è rigoroso, poichè non è il nostro sposo, ma il
nostro Dio che ci giudica. Tuttavia occorre mentre si vive avere un'immensa
fiducia nella sua misericordia e credere alla sua bontà per noi. Quante
grazie perdono le anime religiose che non hanno abbastanza fiducia in lui!»
(settembre 1922).
«Sono in purgatorio perchè non
ho saputo trattare le anime che Gesù mi affidava con la cura che meritavo... Mi
sono lasciata condurre da sentimenti umani e naturali, senza vedere
abbastanza Dio, come devono sempre fare le superiore, nelle anime che mi erano
affidate, poichè, se è vero che ogni religiosa deve vedere Dio N. Signore
nella superiora, è pur vero che la superiora deve vederlo nelle sue
figlie...».
«Vi ringrazio che avete
contribuito a liberarmi dalle pene del purgatorio...».
«Oh! se le religiose sapessero
fin dove può condurre un impulso sregolato... come si applicherebbero a
dominare la loro natura ed a reprimere le passioni!» (aprile 1923).
«Il mio purgatorio sarà lungo
poichè non ho accettato la volontà di Dio, nè ho fatto con sufficiente
rassegnazione il sacrificio della mia vita durante la malattia».
«La malattia è una grande grazia
di purificazione, è vero: ma se non si fa attenzione può essere anche
occasione di allontanarsi dallo spirito religioso... di dimenticare che si
sono fatti i voti di povertà, castità, obbedienza e che si è tutto amore,
si! ma Egli è pure tutto giustizia!» (novembre 1923).
Dal libro: "l quaderni del 1943"
(Scritti di Maria Valtorta 1961) - Edizioni Pisani
Isola del Liri, 1976
17 ottobre 1943 Dice Gesù
"Ti voglio spiegare cosa è e in
cosa consiste il Purgatorio. E te lo spiego Io, con forma che urterà tanti che
si credono depositari della conoscenza dell'al di là e non lo sono.
Le anime immerse in quelle
fiamme non soffrono che per l'amore.
Non immeritevoli di possedere la
Luce, ma neppure degne di entrarvi subito, nel Regno di Luce, esse, al loro
presentarsi a Dio, vengono investite dalla Luce. E' una breve, anticipata
beatitudine, che le fa certe della loro salvezza e le fa cognite di cosa sarà la
loro eternità ed esperte di ciò che commisero verso la loro anima,
defraudandola di anni di beata possessione di Dio. Immerse poi nel luogo di
purgazione, sono investite dalle fiamme espiatrici.
In questo, coloro che parlano
del Purgatorio dicono giusto. Ma dove non sono nel giusto è nel volere
applicare nomi diversi a quelle fiamme.
Esse sono incendio d'Amore. Esse
purificano accendendo le anime d'amore. Esse danno l'Amore perchè, quando
l'anima ha raggiunto in esse quell'amore che non raggiunse in terra, ne viene
liberata e si congiunge all'Amore in Cielo. Ti pare dottrina diversa dalla
cognita, vero?
Ma rifletti.
Cosa vuole il Dio Uno e Trino
per le anime da Lui create? Il Bene.
Chi vuole il Bene per una
creatura, che sentimenti ha per la creatura? Sentimenti d'amore. Quale è il
comandamento primo e secondo, i due più importanti, quelli che Io ho detto non
esservene più grandi ed essere in quelli la chiave per raggiungere la vita
eterna? E' il comandamento d'amore: "Ama Dio con tutte le tue forze,
ama il prossimo come te stesso".
Per bocca mia e dei profeti e
dei santi, cosa vi ho detto infinite volte? Che la Carità è la più grande delle
assoluzioni. La Carità consuma le colpe e le debolezze dell'uomo, perchè chi ama
vive in Dio, e vivendo in Dio poco pecca, e se pecca subito si pente, e per chi
si pente vi è il perdono dell'Altissimo.
A cosa mancarono le anime?
All'Amore. Se avessero molto amato, avrebbero commesso pochi e lievi
peccati, connessi alla debolezza e imperfezione vostra. Ma non avrebbero
mai raggiunto la pertinacia cosciente nella colpa anche veniale. Si
sarebbero studiate di non addolorare il loro Amore, e l'Amore, vedendo la loro
buona volontà, le avrebbe assolte anche delle venialità commesse.
Come si ripara, anche sulla
terra, una colpa? Espiandola e, se appena si può, attraverso il mezzo con
cui si è commessa. Chi ha danneggiato, restituendo quanto ha levato con
prepotenza. Chi ha calunniato, ritrattando la calunnia, e così via.
Ora, se questo vuole la povera
giustizia umana, non lo vorrà la Giustizia santa di Dio? E quale mezzo
userà Dio per ottenere riparazione? Se stesso, ossia l'Amore, ed esigendo amore.
Questo Dio che avete offeso, e che vi ama paternamente, e che vuole congiungersi
con le sue creature, vi porta ad ottenre questo congiungimento attraverso a
Se stesso.
Tutto si impernia sull'Amore,
Maria, fuorchè per i "morti" veri: i dannati. Per essi "morti" è morto
anche l'Amore. Ma per i tre regni - quello più pesante: la Terra; quello in cui
è abolito il peso della materia ma non dell'anima gravata dal peccato:
il Purgatorio; e infine quello dove gli abitatori di esso condividono con il
Padre loro la natura spirituale che li affranca da ogni gravame - il
motore è l'Amore. E' amando sulla terra che lavorate per il Cielo. E' amando nel
Purgatorio che conquistate il Cielo che in vita non avete saputo meritare.
E' andando in Paradiso che godete il Cielo.
Quando un'anima è nel Purgatorio
non fa che amare, riflettere, pentirsi alla luce dell'Amore che per lei ha
acceso quelle fiamme, che già sono Dio, ma le nascondono Dio per sua
punizione.
Ecco il tormento. L'anima
ricorda la visione di Dio avuta nel giudizio particolare. Si porta seco
quel ricordo e, poichè l'avere anche solo intravisto Iddio è gaudio che
supera ogni creata cosa, l'anima è ansiosa di rigodere di quel gaudio.
Quel ricordo di Dio e quel
raggio di luce che l'ha investita al suo comparire davanti a Dio, fanno sì che
l'anima "v e d a" nella loro vera entità le mancanze commesse contro il suo
Bene, e questo "v e d e r e" costituisce, insieme al pensiero che per
quelle mancanze si è volontariamente interdetto il possesso del Cielo e
l'unione con Dio per anni o secoli, costituisce la sua pena purgativa.
E' l'amore, la certezza di avere
offeso l'Amore, il tormento dei purganti. Più un'anima nella vita ha
mancato e più è come accecata da spirituali cataratte, che le rendono più
difficile il conoscere e raggiungere quel perfetto pentimento d'amore che è
il coefficiente primo della sua purgazione e dell'entrata nel Regno di Dio.
L'amore è appesantito nel suo vivere e reso tardo quanto più un'anima lo ha
oppresso con la colpa. Man mano che per potere dell'Amore essa si monda, si
accelera la sua risurrezione all'amore e, di conseguenza, la sua conquista
dell'Amore, che si completa nel momento in cui, finita l'espiazione e
raggiunta la perfezione dell'amore, essa viene ammessa nella Città di Dio.
Bisogna molto pregare perchè
queste anime, che soffrono per raggiungere la Gioia, siano veloci nel
raggiungere l'amore perfetto che le assolve e le unisce a Me. Le vostre
preghiere, i vostri suffragi, sono altrettanti aumenti di fuoco di amore.
Aumentano l'ardore. Ma - oh! beato tormento! - aumentano anche la capacità
di amare. Accelerano il processo di purgazione. Innalzano a gradi sempre più
alti le anime immerse in quel fuoco. Le portano alle soglie della Luce. Aprono
le porte della Luce, infine, e introducono l'anima in Cielo. Ad ognuna di
queste operazioni, provocate dalla vostra carità per chi vi ha preceduto
nella seconda vita, corrisponde un soprassalto di carità per voi. Carità di
Dio che vi ringrazia di provvedere ai suoi figli penanti, carità dei
penanti che vi ringraziano di adoperarvi per immetterli nel gaudio di Dio. Mai
come dopo la morte della terra i vostri cari vi amano, perchè il loro amore è
ormai infuso della Luce di Dio e a questa Luce essi comprendono come voi li
amate e come avrebbero dovuto amarvi.
Non possono più darvi parole che
invocano perdono e danno amore. Ma le dicono a Me per voi, ed Io ve le porto,
queste parole dei vostri Morti, che ora vi sanno vedere e amare come si deve. Ve
le porto insieme alla loro richiesta di amore e alla loro benedizione. Già
valida sin dal Purgatorio, perchè già infusa dell'accesa Carità che li arde e
purifica. Perfettamente valida, poi, dal momento in cui, liberati, verranno
incontro a voi sulle soglie della Vita o si riuniranno a voi nella stessa, se
già voi li avete preceduti nel Regno d'Amore.
Fida in Me, Maria, Io lavoro per
te e per i tuoi più cari. Solleva il tuo spirito. Vengo per darti la gioia.
Fidati di Me".
21 ottobre 1943 Dice Gesù:
"Riprendo l'argomento delle
anime accolte nel Purgatorio.
Se non hai afferrato il senso
completo delle mie parole, non importa. Queste sono pagine per tutti, perchè
tutti hanno nel Purgatorio degli esseri cari e quasi tutti, con la vita che
conducono, sono destinati a sostare in quella dimora. Per gli uni e per gli
altri continuo dunque.
Ho detto che le anime purganti
non soffrono che per l'amore ed espiano con l'amore. Ecco le ragioni di
questo sistema di espiazione.
Se voi, uomini irriflessivi,
considerate attentamente la mia Legge nei suoi consigli e nei suoi comandi,
vedete che essa è tutta imperniata sull'amore. Amore verso Dio, amore verso
il prossimo.
Nel primo comandamento Io, Dio,
mi impongo al vostro amore riverenziale con tutta la solennità che è degna
della mia Natura rispetto alla vostra nullità: - Io sono il Signore Iddio
tuo".
Troppe volte ve ne dimenticate,
o uomini che vi credete dèi e, se non avete in voi uno spirito vivificato
dalla grazia, altro non siete che polvere e putredine, animali che all'animalità
unite l'astuzia dell'intelligenza posseduta dalla Bestia, che vi fa
commettere opere da bestie, peggio che da bestie: da demoni.
Ditevelo mattina e sera,
ditevelo a mezzogiorno e a mezzanotte, ditevelo quando mangiate,
quando bevete, quando andate a dormire, quando vi svegliate, quando lavorate,
quando riposate, ditevelo quando amate, ditevelo quando contraete amicizie,
ditevelo quando comandate e quando ubbidite, ditevelo sempre: "Io non sono Dio.
Il cibo, la bevanda, il sonno, non sono Dio. Il lavoro, il riposo, le
occupazioni, le opere del genio, non sono Dio. La donna, o peggio: le
donne, non sono Dio. Le amicizie non sono Dio. I superiori non sono Dio.
Uno solo è Dio: è il Signore mio che mi ha dato questa vita perchè con essa
mi meriti la Vita che non muore, che mi ha dato vesti, cibi, dimore, che mi ha
dato il lavoro perchè mi guadagni la vita, la genialità perchè testimoni
d'essere il re della terra, che mi ha dato capacità d'amare e creature da amare
'con santità' e non con libidine, che mi ha dato il potere, l'autorità
perchè ne faccia mezzo di santità e non di dannazione. Io posso divenire simile
a Lui poichè Egli l'ha detto: 'Voi siete dèi', ma solo se vivo la sua Vita,
ossia la sua Legge, ma solo se vivo la sua Vita, ossia il suo Amore. Uno
solo è Dio: io sono il suo figlio e suddito, l'erede del suo regno. Ma se
diserto e tradisco, se mi creo un regno mio in cui voglio umanamente essere re e
dio, allora perdo il Regno vero e la mia sorte di figlio di Dio decade e si
degrada a quella di figlio di Satana, poichè non si può contemporaneamente
servire l'egoismo e l'amore, e chi serve il primo serve il Nemico di Dio e perde
l'Amore, ossia perde Dio".
Levate dalla vostra mente e dal
vostro cuore tutti i bugiardi dèi che vi avete messi, cominciando dal
dio di fango che siete voi quando non vivete in Me. Ricordatevi cosa mi dovete
per tutto quanto vi ho dato - e più vi avrei dato se voi non aveste legato
le mani al vostro Dio col vostro metodo di vita - cosa vi ho dato per la
vita di ogni giorno e per la vita eterna. Per questa, Dio vi ha dato suo Figlio,
acciò fosse immolato come agnello senza macchie lavasse e col suo Sangue i
vostri debiti e non facesse così ricadere, come nei tempi mosaici, le iniquità
dei padri sui figli sino alla quarta generazione dei peccatori, che sono "coloro
che mi odiano" poichè il peccato è offesa a Dio e chi offende odia.
Non alzate altri altari a dèi
non veri. Abbiate, e non tanto sugli altari di pietra, ma sull'altare
vivo del vostro cuore, solo ed unico il Signore Iddio vostro. A Lui servite e
porgete culto vero di amore, di amore, di amore, o figli che non sapete
amare che dite, dite, dite parole di preghiera, parole soltanto, ma non
fate dell'amore la vostra preghiera, l'unica che Dio gradisca.
Ricordate che un vero palpito
d'amore, che salga come nube di incenso dalle fiamme del vostro cuore
innamorato di Me, ha per Me un valore infinite volte più grande di mille e
mille preghiere e cerimonie fatte col cuore tiepido o freddo. Attirate
la mia Misericordia col vostro amore. Se sapeste come è attiva e grande la
mia Misericordia con chi mi ama! E' un'onda che passa e lava quanto in voi
costituisce macchia. Vi dà candida stola per entrare nella Città santa del
Cielo, nella quale splende come sole la Carità dell'Agnello che si è fatto
immolare per voi. Non usate il Nome santo per abitudine o per dare forza alla
vostra ira, per sfogare la vostra impazienza, per corroborare le vostre
maledizioni. E soprattutto non applicate il termine "dio" a creatura umana
che amate per fame di sensi o per culto di mente. A Uno solo va detto quel Nome.
A Me. E a Me deve essere detto con amore, con fede, con speranza. Allora quel
Nome sarà la vostra forza e la vostra difesa, il culto di questo Nome vi
giustificherà, perchè chi opera mettendo a sigillo delle sue azioni il Nome mio
non può commettere azioni malvagie. Parlo di chi agisce con verità, non dei
mentitori che cercano coprire se stessi e le loro opere col fulgore del mio
Nome tre volte santo. E chi cercano di ingannare? Io non sono soggetto ad
inganno, e gli uomini stessi, a meno che non siano dei malati di mente, dal
confronto delle opere dei mentitori col loro dire comprendono che sono dei
falsi e ne provano sdegno e schifo.
Voi che non sapete amare altra
che voi stessi e il vostro denaro e vi pare perduta ogni ora che non sia
dedicata ad accontentare la carne o a impinguare la borsa, sappiate, nel vostro
godere o lavorare da ingordi e da bruti, mettere una sosta che vi dia modo
di pensare a Dio, alle sue bontà, alla sua pazienza, al suo amore. Dovreste, lo
ripeto, avermi sempre presente qualunque cosa facciate; ma poichè non
sapete operare conservando lo spirito fisso in Dio, cessate una volta alla
settimana, di operare per pensare unicamente a Dio.
Questa, che vi può parere legge
servile, è invece prova di come Dio vi ama. Lo sa il vostro buon Padre che siete
macchine fragili che si usurano nell'uso continuo e ha provveduto alla
vostra carne, anche a quella poichè è essa pure opera sua, dandovi
comando di farla riposare un giorno su sette per dare ad essa giusto ristoro.
Dio non vuole le vostre malattie. Foste rimasti suoi figli, proprio suoi, da
Adamo in poi, non avreste conosciuto le malattie. Sono queste frutto
delle vostre disubbidienze a Dio, insieme al dolore e alla morte; e come fungaia
sono nate e nascono sulle radici della prima disubbidienza: quella d'Adamo, e
rampollano le une dalle altre, tragica catena, dal germe che vi è rimasto in
cuore, dal veleno del Serpente maledetto che vi dà febbri di lussuria, di
avarizia, di gola, di accidia, di imprudenze colpevoli.
Ed è imprudenza colpevole il
voler forzare il vostro essere a continuo lavoro per il guadagno, come lo è
il volere supergodere della gola o del senso col non contentarvi del cibo
necessario alla vita e della compagna necessaria alla continuazione della
specie, ma saziandovi oltre misura come animali da pantano e spossandovi e
avvilendovi come - anzi, non come bruti, i quali non sono simili ma
superiori a voi nel connubio al quale vanno obbidendo a leggi di ordine - ma
avvilendovi peggio dei bruti: come dei demoni che disubbidiscono alle leggi
sante dell'istinto retto, della ragione e di Dio.
II vostro istinto voi lo avete
corrotto ed esso ormai vi conduce a preferire pasti corrotti, formati da
lussurie nelle quali profanate il corpo vostro: opera mia; l'anima vostra:
capolavoro mio; e uccidete embrioni di vite negandole alla vita, perchè le
sopprimete anzi tempo volontariamente o attraverso le vostre lebbre che
sono veleno mortale alle vite sorgenti.
Quante sono le anime che un
vostro appetito sensuale chiama dal Cielo e alle quali voi chiudete poi le
porte della vita? Quante quelle che giungono appena al termine, e vengono alla
luce morenti o già morte, e alle quali precludete il Cielo? Quante quelle alle
quali voi imponete un peso di dolore, che non sempre possono portare con
una esistenza malata, marcata da morbi dolorosi e vergognosi? Quante quelle che
non possono resistere a questa sorte di martirio non voluto, ma apposto da voi
come un marchio a fuoco sulla carne, che avete generato senza riflettere
che, quando si è corrotti come sepolcri pieni di putredine, non è più lecito
generare dei figli per condannarli al dolore e al ribrezzo della società? Quante
quelle che, non potendo resistere a questa sorte, si suicidano?
Ma che credete voi? Che Io le
dannerò per questo loro delitto contro Dio e se stesse? No. Prima di loro, che
peccano contro due, vi siete voi che peccate contro tre: contro Dio, contro voi
stessi e contro gli innocenti che generate per portarli alla disperazione.
Pensatelo. Pensatelo bene. Dio è giusto, e se pesa la colpa pesa anche le cause
della colpa. E in questo caso il peso della colpa alleggerisce la condanna
del suicida, ma carica la condanna di voi, veri omicidi delle vostre creature
disperate.
In quel giorno di riposo che Dio
ha messo nella settimana, e vi ha dato l'esempio suo di riposo - pensate,
Lui: l'Agente infinito, il Generante che da Se stesso si genera
continuamente, Lui vi ha mostrato il bisogno di riposo, per voi lo ha fatto, per
esservi Maestro nella vita. E voi, trascurabili potenze, volete non tenerne
conto quasi foste più potenti di Dio! -. In quel giorno di riposo per la
vostra carne che si spezza sotto fatica eccessiva, sappiate occuparvi dei
diritti e dei doveri dell'anima. Diritti: alla Vita vera. L'anima muore se è
tenuta separata da Dio. La domenica datela all'anima vostra - poichè non sapete
farlo tutti i giorni e tutte le ore - perchè in essa domenica essa si nutra
della Parola di Dio, si saturi di Dio, per avere vitalità durante gli altri
giorni di lavoro. Così dolce è il riposo nella casa del padre ad un figlio
che il lavoro ha tenuto lontano per tutta la settimana! E perchè voi questa
dolcezza non la date all'anima vostra? Perchè insozzate questo giorno
con crapule e labidini, invece di farne una terza luce per beatitudine vostra di
ora e di poi?
E, dopo l'amore per chi vi ha
creato, l'amore a chi vi ha generato e a chi vi è fratello. Se Dio è
Carità, come potete dire di essere in Dio se non cercate di somigliarlo nella
carità? E potete dire di somigliarlo se amate Lui solo e non gli altri creati da
Lui? Sì, che Dio va amato più di tutti, ma non può dire di amare Dio chi spregia
di amare coloro che Dio ama.
Amate dunque per primi quelli
che per avervi generato sono i creatori secondi del vostro essere sulla
terra. Il Creatore supremo è il Signore Iddio, che forma le vostre anime e,
padrone come è della Vita e della Morte, permette il vostro venire alla
vita. Ma creatori secondi sono coloro che di due carni e di due sangui
fanno una nuova carne, un nuovo figlio di Dio, un nuovo futuro abitante dei
Cieli. Perchè è per i Cieli che siete creati, perchè è per i Cieli che dovete
vivere sulla terra.
Oh! sublime dignità del padre e
della madre! Episcopato santo, dico con parola ardita ma vera, che consacra
un nuovo servo a Dio col crisma di un amore coniugale, lo lava col pianto
della genitrice, lo veste col lavoro del padre, lo rende portatore della Luce
infondendo la conoscenza di Dio nelle menti pargole e l'amore di Dio nei
cuori innocenti. In verità vi dico che di poco inferiori a Dio sono i genitori
solo per il fatto di creare un nuovo Adamo. Ma che poi, quando i genitori sanno
fare del nuovo Adamo un nuovo piccolo Cristo, allora la loro dignità è appena di
un grado inferiore a quella dell'Eterno.
Amate dunque di amore unicamente
inferiore a quello che dovete avere per il Signore Iddio vostro, il
padre e la madre vostra, questa duplice manifestazione di Dio che l'amore
coniugale fa divenire una "unità". Amatela perchè la sua dignità e le sue
opere sono le più simili a quelle di Dio per voi: sono essi genitori i vostri
terreni creatori, e tutto in voi li deve venerare per tali. E amate la vostra
prole, o genitori. Ricordate che ad ogni dovere corrisponde un diritto e
che, se i figli hanno il dovere di vedere in voi la dignità più grande dopo Dio
e di darvi l'amore più grande dopo quello totale che va dato a Dio, voi avete il
dovere di essere perfetti per non sminuire il concetto e l'amore dei figli
verso di voi. Ricordatevi che generare una carne è molto, ma è niente nello
stesso tempo. Anche gli animali generano una carne e molte volte la
curano meglio di voi. Ma voi generate un cittadino dei Cieli. Di questo vi
dovete preoccupare. Non spegnete la luce delle anime dei figli, non
permettete che la perla dell'anima dei figli vostri prenda abitudine al
fango, perchè essa abitudine non la spinga a sommergersi nel fango. Date
amore, amore santo ai figli vostri, e non stolte cure alla bellezza
fisica, alla cultura umana. No. E' la bellezza della loro anima, l'educazione
del loro spirito, quella che dovete curare.
La vita dei genitori è
sacrificio come è quella dei sacerdoti e dei maestri convinti della loro
missione. Tutte e tre le categorie sono di "formatori" di ciò che non
muore: lo spirito, o la psiche, se più vi piace. E dato che lo spirito sta alla
carne nella proporzione di 1000 a 1, considerate a quale perfezione
dovrebbero attingere genitori, maestri e sacerdoti, per essere veramente
quali dovrebbero. Dico "perfezione". Non basta "formazione". Devono formare
gli altri, ma per formarli non deformi devono modellarli su un perfetto modello.
E come possono pretenderlo se sono imperfetti essi stessi? E come possono
divenire perfetti essi stessi se non si modellano sul Perfetto che è Dio? E cosa
può rendere capace l'uomo di modellarsi su Dio? L'amore. Sempre
l'amore. Siete ferro grezzo e informe. L'amore è la fornace che vi purifica
e scioglie e vi fa fluidi per colare attraverso le vene soprannaturali nella
forma di Dio. Allora sarete i "formatori" altrui: quando vi sarete formati sulla
perfezione di Dio.
Molte volte i figli
rappresentano il fallimento spirituale dei genitori. Si vede attraverso ai
figli ciò che valevano i genitori. Chè, se è vero che talora da genitori
santi nascono figli depravati, questa è l'eccezione. Generalmente uno dei
genitori almeno non è santo e, dato che vi è più facile copiare il
male che il bene, il figlio copia il men buono. E' anche vero che talora da
genitori depravati nasce un figlio santo. Ma anche qui è difficile che ambedue i
genitori siano depravati. Per legge di compenso il più buono dei due è buono per
due e con preghiere, lacrime e parole, compie l'opera di tutti e due formando il
figlio al Cielo.
Ad ogni modo, o figli, quali che
siano i vostri genitori, Io vi dico: "Non giudicate, amate soltanto,
perdonate soltanto, ubbidite soltanto, fuorchè in quelle cose che sono contrarie
alla mia Legge. A voi il merito dell'ubbidienza, dell'amore e del perdono,
del perdono di voi figli, Maria, che accelera il perdono di Dio ai genitori, e
tanto più l'accelera quanto più è perdono completo; ai genitori la
responsabilità e il giusto giudizio, sia riguardo a voi, sia per quanto
spetta a Dio, di Dio unico Giudice".
Superfluo è spiegare che
uccidere è mancare all'amore. Amore verso Dio, al quale levate il diritto
di vita e di morte verso una sua creatura e il diritto di Giudice. Solo Dio è
Giudice e Giudice santo e, se Egli ha concesso all'uomo di crearsi dei consessi
di giustizia per mettervi un freno sia nel delitto sia nella punizione, guai a
voi se, come mancate alla Giustizia di Dio, mancate alla giustizia
dell'uomo erigendovi a giudici di un vostro simile, che ha mancato o credete che
vi abbia mancato.
Pensate, o poveri figli, che
l'offesa, il dolore, sconvolgono mente e cuore, e che l'ira e lo stesso
dolore mettono un velo alla vostra vista intellettuale, velo che vi preclude la
visione della verità vera e della carità quale Dio ve la presenta perchè su
di essa sappiate regolare il vostro anche giusto sdegno e non farne, con
troppa spietata condanna, una ingiustizia. Siate santi anche mentre
l'offesa vi brucia. Ricordatevi di Dio soprattutto allora.
E voi pure, giudici della terra,
siate santi. Avete per le mani gli orrori più vivi dell'umanità. Scrutateli
con occhio e mente intrisi di Dio. Vedete il "perchè" vero di certe
"miserie". Pensate che se anche sono vere "miserie" della umanità che si
degrada, molte sono le cause che le producono. Nella mano che uccise cercate la
forza che la mosse ad uccidere e ricordatevi che voi pure siete uomini.
Interrogatevi se voi: traditi, abbandonati, stuzzicati, sareste stati
migliori di colui o di colei che vi è davanti in attesa di sentenza. Facendo il
severo esame di voi, pensate se nessuna donna può accusarvi di essere i
veri uccisori del figlio che ella soppresse, perchè dopo l'ora gioconda voi
vi siete sottratti al vostro impegno d'onore. E, se lo petete fare, siate pure
severi.
Ma se, dopo aver peccato contro
la creatura nata da una vostra insidia e da una vostra lussuria,volete
ancora ottenere un perdono da Colui che non si inganna e non si smemora con anni
e anni di vita corretta, dopo quella scorrettezza che non avete voluto riparare,
o dopo quel delitto che avete provocato, siate almeno operosi nel prevenire
il male, e specie là dove leggerezza femminile e miseria d'ambiente
predispongono alle cadute nel vizio e nell'infanticidio.
Ricordate, o uomini, che Io, il
Puro, non ho ricusato di redimere le donne senza onore. E per l'onore che più
non avevano ho fatto sorgere nel loro animo, come fiore da un suolo
profanato, il fiore vivo del pentimento che redime. Ho dato il mio pietoso
amore alle povere disgraziate che un cosiddetto "amore" aveva prostrate nel
fango. Il mio amore vero le ha salvate dalla lussuria che il cosiddetto
amore aveva inoculato in loro. Se le avessi maledette e fuggite, le avrei
perdute per sempre. Le ho amate anche per il mondo, che dopo averle
godute le ricopre di ipocrito scherno e di bugiardo sdegno. Al posto delle
carezze di peccato, le ho carezzate con la purezza del mio sguardo; al
posto delle parole di delirio, ho avuto per loro parole d'amore; al posto della
moneta, vergognoso prezzo del loro bacio, ho dato le ricchezze della mia
Verità.
Così si fa, uomini, per trarre
dal fango chi nel fango sprofonda, e non ci si avvinghia al collo per
perire o non si gettano pietre per sprofondarvele di più. E' l'amore, è
sempre l'amore che salva.
Quale peccato contro l'amore sia
l'adulterio, ne ho già parlato e non ripeto, per ora almeno. Vi è su
questo rigurgito di animalità tanto da dire - e tanto che non capireste neppure,
perchè d'essere traditori del focolare ve ne vantate - che per pietà della mia
piccola discepola taccio. Non voglio esaurire le forze della creatura
sfinita e turbare il suo animo con crudezze umane poichè, prossimo alla
Mèta, pensa solo al Cielo.
Colui che ruba, è ovvio che
manchi all'amore. Se si ricordasse di non fare agli altri ciò che non
vorrebbe fatto a se stesso, e amasse gli altri quanto se stesso, non leverebbe
con violenza e frode ciò che è del prossimo suo. Non mancherebbe perciò
all'amore, come invece vi manca commettendo ladroneccio che può essere di
merce, di denaro, come di occupazione. Quanti furti commettete derubando un
posto all'amico, una invenzione al compagno! Siete ladri, tre volte ladri,
facendo ciò. Lo siete più che se rubaste un portafoglio o una gemma, perchè
senza questi si può ancora vivere, ma senza un posto di guadagno si muore,
e con il derubato del posto muore la sua famiglia di fame.
Vi ho dato la parola come segno
di elevazione su tutti gli altri animali della terra. Dovreste dunque
amarmi per la parola, dono mio. Ma posso dire che mi amate per la parola, quando
di questo dono di Cielo vi fate arma per rovinare il prossimo col giuramento
falso? No, non amate nè Me nè il prossimo quando asserite il falso, ma sibbene
ci odiate. Non riflettete che la parola uccide non solo la carne, ma la
reputazione di un uomo? Chi uccide odia, chi odia non ama.
L'invidia non è carità: è
anticarità. Chi desidera smodatamente la roba altrui è invidioso e non ama.
Siate contenti di ciò che avete. Pensate che sotto l'apparenza di gioia vi sono
sovente dolori che Dio vede e che sono risparmiati a voi, apparentemente
meno felici di coloro che invidiate. Chè, se poi l'oggetto desiderato è la
altrui moglie o l'altrui marito, allora sappiate che al peccato di invidia unite
quello di lussuria o di adulterio. Compite perciò una triplice offesa alla
Carità di Dio e di prossimo.
Come vedete, se voi
contravvenite al decalogo contravvenite all'amore. E così è per i
consigli che vi ho dato, che sono il fiore della pianta della Carità. Ora,
se contravvenendo alla Legge contravvenite all'amore, è ovvio che il peccato è
mancanza all'amore. E perciò deve espiarsi con l'amore.
L'amore che non avete saputo
darmi in terra, me lo dovete dare nel Purgatorio. Ecco perchè dico che il
Purgatorio altro non è che sofferenza d'amore.
Avete per tutta la vita poco
amato Dio nella sua Legge. Vi siete buttati dietro le spalle il pensiero di
Lui, avete vissuto amando tutti e poco amando Lui. E' giusto che, non
avendo meritato l'Inferno e non avendo meritato il Paradiso, ve lo
meritiate ora accendendovi di carità, ardendo per quanto siete stati
tiepidi sulla terra. E' giusto che sospiriate per mille e mille ore di
espiazione d'amore ciò che avete mille e mille volte mancato di
sospirare sulla terra: Dio, scopo supremo delle intelligenze create. Ad ogni
volta che avete voltato le spalle all'amore corrispondono anni e secoli di
nostalgia amorosa. Anni o secoli a seconda della vostra gravità di
colpa.
Fatti ormai sicuri di Dio,
cogniti della superna bellezza di Dio per quel fugace incontro del primo
giudizio, il cui ricordo viene seco voi per rendervi più viva l'ansia d'amore,
voi sospirate a Lui, la lontananza di Lui piangete, d'esser stati voi la
causa di tale lontananza vi rammaricate e pentite, e sempre più vi rendete
penetrabili a quel fuoco acceso della Carità per vostro supremo bene.
Quando i meriti del Cristo
vengono, dalle preghiere dei viventi che vi amano, gettati come essenze d'ardore
nel fuoco santo del Purgatorio, l'incandescenza d'amore vi penetra più forte e
più addentro e, fra il rutilare delle vampe, sempre più si fa lucido in voi
il ricordo di Dio visto in quell'attimo.
Come nella vita della terra più
cresce l'amore e più sottile si fa il velo che cela al vivente la Divinità,
altrettanto nel secondo regno più cresce la purificazione, e perciò
l'amore, e più prossimo e visibile si fa il volto di Dio. Già traluce e
sorride fra il balenare del santo fuoco. E' come un Sole che sempre più si fa
presso, e la sua luce e il suo calore annullano sempre più la luce e il calore
del fuoco purgativo, finchè, passando dal meritato e benedetto tormento del
fuoco al conquistato e beato refrigerio del possesso, passate da vampa a
Vampa, da luce a Luce, salite ad esser luce e vampa in Esso, Sole eterno,
come scintilla assorbita da un rogo e come lampada gettata in un
incendio.
Oh! gaudio dei gaudi, quando vi
troverete assurti alla mia Gloria, passati da quel regno di attesa al Regno di
trionfo. Oh! conoscenza perfetta del Perfetto Amore!
Questa conoscenza, o Maria, è
mistero che la mente può conoscere per volere di Dio, ma non può descrivere con
parola umana. Credi che merita soffrire tutta una vita per possederla dalla ora
della morte. Credi che non vè più grande carità di procurarla con le
preghiere a chi amaste sulla terra e che ora iniziano la purgazione
nell'amore, al quale chiusero in vita le porte del cuore tante e tante
volte.
Animo, benedetta alla quale sono
svelate le verità nascoste. Procedi, opera e sali. Per te stessa e per chi ami
nell'al di là.